l’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA. Intervista a Genova Antifascista verso la manifestazione del 23 maggio.

Buongiorno, innanzitutto vorremmo esprimere massima solidarietà e chiedervi di spiegarci sinteticamente i fatti che sono accaduti quel 23 maggio 2019 a Genova con le successive operazioni repressive, e in generale come è nata la realtà di Genova Antifascista.


Buongiorno a voi e grazie per la solidarietà, che come diciamo sempre è la nostra arma più potente, e per lo spazio che ci state concedendo.
L’Assemblea Permanente di Genova Antifascista, così com’è strutturata attualmente, nasce nel 2017 in seguito ad uno dei tanti sfregi che la nostra città, Medaglia d’oro della Resistenza, ha dovuto subire nel corso di questi ultimi anni: un comizio a Sturla organizzato da Forza Nuova, che proprio lì aveva aperto una sede, che radunava i leaders dell’estrema destra europea. L’attacco massiccio su Genova, vista come terreno di conquista per neo-fascisti e neo-nazisti, stava cominciando. Da quel momento molte persone ripresero coscienza che le circostanze imponevano la ripresa di una lotta antifascista militante.


La tensione in quegli anni restò altissima: ci furono diverse aggressioni fasciste in città, due dirette a nostri compagni di cui una conclusasi con un accoltellamento; aprirono altre sedi di ratti come Casapound, il Ramo d’oro, Lealtà e Azione e Fiamma Tricolore; la feccia nera, rinvigorita dalla protezione della nuova giunta comunale del sindaco Bucci a forte connotazione destroide, incominciò a sentirsi legittimata ad uscire per le strade.
Diversi gli episodi a cui parteciparono camerati giunti da tutta Italia, tra cui la commemorazione del picchiatore del MSI Ugo Venturini e il raduno naziskin al bar Chandra di Nervi, passando per la chiusura della campagna elettorale 2018 in Piazza Paolo da Novi; a cui abbiamo sempre risposto scendendo in quelle stesse strade con lo slogan che diventerà la nostra parola d’ordine: “nessuna sfilata nazista resterà senza risposta”.
Arriviamo così al 23 Maggio 2019 in Piazza Corvetto: le Istituzioni concessero ai fascisti di casapound il suolo pubblico per la chiusura delle elezioni europee.


A nulla servirono i tentativi di mediazione, le lettere aperte al sindaco e i colloqui in prefettura di varie associazioni, il comizio elettorale di Casapound si doveva fare perché legalmente nulla poteva impedirlo. Fu la goccia che in città fece traboccare il vaso: quel 23 maggio in piazza Corvetto c’era tutta la Genova Antifascista, non solo militanti ma cittadini comuni; uomini, donne, anziani, giovani, bambini, italiani, stranieri, c’erano i disabili, l’associazionismo.
Quella piazza ha dato prova di determinazione e coraggio: attaccata più volte dai 300 agenti in tenuta antisommossa e sotto una fitta pioggia di lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo è riuscita sempre a ricomporsi, certa di essere dalla parte giusta della barricata.
La reazione dello Stato a quella piazza è stata altrettanto dura: due arresti e 56 denunce. Una punizione esemplare che suona da monito per tutta la città e non solo.


Lo Stato, di fronte alle sacche di resistenza attive su tutto il territorio nazionale, si è fatto Stato, colpendo i militanti con misure repressive, spesso spropositate rispetto alle azioni compiute, con il chiaro intento di intimidire e smembrare le lotte.
Di fronte all’onda nera della repressione di Stato possiamo e dobbiamo mettere in campo la nostra arma più potente: la solidarietà nella lotta.


Per questo motivo chiamiamo a raccolta domenica prossima 23 Maggio alle ore 17:00, sempre in Piazza Corvetto, tutti coloro i quali sono colpiti dalla repressione di stato, tutti coloro i quali agiscono sui propri territori le proprie battaglie consapevoli che spesso legalità e giustizia sono in conflitto fra loro.

Certamente i fascisti ad oggi, con un incremento delle realtà neofasciste e il diffondersi di quest’ultime, hanno un determinato ruolo sociale.
Abbiamo visto negli ultimi anni la strumentalizzazione di tematiche come quella migratoria a fine di catalizzare il malcontento sociale, sempre più diffuso a causa di una crisi che si sta sempre più configurando come sistemica e che comporta impoverimento generale.
Cosa ne pensate a riguardo?


Come ben sappiamo perché ce lo insegna la Storia, in periodi di profonda crisi economica e sociale le destre trovano sempre terreno fertile, facendo leva sulla famigerata guerra tra poveri ed indicando sempre un nemico “debole” su cui è facile accanirsi e infierire. È la politica xenofoba e razzista che purtroppo imperversa in tutto il mondo e soprattutto in Europa negli ultimi anni, qui da noi nel bel paese portata avanti dalla Lega e da FI a livello istituzionale e che non riscontra, se non debolmente e sicuramente in maniera non incisiva, un’opposizione da parte dei partiti che si definiscono di “centro-sinistra”.


