ELEZIONI UNIPI – PROGRAMMA DI LOTTA
Siamo la generazione che vive sulla propria pelle gli effetti di una profonda crisi di prospettive. Di fronte a ciò, l’attuale classe dirigente si dimostra incapace di offrire soluzioni reali e durature, limitandosi a riprodurre un sistema che garantisce, come unico orizzonte precarietà diffusa, sfruttamento sistematico, devastazione ambientale, guerra e genocidio.In questo quadro, l’università, storicamente presentata come uno strumento di emancipazione, ha progressivamente perso la sua funzione di ascensore sociale.Frutto di processi di aziendalizzazione e privatizzazione decennali, ad oggi l’università si presenta come strumento piegato alle esigenze del mercato, dedicato alla formazione di futuri lavoratori precari, all’innovazione tecnologica per aumentare i profitti dei privati, e come laboratorio ideologico in cui imporre un’unica visione di mondo.Questo specifico modello universitario risponde alle esigenze di un Occidente in una fase di profonda crisi economica, politica e sociale, che in assenza di prospettive reali, rilancia sulla guerra come unica soluzione. L’università diventa di conseguenza parte integrante di un ingranaggio più ampio, contribuendo a legittimare e sostenere queste dinamiche. In tale contesto, la messa in dubbio di questo modello non può limitarsi ad attaccare le ricadute immediate, ma deve porsi la prospettiva più ampia di rovesciamento dell’attuale assetto e costruzione di una vera alternativa. Così abbiamo individuato nell’università un vero e proprio campo dibattaglia.
Come Cambiare Rotta pensiamo infatti che l’unico modo per far fronte alla crisi di prospettive che viviamo sia la risposta organizzata e conflittuale. Ne sono dimostrazione le vittorie ottenute negli ultimi anni in tutta Italia: dall’istituzione dei CAV, alle vertenze per il diritto allo studio, al boicottaggio accademico, e che hanno gettato le basi anche anche qua a Pisa per poter affrontare elezioni del CNSU e delle suppletive dello scorso autunno.
DALLE MOBILITAZIONI…
Dopo anni in cui sembrava impossibile mettere in discussione il pessimo funzionamento delle università nel nostro paese, negli ultimi anni sono tanti gli studenti e le studentesse che hanno deciso di organizzarsi e denunciare il modello universitario e sociale in cui viviamo. Come Cambiare Rotta anche qua a Pisa siamo stati al centro delle mobilitazioni universitarie. A partire dalle tendate per il diritto all’abitare, componente fondamentale del diritto allo studio, contro il caro affitti e la speculazione edilizia, fino alle mobilitazioni e agli scioperi costruiti con i docenti e il personale tecnico in cui abbiamo fatto risuonare l’allarme per il diritto allo studio universitario.Ci siamo schierati in prima fila al fianco della Palestina. Fin dai primi momenti ci siamo organizzati per promuovere il boicottaggio accademico contro Israele e la filiera bellica, portando il conflitto dentro l’università e attraversando le strade di tutto il Paese, fino a bloccare tutto al fianco dei lavoratori questo autunno. Abbiamo lottato contro la militarizzazione del territorio, contro i tagli all’FFO e la riforma Bernini del pre-ruolo, contro la crescente repressione del dissenso ben rappresentata dal DL sicurezza e dal DdL bavaglio.Come Cambiare Rotta stiamo costruendo, da anni, un’alternativa che risponda alle esigenze reali del corpo studentesco con una forte base di solidarietà e che tenga al centro l’organizzazione e il conflitto, perché senza di questi nessuna buona rappresentanza potrà ottenere dei risultati.…
ALLA RAPPRESENTANZA
L’attuale depoliticizzazione del corpo studentesco (così come della società nel suo complesso) è il risultato di decenni di neoliberismo che dapprima ha annientato qualsiasi forma di conflitto e poi, sul piano ideologico, ha affermato l’impossibilità di qualsiasi alternativa a questo sistema, legittimandolo come il migliore dei mondi possibili.Se da una parte l’università ha per prima ha incentivato questo processo, svuotando la struttura democratica dell’ateneo, dall’altra le rappresentanze studentesche stesse si sono adeguate a un ruolo di pura “assistenza”, limitando così il ruolo della comunità studentesca nei processi decisionali. Tra clientelismo e carrierismo, tra un badge per il curriculum o una poltrona calda in rettorato,purtroppo si è trasformato quello che doveva essere un meccanismo di partecipazione studentesca in uno strumento utilizzato da pochi, a discapito degli altri. Il risultato? Percentuali di votanti che raramente superano il 20%.Le mobilitazione oceaniche di quest’autunno hanno segnato un punto di svolta.
Centinaia di migliaia di studenti e studentesse di tutto il Paese sono tornati a essere protagonisti delle piazze: sotto la bandiera della solidarietà alla Palestina e alla sua resistenza, hanno portato con sé il malcontento frutto di un sistema marcio sempre più pervaso da guerra e miseria. E nuovamente a marzo in occasione del Referendum, i giovani hanno dato un segnale chiaro: un NO sociale collettivo di rifiuto del Governo Meloni e delle sue politiche reazionarie e guerrafondaie. Crediamo che sia quindi fondamentale costruire una rappresentanza studentesca che sia in grado di raccogliere e dar voce a questo blocco sociale anche all’interno del nostro ateneo, che miri ad aumentare la partecipazione di tutta la comunità studentesca ai processi decisionali dell’università che riguardano direttamente il nostro futuro, dai corsi di studio agli organi centrali. Una rappresentanza che sia davvero megafono delle lotte!
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