FOGLIO DI LOTTA GIOVANILE: NON CHIEDIAMO NULLA, CI RICONQUISTIAMO TUTTO! RESPINGIAMOLI!

LOTTIAMO ED ORGANIZZIAMOCI PER L’ALTERNATIVA,CONTRO RAZZISMO E BARBARIE, NEL CUORE DI UN MODELLO CHE CI HA DICHIARATO GUERRA, VERSO ED OLTRE LA MANIFESTAZIONE DEL 13 GIUGNO!

RESPINGIAMOLI!

Siamo i ragazzi e le ragazze dei quartieri di questa città, i lavoratori e le lavoratrici, studenti e studentesse, le occupanti e gli occupanti i giovani delle ultime generazioni; siamo cresciuti e viviamo da anni in questo paese, attraversandone scuole ed università, posti di lavoro e quartieri. Viviamo sulla nostra pelle quotidianamente quello che significa avere un background migratorio all’interno di un modello sociale, politico, economico e culturale in crisi, che si dirige verso il riarmo e la militarizzazione e non solo ci abbandona ma quotidianamente ci attacca, ci umilia, ci insulta.

Abbiamo deciso di alzare la testa e di non accettare più la narrazione che ci è stata costruita attorno e di essere strumentalizzati per nuovi decreti sicurezza; di non accettare più razzismo e violenza delle istituzioni politiche, formative e culturali di questo paese che ci colpiscono ogni giorno nei luoghi che attraversiamo. Non siamo più disponibili a subire le provocazioni razziste di influencer-poliziotto che hanno un ruolo sempre più attivo nella repressione, che generano violenza ed insicurezza. Diciamo basta a chi ci chiama “maranza” e ci tratta come bestie, come problema d’ordine pubblico, inquinando il dibattito per creare un clima di paura e odio funzionale a colpirci.
Siamo studenti,lavoratori,occupanti; subiamo la precarietà, lo sfruttamento, la distruzione del diritto allo studio, l’impossibilità di accedere alla casa e la crisi di prospettive di un modello che non offre nient’altro che un futuro di guerra ed un presente di razzismo, violenza e negazione dei nostri diritti. Vogliamo essere protagonisti ed abbiamo deciso di attivarci ed organizzarci per conquistarci un futuro, per un’alternativa di società fianco a fianco a chi ogni giorno nelle scuole e nelle università, nei posti di lavoro e nei quartieri è in lotta per una prospettiva di rottura radicale con la barbarie che questo sistema ci offre. Ai tentativi di divisione opponiamo la solidarietà, a chi ci vuole in silenzio opponiamo un percorso di lotta ed organizzazione, alle quotidiane umiliazioni opponiamo la nostra dignità. Non siamo disponibili a sentire parlare di sostituzione etnica e di deportazioni di massa. Rispediamo al mittente categorie che vorrebbero imporci, figlie di razzismo ed esclusione di classe; non ci basta che qualcuno parli per noi dall’esterno, ci esalti quando la nostra rabbia esplode o ci assista nei nostri bisogni. La nostra identità la definiamo noi e non estranee analisi sociologiche ; sta nella consapevolezza della nostra collocazione in questa società, nel riconoscimento dei nostri alleati e dei nostri nemici, nelle diverse culture di cui siamo figli, nel mondo per cui lottiamo.Non accettiamo vittimismo e rassegnazione; vogliamo essere protagonisti e rompere il silenzio cui vogliono condannarci, vogliamo riaffermare i nostri diritti e lottare per l’alternativa. Sappiamo cosa offre in questo momento il modello occidentale ai settori popolari, alle giovani generazioni ed ai popoli del mondo.

Un modello che ha sbandierato le libertà civili, i diritti umani, la democrazia come elementi che lo caratterizzano rispetto al resto del mondo, e che si sono rivelati nient’altro che supporto ideologico dell’imperialismo occidentale e delle sue avventure belliche in tutto il mondo (vi ricordate l’esportazione della democrazia con le bombe? O le guerre umanitarie?), cercando di impedire la possibilità per i popoli di autodeterminarsi e scegliere propri modelli di sviluppo ( vengono a parlare a noi di remigrazione; sono le multinazionali, le basi militari, i governi fantoccio a dover lasciare terre e risorse che non gli appartengono!).

