Terroni d’Europa

 

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Marco Romito Il passaggio dalla media alla superiore: strategie di classe e orientamento scolastico nella riproduzione delle disuguaglianze sociali
Marta Fana Che fine ha fatto l’università?
Angelo d’Orsi Il silenzio degli atenei
Maurizio Matteuzzi Le riforme fino all’ANVUR: un disastro preannunciato
Francesco Sylos Labini Ricerca e sviluppo come snodo per l’innovazione produttiva in Europa
Lucia Pradella Europa. Competizione globale e lavoratori poveri
Marta Fana Dal Jobs Act ai voucher: le politiche sul lavoro volute dal PD. La verità oltre la mistificazione
Loris Caruso Le retoriche dell’economia della conoscenza
Mauro Casadio Migranti, lotte sociali e ricomposizione di classe
Coniare Rivolta L’ideale europeo di mobilità del lavoro è una guerra tra poveri su scala europea

Le economie degli stati del Sud Europa si sono configurate in termini di progressiva deindustrializzazione, flessibilità salariale e contrattuale e terziarizzazione, e i diritti e i salari dei lavoratori a tutte le latitudini sono caduti in picchiata, soprattutto in seguito alla crisi del 2008. Sono queste infatti le condizioni che garantiscono la precarietà esistenziale e lavorativa in cui le giovani generazioni sono costrette a vivere, e che nella maggioranza dei casi spingono i giovani del Mediterraneo ad emigrare verso il Nord Europa in cerca di un futuro migliore, con l’illusione che i porti d’arrivo possano assicurare una qualità di vita più dignitosa.

Giovani a Sud della crisi // Collision Fest

Domenica 20 maggio nell’ambito del Collision Fest a Roma, insieme ad altre realtà giovanili Italiane ed Internazionali, promuoviamo un appuntamento di confronto e analisi sul tema della Formazione e il suo mondo.

Ospiteremo relazioni tematiche a cura di:
Noi Restiamo (Roma, Bologna, Torino),
Collettivo Politico Porco Rosso (Siena),
Collettivo Autorganizzato Universitario Napoli
 (Napoli),
Collettivo Laika (Grosseto),
Coniare Rivolta (Roma),

E con gli interventi internazionali di:
Arran (Catalogna),
SEPC (Catalogna),
Caminera Noa (Sardegna),
CUAE (Svizzera)
e collegamento Skype da Parigi con gli studenti in mobilitazione.

Di seguito la traccia dell’incontro:

Parlano di noi per raccontare un’apparente inflessione della disoccupazione, ma non dicono a quali condizioni contrattuali e salariali siamo sottoposti dalle aziende dopo anni di cosiddette riforme del mercato del lavoro.
Parlano di noi per dire che in troppi non studiamo, non lavoriamo e non ci formiamo, ma non raccontano le condizioni disastrate in cui hanno ridotto la maggior parte delle nostre scuole e delle nostre università, lo svilimento cui siamo sottoposti tra stage, tirocini, contratti a termine, lavoro gratuito e illusioni spezzate, un inferno di cui oggi l’alternanza scuola-lavoro rappresenta l’anticamera.
Parlano di noi per snocciolare statistiche relative a un’apparente indisponibilità alla mobilità internazionale, ma non dicono che gli emigrati oggi superano gli ingressi di quella presunta “emergenza invasione” di cui invece si riempiono sempre la bocca.
Parlano delle eccellenze, ma non si chiedono a quali interessi rispondano e perché siano una rarità che non giustifica il deserto che le circonda.
Parlano delle nostre competenze inadeguate alle richieste del mercato, ma non parlano dell’incompetenza di una tecnocrazia spregiudicata che ci ha portati nel baratro per mantenere le logiche a salvaguardia degli interessi di pochi.
Parlano delle gloriosi sorti europee, ma non raccontano sulle spalle di chi siano poggiate le ambizioni dei loro sostenitori.
Parlano di nord contro sud, di precari contro garantiti, di giovani contro vecchi, di italiani contro immigrati, ma non parlano mai di imprenditori contro lavoratori.
Parlano di riforme necessarie, di bilanci da rispettare, di parametri in cui stare, ma non parlano mai di come rompere i Trattati dell’Unione Europea sarebbe il primo passo per immaginare un’inversione di rotta.
Parlano di democrazia, ma riabilitano il fascismo e le formazioni che vi si ispirano, come ultimo baluardo a difesa della loro crisi di legittimazione sociale.
Parlano di pace, ma intendono pacificazione, ottenuta a suon di repressione interna e guerra alle porte.
In anni in cui il lungo ciclo storico delle lotte studentesche sembra essersi spezzato, ci interroghiamo sul ruolo che possono giocare oggi i giovani militanti delle realtà antagoniste che non siano alla ricerca della riproposizione di un format ribellistico fuori tempo massimo, il quale ha esaurito la sua funzione storica assieme a tutto il mondo della sinistra con cui ha condiviso gli stessi ritmi vitali. Ci rivolgiamo a tutti coloro che sulla strada del presente non si fermano agli ostacoli, ma vedono l’opportunità di procedere nel percorso di costruzione di soggettività politica negli spazi disponibili a partire dai contesti in cui ci attiviamo.

