VERSO L’ASSEMBLEA NAZIONALE: INTERVISTA AL PROF. UGO PAGANO

In avvicinamento all’assemblea nazionale del 13 giugno a Bologna, abbiamo fatto qualche domanda a Ugo Pagano, docente di economia politica all’Università di Siena, sul sistema dei monopoli intellettuali, un tema di stretta attualità che si lega direttamente alla questione dei brevetti e della funzione che svolge oggi il mondo della ricerca.


  • Nella descrizione della fase attuale del capitalismo ci sono state diverse proposte e analisi, Lei ha proposto come definizione quella del “capitalismo dei monopoli intellettuali”, come mai e quali sono le principali caratteristiche che secondo Lei caratterizzano questa fase?

Nuove tecnologie della comunicazione e informatica hanno indotto cambiamenti radicali in tutti settori produttivi e anche nella nostra vita quotidiana. La diffusa programmazione e automatizzazione dei processi produttivi e la rapida condivisione delle informazioni sono stati da molti visti come i segnali più evidenti dell’avvento di una nuova società della conoscenza – una idea rafforzata anche dall’avere visto anche gli esseri viventi contengono dei programmi che possono essere analizzati dai computer ed opportunamente modificati. Si è sperato che questo cambiamento, da molti visto come una terza rivoluzione industriale, potesse rilanciare il ruolo delle strutture di ricerca pubblica che mettessero i loro risultati su mercati aperti e concorrenziali. La conoscenza è un bene non-rivale, cioè un bene che può essere usato contemporaneamente da tutti. Se è anche un bene comune, anche piccole imprese e cooperative possono giovarsene. Con l’istituzione del WTO e con accordi TRIPS del 1994 è stata invece perseguita una politica di privatizzazione e di monopolizzazione della conoscenza che ha avuto conseguenze peggiori di quella della recinzione delle terre della prima rivoluzione industriale. Ai tempi della prima rivoluzione industriale le recinzioni limitarono solo le libertà delle persone che vivevano in loro vicinanza. La proprietà intellettuale limita invece la libertà di milioni di persone in diverse parti del mondo e si configura come un elevatissimo dazio doganale globale. Un tradizionale dazio doganale può proteggere un mercato dalle esportazioni ma non può impedire o limitare la produzione in tutte le parti del mondo. Dopo un boom iniziale, dovuto alla ricerca di rendite monopolistiche, il crescente numero dei diritti di monopolio ha bloccato numerose opportunità di investimento in molte parti del mondo e a una stagnazione, da alcuni definita come secolare, della economia. Inoltre i diritti di rendita sui monopoli costituito la base per una enorme espansione della finanza. Questi diritti, pur non avendo come corrispettivo un aumento della ricchezza di un paese (spesso il contrario) possono essere detenuti e scambiati sui mercati finanziari. La finanziarizzazione è l’altra faccia della crescita degli intangibili nei bilanci delle imprese che caratterizza il capitalismo dei monopoli intellettuali.

  • In questo periodo, ci sono state importanti mobilitazioni e richieste per l’eliminazione del brevetto per il vaccino contro il Covid-19. Tuttavia, una delle principali motivazioni tramite cui cercano di respingere questa richiesta è che l’eliminazione del brevetto non stimolerebbe più la ricerca scientifica. Che ne pensa di questa posizione e della necessità di eliminare i brevetti?

