Contro il fascismo utile e la repressione UE

Apprendiamo del fermo di alcuni compagni durante la manifestazione al confine con la Francia avvenuta ieri in Val Susa.

Una risposta degna nei confronti della schifosa provocazione della branca francese dei fascisti di “Generazione Identitaria” che han montato simbolicamente una rete lungo il confine Italo-Francese a simboleggiare la “chiusura” dei confini verso quei migranti che da tutto l’inverno rischiano la vita nel tentativo di attraversare I passi montani coperti dalla neve.

È uno schema che conosciamo bene: ai fascisti viene concessa mano libera per le loro provocazioni mentre a chi li combatte non rimane che subire la repressione di istituzioni a cui i fascisti fanno comodo, perché rendono più difficile la ricomposizione sociale di tutti i settori colpiti dalle politiche di austerità.

Questa vicenda mostra tutta la disumanità dell’ordinamento europeo che lascia alle merci la libera circolazione ma impedisce ai migranti di muoversi liberamente e cercare una vita degna lontano da miseria, fame e guerre.

Chi cerca di salvare vite umane e si muove per supportare queste persone che rischiano la vita tra le montagne viene colpito dalla repressione proprio come accade per le Ong in mare, è accaduto qualche settimana fa per l’alpinista francese che ha salvato una donna incinta, accade ora col fermo di vari compagni tra cui almeno tre italiani.

Esprimiamo la nostra massima solidarietà ai compagni fermati e ne chiediamo al più presto la liberazione.

Giacomo, Ale, Eleonora, Michele Liberi Subito!
Liberi tutti!

[equilibrio precario] Ancora a proposito delle scuole superiori

Nella sesta puntata di equilibrio precario torniamo a parlare di scuola, in particolare di scuole superiori. Nelle ultime settimane infatti perfino i media mainstream hanno dovuto dare spazio ad episodi di aperta contestazione del dispositivo dell’alternanza scuola-lavoro.

Prima il caso dei ragazzi di un collettivo napoletano, che hanno protestato contro il lavoro gratuito domenicale nell’ambito delle “giornate FAI” e per questo sono stati minacciati di un brutto voto in condotta, poi quello del ragazzo di Carpi, che ha ricevuto un sei in condotta dal consiglio di classe dopo un post su Facebook in cui si lamentava della sua esperienza di alternanza.

L’alternanza si conferma quindi un dispositivo che riassume tutti i peggiori recenti sviluppi del mondo del lavoro: dal lavoro domenicale alle pratiche punitive per chi osa esprimere dissenso, perfino tramite un post su FB.

Su queste tematiche abbiamo intervistato Francesca, della Campagna BastAlternanza, una delle poche realtà che si stia mobilitando a livello nazionale contro l’alternanza scuola-lavoro.

Ma la scuola fa parlare di sé anche per alcuni episodi di violenza a danno degli insegnanti. A Torino ad esempio un insegnante di un istituto tecnico commerciale è stato malmenato dal padre di un ragazzo, che era stato punito dopo essere arrivato in ritardo.

Per evitare una lettura moralizzante di questi episodi e per capire a quali tendenze della scuola italiana si colleghino abbiamo intervistato Lorenzo Giustolisi, insegnante e delegato sindacale dell’Unione Sindacale di Base. Con Lorenzo abbiamo discusso anche di alternanza scuola lavoro e delle elezioni RSU del settore pubblico.

Nell’ultima parte di Equilibrio Precario ci spostiamo invece all’estero e torniamo ad occuparci di Francia, in cui si moltiplicano le mobilitazioni di studenti e lavoratori contro i provvedimenti neoliberali del presidente Macron. Nelle scorse settimane, lo sciopero dei ferrovieri della SNCF ha aperto una nuova primavera di lotta politica e sociale in Francia, che potrebbe trovare il suo apice nell’anniversario dei 50 anni del Maggio 1968 francese. I quattro sindacati dei lavoratori delle ferrovie hanno deciso congiuntamente e in maniera unitaria un calendario di scioperi che copre i prossimi tre mesi, fino a giugno.