Dopo l’assemblea studentesca nazionale tenutasi a Bologna lo scorso dicembre, continuiamo sulla linea che ci eravamo dati: dare luogo a momenti di analisi e comprensione, ed estendere la rete di relazioni.

Senza la fretta che gli effetti della debacle dei movimenti studenteschi renderebbe inappropriata, ma con la cura e la dedizione che le secche attuali richiedono. Lo facciamo appunto a partire dallo scenario di fondo su cui si intersecano le genealogie e le attività di buona parte delle nostre specifiche esperienze politiche, quel mondo della formazione che gioca un ruolo strategico nella ristrutturazione del capitalismo continentale, aldilà dei meriti e delle miserie che siamo attualmente capaci di esprimere su questo campo d’azione. Se nell’incontro autunnale abbiamo condiviso riflessioni a partire dallo specifico delle nostre esperienze soggettive negli atenei in cui operiamo, in questo nuovo appuntamento manteniamo fede all’impegno di invertire il punto di prospettiva, chiamandoci attorno a una tavola rotonda in cui provare a rispondere all’esigenza di descrivere ognuno un tassello del quadro generale in cui si condensano le sorti del segmento giovanile.
Università, ricerca, precarietà, emigrazione, indottrinamento e repressione: lungo il filo rosso della
formazione si snodano questi e altri temi che proveremo ad approfondire in una giornata che consideriamo importante per portare sempre nuova luce nei nostri scavi.
Parliamo per noi, e parliamo di loro.

 

“In un paese civilizzato non si può realizzare nulla senza teorie ben solide e concrete; e finora, infatti, nulla è stato realizzato se non fracasso ed esplosioni improvvise e dannose, se non iniziative che condurranno alla completa rovina la causa per la quale ci battiamo.
L’ignoranza non ha mai giovato a nessuno!”

Un omaggio nel bicentenario della nascita di colui che fornì le fondamenta di un metodo

scientifico in mano agli sfruttati.

Collision(i) metropolitane: una sfida oltre il festival

Il prossimo 18, 19 e 20 maggio è tempo di “Collision – Rompere l’equilibrio”, il festival organizzato dalla Rete dei comunisti e da Noi Restiamo.

In una fase in cui l’equilibrio e lo stallo tra potenze sembrano paralizzare il mondo in uno stato di guerra e sfruttamento, costruire e accelerare sulle collisioni provocate dalle contraddizioni prodotte dalla governance capitalistica ci sembra un compito fondamentale dei comunisti e della sinistra di classe.

Ed è a questo compito che abbiamo intitolato il nostro festival, inaugurato già con due iniziative su fattori di collisione reale di ieri e di oggi: la prima, una presentazione di “Vogliamo la Libertà” di Mumia Abu-Jamal, con la partecipazione dell’autore Giacomo Marchetti e la corrispondenza con gli Stati Uniti con compagni dei movimenti per la liberazione degli afroamericani negli USA; la seconda, sulla condizione attuale e sulle lotte dei migranti in Italia: “Unica Razza – coscienza e organizzazione nella lotta di classe del XXI secolo”, con la partecipazione di Silvia Baraldini, di compagni dell’Ex Opg di Napoli e dell’USB logistica.