Purtroppo alcuni colleghi economisti (incluso il nostro primo ministro) non si accorgono di criticare la sospensione dei brevetti in modo contraddittorio: inutile perché è impossibile imitarne la produzione, dannosa perché disincentiva chi ha brevettato. Ma se è inutile perché altri non possono imitare non risulta dannosa per chi ha brevettato che continua ad avere il monopolio anche senza brevetto. E se disincentiva gli innovatori perché altri imitano, la imitazione deve essere evidentemente possibile. Questi economisti dovrebbero scegliere fra uno di questi due argomenti. Altrimenti fanno delle critiche che si criticano da sole. In realtà (soprattutto indiani e cinesi) sarebbero in grado di produrre i vaccini mRNA nel giro di pochi mesi e contribuire così più rapidamente a vaccinare il mondo. Dopo molte esitazioni gli Stati Uniti hanno capito l’importanza per la loro stessa sicurezza nazionale di vaccinare velocemente i cittadini di tutti i paesi e stanno considerando la possibilità di applicare il national defense act per imporre la sospensione dei brevetti. Gli USA possono far valere il fatto che gran parte della ricerca è stata finanziata proprio con loro fondi pubblici. Oltre che India e Sudafrica sono allineati ormai su questa posizione (che solo qualche mese fa sembrava essere una eresia) anche Cina e Russia. La posizione contraria della Germania e quella opportunisticamente oscillante del nostro paese sono ormai minoritarie. Quanto all’effetto disincentivante della sospensione occorre chiarire bene il problema visto che la forza mediatica dei monopoli intellettuali ha inculcato nell’opinione pubblica una visione molto fuorviante della cosiddetta proprietà intellettuale. Si cerca di far credere che da sempre la ricerca dei vaccini si sia avvalsa dello stimolo dei brevetti. E’ esattamente il contrario. Hanno finora reso possibile la disponibilità dei vaccini una scienza aperta a tutti e dei mercati accessibili a tutti. E’ ora che si cerca, secondo la logica del capitalismo dei monopoli intellettuali, di cambiare sistema. In passato per i vaccini più famosi come quello contro la polio i loro inventori Sabin e Salk non solo si opposero alla brevettazione ma perfino la derisero. Per capire chi sta cercando di cambiare sistema di innovazione e scoperta dei vaccini basta chiedersi come ogni anno molti di noi hanno usufruito del vaccino (ogni volta diverso) contro l’influenza. Il sistema grazie al quale abbiamo questo vaccino è (specialmente nel caso di virus che mutano spesso come il covid) ben più efficiente di quello proposto dai fautori del monopolio intellettuale. Ogni anno un network di laboratori pubblici nazionali finanziati dai rispettivi stati cerca non solo di prevedere le nuove mutazioni del virus dell’influenza ma rende anche disponibili i modi di riprodurre il vaccino nel modo più efficiente. Queste conoscenze vengono rese simultaneamente disponibili a tutte le imprese accreditate che operano su un mercato concorrenziale e ci riforniscono poi del vaccino. Non sono i brevetti ma “open science” e “open markets” che ci hanno permesso finora di fronteggiare le mutazioni dell’influenza ed è davvero improbabile che monopoli intellettuali offrano un modo più efficace per fronteggiare le mutazioni di quella nuova temibile influenza che è il corona 19. Comunicare e condividere velocemente le conoscenze (e non privatizzarle!) serve per fronteggiare questa nuova temibile influenza ancora di più di quanto servisse per le sue forme meno letali e infettive degli ultimi anni.

  • La questione della produzione del vaccino, oltre alla questione dei brevetti, pone anche il problema della capacità produttiva e del know-how necessari alla produzione. Da anni però a causa del mancato investimento in ricerca e delle privatizzazioni delle aziende pubbliche queste capacità sono state smantellate o privatizzate. L’esperienza del Covid-19 cosa ci insegna sul ruolo dell’intervento dello Stato in economia?

Difendere il libero accesso a scienza e conoscenza, che sono i beni comuni del genere umano più importanti, sta diventando sempre più difficile. Una ideologia, diffusa vigorosamente da forti gruppi di pressione, ha trasformato in un diritto naturale quello che era un privilegio di monopolio da accordare stando ben attenti ai suoi possibili danni. Secondo questa ideologia si acquisirebbe il diritto su una nuova conoscenza nello stesso modo in cui il pescatore si assicura la proprietà del pesce che ha pescato. Eppure nessun pescatore si è mai sognato di dire che siccome ha pescato il primo pesce allora tutti gli altri identici pesci sono suoi e di introdurre così un divieto di pesca per gli altri pescatori. Ma come un divieto di pesca porta al deterioramento delle capacità pescatori così i divieti di usare la conoscenza per produrre beni o nuove conoscenze portano ad un impoverimento delle capacità produttive e dei know-how. Per questo, quando le imprese private non hanno sufficienti incentivi ad innovare (se non deteriorando le capacità innovative altrui) gli investimenti in ricerca pubblica e in generale il ruolo dello Stato (anche mediante aziende pubbliche) diventa molto importante. Purtroppo gli Stati non si trovano solo a fronteggiare le lobby interne che spingono per una sempre maggiore privatizzazione della conoscenza. Devono anche fare i conti con il sistema di istituzioni globali creatosi con il WTO e con i TRIPS. Mentre sono stati globalizzati i diritti di proprietà intellettuale privati non esiste un organismo internazionale che verifichi che i singoli Stati contribuiscano in modo adeguato alla open science. Il risultato è un gigantesco free-riding di ogni Stato con la complicità delle sue imprese sulle conoscenze pubbliche degli altri Stati. Si ha quindi una forma di concorrenza sleale fra Stati cui proprio il WTO dovrebbe porre un limite imponendo un livello di investimento minimo in open science da parte di ognuno di essi. Inoltre ogni volta che la proprietà intellettuale blocca la possibilità di perseguire degli importanti obiettivi pubblici l’annullamento dei brevetti dovrebbe essere rapidamente concesso con una procedura veloce. Non dovrebbe essere un provvedimento complicato e eccezionale come l’attuale sospensione dei brevetti per i vaccini contro il covid. L’ideologia prevalente vuole assimilare la proprietà intellettuale alla proprietà di una cosa tangibile come casa ma anche se si accetta questa visione diventa poi davvero strano che si possa espropriare una casa e non una conoscenza. Sembrerebbe che i motivi per fare questo esproprio siano molto più validi. Quando per fare una strada si espropria e si abbatte una casa, la casa non c’è più. Invece la conoscenza resta anche ai proprietari dopo l’esproprio. Quello che essi perdono è solo il diritto di ostacolare la libertà di tanti altri di percorrere le tante strade aperte da quella conoscenza.