SOLDI ALLA SCUOLA NON ALLA GUERRA – Sceriffo Valditara, non ci arruoliamo!

PIATTAFORMA STUDENTESCA PER L’ORGANIZZAZIONE E LA LOTTA NELLE SCUOLE, CONTRO IL GOVERNO

Nessuno ne parla ma la scuola italiana versa in condizioni disastrose: crolli, mancanza di personale, allagamenti alle prime piogge e gelo, sfruttamento in Alternanza Scuola Lavoro e ora la piaga della guerra e dell’arruolamento delle giovani generazioni.

La situazione era già drammatica ma Valditara e Meloni sono riusciti addirittura a peggiorarla. Come?

Prima, con una svolta reazionaria. Il “ministro Sceriffo” ha invocato e ottenuto la repressione degli studenti che lottano nelle scuole e dato un indirizzo reazionario alla formazione. Era facile aspettarselo con un leghista al Mim e la recente messa ai domiciliari di 6 studenti torinesi, senza diritto a frequentare scuola, dà l’idea del limite che si è oltrepassato.

Poi, con i tagli alla formazione pubblica. Non tutti ancora lo sanno ma la nuova finanziaria leva soldi alla formazione e si prende gioco della scuola pubblica, elargendo bonus economici… per le paritarie!


La scuola di oggi non è più ascensore sociale, è una gabbia che immobilizza gli studenti e le studentesse nella loro condizione di partenza, cristallizzando le disuguaglianze. Funziona come un apparato ideologico di stato che deve far accettare agli studenti l’ideologia del capitalismo occidentale che, con i fascisti dentro al governo, assume tratti reazionari e barbari. E ora potrebbe diventare un centro di reclutamento, con corsi di orientamento per far arruolare nell’esercito i giovani, verso la reintroduzione della Leva Militare promessa da Crosetto.

Il genocidio in Palestina e gli attacchi contro il Venezuela lo confermano: il Governo e l’Occidente vogliono la guerra, a scapito della scuola. Noi lottiamo per una Nuova Scuola Pubblica per la pace e i Soldi alla Scuola e non alla guerra.

Chiamiamo tutti gli studenti e le studentesse d’Italia a organizzarsi e mobilitarsi contro i problemi delle proprie scuole e contro Valditara, a partire da poche ma importanti rivendicazioni di lotta:

1. Soldi alla scuola non alla guerra!
Mentre le nostre scuole cadono a pezzi, c’è una costante carenza di personale, una mancanza di spazi, laboratori e materiali, il governo Meloni cosa fa?
Decide, in linea con le indicazioni europee, di partecipare all’investimento di 800 miliardi nel piano RearmEurope. Inoltre, con l’ultima finanziaria aumentano i fondi destinati alle spese militari e diminuiscono quelli per l’istruzione pubblica. Non possiamo accettare lo smantellamento di servizi fondamentali come Istruzione e Sanità davanti ai nostri occhi, privilegiando l’investimento bellico e traghettando così tutta la nostra generazione verso un futuro di guerra a cui noi siamo disponibili. Noi studenti vogliamo che i soldi vengano investiti nella scuola e nei servizi, non nella guerra!

2.⁠ ⁠Giù le mani dal Venezuela! Palestina Libera! Studenti contro la guerra.
Siamo davanti a una fase storica che non permette ambiguità. Noi studenti sappiamo da che parte stare, come dimostrato nelle grandi mobilitazioni degli ultimi mesi, abbiamo svuotato le scuole e riempito le piazze contro il genocidio del popolo palestinese: siamo dalla parte dei popoli che resistono all’imperialismo, dalla parte del Venezuela, dalla parte del suo popolo e della sua legittima sovranità. Siamo con i palestinesi che resistono al genocidio sionista. Il nemico della Palestina e del popolo venezuelano è il nostro stesso nemico. L’imperialismo che prepara guerre dall’altra parte del mondo è lo stesso che qui aumenta le spese militari, che militarizza le scuole e che vuole reintrodurre la leva militare. Da Trump a Meloni, da Macron a Netanyahu, l’Occidente parla una sola lingua: quella della guerra, del dominio, dello sfruttamento dei popoli. Noi ne parliamo un’altra: la lingua dell’internazionalismo, della cooperazione, della lotta di classe.

3.⁠ ⁠NOI NON CI ARRUOLIAMO – NO ALLA LEVA MILITARE!
La proposta di reintroduzione della leva militare del Ministro della Difesa Crosetto è l’ennesimo step nella corsa alla guerra e al riarmo a cui il governo Meloni, in diretta continuità con l’establishment europeo, vuole condannarci.

Parlano di nemici esterni e necessità di riarmarsi, e quindi anche del ritorno della leva, per difendere l’Unione Europea, quando di fatto di minacce non ce ne sono! Dal Governo Meloni al centrosinistra tutti sono a favore del riarmo europeo, e vogliono abituarci alla guerra e a un costante clima di tensione, con l’obiettivo di legittimare l’escalation bellica e preparare il terreno a livello ideologico, logistico e militare a una possibile futura guerra del nostro paese. Non crediamo più alla favoletta dell’Occidente portatore di pace e democrazia in giro per il mondo dopo anni di guerre. Vogliamo un futuro dignitoso e non essere carne da cannone per gli interessi dell’imperialismo occidentale, come stanno dimostrando anche i nostri coetanei in Germania e Francia. Noi, come loro, diciamo NO ALLA LEVA MILITARE.

