CAMBIARE L’UNIVERSITÀ, CONQUISTARE UN FUTURO: DALL’ASSEMBLEA NAZIONALE UNIVERSITARIA, RILANCIARE LE MOBILITAZIONI IN PRIMAVERA!

Ecco alcuni scatti degli importantissimi due giorni nazionali che si sono tenuti in questo fine settimana a Roma: il sabato con il convegno “Quale università, quale ricerca, quale sapere, per quale società?” che si è tenuto in Sapienza, mentre la domenica con l’assemblea nazionale che si è tenuta presso l’Intifada.
Due anni fa, durante la prima assemblea nazionale universitaria di Cambiare Rotta, avevamo colto una sfida: lavorare, come organizzazione giovanile comunista, alla costruzione di un intervento di massa nelle università del paese. La crisi degli imperialismi storici, le cui contraddizioni già erano evidenti un paio di anni fa, specialmente con le vicende legate al conflitto ucraino, oggi raggiunge livelli inediti: il genocidio in Palestina, l’allargamento del conflitto in Medioriente, la crisi politica della NATO e la crisi dell’UE che, oggi, vede come ipotesi unicamente quella della spinta bellicista, con il piano di riarmo da 800 miliardi. In questo quadro, il ruolo strategico dell’università, come istituzione perfettamente integrata nei processi produttivi europei, si scontra con la retorica che invece le viene cucita addosso: lungi dall’essere un contesto illuminato ed estraneo alle contraddizioni della realtà, dove queste possono essere ripensate, l’università è invece uno degli ingranaggi di riproduzione materiale e ideologica dell’imperialismo e delle sue contraddizioni materiali, sociali e culturali. Date queste premesse, che condannano le ipotesi degli storici sindacati studenteschi concertativi, e invece aprono spazi politici a chi punta a costruire una soggettività organizzata indipendente e conflittuale, ci siamo assunti questa sfida e in questi anni abbiamo lavorato in questo senso. La crescita che abbiamo registrato in questa due giorni, tanto a livello quantitativo quanto a livello qualitativo, testimonia il radicamento che stiamo acquisendo negli atenei del paese, ci dimostra la validità del metodo di lavoro assunto e che la strada che abbiamo deciso di intraprendere, oggi più che mai di fronte all’accelerazione delle contraddizioni, è quella giusta su cui proseguire.
Il convegno, che ha visto diversi soggetti discutere sulla base di un’analisi da noi proposta, che inquadra i recenti attacchi all’università non tanto come i soli tentativi di ridimensionamento del settore, bensì come passaggi di un processo generale per la riconfigurazione del rapporto tra università e società, tra sapere e potere, ha rappresentato un momento imprescindibile per approfondire l’analisi e dotarci dei giusti strumenti per passare al contrattacco: la teoria senza prassi, infatti, è mero esercizio di stile. Alcuni contributi, in particolare, hanno portato degli stimoli molto interessanti alla discussione e, per questo, ci metteremo al lavoro per rendere pubblici gli atti di questo convegno e dare continuità al dibattito che ha dimostrato un interesse molto diffuso.
L’assemblea del giorno seguente, estremamente legata al convegno, aveva proprio la funzione di elaborare e affinare la nostra proposta politica e gli strumenti per dargli vita negli atenei. I tavoli di lavoro della mattina, che si sono concentrati su quei terreni di lotta che in questi anni ci hanno visti dare battaglia nel paese, hanno avuto un ottimo livello di partecipazione e di discussione: elemento, questo, che restituisce l’immagine di un’organizzazione attiva e dinamica che ogni giorno si sporca le mani con la realtà. È stata ribadita la centralità della lotta per il diritto allo studio come terreno attraverso il quale accrescere il rapporto di massa nelle università; si è discusso della condizione femminile nelle università, segnata da maggiori difficoltà economiche e peggiori sbocchi occupazionali, le quali sono alla base della ricattabilità sulla quale sorgono gli episodi di abusi e molestie; abbiamo ragionato su come continuare a costruire organizzazione e mobilitazione in università nonostante la chiusura degli spazi di agibilità politica e democratica; abbiamo approfondito la questione della Terza Missione e indagato come questa possa essere il punto di ricaduta delle contraddizioni politiche generali vista la fase nella quale ci troviamo. I tavoli di lavoro sono stati un’ottima occasione per andare a definire le parole d’ordine e i temi su cui investire negli appuntamenti che ci aspettano nella primavera.
