Genova 2021, navigando in mare aperto / Riflessioni sui conflitti per cambiare il mondo

Genova, 16 e 17 luglio, presso CAP (Circolo portuali) via Ariberto Albertazzi 3r. Programma:

Venerdì 16 luglio
Ore 17:00 – Conflitti sociali e democrazia autoritaria.
Ore 21:00 – Conferenza internazionale dei lavoratori portuali: fuori la guerra dai porti.

Sabato 17 luglio
Ore 10:00 – Competizione internazionale e nuove schiavitù.
Ore 12:00 – Movimenti e organizzazione: lanciamo il cuore oltre l’ostacolo.


Traccia (english below):

Vent’anni dopo il G8 di Genova ci troviamo in un contesto sanitario di normalità malata. Paghiamo gli effetti delle scelte dei governi occidentali di non aver prevenuto la pandemia perché avevano distrutta la sanità pubblica e poi la stanno gestendo senza mettere in discussione il sistema economico e politico che esclude la protezione della popolazione. Le polizie e le forze armate sono state sempre più rafforzate e spinte a pratiche repressive persino contro le vittime del super sfruttamento dei rischi sanitari e ambientali che non hanno mai protezione. Il governo Draghi col sostegno di tutti i partiti e dei maggiori sindacati impone una gestione liberista che non promette nessun risanamento dei gravi problemi che affliggono la maggioranza della popolazione: precariato semi-nero, lavoro nero, neo-schiavitù, mortalità dovuta a incidenti sul lavoro, condizioni di vita a rischio di malattie dovute all’inquinamento di aria, acqua, alimenti e ambienti (è di questo che muoiono ogni anno oltre 647 mila persone a cui si sono aggiunti gli oltre 100 mila per la pandemia). Di fronte a questo massacro sociale e di vite non si pensa in nessun modo a stanziare dei fondi in settori strategici come la sanità territoriale (derubricata a sanità telematica) o alla regolamentazione del generalizzato e mafioso sistema degli appalti (nel pubblico come nel privato): piuttosto, vengono investiti 30 miliardi del PNRR in spese militari, dimostrando che cosa sia realmente strategico per questo governo e per la classe dominante di questo paese.

Come vent’anni fa i dominanti non hanno alcuna intenzione di ridurre i loro profitti e la loro ricchezza che aumentano sempre di più mentre aumenta la povertà e si aggravano le condizioni di lavoro e di vita della maggioranza della popolazione. Pur di mantenere questo obiettivo di continuo aumento della loro ricchezza e del loro potere -come suggerisce il Fondo monetario internazionale- sono pronti a usare ogni brutalità poliziesca e militare contro chi si rivolta contro questo dominio, l’accanimento giudiziario nei confronti dei militanti e persino contro le vittime delle grandi opere devastanti come il TAV, il TIP, il MUOS, il TAP e altri grandi cantieri sostenuti da tutti i partiti, massonerie e opus dei.

È ormai evidente che in tutti i paesi come in Italia il potere economico e politico punta a sfruttare la pandemia per aumentare il controllo sociale e politico e le forme dello sfruttamento, per erodere sempre più le possibilità e capacità di agire collettivo, cioè le lotte dei lavoratori e della popolazione per la propria protezione. Così come 20 anni fa, ancora una volta c’è un inasprimento della legislazione d’emergenza e degli strumenti per impedire la diffusione del conflitto sociale.

Questo è il primo punto di riflessione che vogliamo proporre alla discussione collettiva: come è cresciuto, anche da Genova 2001 in poi, il sistema del controllo e della riduzione delle libertà, come sono stati attaccati i movimenti e gli attivisti, e come questa restrizione delle libertà abbia corrisposto ad un accentramento delle decisioni e ad una progressiva riduzione degli spazi di agibilità e di espressione. L’Italia è uno dei paesi che più di altri ha fatto scuola sul tema della sospensione dei diritti democratici (si pensi alla legge contro il diritto di sciopero) e dove i meccanismi emergenziali sono poi diventati provvedimenti di gestione ordinaria e permanente dei rapporti sociali.

Questa riduzione delle libertà e dei margini di espressione del conflitto sociale ha trovato una pesante complicità nel mondo politico e sindacale, e poche sono state le voci del mondo della cultura e dell’arte che hanno saputo tenere viva la critica a questa forma di democrazia sempre più autoritaria. Legalità, sicurezza e decoro sono stati declinati come strumenti di controllo e repressione e sono serviti per rafforzare l’uso del codice penale e delle polizie nella gestione dei conflitti sociali. Anche nel mondo del lavoro si è imposta una cultura che ha annichilito il diritto del lavoro, producendo uno spostamento di gran parte della magistratura verso atteggiamenti sempre più contigui agli interessi delle imprese e dei poteri forti.

