ROMA, SAPIENZA / CARCATERRA NUOVO RETTORE DELLA SAPIENZA: PERDE LA LINEA POLIMENI, ORA SERVE LOTTARE PER UNA NUOVA UNIVERSITÀ
È stato eletto il nuovo Rettore della Sapienza Antonio Carcaterra, dopo una chiamata al voto che ha visto esclusi gli studenti, tranne una piccola parte di rappresentanti.
In un contesto generale di definanziamento, privatizzazione e militarizzazione dell’università, il rettore eletto ha messo al centro del suo programma l’obiettivo strategico di far salire l’ateneo nei ranking, aumentare “l’attrattività” di Sapienza e accentuare l’autonomia universitaria come soluzione per ottenere più finanziamenti e sopperire a tagli e mancanza di fondi. Riteniamo che questa strategia non farà altro che cristalizzare il divario tra saperi di serie A e di serie B (e quindi tra facoltà all’interno di Sapienza), aprire ancora di più l’ateneo ai fondi ed all’influenza dei privati e quindi consegnare il peso e il ruolo della formazione alle esigenze del settore bellico.
Eravamo consapevoli che non ci sarebbero stati “Rettori amici”, e che nessuno dei candidati si sarebbe posto la necessità di un cambio di rotta rispetto all’attuale gestione del sistema universitario. Governare l’ateneo secondo gli stessi parametri che hanno smantellato la sua funzione pubblica e sociale, piegato ricerca e didattica alle esigenze del mercato e distrutto il diritto allo studio è una ricetta che non tiene conto della possibilità di un’alternativa che è quanto mai necessaria.
Il dato che emerge però da questa corsa elettorale è il ruolo che si sono ritagliati gli studenti: quando ci si organizza e ci si mobilita anche la componente che si vorrebbe in silenzio ed ai margini può incidere nel dibattito e assumere un ruolo da protagonista. È quello che abbiamo fatto organizzando assieme al Comitato docenti per la Palestina un inedito incontro pubblico con tutti i candidati rettore dopo anni di chiusure e verticismo, per poi lanciare il percorso delle ‘Urne aperte’ affermando che, se gli studenti non potevano votare il Rettore, allora avrebbero potuto votare le proposte per cambiare l’università e mettere al centro le reali esigenze.
Le proposte più votate esprimono al meglio quali sono le mancanze dell’università oggi: un piano di edilizia straordinario per nuove aule sufficientemente capienti, uno studentato pubblico a San Lorenzo, CAV funzionanti in ogni sede, visite mediche gratuite, il ritorno dei chioschi gialli, e la riscrittura del Codice Etico per una ricerca slegata dalla guerra.
Nulla di tutto questo appare all’interno del programma del nuovo rettore della Sapienza, come del resto non appariva in quello del suo sfidante.
C’è però qualcosa tra le promesse di Carcaterra che coglie la nostra attenzione specie in questi giorni: alla domanda di quale sarebbe stato il suo primo atto, il nuovo Rettore ha dichiarato che avrebbe incontrato gli studenti in occupazione a Lettere.
Siamo curiosi di vedere se e come verranno rispettate queste dichiarazioni, e se verrà mantenuta la promessa di aprire la governance alla trasparenza e al confronto con gli studenti e ricostruire la partecipazione della comunità accademica che è stata cancellata negli ultimi anni.
È la stessa vittoria di Carcaterra nel ballottaggio a darci però alcune indicazioni da cogliere: a vincere è stato il candidato della “mediazione”, ovvero colui che è stato in grado di raccogliere voti e consensi dagli altri (in particolare Faccini e D’Urso) e da aree diverse della comunità accademica. A perdere invece il candidato Fabio Lucidi, volto della continuità con il mandato Polimeni e di tutto ciò che ha rappresentato: gestione verticistica, blindatura degli organi, chiusura a ogni tipo di dialogo con studenti, lavoratori e docenti. La sconfitta di questa ipotesi non può che essere una notizia positiva per chi in questi 6 anni si è visto le porte chiuse in faccia e contestato questa governance.
Allo stesso tempo, sappiamo che questo dato da solo non basta: per concretizzare la prospettiva di una Rettore al servizio degli studenti l’ingrediente indispensabile è la lotta.
Ce lo dimostra il fatto che Carcaterra, contrario al boicottaggio accademico verso Israele ed espressione di un approccio privatistico, abbia avallato la creazione di un Osservatorio sull’utilizzo delle tecnologie Dual Use nella Facoltà di Ingegneria. Non si è trattato di un gesto illuminato, né di una presa di posizione coraggiosa, ma il frutto delle mobilitazioni che abbiamo portato avanti assieme a docenti e ricercatori. La vittoria di questo percorso, seppur limitata, segna una discontinuità con la chiusura della governance Polimeni che vogliamo cogliere, approfondire e rilanciare.
Non è un caso che, mentre veniva votato il Rettore, proprio l’occupazione di Lettere ha spinto una prima apertura verso le mobilitazioni che per anni sono state osteggiate e silenziate. Alzare la testa contro il costo della guerra e del carovita si dimostra la risposta necessaria ad affrontare i problemi del presente e far sentire la nostra voce: solo lottando si possono aprire nuovi spazi di partecipazione, conquistarsi un futuro e liberarsi da una vita che è diventata insostenibile tra affitti, benzina, materiale didattico, tasse e persino il caffè delle macchinette.
Se in questi 6 anni gli studenti hanno ottenuto delle vittorie è perché hanno saputo organizzarsi e mobilitarsi contro guerra e genocidio, per il diritto allo studio, per migliori condizioni vita, per un’università pubblica e accessibile dentro e fuori dagli organi. Sappiamo che questa è la strada da percorrere: ci trovere a lottare in università, nelle strade e nelle piazze, e dal 16 al 20 novembre nelle elezioni della rappresentanza studentesca.
NON BASTA CAMBIARE RETTORE, BISOGNA CAMBIARE SAPIENZA, CAMBIARE TUTTO, CAMBIARE ROTTA!

