CONTRO LA CRISI ECOLOGICA SERVE UNA EXIT STRATEGY!

CONVEGNO NAZIONALE
Il capitalismo uccide il nostro futuro, crisi ecologica e lotte ambientaliste.
24 luglio ore 10 – Napoli, Zero81 laboratorio di mutuo soccorso

Relazioni di:
Francesco Piccioni – Capitale e Natura: un approccio marxista alla questione ambientale
Luciano Vasapollo – Devastazione imperialista e l’alternativa delle esperienze sudamericane
Andrea Genovese – La Cina e le sfide della “civiltà ecologica”
Angelo Baracca – Imperialismo e guerra: le ripercussioni ambientali dei conflitti

A seguire tavola rotonda tra i movimenti e le lotte ambientali del nostro paese con:
Giovani No Tav, Movimento NO TAP, No Pedemontana, Centro Internazionale Crocevia, Lavoratori ArcerolMittal – Ilva, Kosmos – Comitati Napoletani di difesa ambientale, Potere al Popolo, Comitato Giovani della Valle Galeria, Movimento No Muos, A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, e altri…


Ci siamo lasciati il Global Health Summit del 21-22 maggio alle spalle con una consapevolezza: l’emergenza in cui nell’ultimo anno e mezzo il Covid ci ha precipitati, con tutte le sue ripercussioni sanitarie e sociali, rappresenta un ulteriore assaggio del baratro ecologico verso cui ci dirigiamo. Un assaggio che, al contrario dei cambiamenti climatici degli ultimi decenni, è stato percepito anche dall’Occidente in tutta la sua capacità distruttiva.

Per questo, riteniamo importante partire dal dato materiale davanti a cui la pandemia ci pone: un sistema che ormai mostra esplicitamente la sua totale incompatibilità con il benessere dell’ambiente e dei popoli e che non è in grado di far fronte ai mostri che lui stesso genera. Infatti, è innegabile che la diffusione del virus Covid-19 abbia agito in un contesto già precedentemente “malato”, producendo una recrudescenza delle contraddizioni che covavano in seno alla società e agli equilibri mondiali.

Partendo dallo scenario internazionale di competizione globale, questo, da tempo, si configura come uno stallo tra i vari blocchi economici ed imperialisti in conflitto tra di loro senza però un’apparente possibilità di sbocco sotto forma di predominanza economica o militare. La diffusione della pandemia con la conseguente e pesantissima crisi economica che ha travolto tutto l’occidente capitalista ha rinvigorito lo scontro e fatto emergere, da una parte, la forza del quadrante economico asiatico, dall’altra, il declino del sistema statunitense e l’arretratezza del progetto dell’Unione Europea. Se la Cina è riuscita ad affrontare la crisi pandemica e ad affermarsi come fortissima potenza economica, gli Stati Uniti hanno avuto, invece, forti instabilità interne (da Capitol Hill, ai falliti golpe in Venezuela e Bolivia). Per quanto riguarda il nostro paese e l’Unione Europea, la pandemia ha mostrato il fallimento delle politiche di austerità e privatizzazione e, inoltre, la necessità impellente dell’interventismo statale e degli investimenti pubblici.

Tuttavia, non dobbiamo farci ingannare: l’intervento dello Stato nell’economia è sempre funzionale agli interessi delle imprese, infatti, gli ingenti fondi messi a disposizione dal governo e dall’Unione Europea per far fronte a questa crisi non vanno tanto nel welfare e nelle tutele per le fasce più povere, ma soprattutto a sostenere la ripresa delle grandi aziende private. Di conseguenza, la fuoriuscita dalla fase emergenziale della pandemia, che non è stata del tutto superata (il diffondersi della variante Delta paragonato alla lentezza con cui vengono diffusi i vaccini potrebbe far tornare alto il numero dei contagi), non significa un cambiamento totale dei limiti sistemici emersi. Le classi dirigenti occidentali stanno cercando di utilizzare questa profonda crisi per rilanciarsi all’interno della competizione globale e creare così nuovi margini di profitto.