La pratica dello sciopero “intermittente”, ovvero due giorni su cinque, ha reso particolarmente difficile e problematica la gestione da parte dell’azienda SNCF del trasporto ferroviario sull’intero territorio francese. Lo sciopero dei lavoratori delle ferrovie, iniziato ufficialmente il 3 aprile, si è subito caratterizzato per l’elevato tasso di adesione e la grande risonanza mediatica (dovuta ai disagi alla circolazione dei treni, più che alle reali richieste dei lavoratori…) su tutti i principali mezzi di comunicazione. La notizia non è sfuggita neanche ai media nostrani, anche loro particolarmente interessati al traffico metropolitano, piuttosto che alle rivendicazioni e alle vertenze sindacali.

Nonostante il (breve) risalto avuto anche in Italia, la mobilitazione politica e sociale in Francia è particolarmente articolata. Infatti, quello che molti giornali e televisioni hanno tralasciato (o omesso volutamente…) è che in piazza, al fianco dei ferrovieri, hanno manifestato anche lavoratori di altri settori e gli studenti. Ne parliamo con il nostro inviato a Parigi Andrea Mencarelli.

Bastalternanza: assemblea nazionale FIGHT REPRESSION!

ASSEMBLEA NAZIONALE promossa dalla Campagna BastAlternanza // NELLE SCUOLE, NELLE PIAZZE E NEL LUOGO DI LAVORO: FIGHT REPRESSION!

E’ notizia di queste settimane quella dell’ennesimo caso di repressione nei confronti di uno studente di Carpi, in provincia di Modena, che ha “osato” scrivere un post su Facebook per denunciare quello che realmente accade durante le ore di Alternanza Scuola-Lavoro.
Lo studente, impegnato in un progetto di alternanza presso una ditta metalmeccanica del territorio, denuncia che la vera e unica faccia dell’alternanza è quella che vede milioni di studenti sfruttati dalle imprese, obbligati a svolgere mansioni generiche e dequalificanti.
Ma non tutti chinano la testa a questo substrato ideologico creato tramite la Buona Scuola che ci vuole sfruttati e precari sin da giovanissimi, e a modo suo decide di esprimere la sua rabbia. In risposta, la scuola lo punisce con il 6 in condotta con l’accusa di aver fatto affermazioni inappropriate sia verso l’azienda sia verso gli insegnanti che portano avanti le attività di alternanza.

L’aggravante di questo atto repressivo è il voler punire il pensiero dello studente a causa di una pregiudiziale ideologica. Il 6 in condotta è conseguenza di una presa di posizione “dovuta a convinzioni ideologiche sull’alternanza scuola lavoro, probabilmente antecedenti rispetto all’inizio del periodo in azienda”. La scuola pubblica deve quindi, secondo queste politiche, imporci l’ubbidienza, l’indifferenza nei confronti delle ingiustizie e il pensiero a-critico.

Di casi come questi se ne sono visti tanti in questi mesi: a Napoli, i ragazzi del Vittorio Emanuele II si sono visti minacciati attraverso dei provvedimenti disciplinari per aver protestato durante le ore di alternanza svolte per il FAI durante la domenica delle Palme; a Roma per un semplice volantinaggio informativo davanti alle scuole gli studenti sono stati circondati dalla polizia, che oltre a intimidirli ha identificato tutti i presenti aggiungendo che uno studente in quanto tale non può dissentire dei progetti che la scuola offre e che la politica non deve “osare entrare nelle scuole”; a Senigallia in vista del corteo studentesco a sostegno dello sciopero del 23 febbraio convocato dalle realtà sindacali di base, il preside di una scuola ha minacciato gli studenti di abbassare il voto in condotta a chiunque vi avesse partecipato.
Repressione che colpisce non solo gli studenti, ma anche i docenti, e che è pronta ad attivare un tribunale dell’inquisizione nei confronti di chi esprime il proprio dissenso: si guardi al caso di Lavinia, maestra precaria di Torino, contro la quale oltre alla repressione e alle sanzioni disciplinari è stata fatta una vera e propria gogna mediatica.

