GUERRA MEDIATICA A CUBA SOCIALISTA: UN ATTACCO CHE NASCE DALLA PAURA

Stiamo assistendo negli ultimi giorni, con un’accelerazione nelle ultime ore, a una vera e propria guerra mediatica nei confronti di Cuba e del modello che questa rappresenta con la sua rivoluzione, capace durante tutta la pandemia di esportare medici e di una nuova umanità di fronte a una crisi sanitaria e di civiltà. Un’operazione di attacco a livello mediatico che si è articolata in tre fasi principali, orchestrata dalle forze statunitensi:

  • Lancio dell’hastag “sosCuba” dall’Europa tramite l’utilizzo di bot.
  • Diffusione di questo tramite la partecipazione di artisti (con particolare attenzione al ruolo di Yotuel)
  • Diffusione di notizie e immagini delle manifestazioni tenutesi a Cuba

Campagna mediatica è iniziata su Twitter tramite l’utilizzo del l’hastag “sosCuba”, lanciato dall’Europa, e la propagazione di quest’ultimo tramite l’utilizzo di account bot e di algoritmi, per denunciare la “disastrosa” situazione sanitaria dell’isola. Campagna che ha visto come uno dei più attivi artefici Agustín Antonelli, attivista di destra che ha già partecipato a numerose campagne di attacco mediatico in America Latina verso i movimenti rivoluzionari. Tramite il “retweet” automatico, come ha analizzato l’analista spagnolo Julián Macías Tovar, si è arrivati a citare artisti influenti, che a loro volta hanno riportato in blocco la necessità di un corridoio umanitario per l’emergenza cubana, arrivando a diffondere questa lettura utile agli USA in tutto il mondo.

Si parla di un’emergenza che si profila molto ridotta se confrontata con la gestione pandemica degli Stati Uniti e della stessa Spagna, sia per numero di contagi che di morti, per i quali certo non si sono richieste queste misure. Un’emergenza che nella realtà è direttamente collegata ad anni di bloqueo imposto dail’imperialismo statunitense, pur condannato dalla maggior parte dei paesi a livello internazionale. Chiaramente lo stesso tipo di attenzione mediatica non viene affatto posta su tutti quei paesi che vivono condizioni di povertà e salute estreme, vessate dal brutale imperialismo Usa, e in cui ogni protesta realmente popolare viene soppressa violentemente, come sta accadendo in questi mesi in Colombia; lo stesso si può dire per il silenzio sulla repressione e i conseguenti morti durante le proteste in Sud-Africa. L’interesse degli USA e del mondo Occidentale per le condizioni di vita dei popoli si mostra un’altra volta del tutto strumentale. Questo attacco non scaturisce sicuramente quindi dal “buon cuore a stelle e a strisce”, ma da tutt’altri interessi nell’aggredire una spina nel fianco pericolosa come Cuba.

Le stesse manifestazioni che hanno avuto luogo a Cuba sono state marginali e spinte da quegli stessi gruppi antirivoluzionari al soldo degli Stati Uniti, riuscendo ad avere una risonanza mediatica globale grazie alla rete precedentemente creata sui social con la partecipazione di artisti. La stessa canzone utilizzata dagli anticastristi “Patria y Vida” fa parte di quella stessa “operazione Yotuel” che vede nella figura di questo artista un baluardo nei movimenti antirivoluzionari e che è utilizzato dagli stessi Stati Uniti e dalla Destra Europea per attaccare a livello di narrazione il modello cubano.

Se analizziamo un attimo il personaggio e ne vediamo le interviste, non solo ci rendiamo conto che è un appartenente alla destra reazionaria, che ha vissuto 25 anni in Spagna, paese di cui osanna la libertà di espressione quando il caso di Pablo Hasèl ci dimostra tutt’altro, ma che tiene conferenze private con la destra europea, per poi smuovere in chiave anticubana quei temi, dai diritti civili alla povertà, tanto cari alla sinistra nostrana, su cui gli stessi coautori della canzone non si trovano sulla stessa linea di Yotuel.

Da artisti, a opinionisti, a politici agli stessi influencer che si stanno esprimendo in queste ore, sempre utilizzando l’hashtag “sosCuba”, non viene minimamente tenuto in considerazione il ruolo del bloqueo nell’economia cubana, che invalida pesantemente il Paese da anni, accentuandone i momenti di difficoltà, e il vero responsabile non è certamente il governo cubano, ma la morsa barbarica statunitense.

Viene portata avanti una narrazione falsata, che rispetto all’amministrazione di Trump vede con Biden far perno sui temi tanto cari alla sinistra, distorti dai burattini del mondo dello spettacolo e della politica, per un attacco che si configura prevalentemente sul tema mediatico e non per questo è da sottovalutare. In molti infatti gli influencer nostrani che hanno diffuso l’hashtag, appoggiando le manifestazioni dei pochi anticastristi a livello italiano, portando avanti una visione che non solo si dimostra cieca, ma anche incapace di individuare i veri responsabili della situazione, utile solo a rafforzare la zoppicante egemonia Usa e il loro attacco: da Imen Jane, che pochi giorni fa si era schierata dalla parte dei padroni, attaccando una cameriera e che ha riconfermato l’essere un prodotto perfetto di un modello malato, a Khabi, sussunto da un Occidente oppressore, venduto come patria delle libertà individuali, quando basta osservare i dati della pandemia per farci un’idea ben diversa.
  
L’attacco mediatico a Cuba necessita di una risposta immediata, portando avanti controinformazione, smontando pezzo dopo pezzo la narrazione antirivoluzionaria e filostatunitense, diffondendo materiale e quale è la vera realtà di Cuba socialista, come faremo a Torino questa domenica riprendendoci il murales per la brigata medica Henry Reeve, e portando solidarietà nelle strade e nelle piazze e presidiando dagli spauriti gruppi di anticastristi consolati, ambasciate e ogni altro luogo che potrebbero attaccare, come è successo in questi giorni a Roma e Milano.
 
Sappiamo quali sono i veri nemici e i veri responsabili, e che un attacco simile si profila nel momento in cui l’egemonia USA vacilla, intaccata dalla pandemia, che non può permettersi certo l’esistenza di un modello vincente come quello Cubano.
 
Sappiamo che schierarci al fianco della Cuba socialista vuol dire schierarsi al fianco di una sanità, di un’istruzione e di una scienza che non siano piegate al profitto, al fianco di un modello che a differenza di quello statunitense non ha perso, e che ancora fa tremare.
 
Sosterremo Cuba socialista con la lotta e la solidarietà, e vinceremo.