Questa prima edizione del festival si terrà negli spazi del Centro Sociale Intifada, in Via Casalbruciato, nel quartiere Tiburtino, e ospiterà dibattiti, concerti e spettacoli teatrali, avviando una sperimentazione politico/pratica che ridia spazio alle feste popolari e ai momenti aggregativi che non possono restare appannaggio del mercato privato.

Dopo un anno di lotte sociali, interventi nelle scuole, nelle università e nei quartieri della metropoli, costruire un festival che sappia coniugare il dibattito politico su alcuni punti centrali della politica con momenti culturali e di socialità vuole essere un modo per portare a sintesi relazioni, visibilità e aggregazione.

Collision – Rompere l’equilibrio è una sperimentazione che punta ad invertire la frammentazione e la settorializzazione dei nostri momenti politici e che ci porta ad immaginare un’interazione con i nostri settori sociali anche su canali che rompano l’isolamento quotidiano e che producano altre forme di relazioni.

Nel suo esordio, Collision non poteva non confrontarsi con il cinquantennale del ’68. L’importante movimento culturale, politico e sociale sviluppatosi a partire dai primi anni 60 e culminato con il ‘68-‘69 rappresenta ancora oggi un momento fondamentale da interpretare nella sua capacità di produrre e ricercare un cambiamento radicale in ogni ambito della vita collettiva. Una profonda spinta al cambiamento, alla rottura e alla rivoluzione dei rapporti sociali che oggi deve essere riavviata per uscire dalla palude di prospettive in cui l’attuale sistema ci sta costringendo. Lo faremo, con uno sguardo internazionalista, partendo da un avvenimento topico di quella stagione (l’offensiva militare del popolo vietnamita a ridosso del Capodanno del Tet) e discutendo con alcuni protagonisti di quello straordinario anno per rivivere, storicizzare ma anche attualizzare le ragioni sociali di quella spinta che ha cambiato la storia.

Con compagni provenienti dal Paese Basco, dalla Catalogna, dalla Grecia e dalla Francia continueremo a mettere a sistema durante il festival le esperienze e il dibattito sulla rottura dell’Unione Europea e sulle alleanze popolari possibili per costruire l’alternativa al presente. Mai come adesso, alla luce delle tendenze politiche che si sono registrate in molti paesi europei e con le elezioni europee alle porte, ha senso parlare delle collisioni su scala internazionale tra gli interessi di chi domina e di chi subisce – che siano paesi europei o classi sociali -, così come delle necessarie e legittime rotture e della praticabilità di alcune alternative, come quella della costruzione di un’Alba Euromediterranea, sull’esempio dell’Alba Bolivariana.

Collision affronterà poi questioni e snodi che afferiscono alla moderna condizione di sfruttamento delle giovani generazioni. In anni in cui il lungo ciclo delle lotte universitarie sembra essersi esaurito diviene fondamentale confrontarsi con chi, comunque, cerca di sviluppare nuovi terreni di conflitto spingendo avanti la storia attraverso lotte contro l’alternanza scuola lavoro, per una università pubblica e di massa e contro il precariato.

Dal punto di vista culturale, con Maddalè, uno spettacolo teatrale sulla lotta per la casa e per la dignità nelle periferie, daremo una voce diversa alla lotta che più di altre caratterizza il nostro intervento nelle periferie delle metropoli.

Infine, il concerto della Rettore – regina indiscussa della musica anni ’80 e must delle migliori serate di oggi – ci racconterà la necessità e opportunità di connettere le diverse generazioni non addomesticate al lifestyle della normalizzazione capitalistica.

Collision, dunque, come un nuovo componente di un processo di costruzione di un’area politica complessa che, scontando le difficoltà della fase attuale, non rinuncia al dovere di continuare l’opera di costruzione dell’organizzazione e degli strumenti per far “non una cena di gala” ma la rivoluzione sociale.

Il programma di Collision, Rompere l’equilibrio al Centro Sociale Intifada:

Venerdì 18 Maggio
// Ore 18 – “Dal Tèt al maggio francese” A 50 anni dal ‘68 una riflessione, con chi lo ha vissuto, sulla genesi e lo sviluppo di un anno che ha cambiato una generazione.