La scuola è ormai snaturata del suo ruolo educativo, di garante di emancipazione ed istruzione di qualità, e ci obbliga invece ad entrare immediatamente in un’ottica aziendalistica dove è vietato alzare la testa, pena minaccia e sanzioni da parte dei presidi-manager.
Non possiamo che opporci a queste politiche che ci vogliono schiavi, precari e sfuttati, e rifiutare a gran voce il modello ideologico imposto dalla Buona Scuola tramite l’alternanza scuola-lavoro.
Arrivati a questo punto è ovvio che il dissenso non è consentito e che gli studenti nel nostro paese o rinunciano a un’idea di scuola diversa e libera dalle regole del mercato oppure si troveranno di fronte una repressione pronta a rimetterli in riga e a ricordargli che democrazia è solo un termine svuotato del suo significato.

Da tempo siamo vedendo un’efficace stretta repressiva contro il dissenso politico e sociale, e all’interno di questo clima voluto dall’ultimo governo attraverso le Leggi Minniti si inseriscono le intimidazioni agli studenti che non accettano l’alternanza scuola lavoro. Tutto questo ci presenta il piano di una strategia precisa: reprimere il dissenso, prevenirlo invece di ascoltare le esigenze. Nelle scuole, così come nelle piazze e nei luoghi di lavoro.

In questo clima di fortissima repressione nei confronti delle lotte sociali, nei confronti degli attivisti e dei sindacalisti, che vede tanti spazi sociali a rischio di sgombero, che vede il “decoro” come pretesto per marginalizzare e allontanare (ma non risolvere) il disagio sociale da cui non è esente neanche più il mondo della scuola pubblica riteniamo necessaria la convocazione di un’assemblea nazionale per ribadire che la repressione ha raggiunto un livello insostenibile, e che c’è bisogno di trovare una risposta collettiva a questi modelli politici che ci vogliono schiavi, precari, sfruttati, e che non perdono tempo a reprimerci al minimo segno di dissenso.

Ci vediamo Venerdì 27 Aprile presso CPA Firenze Sud, ore 17.

IN OGNI SCUOLA, PIAZZA O LUOGO DI LAVORO: FIGHT REPRESSION!
BASTA REPRESSIONE, BASTA SFRUTTAMENTO!

https://www.facebook.com/events/218773788877049/

Solidarietà ai compagni Greci!

In Grecia il governo de “l’altra Europa” reprime una manifestazione pacifica contro l’escalation militare di questi giorni in Medio Oriente, la Grecia concede agibilità del proprio suolo e del proprio mare per la libera circolazione di armi e soldati e contemporanemante mena e reprime i popoli che vi si oppongono.

Quando le politiche sono di guerra lo sono fuori, con la guerra guerreggiata, e dentro, con l’austeritá e il manganello.

Rompiamo questa gabbia! Solidarietà ai compagni Greci!

polizia greca aggredisce dirigenti del PAME

+++Brutale aggressione della polizia greca a membri del PAME durante un corteo pacifico contro la guerra+++di seguito il comunicato del PAME:Il governo greco ha attaccato con violenza la dimostrazione anti-imperialistaIL PAME denuncia l'assalto alla mobilitazione anti-imperialista dei giovani.Per ordine del governo SYRIZA-ANEL, le forze della polizia antisommossa hanno attaccato con manganelli, spray urticanti, gas lacrimogeni e granate stordenti la mobilitazione. Le forze della repressione hanno colpito con durezza, hanno inviato tre manifestanti in ospedale ed anche arrestato 3 studenti che partecipavano alla mobilitazione.Il governo SYRIZA-ANEL ha consegnato la terra e i mari greci agli imperialisti per uccidere i popoli, e allo stesso tempo attacca violentemente il movimento giovanile che si oppone ai piani imperialisti.Il governo, con il suo attacco attuale, dimostra di essere il miglior partner dell'imperialismo USA. Le dichiarazioni dell'Ambasciatore Americano, che ha dichiarato che "sono fratelli " lo conferma. Vanno insieme mano nella mano nella carneficina e nel massacro dei popoli. Vogliamo la Grecia fuori dai crimini degli imperialistiTutti domani alla grande manifestazione contro il crimine imperialista.

Publiée par Unione Sindacale Di Base sur mardi 17 avril 2018

Campagna Bastalternanza: fight repression, solidarietà ad Alek

NO ALLA CULTURA DELLA REPRESSIONE! COMPLICI E SOLIDALI CON ALEK!

