PIATTAFORMA GIOVANILE VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 28 NOVEMBRE E LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 29 NOVEMBRE
IL GOVERNO MELONI CI TOGLIE IL FUTURO, SAREMO NOI LA VOSTRA OPPOSIZIONE!
Il documento programmatico di economia e finanza approvato dal consiglio dei ministri il 4 ottobre e la manovra finanziaria di fine anno hanno tracciato i contorni di quella che sarà una manovra economica lacrime e sangue sul piano delle spese sociali, la cui priorità è ancora una volta l’aumento delle spese nel settore militare, per rimanere rigidamente in linea con la volontà di riarmo europeo.
Si tratta infatti di una manovra perfettamente conforme al nuovo Patto di Stabilità dell’Unione Europea, che segna in modo evidente il passaggio ad un’economia di guerra: il documento prevede una spesa militare di 34 miliardi, con una ulteriore crescita rispetto al 2025 di 1,1 miliardo: Il governo dei “patrioti” procede quindi a tappe forzate a riarmarsi, rispondendo ai diktat di Unione Europea e Nato. Da un lato c’è il piano di riarmo europeo di 800 miliardi, che consente ai paesi membri di indebitarsi per finanziare le spese al di fuori dei vincoli di bilancio imposti dal patto di stabilità. Dall’altro lato c’è l’accordo raggiunto in sede Nato che rivede al rialzo gli obiettivi, dovendo gli Stati membri raggiungere il 5% per le spese per la difesa in rapporto al Pil. Questo significherebbe per l’Italia un aumento attorno ai 100 miliardi l’anno dedicati al comparto bellico per raggiungere l’obiettivo entro il 2035. Il tutto mentre le spese sociali, quelle per casa, salute, istruzione, lavoro rimangono all’interno della gabbia del patto di stabilità. Perciò ancora austerity per quanto riguarda il welfare, invece possibilità di aumento vertiginoso del debito per la spesa militare in ossequio ai diktat di Nato ed Unione Europea.
Il riarmo, con tutte le conseguenze che implica in termini di trasformazione del tessuto produttivo, di militarizzazione della società e di stretta repressiva, è lo strumento attraverso cui la classe dominante europea e la classe politica del nostro paese ha intenzione di fare leva per uscire da una crisi economica, politica, sociale ed ideologica sistemica, in cui la divaricazione tra tanti settori della società ed istituzioni è sempre più profonda. Nel nostro paese questa frattura si è espressa in maniera chiara nella radicalità delle oceaniche piazze di questo autunno; due scioperi generali, una manifestazione nazionale ed un’attivazione diffusa nelle città e nei luoghi della formazione, a sostegno della spedizione della global sumud flotilla, per interrompere il genocidio del popolo palestinese e per la rottura di ogni complicità del nostro governo e dell’Unione Europea con lo stato terrorista di Israele.
Non è affatto un caso che tra i protagonisti di quelle mobilitazioni, accanto alla classe operaia, ci fossero proprio le giovani generazioni, che subiscono una contraddizione sempre più grave tra le aspettative prodotte dalla narrazione dominante di un futuro pieno di possibilità e la realtà che ci troviamo a vivere, fatta di disoccupazione dilagante, precarietà lavorativa, bassi salari, divaricazione tra qualifica conseguita e mancanza di posti di lavoro corrispondenti al percorso di studi fatto ed ai titoli ottenuti, tagli continui a scuola ed università, impossibilità di accedere alla casa, sanità carente e sempre più costosa, un carovita generalizzato ed il collasso ambientale. I dati sono impietosi: l’Italia in Europa è tra i fanalini di coda per tasso di disoccupazione giovanile, precarietà lavorativa, età in cui si esce dalla casa familiare, tasso di natalità, numero di laureati.