Ne parliamo con Mauro Casadio, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Paolo Pietrangeli, Tano D’Amico
// Ore 20.30 – Cena
//Ore 22 – Spettacolo teatrale: MADDALE’ Storie di resistenza per il diritto alla casa e la dignità.

Sabato 19 maggio
// Ore 17 – “Dalla rottura all’alternativa”. Perché parlare oggi di rottura dell’unione Europea e di costruzione di un’”Alba Euromediterranea”.

Introduce e coordina Marco Santopadre (Rete dei Comunisti)

Intervengono:

Giorgio Cremaschi (Eurostop)

Mireia Vehì (Cup, Catalogna)

Nikos Galanis (Unità Popolare, Grecia)

Lur Gil Rey (Askapena, Paese Basco)

Bénédicte Monville (France Insoumise)

Luciano Vasapollo (Rete dei Comunisti)

// Ore 20.30 – Cena
// Ore 22.30 – Concerto Live ***RETTORE***
// A seguire – **TRASH COLLISION!!! – FRANGETTA SPECIAL + KRIMINAL POP**

Domenica 20 maggio
// Ore 11 – Giovani a sud della crisi
Incontro tra collettivi e realtà giovanili sui conflitti necessari e possibili dentro le scuole, le università e nel mondo del precariato.

Evento Facebook

Test invalsi e alternanza scuola-lavoro: due facce della stessa medaglia

La questione che si vuole sollevare nel breve documento che segue parte dalla necessità di analizzare uno strumento di valutazione introdotto nel 2002 come progetto a base campionaria, anonimo e con un unico fine statistico. I test, inizialmente, erano previsti per le classi seconde e quinte delle scuole primarie. Questo strumento ha poi subíto un processo di trasformazione tale che dal prossimo anno scolastico (2018/19) lo vedremo introdotto all’esame di stato, più precisamente andrà a sostituire la terza prova della maturità.

Lo strumento a cui ci riferiamo è quello dei test invalsi, acronimo di Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema d’Istruzione.
C’è da dire che la questione INVALSI chiama in causa non solo il mondo della scuola ma l’intero dibattito politico. È importante quindi andare a ricercare quale sia il disegno politico che ha condotto questo modello ad assumere sempre più rilevanza all’interno delle scuole di ogni grado.

Il mondo della formazione in Italia, come da tempo ci teniamo a sottolineare, è sempre più volto all’acquisizione tecnica di competenze funzionali alle esigenze del mercato. Per questo possiamo parlare di una vera e propria “scuola di competenze”.
Con questo termine intendiamo da un lato la svalorizzazione delle materie umanistiche (che infatti stanno subendo un arretramento progressivo pesantissimo) e dall’altro lato la necessità di imprese e aziende di prendere parte allo sforzo educativo attraverso l’alternanza scuola-lavoro, che vede nei fatti milioni di studenti andare a svolgere gratuitamente mansioni generiche, non formative e dequalificanti.

Per quanto riguarda il metodo di valutazione si va incontro a una standardizzazione sempre maggiore che va progressivamente a sganciarsi dal processo educativo; ne sono un esempio la rilevanza data al voto sull’esperienza di alternanza e dei test invalsi. Infatti dietro a una volontà dell’istituto Invalsi di promuovere l’uguaglianza si nasconde l’idea anti-pedagogica del test: ossia quella che possa esistere uno studente “standard” da prendere come modello e da inserire in una brutale competizione già dai 7 anni di età.

In un documento dell’istituto si legge a questo proposito che “le prove standardizzate sostengono e favoriscono l’equità del nostro sistema scolastico”.

Noi crediamo invece che questo metodo di valutazione favorisca piuttosto l’annichilimento del ruolo del docente.
Infatti l’invalsi va a misurare i risultati dei singoli studenti rilasciando una vera e propria certificazione delle competenze acquisite rispetto alla quale i docenti non hanno potere di giudizio o d’intervento.
Ciò che le prove esigono è una ristrutturazione della metodologia didattica che vada ad assumere il ruolo di didattica delle competenze. Infatti la certificazione invalsi va a valutare prevalentemente l’assimilazione di un metodo e non di contenuti culturali.
In questo senso i docenti sono forzati a rivisitare il proprio metodo didattico e di conseguenza viene violato il principio costituzionale della libertà di insegnamento.

