ROMA: BASTA RIMPALLI DI RESPONSABILITÀ, GLI STUDENTI VOGLIONO RISPOSTE!

Negli ultimi giorni, a partire dal progetto della Città dei giovani previsto per la “riqualificazione” degli ex Mercati Generali di Ostiense, e sulla scia della vicenda milanese, si è riaperto il dibattito sul modello di città a cui si stanno ispirando le politiche sociali e urbanistiche di questa giunta. Come negli scorsi anni con le tende contro il caroaffitti in tanti atenei d’Italia, è stata anche stavolta la mobilitazione a riportare l’attenzione sulla gravità del tema, con un sit-in convocato al Campidoglio per rappresentare l’opposizione rispetto alla delibera discussa in assemblea capitolina sul maxi studentato privato incluso nel progetto di Ostiense – e non solo.

VELOCCIA RISPONDE AGLI STUDENTI…

L’assessore all’urbanistica del Comune di Roma ha risposto sui social cercando di liberare l’attuale giunta dalle sue responsabilità. Il lungo post ammette che lo studentato “non è il fine pubblico”, anzi è un’opera priva di interesse pubblico, giustificata perché garantirà (grazie al costo altissimo delle stanze) l’afflusso di denaro per finanziare altri spazi, riaprendo così i mercati al pubblico… Niente di nuovo sul fronte dell’abitare studentesco! Abbiamo visto la stessa operazione con il Social Hub di San Lorenzo: una spruzzata di “sociale” ad un Hotel futuristico, per studenti ricchi, turisti e manager di passaggio nella Capitale.

Incolpando della svendita dell’area le amministrazioni precedenti (a dire il vero, i Mercati li svendette il centrosinistra sotto l’allora sindaco Veltroni) e presentando come unica alternativa quella dell’investimento privato, Veloccia fa apparire come un intervento salvifico quello del fondo immobiliare multinazionale USA Hines. Pur volendo riconoscere come fatto compiuto la concessione ai privati, dopo più di 20 anni in cui questi non hanno rispettato l’impegno di “riqualificare” l’area sarebbe stato naturale rimettere in discussione l’utilità della loro presenza.

Per concludere, Veloccia scarica la colpa sulla destra che amministra Regione e DiSCo Lazio, autorità competenti su studentati e borse di studio. Mani legate, rimpallo di responsabilità, mancanza di fondi, esaltazione dei privati: è il vecchio copione utilizzato per non rispondere agli studenti che lottano per il diritto allo studio e del diritto alla casa!

… E DISCO LAZIO A VELOCCIA

Altrettanto preoccupante è ciò che risponde DiSCo Lazio, ente regionale per il diritto allo studio, all’accusa. Il presidente Simone Foglio è costretto a confessare che di nuovi studentati pubblici in costruzione ce n’è solo uno, quello di Pietralata. Lo sapevamo già, e nella discussione che pochi mesi fa abbiamo avuto in Regione con l’assessore alle politiche abitative e con Foglio era già emerso che di investimenti non se ne sarebbero fatti.

Foglio tenta di recuperare vantandosi di aver raggiunto un record di investimenti per le borse di studio, mentre fuori dalle mura degli uffici DiSCo (e comunali) ricomincia la disperata corsa che ogni anno è costretto a fare chi sa che nel Lazio ci sono solo 3mila posti in studentati pubblici a fronte degli oltre 70mila studenti fuorisede nella sola città di Roma. Nascosto agli occhi dell’amministrazione comunale e regionale, ma molto tangibile per chi ne paga il prezzo, si staglia un mercato degli affitti in costante rincaro (canone medio a Roma €575 per una stanza) e il privato, tra B&B e grandi strutture, la fa da padrone in tutta la città. Come ogni anno a settembre il premio della caccia al tesoro sono affitti altissimi, in nero, stanze piccole in appartamenti lontanissimi dall’università.

LE CONDIZIONI DELL’ABITARE STUDENTESCO

I pochi alloggi pubblici si trovano in strutture fatiscenti, come denunciato su social e giornali. Soffitti che crollano, scarafaggi, bagni inagibili: strutture per studenti di serie B, per di più ricattati da un regolamento che punisce chi si organizza per richiedere condizioni dignitose. Il regolamento di DiSCo prevede infatti “norme di comportamento” restrittive e che gli alloggi chiudano durante l’estate fino alla fine di settembre, per liberarsi di eventuali studenti indesiderati e non riammetterli l’anno successivo. Chi non ha alternative, e non può trovarsi un’altra casa per oltre due mesi dell’anno, viene espulso, come sarebbe accaduto ad alcuni studenti se anche quest’anno non ci fossimo mobilitati per trovare soluzioni alternative.