Questi sono alcuni dei tasselli che ci restituiscono il quadro di una crisi di prospettive sempre più profonda. E sull’inasprimento di questa condizione ha pesato fortemente la regionalizzazione delle competenze, portata avanti dal centrosinistra con la riforma del titolo V e sempre agitata dall’attuale governo che insiste sulla via dell’autonomia differenziata: ha favorito il definanziamento dei servizi pubblici, i processi di privatizzazione attraverso le convenzioni che si tenta di abbellire sotto la formula della “partnership pubblico-privato”, i continui rimpalli di responsabilità tra istituzioni e aggravato le disuguaglianze territoriali. La sanità, come la questione abitativa ed il diritto allo studio sono ottimi esempi da questo punto di vista, tutti campi in cui il costante definanziamento pubblico si intreccia con il protagonismo del ruolo dei privati negando a milioni di giovani diritto alla casa, allo studio, un lavoro dignitoso, la possibilità di emancipazione. Uno dei prodotti di questo processo è quello dell’emigrazione giovanile forzata; il flusso in uscita è enorme e costante: il sud negli ultimi dieci anni ha perso oltre 500mila giovani che si sono forzatamente trasferiti tra Nord Italia ed Europa; nel solo 2024 oltre 150mila giovani sono andati via per studiare all’estero o per lavorare. È la “fuga di cervelli” e manodopera che ogni anno il paese subisce e che testimonia in maniera chiara la mancanza di prospettive per migliaia di giovani in questo paese.
Sono tutti elementi che svelano che tipo di operazione politica ed ideologica ci sia alla base della retorica del merito, che ha accompagnato le politiche degli ultimi trent’anni in tutti i settori e di cui questo governo è campione: riversare le responsabilità del fallimento di un sistema sulle spalle dei giovani, producendo divisione, isolamento, iper-competizione, una condizione di ricatto continuo, di passività e di dilagante disagio psicologico a cui l’unica risposta che si continua a dare è di carattere individuale, con il massiccio ricorso agli psicofarmaci che è aumentato esponenzialmente negli ultimi 10 anni.
La risposta a questa condizione sta invece nell’attivazione, nel conflitto, nella solidarietà e nell’organizzazione, per riconquistarci pezzo dopo pezzo i diritti che ci sono stati negati, per ricomporre un tessuto disgregato dall’atomizzazione e dalla depoliticizzazione che ci è stata imposta, per rendere di nuovo terreni abbandonati dalla lotta e dalla politica dei campi di battaglia, per ricomporre l’alleanza di classe tra giovani che in diversi settori vogliono costruire l’opposizione giovanile ad un governo che porta al riarmo, alla militarizzazione della società, per conquistarci un futuro! Il governo Meloni ci toglie il futuro portandoci alla guerra e noi saremo opposizione: per questo aderiamo allo sciopero generale del 28 svuotando posti di lavoro, scuole ed università e per questo saremo in piazza il 29 novembre per la manifestazione nazionale contro la finanziaria di guerra, contro il governo Meloni, per interrompere i rapporti con Israele e per la Palestina libera!
A seguire il nostro punto di vista e le rivendicazioni che caratterizzano la nostra adesione a queste due giornate su terreni su cui abbiamo costruito conflitto, organizzazione e proposte e su nuovi campi di battaglia verso ed oltre lo sciopero generale e la manifestazione nazionale:
ROMPERE CON ISRAELE, USCIRE DALLA NATO!
- Nessuna complicità con lo Stato terrorista di Israele, responsabile dell’occupazione in Palestina da oltre settant’anni, del genocidio a Gaza, dell’apartheid, dell’espansione degli insediamenti coloniali in Cisgiordania, dell’apertura di sempre nuovi fronti di guerra. Israele è un pericolo per il mondo, bisogna rompere immediatamente ogni rapporto!
- Uscire dalla Nato! Ma quale alleanza difensiva! È un’alleanza imperialista che ha la responsabilità di decine di aggressioni a Stati Sovrani e indipendenti, del massacro di milioni di persone, della continua minaccia ai popoli che si autodeterminano e costruiscono modelli alternativi di società, che impone il riarmo ed espone al rischio di entrata in guerra.
NO ALLA DISOCCUPAZIONE ED ALLA PRECARIETà! DIRITTO AD UN LAVORO DIGNITOSO!
I dati sul lavoro certificano in maniera evidente la crisi di prospettive che viviamo: il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è al 20%; circa 1,4 milioni di giovani (il 15 %) sono “NEET” cioè non studiano e non cercano lavoro, dato evidentemente da chiarire alla luce delle migliaia e migliaia di giovani che lavorano in nero; la precarietà è ormai la forma ordinaria che assume il rapporto di lavoro per i giovani: nella fascia 15/24 anni raggiunge l’80% ed oltre 1/3 degli under 35 lavorano con contratti a tempo determinato o stagionale con tantissimi giovani che richiedono la Naspi più di una volta all’anno; circa il 48% degli under 30 percepisce meno di 10 mila euro l’anno con una media mensile che si attesta sotto i 1000 euro, con salari da fame per quanto riguarda i tanti giovani assunti a termine attraverso tirocini ed apprendistato.
- Basta con tirocini, contratti a tempo determinato, lavoro a chiamata e part time involontari. La vostra flessibilità è il nostro sfruttamento!
- Basta salari da fame! Salario minimo e paga base di minimo 2000 euro al mese.
- Piano straordinario di assunzioni del pubblico. Sono troppi i giovani disoccupati e Neet in Italia, troppi i giovani che hanno un lavoro non all’altezza della qualifica raggiunta con anni e anni di studio e la pubblica amministrazione in tanti settori è gravemente sotto organico.
- Basta con il lavoro nero senza tutele, senza contributi e con salari da fame e senza sicurezza sul lavoro.
DIRITTO ALL’ABITARE GARANTITO E UNA VITA DIGNITOSA NELLE PERIFERIE!
Sulla questione abitativa giovanile si gioca una delle partite fondamentali per un futuro stabile e dignitoso. I dati dicono che l’accesso alla casa è diventato un bene di lusso ed un miraggio per molti giovani: i canoni medi degli affitti nelle grandi città non scendono sotto i 400 euro al mese arrivando a picchi di oltre 600 euro nelle principali città universitarie; manca l’edilizia residenziale pubblica che si attesta al 3,5% delle abitazioni totali; i giovani in media escono dalla casa familiare dopo i 30 anni, collocando l’Italia agli ultimi posti nella media europea. In assenza di politiche abitative pubbliche e con la liberalizzazione del mercato degli affitti, la casa è diventata ormai da anni terreno di speculazione di palazzinari e fondi immobiliari locali e multinazionali, portando all’espulsione dai quartieri di settori popolari, giovani e studenti.
- Abrogazione della 431/1998: dalla sua introduzione non esiste più l’equo canone e l’affitto, determinato dal mercato, ha raggiunto cifre incontrollabili. Anche gli strumenti previsti dalla 431/98, quali il canone concordato ed il canone transitorio si sono rivelati inutili e controproducenti: vantaggi ai proprietari e nessun abbassamento dei canoni per gli affittuari.
- Promuovere l’introduzione della legge sul canone sostenibile. Insieme al sindacato As.I.A. USB abbiamo costruito una proposta di legge che indica nuovi criteri oggettivi per determinare il canone d’affitto e stabilisce che in ogni caso non possa superare il 25% dell’ISEE o il 20% del reddito, con un ulteriore abbattimento della percentuale per giovani e studenti.
- Nuovo piano di edilizia residenziale pubblica
- Stop alla speculazione privata sul diritto alla casa!
NO ALLA SCUOLA GABBIA ED ALLA SCUOLA DI VALDITARA! PER UNA NUOVA SCUOLA PUBBLICA!
La scuola oggi cristallizza le disuguaglianze sociali, culturali e geografiche, e il percorso scolastico è incapace di invertire i destini di classe dei singoli studenti e di rappresentare uno strumento di emancipazione specie per coloro che provengono da un contesto sociale proletario. È la scuola come apparato ideologico di Stato che trasmette e riproduce l’ideologia dominante ed è la scuola gabbia non più ascensore sociale in cui gli studenti rivivono gli stessi meccanismi di selezione che si danno nella società attuale, che ha recepito il carattere ed il lessico aziendale imposto dall’Unione europea, in cui si educa allo sfruttamento come dimostrano le terribili vicende del PCTO (alternanza scuola-lavoro) e che non garantisce più alle nuove generazioni gli strumenti per comprendere e rielaborare la complessità del reale, per formare coscienza critica. È in questo processo di trasformazione della funzione della scuola pubblica che si inserisce la “scuola di Valditara” con caratteri esplicitamente punitivi e reazionari, che porta avanti una pesante operazione ideologica di suprematismo occidentale e risponde con repressione e censura a chi lotta e si organizza all’interno dei luoghi della formazione.