Uno degli aspetti forse più gravi della trasformazione della scuola pubblica italiana è quello che vede riprodurre sin dall’infanzia i modelli di una società manageriale, favorendo la costruzione di un filtro ideologico per la lettura della realtà e dei rapporti umani.
Non si promuove il pensiero critico ma si va a fare apparire come naturali alcune trame sociali che sono invece il prodotto di un sistema di mercato non più controllato.

L’istituto invalsi che, nel documento citato sopra, si pone come paladino dell’uguaglianza di fatto incentiva un modello sociale che esprime il massimo grado di disuguaglianza che il capitalismo conosca.
Si tratta proprio di quel paradigma che punta tutto sullo spirito di iniziativa e di imprenditorialità evocati fra le “competenze chiave” individuate dall’Unione Europea.

È chiaro quindi che gli strumenti dell’alternanza scuola-lavoro e delle prove Invalsi (decisamente di centrale importanza nella riforma scolastica 107/15 di Renzi) siano le ultime tappe dell’educazione per competenze, volta a creare la manodopera flessibile e precaria di domani.
La logica delle competenze penalizza i saperi. Ciò è normale perché servono i saperi per cambiare il mondo, per leggere il presente e immaginare una società diversa. Servono i saperi per organizzarsi e ribellarsi allo sfruttamento.

4 anni dal pogrom di Odessa, non dimentichiamo, Non perdoniamo.

4 anni dal pogrom di Odessa, non dimentichiamo, Non perdoniamo.

Sono passato 4 anni da quel 2 di maggio del 2014 quando gruppi di ispirazione apertamente neonazista hanno assalito la casa dei sindacati a Odessa dandogli fuoco, 48 i morti ufficiali.

Tanto ci sarà da scrivere sull’epoca che stiamo vivendo, molto poco risulterà combaciare con la descrizione che oggi stampa e politica ci presentano come la verità. É una narrazione tossica, ribaltata, in difesa degli interessi dei pochi contro gli interessi dei tanti.

Ciò che accadde a Odessa, come ciò che sta accadendo in Siria, in Venezuela e così via, viene mascherato dando la colpa alle vittime stesse ed elogiando i carnefici.

Ma la realtà esiste, possiamo vederla, é difficile nasconderla.

La terza guerra mondiale “a pezzi” é già realtà, alleanze si creano altre di disfano, le spese militari non sono mai state così alte, tutto ciò ci rende il quadro di un mondo la cui storia é ancora tutta da scrivere e nella quale non possiamo esimerci dal lottare. Come-dove-quando? Partendo dal combattere il nostro avversario di classe, l’Unione Europea che ci impone austerità dentro i nostri confini, ma anche l’Unione Europea che esporta guerra e destabilizza paesi in difesa dei propri interessi economici e politici, in due parole: combattere l’imperialismo. Parola desueta? Andatelo a chiedere in qualche trincea che difende i popoli resistenti del Donbass.

Con i compagni napoletani

La nostra piena solidarietà per questa giusta lotta!

Domani gli studenti e le studentesse di Napoli saranno nelle strade contro l’aumento delle tasse universitarie, una lotta giusta e necessaria che parte dall’esigenza di poter prendere ciò che ci spessa: il libero accesso allo studio per tutti e tutte.

Da tempo sosteniamo che la ristrutturazione macroregionale di questo continente ha posto la questione della formazione al centro di un processo di elitarizzazione ed esclusione che anche nel nostro paese sta producendo una crescente competizione tra atenei dividendoli in atenei di serie A e di serie B.

Su questo ed altro abbiamo scritto, a partire dagli atenei in cui siamo presenti, e promosso appuntamenti con altre realtà ancora perché riteniamo che oggi il tema della formazione vada rimesso al centro cogliendo fino in fondo la modifica profonda che sta vivendo.

Per questo sosteniamo la lotta dei compagni Napoletani, avanti cosi, riprendiamoci ciò che ci spetta!

Aula Flex Napoli Collettivo Autorganizzato Universitario Napoli Collettivo Studenti Federico II DADA – Dipartimento Autogestito Dell’Alternativa Aula LP – Lettere Precarie Napoli

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