4. Abolizione dell’alternanza scuola-lavoro subito!
L’alternanza scuola-lavoro è un progetto infame che serve a produrre studenti pronti allo sfruttamento del mercato. Noi non dimentichiamo le morti di Lorenzo, Giuseppe e Giuliano, uccisi durante le ore di PCTO. Il 21 gennaio ricorre il quarto anniversario dall’omicidio di Lorenzo Parelli, il primo studente ucciso dall’alternanza scuola-lavoro. A prescindere da come ne cambiano il nome, l’alternanza scuola-lavoro deve essere abolita. La formazione al lavoro deve essere reinternalizzata nelle scuole potenziando i laboratori e garantendo i materiali gratuitamente agli studenti.
Se il ministro Valditara, dopo la morte di tre studenti e più di 600 infortuni denunciati fino al 2024 (dati INAIL), decide, con la riforma dei tecnici e professionali (4+2), di aumentare le ore di PCTO, noi siamo pronti a opporci.

5. No al revisionismo storico nelle scuole!
La scuola deve dare coscienza critica, ma oggi è un apparato ideologico che indottrina gli studenti con il revisionismo storico.
Contro questo, noi ringraziamo i comunisti che hanno liberato l’Europa. Il 27 gennaio, Giornata della Memoria, ringraziamo l’Armata Rossa, che ha liberato Auschwitz. Rifiutiamo ogni riscrittura ideologica della storia e le equiparazioni contenute nel DDL Gasparri, che mettono sullo stesso piano antisionismo e antisemitismo, criminalizzando il dissenso e la resistenza. Ci opponiamo al revisionismo fascista sulle foibe, volto a criminalizzare la Resistenza. Con i nuovi programmi 2026, Valditara mostra a tutti la propria idea di scuola eurocentrica. Noi continuiamo a lottare per una scuola libera e critica, contro revisionismo e propaganda reazionaria.

6. Educazione sessuo-affettiva pubblica, gratuita e per tutti!
Il sì della Camera al DDL Valditara è un nuovo pesante attacco attacco ai diritti di noi studenti e studentesse: l’educazione sesso-affettiva resa facoltativa è una mossa ipocrita che la esclude di fatto dalla maggioranza delle scuole, rafforzando disuguaglianze e svuotando la funzione emancipatoria della scuola. Rivendichiamo un’educazione sessuale pubblica, gratuita, laica e obbligatoria per tutte e tutti, fin dalle elementari e senza il veto delle famiglie, come diritto e strumento di consapevolezza contro un sistema di violenza e barbarie. Servono fondi per esperti in ogni classe, non per le armi: il governo è responsabile di una scelta che nega diritti.

7. No repressione nelle scuole – Senza conflitto non c’è democrazia
Il governo Meloni si vendica delle mobilitazioni di massa di settembre e ottobre.

Negli ultimi mesi assistiamo a una grave torsione repressiva contro studenti, studentesse e docenti che hanno animato scuole e piazze contro la guerra, il genocidio in Palestina e le politiche del governo Meloni: dalle misure cautelari che impediscono a sei studenti di Torino di tornare a scuola, alle ispezioni ministeriali, censure e annullamenti delle assemblee d’istituto, c’è un salto di qualità. Le direttive del Ministro Valditara servono a reprimere il dissenso e attaccano direttamente le migliaia di giovani che in massa hanno riempito le strade al fianco dei lavoratori scioperando, occupando le scuole e organizzandosi contro questo governo di fascisti dentro. Da destra a sinistra la volontà è chiara: accanirsi pesantemente contro chi critica Israele e il sionismo, dall’infame Ddl Gasparri, che equipara antisionismo ad antisemitismo, al Ddl Delrio proposto del PD che fa la stessa cosa, recentemente discusso in Parlamento.

In ogni scuola si deve poter parlare di Palestina, Venezuela e antimperialismo senza censura dei presidi manager. Rivendichiamo il ritiro immediato di tutte le misure repressive e difendiamo la scuola come spazio di conflitto, partecipazione e coscienza critica: senza conflitto non c’è democrazia.

8. BASTA EDILIZIA FATISCENTE E FREDDO NELLE SCUOLE
Anche quest’anno al rientro dalle vacanze ci ritroviamo in tutta Italia a studiare in condizioni indecenti, al freddo, in aule fatiscenti o allagate, con caldaie malfunzionanti, muffa, tetti che ci crollano in testa: i dati registrano il 90% di scuole in tutta Italia senza certificati di sicurezza e l’80% di studenti che hanno sofferto il freddo al rientro… Le situazioni estremamente precarie delle nostre scuole sono diverse, ma il colpevole è sempre uno: il Governo Meloni che continua a tagliare l’istruzione per aumentare la spesa bellica e che tramite il Ministro Valditara porta avanti un modello di scuola-gabbia, per cui le esigenze di noi studenti sono l’ultima delle priorità. Sono iniziati i primi scioperi in tutta Italia: vogliamo soldi per l’edilizia!

9. Traporti pubblici, sicuri e gratuiti per gli studenti:
I trasporti pubblici sono utilizzati da gran parte degli studenti del paese che ogni giorno li utilizzano per recarsi a scuola: bus e treni sono però insufficienti e sovraffollati nella maggior parte delle zone del paese, come dimostrano chiaramente le statistiche. L’aumento del costo degli abbonamenti e dei biglietti in rappresenta l’ennesimo attacco alle famiglie popolari. Vogliamo un trasporto pubblico, efficiente e gratuito per tutti gli studenti! Portiamo avanti l’esempio degli studenti di Potenza e diffondiamolo in tutte le scuole: grazie a uno sciopero hanno ottenuto l’importantissima vittoria della riduzione del prezzo dei biglietti del trasporto pubblico locale da un euro e cinquanta a soli cinquanta centesimi.