Proprio durante la chiusura nel periodo estivo DiSCo si appoggia a strutture private per sistemare i pochi studenti che rispondono ai restrittivi requisiti previsti per non essere lasciati per strada, finanziando ulteriormente i grandi gruppi dell’housing universitario come Campus X che hanno potuto accedere ai bandi della legge 338/2000. È la famosa e ingannevole formula “partnership pubblico-privato”, che ha animato anche il PNRR e le politiche abitative comunali all’insegna dell’housing sociale. Unico risultato? L’apertura ai privati di un’autostrada per il mercato degli alloggi universitari e dell’edilizia convenzionata.

Social Hub, ex Mercati, ma anche Città della gioia all’ex Fiera di Roma ed in ultimo la Green City di Tor Vergata, accanto all’università, nell’area che ha da poco ospitato il Giubileo dei Giovani: gli interventi programmati andranno tutti nella direzione opposta a quello che servirebbe a chi abita la città.

UN ALTRO MODELLO POSSIBILE

ùA Roma però uno spazio alternativo si vede ancora. Le lotte dei movimenti per il diritto all’abitare hanno imposto passi avanti nel campo del diritto alla casa e delineato un altro modello possibile per le politiche abitative in città. Il Piano Casa che è stato messo in campo sulla base delle proposte e delle mobilitazioni di queste realtà con al fianco gli studenti, la recente vittoria riportatata da Asia USB con l’acquisizione da parte del Comune di 600 alloggi di proprietà degli enti previdenziali che ha salvato dalla strada migliaia di inquilini morosi, sono indicazioni importanti da seguire. Si possono garantire case popolari senza cementificare; sono tanti gli immobili abbandonati, le palazzine sfitte; tanti gli alloggi di enti che vorrebbero applicare prezzi di mercato: vanno recuperati al patrimonio pubblico ed utilizzati per rispondere alla crisi abitativa.

Allo stesso modo esistono occupazioni abitative che hanno saputo dare risposte al bisogno di casa di ampi settori della società abbandonati dalle istituzioni. Come sta accadendo a Metropoliz, devono essere regolarizzate e ristrutturate, e la criminalizzazione nei confronti del Movimento per il diritto all’abitare – aggravata a fine luglio da perquisizioni e apertura di indagini – deve finire. Sono già abbastanza gli attacchi delle tante testate giornalistiche di proprietà di grandi palazzinari e speculatori: chi ogni giorno si scontra con questi padroni del cemento, sottraendo spazi all’abbandono e agli appetiti dei gruppi immobiliari, non può essere criminalizzato perché rappresenta il bisogno sociale immediato dei tanti e tante senza casa e senza prospettive.

Nel dibattito sterile tra DiSCo e Comune, e ai tentativi reciproci di lavarsi le mani scaricando la responsabilità l’uno sull’altro, opponiamo le rivendicazioni più urgenti per decine di migliaia si studenti:

– Un piano di investimenti in studentati pubblici che renda l’università accessibile ai sempre più giovani che non possono permettersi una casa;

Riconversione degli studentati privati in residenze pubbliche: il diritto alla casa non è materia di speculazione;

Superamento dell’attuale bando per il diritto allo studio di DiSCo Lazio: NO ai criteri di merito per accedere a borse e studentati e mantenerli, no al ricatto e alla competizione; revisione del parametro ISEE; aggiornamento degli importi delle borse;

Basta speculazione sulla nostra pelle! Gli affitti privati hanno raggiunto cifre tali che nessuno può permettersi di vivere nella città in cui studia. Contro la liberalizzazione del mercato degli affitti la risposta non è il “canone concordato” o transitorio che tanti, anche a sinistra, continuano ad approvare, ma l’abolizione della legge 431/98 e il ripristino di quell’“equo canone” che consentiva di calmierare gli affitti e renderli sostenibili. Con Asia USB abbiamo elaborato una proposta di legge per un “canone sostenibile” che stabilisca costo dell’affitto anche in base alle condizioni degli inquilini, non superando una certa percentuale del reddito;

– Contro il rimpallo di responsabilità tra istituzioni, frutto avvelenato dei processi di regionalizzazione, tutti i livelli istituzionali devono farsi carico della crisi abitativa e del diritto allo studio. Come da tempo rivendichiamo, serve un tavolo congiunto con la partecipazione degli studenti e di tutte le amministrazioni competenti. Dagli affitti privati alle residenze pubbliche e convenzionate, su tutti i temi le istituzioni devono assumersi davanti agli studenti la responsabilità politica di dare risposte concrete e interventi reali.

Sappiamo di fare gola a chi ha grandi appetiti sull’abitare studentesco e ad una classe politica piegata a quegli interessi: ve lo ribadiamo, vi andremo di traverso!