Ricordiamo dunque a questo proposito che le basi per il Decreto Salvini in materia di immigrazione sono state gettate da Minniti, allora Ministro dell’Interno in quota al PD, con il Decreto Minniti Orlando – una legge razziale e repressiva che istituiva un “tribunale speciale” per i richiedenti protezione internazionale, rendendo più difficile il raggiungimento dello status di rifugiato; mentre sul fronte della “sicurezza” lo stesso decreto era volto a creare uno stato di polizia tacendo il diritto al dissenso e marginalizzando le fasce più vulnerabili della popolazione in nome del decoro (DASPO urbano), l’ennesima arma che lo stato introdusse per eliminare fisicamente dai territori chi lotta opponendosi ad una quotidianità sempre più inaccettabile in tutti i frangenti.


A seguito della piazza di due anni fa abbiamo visto misure repressive altissime, con più di 50 persone ancora in attesa di processo. Da Torino a Napoli assistiamo a una repressione altissima nei confronti di chi porta avanti pratiche di antifascismo militante, mentre invece i reati neofascisti, spesso giustificati se non agevolati da esponenti e gruppi politici, restano impuniti e fin troppo spesso difesi dalle forze istituzionali.
Secondo voi perché accade questo è cosa ne pensate a riguardo?


Gli esempi di repressione sono molteplici e attraversano tutto lo stivale: i No Tav della Val Susa che da anni pagano con misure cautelative, fogli di via, arresti e denunce la propria determinata e coraggiosa resistenza contro la militarizzazione e devastazione del loro territorio; i lavoratori che lottano sul posto di lavoro per vedere rispettati i propri diritti, troppo spesso calpestati, che subiscono ritorsioni e licenziamenti da parte dei datori di lavoro; chi soccorre i migranti in mare e chi cerca di dare loro un sostegno, come le ONG e i singoli cittadini che oggi più che mai sono nel mirino della legge; la criminalizzazione e lo sgombero degli spazi sociali, i quali rappresentano importanti presidi territoriali, di socialità e di circolazione delle idee che sfuggono al controllo delle istituzioni e per questo sono anch’essi sotto attacco; chi durante quest’ultimo anno, da nord a sud, ha osato contestare le misure messe in atto dai governi per contenere il diffondersi del Covid-19, di fatto limitando fortemente le libertà individuali dei cittadini (dopo anni di tagli alla sanità ed in una logica tesa a salvaguardare il profitto e non la salute delle persone); e tutto il movimento Antifascista che si batte contro il proliferare dei fascismi nelle nostre città attraverso l’azione e la diffusione di una cultura militante contrastata dallo Stato con una marea di denunce.


La repressione colpisce ogni forma di dissenso che non rientri in quello accettato e incorporato dal capitale e dalla realtà mainstream. I gruppi che con la propria voce e le proprie azioni escono dal perimetro tracciato dalle istituzioni e più in generale dal sistema capitalista devono essere condannati, smembrati, portati all’esasperazione con decine e decine di denunce e processi con il chiaro auspicio di cancellarli.
Il fascismo oggi si è evoluto e si sta legando sempre di più alla politica locale che, come abbiamo già detto, lo sdogana e lo ripulisce.
A Genova per esempio i leader neonazi passeggiano in Comune con il Sindaco o nelle Università come se nulla fosse, alcuni Assessori partecipano fieri in veste istituzionale alle commemorazioni dei caduti della RSI, intervengono sistematicamente ai dibattiti e alle manifestazioni “culturali” nelle sedi di FN, CP o LA, la Giunta inaugura statue e strade alla memoria di vecchi fascisti; difende con apparati polizieschi abnormi i loro presidi rendendoli accessibili per poi negare, ad esempio, gli spazi pubblici di Palazzo Ducale per il ventennale del G8 all’associazionismo civile o decide di non patrocinare manifestazioni per i diritti come il Gay Pride reputandole “divisive”.
La classe politica attuale o è dichiaratamente fascista o quantomeno tollera questi sporchi rigurgiti, in tutte le sfumature.


Assistiamo ormai da trent’anni a vergognose passerelle elettorali di forze di sinistra istituzionale che sfruttano l’etichetta antifascista per alzare il consenso. Questi stessi partiti ora siedono in coalizione al governo Draghi insieme a partiti di destra portando avanti politiche congiunte sotto le direttive dell’Unione Europea.
Cosa ne pensate di questa strumentalizzazione, estesa ad altre tematiche come quella migratoria?