Non si sta mettendo in discussione un intero sistema, dai pilastri ideologici dell’individualismo e della meritocrazia fino alla strutturale competizione su cui si fonda il mercato capitalistico, ma si sta andando verso una fase di ristrutturazione per rimettere in piedi l’economia. Una delle possibilità di rilancio è la cosiddetta economia “green” che non ha tanto l’obiettivo di aumentare la sostenibilità e il rispetto per i limiti naturali, ma piuttosto ha la funzione di rilanciare l’economia europea nella più forte competizione globale data dallo sviluppo della pandemia. Questo tentativo criminale con cui le classi dominanti scelgono di uscire dalla crisi attuale possiede un’enorme pericolosità: non si ha alcuna intenzione di modificare l’attuale modello di produzione ma di perpetuare un sistema che ha prodotto una crisi sanitaria ed ecologica senza precedenti.

Le parole di Fidel Castro alla Conferenza delle Nazioni Unite del 1992 a Rio de Janeiro con cui sottolineava l’enorme pericolo che corre tutta l’Umanità nel sistema capitalistico sono attuali più che mai. Da qui, l’urgenza di lottare contro i principali responsabili del tragico presente in cui viviamo.

L’ambito del G20 è la cornice che rappresenta queste dinamiche internazionali, misurando i nuovi rapporti di forza ed evidenziando la nuova forma delle filiere produttive mondiali. Per questo motivo pensiamo che non sarebbe attuale trattare questo summit rifacendosi a schemi di inizio secolo di cui la realtà ha dimostrato il superamento. Crediamo, piuttosto, che sia il caso di considerare la realtà nella complessità degli interessi talvolta confliggenti che in quella sede vengono rappresentati.
In particolare, una delle riunioni al margine del G20 di Roma ha come tema Ambiente, Clima ed Energia. Trattandosi di una riunione ministeriale, sarà presieduta dal Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e si terrà a Napoli i prossimi 22 e 23 luglio. In quest’occasione, crediamo sia fondamentale organizzare momenti di mobilitazione e ragionamento in cui costruire una proposta di radicale alternativa.


La chiave per leggere e portare avanti un’opposizione al sistema rappresentato dal G20 è la necessità dell’uscita dal paradigma capitalista che ha ormai mostrato tutto il suo portato regressivo per l’intera umanità. Nella piazza napoletana come nei momenti di confronto vogliamo sottolineare l’urgenza dell’exit strategy e dell’alternativa a questo modello di sviluppo insostenibile.
Rifiutiamo le false soluzioni di rinverdimento del sistema responsabile dell’agonia ambientale e sociale che questo consesso propone. Il G20 sarà presieduto da Cingolani, un ministro che riassume in sé tutto ciò che rigettiamo del paradigma dominante: è uno dei “tecnici” di punta di un governo insediatosi per volere dell’UE con la funzione di assicurarsi che il rilancio del “Sistema Italia” avvenga di concerto con gli interessi dei principali attori economici del Vecchio Continente; in quanto scienziato ex impiegato della Leonardo è l’emblema della bugia della neutralità della scienza e di come questa viene usata dai padroni per condurre una strenua lotta di classe dall’alto, servendosi della nuova burocrazia digitale e della nuova produzione basata su schemi e fonti di energia alternativi.

A quest’offensiva a tutto campo è impellente rispondere con un’azione organizzata supportata da un’analisi che sia anch’essa a 360 gradi e che tratti la contraddizione Capitale-Natura in un’ottica di classe: opponendoci innanzitutto all’idea che il conflitto sia “Uomo-Natura” e considerando invece l’Uomo come parte integrante dell’ambiente in cui vive. In questo modo, possiamo concepire l’intervento del capitale sulla natura e la sua messa a valore, al pari dell’organizzazione del lavoro, come un problema inerente ai rapporti di produzione; quindi, si legano la contraddizione Capitale-Natura a quella Capitale-Lavoro, riconoscendo che non è necessariamente lo sviluppo umano ad essere in conflitto con la natura, ma lo è nello specifico il capitalismo. Il nodo non è lo sviluppo delle forze produttive, ma il modello di produzione.