- NO ALLA RIFORMA VALDITARA: Ci opponiamo alla riforma dei tecnici e professionali. La sperimentazione quadriennale per gli istituti tecnici e professionali, l’aumento delle ore dei PCTO, il legame con la formazione superiore terziaria degli ITS, di fatto affiancano sempre di più l’istruzione al mondo del lavoro precario. La scuola pubblica italiana viene subordinata alle necessità del mercato nazionale ed europeo con una riforma che attacca la funzione emancipatrice dell’istruzione e cristallizza le differenze di classe presenti.
- ABOLIZIONE DELL’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO, REINTERNALIZZAZIONE DELLA FORMAZIONE AL LAVORO: Passano gli anni ma non ci dimentichiamo di Lorenzo, Giuseppe e Giuliano, uccisi dall’infame Alternanza scuola lavoro. Questo progetto barbaro è volto unicamente al profitto delle aziende private e serve ad abituarci a un futuro fatto di precarietà, competizione e sfruttamento. È urgente l’abolizione totale dei PCTO e serve una reinternalizzazione dei percorsi di formazione al lavoro, pubblica e di qualità, sia al di fuori delle logiche di profitto, fuori dalle mani delle aziende
NO ALLA RIFORMA BERNINI! PER UNA NUOVA UNIVERSITà!
L’università è radicalmente mutata negli ultimi anni, sotto la spinta dell’Unione Europea e dei governi di centrosinistra e centrodestra che ne sono stati gli interpreti, vivendo un processo di pesante élitarizzazione, con il progressivo smantellamento degli strumenti di diritto allo studio. Oggi l’Italia si colloca al penultimo posto per numero di laureati all’interno dell’Unione Europea, di competizione feroce, di precarizzazione della ricerca e di aziendalizzazione ed asservimento dell’alta formazione e della ricerca al sistema produttivo ed oggi sempre più integrata nel complesso militare europeo ed occidentale. Ed all’interno di questo percorso di mutamento di funzione dell’università si colloca la riforma Bernini che blinda questi processi attraverso il controllo del governo sugli atenei e sull’Anvur, che opera una stretta antidemocratica e repressiva mettendo gli organi di vertice dell’università sotto stretto controllo ministeriale.
- SOLDI ALL’UNIVERSITÀ NON ALLA GUERRA: Spendere in armi e in guerra significa tagliare sul nostro presente e mettere ipoteche sul nostro futuro, perché a venire tagliate saranno le spese sociali, a partire da quelle per la formazione pubblica. Sulla scia di decenni di austerità, la Ministra Bernini procede a tagliare altri 700 milioni in 3 anni all’università pubblica. Per questo chiediamo minimo 20miliardi per università e ricerca!
- Vogliamo un diritto allo studio realmente garantito: Decenni di tagli all’università pubblica e l’attuale economia di guerra hanno compromesso fortemente il diritto allo studio universitario. Studiare, infatti, è sempre più difficile: le tasse aumentano, le borse di studio sono insufficienti e non adeguatamente garantite, le residenze universitarie vengono date in gestione ai palazzinari, quelle pubbliche coprono una percentuale irrisoria della domanda, i servizi pubblici sono stati smantellati, il carovita e il caroaffitti sono alle stelle. Contro il processo di élitarizzazione dell’istruzione terziaria, perfettamente in linea con le esigenze produttive del nostro paese, esigiamo invece un diritto allo studio realmente garantito: incremento delle borse di studio, nuovi posti letto in studentati pubblici, introduzione dell’equo canone, mensa e trasporti gratuiti, annullamento dei criteri di merito
- No alla riforma della governance degli atenei, che blinda il processo di aziendalizzazione ed integrazione nelle filiere produttive e belliche che da troppi anni l’università subisce e restringe gli spazi di democrazia
- No alla riforma del preruolo! Stabilizzare i precari della ricerca!