Da sempre divergiamo dagli “antifascisti del 25 Aprile”, l’antifascismo è per noi una pratica quotidiana. La memoria che ci ha lasciato la lotta della Resistenza è ovviamente base fondante della nostra politica ma non può limitarsi ai ricordi delle gesta partigiane che, con lo scorrere del tempo, diventano sempre più lontani e meno fruibili. Occorre creare nuovi immaginari con la militanza attuale, nuovi conflitti e portarli avanti.


Non scendiamo in strada con chi si riscopre antifascista solo il giorno della liberazione, ma poi confluisce senza vergogna nell’attuale governo Draghi, facendosi complice della restaurazione in atto, occultata dalle “riaperture” con cui vorrebbero narrare di un ritorno alla normalità ma che come vediamo in questi giorni è fatta anche di massacri nei confronti di popolazioni che resistono come quella colombiana e quella palestinese, opera di governi che sono alleati dell’attuale esecutivo con a capo l’ex presidente della BCE che affamò il popolo greco.


Siamo e saremo sempre contro ad un progetto di civiltà in cui le istituzioni pubbliche si genuflettono di fronte ai poteri forti di speculatori, imprenditori e affaristi di vario genere, in cui viene propugnato un indecente revisionismo storico e dato spazio alle formazioni neo-fasciste ed ai loro valori xenofobi, razzisti e patriarcali. Sappiamo bene che l’attuale governo di questo Paese vuole limitare ulteriormente gli spazi di agibilità politica trasformando il Paese in una “democradura” dove neo-liberismo ed autoritarismo vanno a braccetto.


Per voi cosa significa portare avanti una pratica antifascista militante oggi, e se questa secondo voi si deve accompagnare a una lotta degli oppressi?


Per noi l’antifascismo va praticato ogni giorno: sui posti di lavoro, a scuola, nella nostra quotidianità e poi certamente anche nelle strade e quando le circostanze lo richiedo anche di notte! Non esiste quindi una sola pratica ma siamo anzi convinti che l’azione antifascista debba viaggiare su più binari: quello culturale, quello sociale e quello più strettamente militante/d’azione. Negli ultimi due anni l’Assemblea è riuscita a far viaggiare alla stessa velocità le diverse pratiche dando vita a numerosi progetti culturali; dagli spettacoli teatrali, alle presentazioni di libri, alla creazione di un fumetto che abbiamo presentato in moltissime scuole liguri per far riflettere gli studenti sugli atteggiamenti fascisti che ancora oggi permeano la nostra società. Abbiamo altresì creato una nostra rivista che esce con cadenza trimestrale. Il nostro ultimo progetto è invece musicale: grazie alla solidarietà di molti artisti abbiamo potuto realizzare un doppio cd e un libretto il cui ricavato andrà a sostenere proprio le spese legali dei denunciati di piazza Corvetto.

Ed ecco quindi un altro caposaldo dell’Assemblea: MAI NESSUNO INDIETRO. Già dal 2018 ci siamo dotati della CASSA DI RESISTENZA ANTIFASCISTA, uno strumento fondamentale per poter portare avanti la lotta militante senza lasciare nessuno indietro.
Questa linea ha portato i suoi frutti: in città si è riaccesa la lotta antifascista trovando nell’Assemblea – che altro non è che un coordinamento di diversi gruppi, centri sociali, partiti della sinistra extraparlamentare e cani sciolti – un potente mezzo di forza e coesione; una sede di Lealtà e Azione è stata chiusa grazie alle innumerevoli azioni contro di essa (di giorno e di notte); il 23 maggio del 2019 con la battaglia di Piazza Corvetto Genova ha dato prova di grande determinazione e coraggio e lo ha ribadito proprio lunedì sera con una lunghissima carovana di auto, moto e bici che ha colorito la nostra Genova e la sede dei ratti di Casapaound dimostrando ancora una volta che GENOVA E’ SOLO ANTIFASCISTA.


La nostra militanza evidentemente dà molto fastidio: due mesi fa la digos ha fatto irruzione in piena notte a casa di 5 compagni del CALP e di GENOVA ANTIFASCISTA, dai verbali risulta che la Digos di Genova stia tentando di costruire un perimetro associativo intorno ai 5 indagati e sempre dai verbali oltre alla lotta dei portuali contro i traffici di armi nel porto di Genova, viene menzionata l’intensa attività culturale dell’assemblea e la battaglia di Corvetto.
L’azione repressiva dello Stato è sempre più dura e per questo pensiamo che sia necessario continuare a combattere senza passi indietro!


Vi aspettiamo domenica 23 maggio alle 17 in Piazza Corvetto, per chiedere l’amnistia per i reati sociali e urlare a gran voce che l’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA.