CON I LAVORATORI E CONTRO I CAVALIERI: I FANNULLONI SIETE VOI! MAI PIÙ SFRUTTAMENTO STAGIONALE!

Siamo ormai alle porte dell’estate e la stagione turistica sta per entrare nel vivo, riportando all’attenzione di tutti da una parte le condizioni di sfruttamento dei lavoratori che questo settore del mondo del lavoro si porta dietro e dall’altra i soliti piagnistei dei padroncini nostrani. Domani, per denunciare e lottare contro queste condizioni di lavoro e di vita la campagna Mai più sfruttamento stagionale si mobiliterà in diverse città e noi saremo al loro fianco per supportare questa lotta che riguarda tutta la nostra generazione, dalle località balneari alle città gentrificate, per dire basta sfruttamento stagionale.

In questi giorni sentiamo su tutti i giornali le lamentele martellanti di qualche povero imprenditore del turismo contro i giovani fannulloni che non vogliono lavorare, preferendo il reddito di cittadinanza. La stessa retorica che picchia contro tutti i lavoratori oggi che i padroni e il governo spingono sulle riaperture e i diritti dei lavoratori vanno asfaltati in nome del profitto. I lavoratori stagionali si trovano oggi sotto questo bombardamento, diventando le principali vittime sacrificali di questo meccanismo.

La realtà dietro questi piagnistei l’abbiamo sentita dalla voce dei lavoratori anche in alcuni, rari, articoli. Lavori per lo più in nero o con contratti che non corrispondono alla realtà, con orari giornalieri spesso indefiniti – ma di solito a due cifre – e retribuzioni orarie sempre più basse. Se poi allarghiamo lo sguardo anche, ad esempio, agli stagionali agricoli, la situazione diventa ancora più drammatica dove è più spesso il caporalato a farla da padrone. Lavori che solamente chi non ha altre possibilità è disposto ad accettare. Gli annunci scandalosi che offrono 600 euro per oltre 40 ore settimanali non sono i tentativi di qualche padrone furbetto, ma la tragica normalità di questo settore. E se il reddito di cittadinanza, pur con tutte le sue enormi criticità, sta impedendo che offerte di lavoro di questo tipo vengano accettate allora in minima parte sta svolgendo una funzione, e anzi conferma la necessità di fare un passo avanti e garantire un salario minimo e un reddito per tutti come strumenti emancipativi e di contrasto allo sfruttamento.

E mentre i giovani vengono chiamati fannulloni, mentre i lavoratori in questo Paese muoiono ogni giorno, subiscono ricatti e condizioni di lavoro disumane, le istituzioni nominano i nuovi cavalieri del lavoro. E chi sono i cavalieri del lavoro secondo la nostra classe dirigente? Personalità come John Elkann, presidente di Stellantis (ex FCA) e fra i massimi rappresentanti del parassitismo e della ferocia contro i lavoratori della classe imprenditoriale italiana. Gente che ha fatto dello sfruttamento sui lavoratori e della sottrazione di soldi pubblici alla collettività, il suo unico metodo di guadagno.

E sempre in questi giorni la raccomandazione per il 2022 della Commissione UE al governo suona come l’ennesima mannaia per i lavoratori: “utilizzare il Recovery Fund per finanziare investimenti aggiuntivi a sostegno della ripresa, mentre conduce politiche di bilancio prudenti”. Tradotto significa abbandonare qualsiasi politica sociale, massacrare i lavoratori, lasciare mano libera ai padroni di fare profitti e utilizzare i soldi per aiutarli in questo compito laddove ci sia l’interesse dell’Unione Europea. I “fannulloni” hanno i giorni contati, le bastonate dell’UE stanno per arrivare. Di nuovo.

La miseria lavorativa, lo sfruttamento a livelli estremi e la precarietà che affliggono i lavoratori di questo settore come tanti altri, infatti, non sono una casualità, ma frutto dei processi politici ed economici funzionali alla costruzione di un polo imperialista europeo capace di competere nella competizione globale. Che hanno condannato i paesi del sud alla subalternità dal centro e le classi lavoratrici alle condizioni precarie e di sfruttamento che oggi sentiamo sulla nostra pelle.

I giovani “fannulloni” di oggi non sono fannulloni, ma sono lavoratori stanchi di essere sfruttati ogni giorno per due spicci. È per questo che la lotta dei lavoratori stagionali è una lotta che riguarda tutta la nostra generazione e che va oltre i confini dei settori turistici. Gli stagionali che in questi anni hanno deciso di organizzarsi hanno capito che questo è il solo modo per rivendicare i propri diritti, un insegnamento fondamentale per il futuro della nostra generazione. I padroni che vogliono schiacciarci per i propri interessi sono ben organizzati e per essere all’altezza della sfida dobbiamo attrezzarci di conseguenza, sapendo che l’organizzazione e la lotta collettiva sono l’unica strada per una exit strategy da questo sistema che ci condanna alla miseria!