Invertire la tendenza in questo campo e combattere il soffocamento dei movimenti sociali è una priorità per chiunque voglia provare a cambiare il destino del nostro Paese. Quando dai lavoratori in lotta sale il grido “Tocca Uno Tocca Tutti” è a questo meccanismo repressivo che si fa riferimento e al riverbero che l’attacco ai lavoratori riproduce su tutta la società.Ma questa dinamica di rafforzamento del dominio non è un fenomeno solo italiano né è il prodotto di dinamiche che si possono spiegare sulla base di fattori esclusivamente interni. C’è una accresciuta competizione internazionale tra blocchi economici contrapposti che sta condizionando la scena mondiale e che influisce in modo sempre più pesante nella vita del nostro paese.

Quando a Genova 2001 contestavamo il G8 questa dinamica non si era ancora mostrata in modo chiaro. Oggi le regole ferree stabilite a Bruxelles si riflettono in modo rigido nella gestione di ogni paese aderente alla UE, fino alla pratica criminale di Frontex che agisce per far morire i migranti. Queste regole oggi spingono ad una forte accelerazione della competizione con altre aree del mondo, imponendo una pesante ristrutturazione del sistema economico e produttivo ed un insieme di riforme fortemente volute dagli organi di controllo della UE come quelle che passano col Piano di Rilancio e delle risorse europee “messe a disposizione per uscire dalla crisi dovuta alla pandemia”.

Questo è il secondo punto di riflessione che proponiamo alla discussione collettiva: il cambiamento del quadro internazionale, il clima da guerra ibrida sospinto dagli imperialismi occidentali e l’asservimento sempre crescente del cosiddetto stato di diritto agli interessi delle grandi speculazioni finanziarie. Prendere coscienza del quadro geopolitico nel quale è inserito il nostro Paese è indispensabile per comprendere la natura dei processi sociali ed economici e per decodificare i messaggi ingannevoli che stanno dietro la stessa gestione del processo di superamento della crisi sanitaria.

C’è infine un terzo tema che vogliamo proporre alla riflessione collettiva: gli strumenti di organizzazione che finora ci siamo dati, sul piano politico, sociale e sindacale sono adeguati ad affrontare la situazione? Vogliamo riflettere su come le trasformazioni della società ma anche eventi storici particolari, tra cui anche quello delle giornate di Genova 2001, abbiano contribuito a condizionare i processi di riorganizzazione soggettiva. L’agire per piccoli gruppi, il concentrarsi su specifici scopi o contesti locali, la difficoltà della pratica della dimensione generale costituiscono fattori di avanzamento o di arretramento? È possibile reggere l’urto di eventi epocali come quelli che stiamo vivendo senza alzare lo sguardo ed anche l’ambizione oltre il piano particolare?

Quella spinta al cambiamento generale che animò le vie e le piazze di Genova vent’anni fa e che spinse una generazione a reclamare con la lotta di strada il diritto ad un altro mondo non è stata sconfitta. Anzi, sono in tanti che in quei giorni non c’erano, perché non erano neanche nati o perché troppo piccoli, che si domandano come organizzarsi meglio, come imparare dagli errori, come capire quello che sembra troppo complicato. E che vogliono farlo nelle lotte.

A tutti/e costoro è rivolto il nostro invito a venire a discutere, a riflettere insieme, a pensare e ad agire collettivamente il cambiamento che verrà.

Con Carlo nel cuore.


Genova 2021, sailing in open sea / Reflections on the conflicts to save the world.

Twenty years after Genova’s G8 we are living in a health context of ill normality. We are paying the effects of the choices and decisions, taken by western governments, of not preventing the pandemic, having already destroyed the public healthcare and of not bringing into question the economic and political system that excludes the population’s protection. Police and armed forces have been strengthened and encouraged to pursue repressive practices even towards the victims of over exploitation and those mostly exposed to health and environmental risks. Draghi’s government, with the support of all parties and major unions has imposed the liberal management that does not bode well for any recovery of the serious problems that afflict the majority of the population: the precarity of semi-undeclared labour, black market labour, new forms of slavery, workplace deaths, high risk life conditions due to air, water, food and environmental pollution and contamination (over 647 thousand people die every year for these reasons, in addition to the over 100 thousand deaths caused by the pandemic). However faced with this social massacre, nothing has been said or done to allocate funds to strategic sectors such as local healthcare (which has been merely minimized to online healthcare) or to regulate the generally accepted mafia style of the contract procurement system (both in public and private sectors): instead, 30 billion euro of the Recovery Plan (PNRR) will be addressed to military spending, showing which sector really is strategic for this government and the leading class of this country.

