QUELLE DI CINGOLANI NON ERANO SOLO SPARATE: L’UNIONE EUROPEA APRE AL NUCLEARE COME STRATEGIA PER LA COMPETIZIONE ENERGETICA

Sabato 30 ottobre – Manifestazione nazionale a Roma in occasione del G20

Ora che l’Unione Europea inizia a fare i conti con i prezzi alle stelle delle principali fonti energetiche, comincia a prendere forma quella che è la reale strategia energetica del polo imperialistico europeo. Entro dicembre infatti, la commissione farà uscire un piano completo in cui verranno presentate le soluzioni per un accaparramento energetico in linea con la “transizione ecologica” da mettere in atto e con gli obiettivi di riduzione della CO2. E in questo quadro rispunta il nucleare.

Nei mesi precedenti la Commissione Europea aveva posticipato una presa di posizione definitiva, rimandandola indicativamente tra settembre e novembre. Dopo la riunione di commissione di ieri la presidente Ursula Von der Leyen ha dichiarato che a dicembre ci sarà anche una proposta sul nucleare.

Questa rinnovata rincorsa al nucleare si nasconde ovviamente dietro l’obiettivo di raggiungere un taglio delle emissioni di CO2 del 55% rispetto al livello raggiunto nel 1990. A spingere sono anche organismi internazionali, come l’ONU e l’Agenzia Internazionale dell’Energia (struttura riconducibile all’OCSE) che sollecitano stati e strutture governative transnazionali a restringere e chiudere i finanziamenti verso l’utilizzo di carbone, petrolio e gas entro il 2030 e concentrare le risorse sulle energie rinnovabili o più genericamente sulle fonti di cosidetta “energia pulita”.

E qui sta l’imbroglio e sorge l’interrogativo che la Commissione si sta prendendo tempo a rispondere: il nucleare potrà guadagnarsi il posto tra le fonti di energia pulita? Le dichiarazioni della Presidente della Commissione, così come riportate anche dai media mainstream non chiariscono l’ambiguità dei termini. E se le parole sono importanti..beh sì, dire che il nucleare rientra tra l’elenco di fonti di energia rinnovabile e pulita non solo è scorretto, ma
rivela palesemente la truffa che sta dietro la “rivoluzione green” targata UE. La fissione nucleare non garantisce una fonte inesauribile di energia, perché si basa sul consumo di materiale che come tutto il resto sul nostro pianeta ha una quantità finita. Persino le ingenti portate d’acqua di cui necessitano i reattori di terza generazione (quelli in funzione adesso) rappresentano un limite fisico vero e proprio (checché se ne dica che il ciclo dell’acqua è infinito e inesauribile). Dire invece che il nucleare è una soluzione “pulita” è anche esso un’informazione ingannevole e fuorviante. Guardando l’intero ciclo di produzione di energia da fissione nucleare, dell’approvvigionamento delle materie prime allo smaltimento delle scorie, dalla costruzione degli impianti alla loro gestione quotidiana, quanto può essere considerato pulito (e soprattutto sicuro) il processo?

Non si tratta ovviamente solo di scelte tecniche e legate al costo ambientale e finanziario di una conversione sul nucleare. Sul piatto della bilancia da pesare dalla Commissione Europea ci sono la resilienza e l’indipendenza energetica dell’UE e di conseguenza anche gli equilibri che questa ha verso l’esterno e verso il suo interno. Basti guardare alla situazione del core europeo: mentre la Francia ricava circa il 70% del suo fabbisogno energetico dal nucleare (capolista di una serie di paesi pro-nucleare concentrati per lo più nell’est europeo – Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania), la Germania ha invece in programma l’abbandono del nucleare nel 2022 ed è disposta ad abbandonare il carbone solo entro il 2040. L’Italia, invece, ad oggi, dopo ben due referendum contrari, si ritrova in una posizione ambigua, dopo che le parole di Cingolani hanno riaperto lo spinoso dibattito e lo stesso Draghi non si sbilancia in dichiarazioni. Sporgendo appena fuori il naso dall’UE, lo stesso Regno Unito ha formulato la sua strategia Net Zero, una serie di misure per la decarbonizzazione, in cui al centro c’è la produzione di elettricità a zero emissioni, puntando su nucleare ed eolico offshore.

Nel piano dell’unione Europea, sarà molto determinante il ruolo del gas naturale. Con l’inizio del nuovo anno il nuovo gasdotto Nord Stream 2 inizierà a fornire gas alla Germania attraverso il Baltico. Un tale cambiamento potrà mettere fine alla carenza che sta dando vita all’escalation dei prezzi, ma potrebbe continuare a mettere in difficoltà la periferia meridionale dell’Unione, a cominciare da Spagna e l’Italia stessa. Questa parziale controtendenza dell’unione Europea nel non voler abbandonare del tutto il fossile e di concentrarsi ancora sul nucleare sono il sintomo del fatto che in gioco non ci sia solo la prevenzione e il rallentamento degli effetti clima-alteranti del consumo energetico, ma soprattutto il ruolo competitivo dell’Unione Europea, o di alcuni suoi paesi rispetto ad altri, nello scenario politico e geopolitico verso l’esterno e verso il suo interno.

Senza un ridisegno degli assetti produttivi del modo di produzione capitalistico su cui si fonda e regge l’Unione Europea, qualsiasi decisione in merito alla transizione ecologica risulta, alla luce di questi ultimi aggiornamenti, completamente ipocrita e truffaldina.

È anche per questo che il 30 ottobre, durante il g20, scenderemo in piazza a Roma. L’unica reale uscita dalla crisi ecologica è il cambiamento complessivo del sistema economico capitalistico verso una società fondata sulla vera compatibilità tra uomo e natura.

Contro la crisi sociale, sanitaria e ambientale serve un exit strategy!