NO ALLA CULTURA DELLA REPRESSIONE! COMPLICI E SOLIDALI CON ALEK! E’notizia di queste settimane quella dell’ennesimo caso di repressione nei confronti di uno studente di Carpi, in provincia di Modena, che ha "osato" scrivere un post su facebook per denunciare quello che realmente accade durante le ore di Alternanza Scuola-Lavoro.La Campagna BastAlternanza esprime tutta la propria solidarietà ad Alek e a tutti gli studenti colpiti dalla repressione dei presidi-manager e dei padroni.E’ il momento di rialzare la testa. NON MORIREMO SERVI.#fightrepression

Publiée par Campagna BastAlternanza sur samedi 14 avril 2018

NO ALLA CULTURA DELLA REPRESSIONE! COMPLICI E SOLIDALI CON ALEK!

È notizia di queste settimane quella dell’ennesimo caso di repressione nei confronti di uno studente di Carpi, in provincia di Modena, che ha “osato” scrivere un post su facebook per denunciare quello che realmente accade durante le ore di Alternanza Scuola-Lavoro.

La Campagna BastAlternanza esprime tutta la propria solidarietà ad Alek e a tutti gli studenti colpiti dalla repressione dei presidi-manager e dei padroni.

È il momento di rialzare la testa. NON MORIREMO SERVI.

#fightrepression

Contro ogni guerra

Quando, insieme ad altre forze del mondo politico, sociale e sindacale, sostenendo la costituzione di Eurostop.info la situazione internazionale stava volgendo verso una nuova guerra in Libia, come sempre sostenuta dalla necessità di esportare democrazia e civiltà, con un forte protagonismo Italo-Francese per un intervento militare sul territorio in aperta contesa con gli Stati Uniti.

Si decise subito che bisogna tornare nelle piazze, far sentire la voce di chi é contro la guerra senza se e senza ma, così il 16 dicembre del 2016 due grandi manifestazioni si mossero a Roma e Milano, una giornata importante alla quale segui anche un secondo appuntamento il 12 marzo successivo.

Oggi come allora é sempre importante mobilitarsi contro la guerra e chi la sostiene, i bombardamenti di questa notte in Siria, se pur “frenati” da un inedita simmetria dello scontro che si potrebbe aprire sono “solo” un avviso da non sottovalutare, per questo ci impegnamo fin da ora a sostenere ogni iniziativa contro la guerra che risponderà ad un carattere antimperialista e di classe.

COLLISION FEST – Rompere l’equilibrio

La rottura di un equilibrio è il presupposto imprescindibile per l’avvio di un processo di trasformazione.

Online il programma di Collision fest // 18.19.20 maggio // Rompere l’equilibrio al C.S.A. Intifada di Roma, un meeting internazionale con dibattiti, musica, teatro e socialità.

Costruire identità e cultura antagonista, ipotesi di rottura possibili e alternative praticabili, leggendo il passato ma pretendendo il futuro.

Senza movimento non c’è collisione, senza organizzazione non c’è rivoluzione.

Lavoratori, studenti e migranti: la resistenza di piazza contro Macron

Nelle scorse settimane, lo sciopero dei ferrovieri della SNCF ha aperto una nuova primavera di lotta politica e sociale in Francia, che potrebbe trovare il suo apice nell’anniversario dei 50 anni del Maggio 1968 francese. I quattro sindacati dei lavoratori delle ferrovie hanno deciso congiuntamente e in maniera unitaria un calendario di scioperi che copre i prossimi tre mesi, fino a giugno. La pratica dello sciopero “intermittente”, ovvero due giorni su cinque, ha reso particolarmente difficile e problematica la gestione da parte dell’azienda SNCF del trasporto ferroviario sull’intero territorio francese (http://contropiano.org/…/sncf-i-sindacati-propongono-uno-sc…).

Lo sciopero dei lavoratori delle ferrovie, iniziato ufficialmente il 3 aprile, si è subito caratterizzato per l’elevato tasso di adesione e la grande risonanza mediatica (dovuta ai disagi alla circolazione dei treni, più che alle reali richieste dei lavoratori…) su tutti i principali mezzi di comunicazione. La notizia non è sfuggita neanche ai media nostrani, anche loro particolarmente interessati al traffico metropolitano, piuttosto che alle rivendicazioni e alle vertenze sindacali. Nonostante il (breve) risalto avuto anche in Italia, la mobilitazione politica e sociale in Francia è particolarmente articolata. Infatti, quello che molti giornali e televisioni hanno tralasciato (o omesso volutamente…) è che in piazza, al fianco dei ferrovieri, hanno manifestato anche lavoratori di altri settori e gli studenti.