Da noi abbiamo una classe politica che ha servilmente eseguito le politiche antipopolari e guerrafondaie ordinate da Unione Europea e Nato. Ed ha accompagnato questo percorso restringendo sempre di più gli spazi di agibilità, scatenando una feroce campagna contro migranti e noi giovani delle ultime generazioni che viviamo, studiamo, lavoriamo da anni in Italia. Ci chiediamo di quale civiltà e di quale modello culturale parla questa classe politica: che civiltà è quella che sostiene uno Stato terrorista responsabile di genocidi e guerre in giro per il mondo? Che civiltà è quella in cui proposte come la remigrazione, cioè deportazione di massa, viene fatta propria da partiti che siedono al governo? Che civiltà è quella in cui gli stessi diritti civili di cui rivendicava il primato sono sotto attacco?Crediamo invece che questi siano i sintomi di un processo che sta portando alla barbarie. I vari Meloni, Salvini o Vannacci in Italia, Lepen, Von Der Leyen, Merz, Orban in Europa ed i Trump- Rubio oltreoceano testimoniano lo stato di salute delle “democrazie” occidentali.

Oggi siamo in lotta contro una deriva che mette a rischio, questa sì, la sicurezza sociale. Chi parla di sostituzione etnica, di attitudine alla delinquenza dei settori migranti o dei giovani delle ultime generazioni lo fa per dividerci, indebolirci, impedire che ci organizziamo. E la tecnica è sempre la stessa: ci bombardano con fatti di cronaca nera su televisioni e social network, ci accusano di arretratezza culturale e religiosa, ci pongono l’alternativa tra assimilazione e quindi cancellazione del nostro background o espulsione. Vogliamo ricordare di chi parlano, quando si rivolgono ai settori migranti, o ai giovani delle ultime generazioni nati o cresciuti in questo paese; oltre 6 milioni di persone; un pezzo enorme di tessuto studentesco e di classe lavoratrice che vive lo sfruttamento del lavoro povero, precario ed insicuro, che trova la morte nelle fabbriche, nelle campagne o trasportando cibo nelle metropoli e che vive da anni nei quartieri popolari lasciati all’abbandono. La scia di morti degli ultimi giorni, da Taranto ad Amendolara è figlia della violenza razziale e dello sfruttamento ed i responsabili siedono nei palazzi di governo. Un pezzo di società che vive quotidianamente razzismo ed esclusione nei luoghi, violenza istituzionale, di polizia e padronale; un pezzo di classe lavoratrice che subisce anche il ricatto del documento, la ciclica corsa contro il tempo per l’ottenimento o il rinnovo del permesso di soggiorno o i tempi biblici per l’ottenimento della cittadinanza. Sfruttati tra gli sfruttati, esclusi tra gli esclusi. Eppure nonostante una condizione di ricatto è protagonista del conflitto e sa organizzarsi, dai magazzini della logistica al trasporto merci nelle città alla lotta per la casa, al di là della comunità di provenienza, che ci insegna che se toccano uno toccano tutti. È un esempio importante di protagonismo ed unità che rompe la gabbia dello sfruttamento e del razzismo cui i nostri governi vorrebbero costringerci.

Questo è il nostro esempio e quello che vogliamo fare: lottare contro la barbarie di questo sistema, insieme, come giovani lavoratori , studenti , occupanti ragazzi e ragazze dei quartieri abbandonati delle metropoli. Organizzarci, aprire spazi di conflitto e marciare per l’alternativa nel cuore di un sistema che ha dichiarato guerra a noi ed ai popoli del mondo.
Ci rivolgiamo a tutte e tutti quei ragazzi e quelle ragazze che assistono tutti giorni a chi ci racconta come violenti, fannulloni, indisciplinati, come il problema di questa società. Il clima è avvelenato, il governo in difficoltà rilancia la sua azione tutta contro di noi e nascono nuovi soggetti politici la cui unica proposta è quella di cacciarci via con la deportazione dal nostro paese. È arrivato il momento di alzare la testa. Il corteo del 13 giugno che arriverá sotto al Ministero di Salvini sarà per noi un momento importante di esposizione, unità ed opposizione. Ma per noi rimane una tappa di un’esperienza che va ben oltre quella data. Costruiamo insieme un percorso di lotta ed organizzazione che sappia individuare chi sono i responsabili, chi sono gli alleati e dove vogliamo andare!