La plenaria conclusiva, infine, ha visto, oltre ai contributi delle realtà universitarie del Collettivo Autorganizzato Universitario e di LINK, degli studenti medi di OSA e dell’USB settore università, anche i saluti di alcuni soggetti sociali e politici con i quali condividiamo prospettive e percorsi di mobilitazione come il Movimento per il Diritto all’Abitare e la Rete Antisionista per la Palestina, e l’intervento della Rete dei Comunisti che ha evidenziato il ruolo, le sfide e i compiti dell’organizzazione giovanile all’interno di un progetto politico complessivo di trasformazione sociale che l’Organizzazione tutta vuole costruire, passando per il coinvolgimento dell’intervento studentesco nella mobilitazione generale rilanciata per questa primavera.Il convegno e l’assemblea nazionale ci hanno permesso di costruire, con tutto il corpo dell’organizzazione, gli attivisti, i militanti e i simpatizzanti, le parole d’ordine e i ragionamenti politici che ci accompagneranno nei prossimi passaggi.
ALLARME ROSSO: 4 APRILE SCIOPERO NAZIONALE Il primo appuntamento sarà quello dello sciopero studentesco che abbiamo deciso di costruire insieme agli studenti dell’OSA, lanciando l’allarme rosso su scuola e università e al quale l’USB ha deciso di partecipare proclamando lo sciopero del comparto scuola e università. La data, quindi, sarà un momento importante per portare nelle piazze l’opposizione più consapevole di questo paese alle politiche che la nostra classe dirigente sta portando avanti sul mondo della formazione. Come universitari, in particolare, in un contesto che vede alcuni settori muoversi rispetto alle misure della Bernini, ci impegneremo a svuotare le università del paese contro i tagli, la guerra e la riforma Bernini in arrivo, di cui già conosciamo alcuni aspetti, quale quello del preruolo.
14-15 MAGGIO: ELEZIONI CNSU
Mentre stiamo ultimando le ultime questioni burocratiche, la due giorni nazionale è stata un’occasione importante per ragionare il percorso verso le elezioni del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari e dichiarare ufficialmente il lancio della sfida su tutto il territorio da nazionale. In questi anni abbiamo ragionato a lungo sulla rappresentanza universitaria, convinti della possibilità di lavorare alla costruzione di una rappresentanza alternativa, che potesse rompere con il paradigma della concertazione di chi l’ha detenuta negli ultimi decenni. Le valutazioni positive che abbiamo tratto e i risultati elettorali che abbiamo ottenuto in diversi appuntamenti locali ci confermano che anche questo è un terreno di lotta da occupare. Metteremo in campo una campagna elettorale combattiva che dia ragione al lavoro e ai percorsi di lotta e vertenza che ogni giorno svolgiamo all’interno delle nostre università, rispondendo alle reali esigenza di un settore giovanile per il quale le uniche prospettive future sembrano essere guerra, precarietà, sfruttamento e crisi ambientale. Negli anni abbiamo dato filo da torcere a i rettori di tutto il paese: è giunto il momento di arrivare fino alla somara Bernini e a tutta la classe politica che negli anni ha distrutto il nostro futuro!
GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE
La manifestazione del 15 marzo a piazza Barberini contro l’appello di Michele Serra per un’Unione Europea forte e unita, che ha visto una nostra significativa partecipazione, ha rappresentato un segnale importante in questo paese contro una classe politica tutta che, da sinistra a destra, in questi anni si è piegata ai diktat dell’UE, dapprima con austerità e politiche lacrime e sangue e oggi trascinandoci in guerra! I segnali arrivati da quella piazza, contro la guerra, contro l’Unione Europea, che è il nemico in casa nostra, e contro l’economia di guerra, ci impongono a rilanciare la mobilitazione e, per questo, siamo al lavoro con altri soggetti politici e sociali per dare vita a una grande manifestazione nazionale alla fine della primavera, la quale sarà per noi occasione di generalizzare i percorsi di mobilitazione specifici sull’università per portare un attacco complessivo a tutta la nostra classe politica e l’Unione Europea!
Non resta, quindi, che, forti dell’entusiasmo di questi giorni, proseguire con determinazione in una primavera di lotte contro la Ministra Bernini, il Governo Meloni e l’Unione Europea, riportando questa spinta positiva in ogni ateneo e puntando all’allargamento di questa proposta alternativa a sempre più atenei del paese, rompendo il clima di passività istituito negli anni e rilanciando le lotte per CAMBIARE L’UNIVERSITÀ E CONQUISTARE UN FUTURO!









