Da Bologna a Napoli: i due volti del fascismo

Ieri a Napoli centinaia di antifascisti sono scesi in strada per manifestare chiaramente contro la presenza di un comizio di Casapound all’hotel Ramata.

Come sta succedendo ultimamente in tutto il paese, la repressione non si è fatta atrendere. Siamo passati dalla minnitiana repressione preventiva, fallita con il corteo di Macerata, alla repressione pura e semplice, durissima e violenta nelle piazze. A Napoli abbiamo visto ripetute cariche, molto violente, contro i manifestanti in diversi momenti durante la serata, feriti a dozzine e più di venti persone, tra cui alcuni minorenni, fermate e perquisite faccia al muro prima di essere portate in questura, la chiusura di un’intera strada con reti metalliche e idranti. Una città bloccata per permettere l’iniziativa dei fascisti.

Come già avevamo avuto modo di capire venerdì a Bologna, Minniti cerca la vendetta per come è andata nelle ultime settimane e a questo giro ne hannp fatto le spese gli antifascisti napoletani. Ne sono una conferma anche le parole del Questore di Napoli, che dopo aver giocato con immagini inquietanti facendo mettere gli antifascisti faccia al muro, ha poi definito “manigoldi” coloro che hanno provato a impedire il comizio del leader di Casapound.

Ora tutti i fermati sono liberi, ma il colpo di coda del più nero dei ministri di questo governo è un segnale che deve tenerci tutti molto attenti. Anziché preoccuparsi degli affari di gente come la famiglia De Luca, gli uomini di Renzi preferiscono dare seguito ai propri obiettivi elettorali dando la caccia a chi contesta seminatori di odio e violenza.

La capacità di resistenza delle compagne e dei compagni che non si sono fermati per tutta la sera è certamente la risposta migliore che per ora poteva essere data. Dobbiamo andare avanti, oltre, compatti nell’accostare alla pratica militante quotidiana una visione di classe che ricordi quanto i fascisti rappresentino da sempre uno degli strumenti preferiti dalle classi dominanti per difendere i privilegi nelle situazioni di crisi.

 

Nelle ultime settimane sono arrivati segnali forti da tutta Italia, sintomi di un sentimento antifascista che si sta ricompattando. Ora più che mai è fondamentale alimentare questo sentimento, dando forma in ogni territorio al rifiuto popolare contro chi specula sulle difficoltà delle persone cercando di seminare odio contro chi sta peggio. Un antifascismo che voglia essere coerente e soprattutto efficace non dovrà solo battersi per espellere i fascisti dai territori e dall’arena politica, ma dovrà denunciare le responsabilità delle classi dirigenti nella genesi della situazione attuale. Già a Macerata e a Piacenza una parte consistente della piazza ha ricordato che se i fascisti in questo paese hanno alzato la testa è perché le politiche antipopolari del PD hanno abbondantemente concimato il terreno. Avanti così.

Essere antifascisti oggi significa rifiutare la guerra tra poveri alimentata da destra e sinistra e individuare i veri nemici delle classi popolari.

Essere antifascisti oggi significa rifiutare la nuova strategia della tensione messa in campo da un governo made in UE, che legittima, sdogana e trova alleati nei fascisti.

Per questo ci scagliamo contro la retorica degli “opposti estremismi”.

Complici e solidali con i compagni arrestati in questi giorni e con tutti gli antifascisti napoletani.