- No alla riforma dei 60 cfu! Il futuro lavorativo di noi studenti è allarmante: con la precarizzazione del lavoro e il costo altissimo della vita le nostre prospettive sono buie. Dobbiamo lottare per conquistarci un futuro contro questo governo che continua a metterci sopra ipoteche.
INVESTIMENTI PUBBLICI IN ASSISTENZA SOCIALE ED ASILI NIDO
La mancanza di assistenza sociale, di asili nido e presidi territoriali pubblici costituiscono pesanti ostacoli per la possibilità di scegliere per le giovani coppie se avere figli: non è un caso che la media di età in cui si fa il primo figlio è una delle più alte d’Europa. In assenza di assistenza sociale ed asili nido le giovani coppie, per fare una famiglia, si trovano davanti all’alternativa di rinunciare o diminuire drasticamente il lavoro, che visto il carovita ed il basso livello salariale per la maggior parte della popolazione risulta impossibile ed in ogni caso significherebbe perpetuare quel meccanismo per cui il più delle volte le donne devono rinunciare alla loro indipendenza ed essere messe in condizioni di ricatto oppure non fare figli. È ridicola la retorica familista del governo, che vorrebbe negare la possibilità di scegliere, lasciando però invariate le condizioni in cui i giovani dovrebbero costruirsi un nucleo familiare.
NO ALLA REPRESSIONE DELLE LOTTE E ALLA LOGICA SECURITARIA ANTIDEGRADO
Per il Governo Meloni sono nemico pubblico i giovani, i lavoratori e chiunque si organizzi e manifesti il proprio dissenso, non è una novità: governi di centrodestra e di centrosinistra negli ultimi decenni hanno prodotto e riprodotto la narrazione per cui la marginalità sociale e le realtà politiche antagoniste sono un problema di sicurezza, se non addirittura di degrado, e per questo gestiti in termini di ordine pubblico. Lo viviamo sulla nostra pelle, dalle manganellate agli studenti in mobilitazione, agli sfratti e sgomberi violenti, alla “vendetta” del Governo Meloni nei confronti degli scioperi per la Palestina, fino ai presidi permanenti di forze dell’ordine nei quartieri popolari, la loro repressione non ci rappresenta!
NO AL DDL ANTI-MARANZA! BASTA OSTACOLI ALLA CITTADINANZA PER CHI NASCE, VIVE, STUDIA E LAVORA IN ITALIA
È il solito meccanismo di gestione delle contraddizioni sociali a colpi di restrizione dei diritti e repressione. Dietro la propaganda che fa leva sull’insicurezza si cela l’odio di classe, il razzismo ed il tentativo di divisione che caratterizzano tanti dei provvedimenti presi da questo governo. Ancora una stretta sulla cittadinanza per chi è nato, vive da anni, studia e lavora in questo paese, spesso sfruttato nei posti di lavoro come tanti giovani che subiscono precarietà, lavoro nero e bassi salari e non possono frequentare i luoghi della formazione per i costi troppo alti da sostenere. Basta restrizioni alla cittadinanza, i giovani delle seconde e terze generazioni non vogliono essere affrontati come una questione di ordine pubblico e non vogliono vivere sotto ricatto!
IL CAPITALISMO PORTA AL COLLASSO AMBIENTALE! SERVE UN’ALTERNATIVA DI SISTEMA!
L’impatto del collasso ambientale è sempre più evidente sulle nostre città e sui nostri territori; questo è il frutto di una logica del profitto che non rispetta i limiti posti dall’ambiente. La questione ambientale è stata al centro dei movimenti giovanili dell’ultimo decennio, che però rischiano di essere sussunti all’interno di un orizzonte politico compatibile con l’attuale modo di produzione se non si comprende il carattere strutturale della questione. Serve una società al servizio dell’uomo e della natura, serve un’alternativa di sistema!
Alla seconda giornata dell’assemblea nazionale di Cambiare Rotta ed OSA abbiamo rappresentato la necessità di giovani di vari settori sociali di rafforzare un blocco sociale e politico autonomo ed indipendente, costruendo l’alleanza di classe e dotandoci di una prospettiva di rottura. È quel blocchiamo tutto per un mondo nuovo a cui dobbiamo dare continuità verso e oltre la manifestazione nazionale del 29 novembre.