Just like twenty years ago, the leading classes have no intention of reducing their ever-increasing profits and wealth while poverty spreads and the working and life conditions of the many get worse and worse. In order to maintain their aim of continuously increasing their wealth and power – as the International Monetary Fund suggests – they are ready to use police and military brutality against those who rise up against this domain and judicial harassment and aggressiveness is applied against the activists and also the victims of devastating big investing projects such as the TAV, TTIP, MUOS, TAP and all the major works wanted by the main parties, masonries and opus dei.

It has now become evident that in all countries like Italy the economic and political power aspires to take advantage of the pandemic to strengthen social and political control as well as the forms of exploitation, to limit as much as possible any possibility and capability of collective action, that is the workers’ and the people’s struggle for their protection.

Just like 20 years ago, again we see an exacerbation of emergency rule and of the instruments and methods used to stop and prevent social conflict.


This is the first point we would like to propose for collective discussion: how did the control system and freedom constrains increase after Genova 2001, how have movements and activists been attacked and how have these freedom restrictions been matched to a centralization of decisions and to a progressive reduction of the spaces of political access and expression? Italy is one the first countries that has led the way on the subject of suspending human rights (an example can be the law against the right to strike) and where the emergency rule mechanisms have become ordinary and permanent measures of social relation management.


This reduction of freedom and of the spaces for expressing conflict has vastly found the complicity of the political and union worlds, and not many voices from the cultural and arts scene have been able to keep alive the critique to these evermore authoritarian forms of democracy. Legality, security and decorum have been translated into forms of control and repression and have served the purpose of strengthening the use of the penal code and of the police forces in the management of social conflicts. Also, on the work places a culture that annihilates the work rights has been imposed, shifting the judiciary’s stances towards the interest of corporations and big centres of power.


Reversing this tendency and fighting against the suffocation of social movements are a priority for anyone who wants to change the destiny of this country. When the workers that struggle shout out “Tocca Uno Tocca Tutti” (“If you touch one, you touch us all”) it is these repressive mechanisms they are referring to, as well as the effect that attacking the workers has on the whole society.But this dynamic of rule reinforcement is not limited to Italy, nor can it be solely explained by means of internal factors. There is an increasing international competition amongst opposing economic blocks that is conditioning the world scene and is heavily influencing all aspects of life in this country.


When in 2001 in Genova we opposed against the G8 this dynamic was not yet so clear. Today, the strict rules set in Bruxelles are rigidly reflected in the management of both the countries that are part of the EU and its borders, with the criminal practice of Frontex, that is responsible for killing migrants. These regulations today accelerate the competition with other areas of the world, dictating a heavy restructuring of the economic and productive systems and a number of reforms strongly wanted by the EU’s control bodies, such as the Recovery Plan and the European resources “made available to exit the pandemic crisis”.This is the second point for discussion: the change in the international scene, the hybrid war climate encouraged by wester imperialisms and the growing submission of the constitutional law to the interests of financial speculation. To be conscious of the geopolitical framework in which our country is located it is necessary to understand the nature of social and economic processes undergoing and to decrypt the deceptive messages coming from the management of the process that should lead to an overcoming of the pandemic crisis.

Finally, there is a third subject that we would like to propose for collective discussion: are the instruments that we have used so far, on the political, social and union level, adequate enough to overcome this situation? We would like to think and discuss on how the transformations in society, but also particular historic events such as the G8 in Genova in 2001, have contributed to influencing the subjective re-organization. Acting through small groups, concentrating on specific objectives and local contexts, the difficulty in acting on a general dimension – are these factors to be considered of advance or retreat? Is it possible to resist the impact of historic events such as the one we are living now without looking up and raising our expectations and ambitions beyond the particulars?

That push for general change that animated the streets of Genova twenty years ago and that led a whole generation to reclaim with the struggle the right to a different world, has not been defeated. On the contrary, many that were not in Genova in 2001, because they were not born yet or because they were too young, today are asking themselves how to organize, how to learn from the past mistakes, how to understand what seems too complicated to grasp. And they want to do this through struggle.

We are inviting all of these to come and discuss, reflect, think and act together for the change that will come.

With Carlo in our hearts.