ELEZIONI STUDENTESCHE BICOCCA 2025: ECCO IL NOSTRO PROGRAMMA DI LOTTA!
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DALLE MOBILITAZIONI…
Dopo anni in cui sembrava impossibile mettere in discussione il pessimo funzionamento delle università nel nostro paese, negli ultimi anni sono tanti gli studenti e le studentesse che hanno deciso di organizzarsi e denunciare il modello universitario e sociale in cui viviamo. Qui in Bicocca come Cambiare Rotta abbiamo sostenuto o contribuito direttamente a tante mobilitazioni, tra le più note sicuramente le mobilitazioni contro la guerra e il genocidio in Palestina, che hanno sollevato il grande problema del legame dell’università e della ricerca con l’industria bellica e l’apparato ideologico militare e quindi la natura sociale, e l’etica che il mondo della formazione dovrebbe avere. Oltre a questi eventi più conosciuti, sono tantissime le iniziative di dibattito e i percorsi di mobilitazione costruiti:contro la chiusura della mensa di u16 e il rincaro dei prezzi dei bar, iniziative di dibattito sulle responsabilità politica della scienza, sulla terribile riforma dei 60cfu che rende inaccessibile la professione d’insegnante, contro le molestie, i ricatti e gli abusi che sempre più studentesse ricevono, per nuovi meccanismi di partecipazione studentesca alle decisioni universitarie e contro la costante presenza di forze dell’ordine all’interno degli ambienti universitari. Come Cambiare Rotta stiamo costruendo, da anni, un’alternativa che risponda alle esigenze reali di tutti con una forte base di solidarietà e che tenga al centro l’organizzazione e il conflitto, perché senza di questi nessuna buona rappresentanza potrà ottenere dei risultati.
…ALLA RAPPRESENTANZA
Le mobilitazioni degli ultimi anni hanno fatto emergere altro: la mancanza di una rappresentanza universitaria che svolga realmente la sua funzione. Tra clientelismo e carrierismo, tra un badge per il curriculum o una poltrona calda in rettorato, purtroppo si è trasformato quello che doveva essere un meccanismo di partecipazione degli studenti in uno strumento utilizzato da pochi, a discapito degli altri. Certo, la Bicoccaa per prima ha incentivato questo processo svuotando la struttura democratica dell’ateneo, ma finora, nessuno ha avuto mai il coraggio di rompere questi ingranaggi, anzi, non solo in tanti ne hanno tratto un profitto individuale, ma tutti hanno tradito la loro funzione, anche quando in tantissimi già nel 2023 chiedevamo una presa di posizione dell’ateneo sul genocidio in Palestina e nessuno degli eletti ha rappresentato la richiesta di migliaia di studenti. Il risultato? Percentuali di votanti che raramente superano il 20%. Noi crediamo in una rappresentanza che sia megafono delle lotte e che miri ad aumentare la partecipazione di tutta la comunità studentesca alle attività e le decisioni dell’ateneo che riguardano direttamente il nostro futuro, in ogni corso di studi, dipartimento, facoltà, ma non solo in Bicocca! Come organizzazione nazionale crediamo nell’importanza di unire, invece che dividere, e avere una rappresentanza comune in ogni ateneo d’Italia che discute e si confronta continuamente, è una forza per tutti.
BLOCCHIAMO TUTTO A partire da settembre il nostro paese e anche le università hanno assistito ad una rottura degli argini della passività senza precedenti. Piazze di centinaia di migliaia di lavoratori e studenti uniti contro la complicità che lega il nostro paese al genocidio in Palestina. Scioperi, presidi, picchetti e blocchi, sono state decine le forme che ha preso la rinnovata attivazione solidale ed internazionalista nel nostro paese, e in questo contesto le università sono state protagoniste. Ad oggi non è più possibile parlare di università neutrale o apolitica, dopo due anni di intense mobilitazioni sappiamo che essa non è una torre d’avorio slegata dai processi sociali, ma anzi ne è un tassello fondamentale per la riproduzione materiale ed ideologica necessarie alle classi dirigenti. In questo contesto, essa sta venendo smantellata pezzo dopo pezzo, il colpo finale dato dalla una riforma universitaria, come sta facendo l’attuale Ministra dell’Università Bernini. Crediamo sia necessario uno stravolgimento del modello universitario per come lo conosciamo, mettendo al centro la natura sociale che università e ricerca dovrebbero avere: emancipazione, progresso sociale e sviluppo di un’alternativa alla realtà che viviamo attualmente. Frutto dei processi di aziendalizzazione e privatizzazione degli ultimi decenni, ad oggi l’università e la ricerca sono strumenti dedicati alla formazione di futuri lavoratori precari e sfruttati, all’innovazione tecnologica per aumentare i profitti dell’industria e dei privati e come laboratori ideologici in cui imporre un’unica visione di mondo. Lo si vede chiaramente dall’istituzione della Terza Missione delle università per cui “Bicocca è impegnata a promuovere e favorire l’applicazione, la valorizzazione, la divulgazione e il trasferimento delle conoscenze, dei saperi e delle tecnologie al di fuori delle proprie istituzioni. A tal fine interagisce con altri enti, con il tessuto produttivo e la società nelle sue varie forme e articolazioni” per cui alla fine il nostro ateneo collabora con fabbriche di armi come la Leonardo Spa, con aziende inquinanti come l’ENI o l’ENEL e organizza eventi con esponenti della NATO o dell’esercito.
PER CONQUISTARE UN FUTURO perché diversi eventi negli ultimi decenni hanno peggiorato drasticamente le condizioni economiche, politiche e sociali in cui viviamo: il lavoro precario e l’alto tasso di disoccupazione, l’impoverimento delle famiglie, lo scoppio di ulteriori guerre in tutto il mondo e il coinvolgimento dell’Italia, hanno fatto lievitare il costo della vita e degli studi rendendo il percorso formativo inaccessibile perché molto costoso e la laurea un titolo che non necessariamente significherà migliori condizioni lavorative. Nonostante questo, ancora continua la retorica – praticamente in ogni corso di studi – su quanto “se ci impegniamo”, “se ce lo meritiamo”, allora “ce la faremo” creando delle aspettative che poi puntualmente vengono smentite dalla realtà. La realtà di un Governo che eseguendo le politiche dell’Unione Europea, perfettamente in continuità con i governi tecnici e di centro sinistra, continua a tagliare sui fondi destinati al diritto allo studio, aumenta i livelli di precarietà nella ricerca e in tutti i settori lavorativi, è perfettamente sostenitore dell’invio di armi e della partecipazione militare nei conflitti, continua a produrre devastazione ambientale e vuole anche togliere qualsiasi possibilità di manifestazione di dissenso e visione alternativa. Di fronte alla crisi di prospettive, non c’è nessun futuro garantito, ma è tutto da conquistare: un futuro in cui le relazioni internazionali si basino sulla solidarietà tra popoli, non sulle guerre; in cui il sapere sia al servizio dell’emancipazione e del benessere dei popoli, e non del profitto delle multinazionali; in cui tutti e tutte abbiano accesso ad un lavoro dignitoso e ad un tetto sulla testa; in cui l’intero percorso di formazione sia gratuito, accessibile e percorribile per tutte e tutti.
