LETTA: “ERASMUS OBBLIGATORIO”, AL SOGNO EUROPEO E’ RIMASTA SOLO LA PROPAGANDA

Fa quasi tenerezza ascoltare il “neo” “segretario” del PD Letta, in una fase come questa, provare a rilanciare alcune bandierine ideologiche per far finta di esistere, mentre assieme a quasi tutto l’arco costituzionale, è ridotto al ruolo di porta acqua del super commissario Draghi e della sua squadriglia di burocrati europei.

Così, nel tentativo superficiale di risultare giovane e smart, accanto al voto ai sedicenni, quale poteva essere la grande battaglia del suo PD, se non l’Erasmus obbligatorio? Non varrebbe nemmeno la pena commentare le sue parole, se non fossero un tentativo meschino di appropriarsi strumentalmente dell’enorme questione giovanile presente in Italia.

Di fronte alla devastazione sociale portata dai processi di centralizzazione europei e le relative politiche di austerità, l’Erasmus è da tempo rimasta una delle ultime carte che l’establishment si gioca per rappresentare come progressivi tali processi, in quanto emblema della libertà di movimento entro i confini dei paesi membri.

Peccato che tale libertà non valga, ad esempio per chi viene da fuori, fuggendo dalle guerre e dalla fame portate dalle politiche coloniali dell’Unione Europea stessa, ovvero i migranti, respinti alle frontiere e lasciati morire in mare; e risulti assai ipocrita quando nel nostro paese i giovani lasciano il Sud per cercare occupazione a Milano, o lasciano la propria città, per andare a cercare lavoretti in Inghilterra o opportunità adeguate alle proprie qualifiche in Francia o Germania.

La libertà di movimento è una conquista quando è una scelta, quando le condizioni materiali per realizzarsi esistono anche a casa, mentre in questo sistema è (era, dato che attualmente siamo sottoposti a restrizioni senza precedenti per via della pandemia) usata come bandiera per coprire l’oppressione imperialistica, il saccheggio delle periferie, e in generale processi di centralizzazione capitalistica, che spingono verso i centri produttivi del nord Europa i giovani più istruiti.

Vogliamo ribadire che, di fronte alle prospettive non rosee delle attuali generazioni giovanili, condannate ad un futuro di precarietà e di delusione rispetto alle aspettative materiali e morali, il riscatto è rappresentato dall’organizzazione collettiva e dalla lotta, non dalla falsa libertà dei singoli di “fare esperienze” all’estero, che si tramuta quasi sempre in libertà di farsi sfruttare all’estero anziché nel proprio paese. Respingiamo con sdegno la riproposizione stantia di un fantomatico “sogno europeo” che si sta trasformando nel nostro incubo.