L’obiettivo, partendo da un approccio di questo tipo, è quello di acquisire una progettualità a medio-lungo termine, lavorare ad un’unità delle lotte ambientali e al loro indissolubile collegamento con le lotte sociali e difendersi dalle strumentalizzazioni. Troppe volte in questi anni abbiamo visto il nemico sfruttare in maniera opportunistica il tema, usandolo per aprire nuovi spazi di profitto e ponendosi alla testa di mobilitazioni per la giustizia ambientale al fine di attrarre consensi e depotenziarne la portata.

Partendo da questi presupposti, proponiamo di confrontarci sui temi che lo scenario attuale ci pone: considerare ad esempio come l’allocazione delle risorse energetiche e le ambizioni di sviluppo di ogni polo determinino delle dinamiche di scontro tra imperialismi con conseguenze disastrose per l’ambiente; in questo quadro, ci chiediamo quale sia il ruolo dei Paesi emergenti e come modelli di sviluppo differenti affrontino la questione ambientale, poi ci focalizziamo sul piano europeo per analizzare come all’interno della competizione la transizione verde sia funzionale al rafforzamento dell’Unione Europea come polo indipendente. È quindi fondamentale rispondere punto per punto ad un programma di transizione che porta con sé un’idea di società e di mondo che non è sostenibile e che non ci appartiene.

A questo scopo, immaginiamo una tavola rotonda che affronti i temi principali trattati nel PNRR come punto attualmente più avanzato del processo di integrazione europea dell’Italia, che passa anche per la riconversione energetica. In questo senso, i temi più caldi sono sicuramente i cantieri, l’industria, l’agricoltura e i rifiuti. Tutti ambiti in cui, oltre alle riflessioni storiche del movimento ambientalista su grandi opere, lotta per il controllo pubblico e sovranità alimentare, si aprono altri interrogativi: qual è il ruolo delle semplificazioni nella nuova idea di Stato che il governo porta avanti? Le soluzioni per la svolta “verde” dell’industria pesante quale impatto hanno davvero? Sostenibilità e PAC sono compatibili in agricoltura? L’economia circolare, da sola, basta oppure si configura come un potente strumento di riorganizzazione produttiva?
Non dimentichiamo infine problemi dirimenti sul piano della lotta ambientalista ed antimperialista ma che per la loro spinosità vengono esclusi dal dibattito mainstream, come ad esempio la questione militare e dei terreni occupati dalle basi.

Con questo spirito, il 22 luglio saremo in piazza, per le strade di Napoli ad opporci ai responsabili della crisi sanitaria, sociale ed ecologica che stiamo subendo. Saremo in piazza, in primis, contro il governo Draghi che punta a ricostruire un mondo post pandemico fondato su oppressione e sfruttamento che già stiamo vedendo dai cospicui fondi del Recovery Fund devoluti alle grandi imprese, fino allo sblocco dei licenziamenti.
Il 24 luglio dalle ore 10.00 a Napoli costruiamo il Convegno Nazionale: il capitalismo uccide il
nostro futuro. Crisi ecologica e lotte ambientaliste
al quale invitiamo tutti i movimenti, le realtà, i collettivi e gli intellettuali che sono nei conflitti ambientali o che hanno contribuito all’analisi sulla questione e che punti a consolidare i rapporti tra le lotte storiche, ampliarne le prospettive e creare nuovi terreni di rottura.

Come giovane generazione siamo i primi che dobbiamo opporci a questo sistema, opporci alla barbarie ambientale, sociale e culturale.
Il futuro che stanno uccidendo è il nostro.