RIPARTENZA SULLA NOSTRA PELLE: GOVERNO DRAGHI NEMICO DI GIOVANI E LAVORATORI!

Sono di ieri le ennesime dichiarazioni di Mario Draghi sulla ripartenza, intercettato durante una visita a Spezzano di Fiorano nel giorno della festa della Repubblica, il giorno dopo una contestazione che abbiamo portato a Bologna durante una sua visita al tecnopolo col presidente dell’Emilia Romagna.

Tante bella parole, dagli elogi al decreto Semplificazioni, alla retorica di un’Italia viva che vuole una ripartenza improntata sull’imprenditorialità e il progresso, con un Presidente che ha ringraziato ‘i sacrifici’ attuati dai suoi cittadini durante questa crisi sociale ed economica, grazie ai quali sarà possibile un’Italia nuova, innovativa e competitiva. Un paradigma, quello della Ripartenza di un’Italia Unita (che per molti settori superflui non si è mai fermata, a discapito della salute dei lavoratori), che va a scontrarsi con la realtà di una ripresa economica che sarà appannaggio di poche aziende, quando invece le nuove generazioni e gli sfruttati vedranno solo peggiorare la propria condizione.

Di Ripartenza e di Italia Unita ha parlato anche Mattarella, incentrando il proprio discorso per la festa della Repubblica sulla questione di genere e sul ruolo che le donne dovrebbero avere nella ripresa: da Liliana Segre alla Cristoforetti, dimenticandosi di citare il fatto che la categoria delle donne pagherà questa crisi a caro prezzo; il 78% dei disoccupati sono donne, i dati parlano chiaro.Mattarella ha voluto poi inserire, in questo esempio di celebri donne, Luana, lavoratrice uccisa sul posto di lavoro, strumentalizzando in modo vergognoso la sua morte e di conseguenza tutti gli omicidi sul posto di lavoro che invece hanno precisi responsabili e responsabilità politiche.

Sono all’incirca le stesse tematiche che ieri sono state affrontate sul palco del Teatro India di Roma, per la presentazione del nuovo ‘content-hub’ Italian Tech a guida Agnelli-Elkann, lancio presentato come una rassegna dedicata ai giovani e al loro futuro. L’iniziativa ha affrontato, sempre nel modo più compatibile possibile con la narrazione dominante, tematiche che spaziano dall’ecologismo alla questione di genere, racchiuse sotto quell’enorme parola d’ordine così cara alla politica attuale che è Ripartenza, e che vede nella giornata di oggi, appellandosi alla festa nazionale, il suo trampolino di lancio.

Discorsi che presentano sempre la medesima retorica di successo individuale, di resilienza e di duro lavoro, colpevolizzando e additando come fannullona una generazione che si ritrova senza lavoro, senza sostegno materiale, senza possibilità concrete di realizzazione, immersa in una crisi profonda di prospettive.Non è stato affatto un caso, infatti, la scelta del nome dell’evento, ’Next Gen It’ che fa espressamente riferimento, come è stato sottolineato dalle stesse testate del gruppo GEDI (in cui è contenuto l’hub Italian Tech), al Next Generation dell’Unione Europea e al PNRR. Il messaggio che passa è quanto mai chiaro e funzionale: la ripartenza deve venire dal sacrificio dei giovani.

Davanti alle parole dei personaggi in vista del mondo dello spettacolo, il gruppo GEDI (che possiede la maggior parte delle più importanti testate giornalistiche) si propone espressamente di ‘dare spazio ai giovani’ dai quali deve ripartire il paese, i quali d’altro canto vedono pesare sulla propria testa il prestito del Recovery Plan, che nonostante venga presentato come l’occasione per il progresso futuro del paese, nella realtà significa solo debito e misure di austerità futura. Non ci sorprende affatto la narrazione presentata sia dai vari partiti al governo, sia da imprese e gruppi privati e conglomerati di media (ricordiamo che gli Elkann possiedono aziende da Stellantis alla Ferrari) su queste misure economiche, che come ben sappiano restano a vantaggio solamente dei padroni salvo poche briciole, e che sono direttamente imposte dall’Unione Europea, strutturate sulla retorica del paese unito, per cui “tutti” dovrebbero sacrificarsi. Presentarle, legandole a filo rosso con parole chiave e strategiche per il progetto europeo come ‘tecnologia’ ed ‘ecologia’, e tentare di rendere i giovani protagonisti, costituisce un ribaltamento di quella profonda crisi che la nostra generazione si sta trovando ad affrontare, e che si troverà a pagare, ribaltamento funzionale al contenimento del malcontento e alla tenuta del consenso. Parole dette sul palco di Next Gen It come ‘start-up innovative’, ‘semplificazione burocratica e digitalizzazione’, ‘riconversione green’ rimangono sospese e in contraddizione con un tasso di disoccupazione giovanile del 31%, con una percentuale di NEET sempre in aumento, con la mancanza di impieghi adeguati al percorso di studio dei nuovi lavoratori e di salari che rendano possibile una vita dignitosa, con un mondo del lavoro che con la digitalizzazione va a presentare nuove forme di sfruttamento e con un governo che ha stanziato 50 milioni per la Tav.

Sembra che il governo e i dirigenti del gruppo GEDI si siano già dimenticati dell’omicidio sul lavoro di Luana, di quello del 19enne tirocinante, delle condizioni di lavoro dei rider e dell’avvicinarsi sempre più impellente dello sblocco degli sfratti e dei licenziamenti, mentre sono stati stanziati finanziamenti solo per le aziende private. Senza tener conto che il PNRR presenta una vera e propria ipoteca sul nostro futuro da 250 miliardi di euro, in quanto la maggior parte in debiti europei, e che i fondi di quest’ultimo stanziati per i giovani non andranno certo a eliminare quelle grandissime disuguaglianze sociali che con la crisi da Covid hanno solamente subito un’accelerazione.

Insomma, la ripartenza non sarà affatto per tutti. Italian Tech, nel giorno che ha chiamato ‘della Repubblica dei Giovani’ ci chiede cosa ci aspettiamo dal nostro futuro: noi rispondiamo che con queste misure economiche, tanto elogiate, il nostro futuro è stato rubato. Che ci aspettiamo sfruttamento, misure di austerità che colpiranno maggiormente le classi più deboli della popolazione, una riconversione ecologica che si prospetta meramente come una riorganizzazione delle filiere produttive, e una crisi abitativa senza precedenti. Contro una crisi sociale e economica non servono retoriche ipocrite, ma una exit strategy! Per questo, davanti a un mondo della formazione sempre più piegato alle logiche del profitto, strategico per l’Unione Europea, e in vista del g20 “Lavoro e Istruzione” di Catania, che ci riguarda in primo luogo in quanto giovani, abbiamo chiamato un’asssemblea nazionale di confronto il 13 Giugno a Bologna. E sempre per riprenderci il nostro futuro il 12 saremo in ValSusa nello spezzone giovanile della Marcia Popolare NoTav a lottare contro una grande opera inutile che porta solo devastazione e drenaggio dei soldi pubblici!