Di fronte a una rabbia e a una contestazione che sta crescendo e si sta diffondendo in tutto il paese, i media di regime si guardano bene dal delineare minimamente uno spettro che comincia ad aggirarsi tra le strade e le piazze di tutta la Francia: la convergenza delle lotte politiche e sociali. Eppure anche alcuni giornali mainstream francesi, come Le Figaro o Le Parisien, non riescono più a negarlo, pur rimanendo sempre lucidi e attenti a non evidenziare i punti di convergenza, per evitare di ingrossare maggiormente i ranghi della mobilitazione. Ovviamente, le notizie delle diverse proteste vengono date in modo frammentato così da ridurre la comprensione circa la realizzazione di un movimento unitario, che si sta lentamente costituendo, contro la cosiddettaMacronie.

I ferrovieri rappresentano la vera chiave di volta di una massiccia e convergente mobilitazione, che sta interessando un numero crescente di settori del mondo del lavoro. Oltre a spingere verso una riforma dello Statuto dei ferrovieri per abolire diritti e tutele lavorative, fatti invece passare dalla propaganda mediatica di governo come “privilegi”, l’obiettivo finale è quello di privatizzare l’impresa nazionale di trasporto pubblico ferroviario, la SNCF. In parte, cancellando quasi 9.000 km di ferrovie e diminuendo il numero di treni che collegano le zone più periferiche della Francia, si sta già intraprendendo questo cammino.

Nel caso di una (neanche tanto) eventuale privatizzazione, a farne le spese sarebbero principalmente i numerosi lavoratori pendolari che si concentrano maggiormente nelle aree suburbane dell’Ile-de-France (la regione di Parigi) che attrae un variegato ed eterogeneo bacino di forza lavoro da tutte le parti del paese. In effetti, attaccando i lavoratori delle ferrovie, Macron si sta scagliando contro uno dei settori tra i più organizzati e combattivi, dove coesistono una forte rappresentanza sindacale e uno spirito battagliero da parte degli stessi lavoratori. Colpendo direttamente i ferrovieri, Macron cerca di attaccare la punta di diamante del movimento sindacale di lotta.

Visto l’obiettivo neanche troppo velato di smantellare le conquiste dei lavoratori, i lavoratori delle ferrovie sono stati i primi ad essere stati duramente colpiti dalla mannaia politica e sociale del liberismo à la Macron. Ben consapevoli dello stesso rischio, vi è stata una solidarietà generalizzata da parte di lavoratori di altri settori, i quali hanno deciso di unirsi alla mobilitazione – che continua a ruotare sul perno della protesta dei lavoratori della SNCF – e di indire scioperi anche di lunga durata.

Pertanto, a differenza della narrazione parziale di questa nuova mobilitazione della “primavera francese”, i lavoratori delle ferrovie non sono gli unici ad essere in sciopero. Al loro fianco ci sono i lavoratori di quelle imprese strategiche ancora sotto il controllo pubblico, ma che sono a rischio di privatizzazione e che hanno visto una progressiva riduzione della partecipazione statale tramite una consistente e costante svendita ai privati negli ultimi venti anni.

Da candidato alle presidenziali, pur considerando necessario «uno Stato azionista forte nelle imprese strategiche», Macron aveva manifestato la volontà di cedere il «vendibile», pur di fare cassa. Ora che è Presidente, tutti si aspettano le privatizzazioni, la cui ondata potrebbe cominciare a partire da questa primavera. Il nome che gira con più insistenza è quello di Aéroports de Paris (50,6% nelle mani dello Stato), ma potrebbero essere collocate pure quote del gruppo energetico Engie (28,65%, dopo che all’inizio del 2017 aveva già ceduto il 4,1%) e di Orange (primo operatore nel settore delle telecomunicazioni in Francia e di cui lo Stato controlla il 23%). Per quanto riguarda la compagnia aerea, a preoccupare i lavoratori – nel caso di una cessione della maggioranza delle quote – è l’eventuale ridimensionamento del personale e la modifica del contratto di lavoro, che potrebbe prevedere un meccanismo di aggiustamento salariale su base individuale piuttosto che di settore.

Come detto, questo non riguarda soltanto ed esclusivamente il caso di Air France, ma anche delle imprese del settore energetico e delle telecomunicazioni. I lavoratori del gruppo energetico Engie sono chiamati a uno sciopero di 3 mesi da parte del sindacato della CGT. Questo segna l’entrata sul campo di battaglia di un settore precedentemente contrassegnato come “servizio pubblico nazionale”, ma che negli anni ha subito le razzie della privatizzazione selvaggia. Le richieste avanzate riguardano la difesa dell’importanza di un “settore energetico pubblico” e dei diritti dei lavoratori. Lo stesso vale per i netturbini, che sono ugualmente entrati in sciopero, chiedendo un “servizio pubblico nazionale” per la gestione dei rifiuti, il riconoscimento dello status di lavoro usurante e un “contratto pubblico a livello nazionale”.

All’interno del quadro degli attacchi ai diritti dei lavoratori, c’è l’eclatante caso della conferma del licenziamento del sindacalista e attivista politico Gael Quirante da parte del Ministro del Lavoro Muriel Pénicaud. Gael, segretario sindacale di SUD a La Poste nel dipartimento Hauts-de-Seine, è stato vittima di una dura e lunga persecuzione da parte di La Poste, che in dieci anni ha chiesto più volte il suo licenziamento. Si tratta di un vero e proprio licenziamento politico, in quanto Gael (come anche altri lavoratori e sindacalisti presso La Poste) è stato preso di mira per la sua partecipazione attiva al sindacalismo di base e alla lotta politica, per gli scioperi determinati e per l’opposizione risoluta alla politica di bilancio del servizio pubblico postale, fatta di tagli dell’impiego e di riorganizzazioni permanenti. Di fronte al duro attacco sociale e politico perpetrato dalla decisione del Ministro Pénicaud nei confronti di coloro che si organizzano e si attivano tramite il sindacalismo di base, i lavoratori di La Poste hanno indetto numerosi scioperi di solidarietà a Gael in diversi centri di smistamento e nei principali uffici postali della regione.

Questa è la lotta sindacale e di massa dei lavoratori contro un governo che si comporta da potente nei confronti dei deboli, ma che è allo stesso tempo prontamente asservito agli interessi dei grandi gruppi finanziari e delle multinazionali presenti in Francia. È emblematico lo sciopero, che ha interessato l’intero weekend di Pasqua, dei lavoratori del colosso commerciale Carrefour, indetto principalmente dal sindacato della CGT.

La scelta dei giorni di sciopero non è affatto casuale: numerosi lavoratori sono costretti a turni di lavoro massacranti per permettere ai supermercati e ai centri commerciali di rimanere aperti e fare profitti nelle domeniche, nei giorni festivi e in orari notturni. Contro la gestione padronale e le condizioni di lavoro ottocentesche imposte dalla multinazionale, lo sciopero si è esteso a numerosi negozi Carrefour sull’intero territorio nazionale, dal nord al sud della Francia, dalle grandi città alle realtà di provincia, con un’elevata adesione da parte dei lavoratori.

Non da meno, anche il settore dell’educazione è stato obiettivo e bersaglio di attacchi specifici, sia contro gli studenti che contro i lavoratori pubblici della scuola e dell’università. Dall’inizio di febbraio, migliaia di studenti universitari, liceali e di lavoratori del personale pubblico dipendente hanno iniziato a mobilitarsi contro le riforme dell’educazione del governo Macron. Per quanto riguarda l’università, l’implementazione del programma “Parcours Sup” e la promulgazione della relativa legge su “l’Orientation et la Réussite des Étudiants” introducono sostanzialmente un sistema di selezione degli studenti neo-diplomati e futuri universitari sulla base di dossier scolastici, redatti dagli istituti superiori di provenienza.

Si tratta dunque di una riforma in cui tramite la retorica dell’orientamento (e della meritocrazia) si perseguono politiche classiste, che stritolano il diritto a un’educazione e una formazione intellettuale e professionale libera negli ingranaggi selettivi e nelle decisioni arbitrarie di tecnici-contabili dell’università (http://contropiano.org/…/la-selezione-alluniversita-nella-r…). La mobilitazione degli studenti, sia universitari che liceali, continua a crescere e a diffondersi in tutta la Francia. Negli ultimi mesi, numerosi dipartimenti e/o università hanno sospeso l’attività didattica e le sessioni d’esame per protestare contro questo progetto di legge e chiederne il ritiro.

Le occupazioni di licei e di università sono all’ordine del giorno e alcune ormai durano da diversi mesi (come quella della sede a Tolbiac dell’Universitè Panthéon-Sorbonne o quella di Nanterre). In diverse città, come Tolosa, Marsiglia, Lille, Bordeaux, Montpellier, le mobilitazioni studentesche hanno bloccato le università, mentre continua ad aumentare la partecipazione degli studenti alle assemblee nelle principali occupazioni universitarie. La forza di questo rinnovato movimento studentesco risiede principalmente nella connessione delle proteste degli studenti liceali (interessati dalla riforma del bac, la nostra maturità) e quella degli studenti universitari (alle prese con i criteri della sélection à la fac). La battaglia comune, contro la mercificazione dell’educazione, contro l’adattamento dei percorsi formativi alle logiche di mercato e contro l’esclusione e la stratificazione sociale dal punto di vista dell’istruzione, sta ampliando e supportando le proteste dei lavoratori, intrecciando così le lotte sindacali e quelle studentesche.

Da ultimo, ma non per importanza, proseguono le mobilitazioni contro laLoi Asile-Immigration, un progetto di legge che mira a criminalizzare i migranti e i sans papiers, a ridurre i diritti dei rifugiati e a istituzionalizzare fenomeni di razzismo dilagante tra le prefetture e gli uffici pubblici. Riducendo i giorni entro i quali è possibile presentare domanda di asilo attraverso la domanda di procedura regolare, permettendo all’OFPRA (French Office for the Protection of Refugees and Stateless Persons) di imporre una lingua come il francese – molto spesso del tutto ignota a molti migranti e rifugiati – ed infine aumentando il numero di giorni previsti in caso di detenzione amministrativa, si sta perseguendo un attacco ai diritti sociali e umani dei migranti e dei rifugiati in tutta la Francia.

Come se non bastasse, oltre alle politiche migratorie razziste, repressive e disumane dello Stato francese in linea con la politica dell’Unione Europea, molto spesso i migranti e i sans papiers sono costretti a subire le violenze e le repressioni della polizia e dei funzionari pubblici, indirettamente alimentate dal costante e permanente stato d’emergenza che regna in Francia e che attribuisce poteri eccezionali e speciali alle forze dell’ordine. Per contrastare le politiche securitarie, di controllo sociale e di discriminazione razziale, è prevista per domenica 15 Aprile una ingente manifestazione indetta dalla BAAM (Bureau d’Accueil et d’Accompagnement des Migrants) contro la Loi Asile-Immigration, alla quale, oltre ai tanti gruppi, associazioni e collettivi francesi solidali e attivi sul fronte di lotta per i diritti dei sans papiers, aderisce e parteciperà anche il gruppo di Potere al Popolo Parigi.

Questa serie di mobilitazioni non sono altro che la naturale contrapposizione sociale e politica degli attacchi ultraliberali operati dal governo Macron. Di fronte all’attacco generalizzato e diffuso lanciato dal presidente francese contro i diritti dei lavoratori, contro i pilastri dello stato sociale (sanità ed istruzione) e contro i diritti dei migranti non resta che rispondere con una mobilitazione altrettanto unitaria e massiccia.

Non si tratta assolutamente di riforme isolate (da quelle relative all’istruzione a quelle del mercato del lavoro) ma di un articolato progetto di distruzione multilaterale dell’insieme di diritti guadagnati con la lotta politica e sociale e dell’intero sistema di welfare state. Per questo motivo, è importante “creare due, tre, molte” piazze di mobilitazione, ma è al tempo stesso fondamentale organizzare e connettere le tante lotte accomunate dal medesimo obiettivo: fermare le politiche ultraliberiste e repressive di Macron.

Un primo passo in questa direzione lo si sta già facendo, organizzando una manifestazione nazionale, prevista per il 5 Maggio, per “fare la festa” a Macron per il suo primo anniversario all’Eliseo.

Di Andrea Mencarelli (Noi Restiamo)

Sabotare gli ingranaggi – 4 incontri sulle radici della UE a Bologna

Con il palesarsi della crisi sistemica si è assistito ad un irrigidimento delle politiche di austerità: privatizzazioni dei servizi pubblici e conseguente decadimento della qualità, precarizzazione del mondo del lavoro, aumento della disoccupazione, della povertà, della disuguaglianza. Questo si pone in assoluta continuità con le fondamenta teoriche ordoliberali dell’Unione Europea e con il suo conseguente sviluppo storico. L’imposizione dell’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione avvenuta con la modifica dell’articolo 81, è emblematico dell’aumento delle disparità tra Nord Europa e paesi periferici, in particolare i PIIGS, in un momento di contrazione delle possibilità economiche per gran parte della popolazione.
Risulta necessario e urgente, per chi ritenga di fondare un sistema politico e sociale su diritti, uguaglianza e solidarietà, ripristinare un principio di autodeterminazione popolare in chiave internazionalista. Riteniamo che, a questo fine, una condizione inevitabile sia rompere con l’Unione Europea e i suoi vincoli antidemocratici.

https://www.facebook.com/events/1855010658126945/

————————–———

1) Lo sviluppo storico del progetto di integrazione europea: origini di un progetto politico e i suoi sviluppi.
Venerdì 13 aprile ore 17 via zamboni 38, aula VI.

ne parliamo con
>> Francesco Petrini docente di storia delle relazioni internazionali all’Università di Padova.

La retorica che ci viene proposta sull’Unione Europea è quella dell’amicizia tra i popoli, ma qual è il suo vero volto? L’analisi dello sviluppo storico fin dalle origini ci insegna che la struttura dell’Unione Europea non è Schengen o il progetto Erasmus ma il sistema di vincoli e imposizioni, che riguardano tanto la sfera economico-finanziaria quanto quella politica e sociale, che risulta dai trattati come, a titolo esemplificativo, Maastricht, Dublino III e Lisbona.

2) LE FONDAMENTA TEORICHE DEL PROGETTO EUROPEO: L’ORDOLIBERISMO. Carattestiche e origini della teoria ordoliberale e il suo ruolo nello sviluppo del progetto di integrazione europea.
Venerdì 20 aprile, ore 17, il luogo verrà comunicato a breve su questa pagina, Stay tuned!

Ne parliamo con
>> Alessandro Somma docente di diritto comparato all’Università di Ferrara e autore del libro “Rottamare Maastricht: questione tedesca, Brexit e crisi della democrazia in Europa”
>> Giuliana Commisso docente presso l’Università della Calabria e autrice di “La genealogia della governance. Dal liberalismo all’economia sociale di mercato. L’ordoliberismo tedesco.”

Il progetto europeo e la tecnocrazia sono veramente politicamente neutri oppure la tecnocrazia è stata ed è strumento politico di controllo e dominio di una classe su un’altra nel contesto di un sistema che si fonda su basi ordoliberali?

3) LA GESTIONE ECONOMICA DELLA CRISI DA PARTE DELL’UNIONE EUROPEA: il tunnel dell’austerity e i paesi PIIGS.
mercoledì 9 maggio ore 17, il luogo verrà comunicato a breve su questa pagina, Stay tuned!

Ne parliamo con:
>> Giorgio Gattei docente di Storia del pensiero economico
>> Vincenzo Maccarrone ricercatore a Dublino

La tendenziale stagnazione economica in cui versano i paesi occidentali ha irrigidito le politiche economiche dell’Unione Europea o quelle stesse politiche basate su speculazione e disuguaglianza danno vita alle condizioni di crisi sistemica nelle quali siamo immersi?

4) UN CONFRONTO TRA EUROSTOP E SENSO COMUNE: critiche all’Unione Europea e diverse strade percorribili dentro e oltre i confini nazionali.
Mercoledì 16 maggio, ore 17,il luogo verrà comunicato a breve su questa pagina, Stay tuned!

Sovranità popolare e internazionalismo: due temi coniugabili in un’ipotesi di rottura finalizzata al miglioramento delle condizioni delle classi subalterne?

1 2