COSTRUIRE L’ORGANIZZAZIONE, COSTRUIRE IL MONDO NUOVO! Campagna nazionale di tesseramento Cambiare Rotta 2026

1926-2026: 100 ANNI CON FIDEL
“Rivoluzione è il senso del momento storico, è cambiare tutto quello che deve essere cambiato”

COSTRUIRE L’ORGANIZZAZIONE, COSTRUIRE IL MONDO NUOVO!

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L’Occidente, giorno dopo giorno, mostra la sua incapacità di garantire un futuro alla nostra generazione: il genocidio in corso in Palestina, l’aggressione imperialista in Venezuela, i venti di guerra sempre più minacciosi, l’infarto ecologico, la concentrazione della ricchezza nelle mani di un élite sempre più ristretta, l’imbarbarimento sociale e culturale, la crisi di prospettive e l’affermazione di sentimenti reazionari rappresentano la realtà in cui oggi ci troviamo a vivere. In questo quadro, le classi dirigenti occidentali sembrano non conoscere altra via d’uscita che non sia l’innalzamento della competizione a livello internazionale, quindi la guerra, sia essa di natura economica, monetaria o direttamente militare. Lo vediamo con Trump, dapprima con la vicenda dei dazi e poi con la National Security Strategy e l’atteggiamento aggressivo nei confronti dell’America Latina, e nell’UE, con l’approvazione del piano ReArm Europe da 800 miliardi proposto da Ursula von der Leyen. In Italia, il Governo Meloni non è da meno: accanto a una manovra finanziaria di guerra, votata al taglio della spesa sociale in favore dell’aumento della spesa militare richiesto dalla NATO, è sopraggiunta anche la proposta, in linea con quanto sta già accadendo in altri paesi europei, della reintroduzione della leva militare.

Se a livello internazionale l’egemonia occidentale sta sgretolandosi di fronte all’emergere di un mondo con caratteristiche multipolari, gli ultimi mesi hanno però dimostrato che anche qui, nel ventre della bestia, si possono aprire fratture importanti, che mai la nostra generazione ha visto precedentemente. È il caso di quanto è accaduto nel nostro paese negli ultimi mesi, dove, grazie all’elemento d’escandescenza rappresentato dalla Palestina, si è aperta una rinnovata stagione di mobilitazione, inedita per intensità e radicalità, che per settimane ha paralizzato il nostro paese bloccando tutto: posti di lavoro, scuole, università, stazioni, città e autostrade. L’appello lanciato da un camallo di Genova a bloccare tutto qualora Israele avesse attaccato la Global Sumud Flotilla ha saputo cogliere il malcontento e la rabbia di migliaia di lavoratori e di giovani nei confronti di una classe politica guerrafondaia non solo complice del genocidio più documentato della storia ma anche responsabile del massacro sociale che stiamo subendo negli ultimi anni. Una rottura di quegli argini di passività e concertazione che in questi anni hanno creato un tappo pronto a esplodere e che è esploso, non a caso, grazie a forze sociali e politiche che condividono l’esigenza di dare corpo in questo paese a un blocco politico e sociale autonomo e indipendente, capace di opporsi al Governo Meloni in maniera determinata e conflittuale, segnando la propria differenza da una sinistra compatibilista e subalterna ai diktat UE, che ha spianato la strada all’attuale governo di fascisti dentro.

Sono stati tantissimi i giovani e gli studenti che hanno conosciuto, scelto e praticato strumenti di conflitto come scioperi, picchetti, blocchi e mobilitazioni. Dopo anni di letargia e rassegnazione, la grande partecipazione giovanile alle mobilitazioni dell’autunno è stata la risposta che la nostra generazione ha trovato di fronte a una sempre più lacerante contraddizione tra aspettative e realtà. Mentre i difensori dell’Occidente ci raccontano che cresciamo nel migliore dei mondi possibili, culla di benessere, pace e democrazia, viviamo una realtà ben diversa: non solo vediamo l’Occidente trascinarci verso la terza guerra mondiale, ma viviamo ogni giorno sulla nostra pelle la difficoltà di raggiungere l’indipendenza economica, di trovare un lavoro dignitoso, di avere una casa, di poter accedere agli studi e tramite questi emanciparsi. Gli ambiti della formazione si confermano campi di battaglia da aggredire come terreni irrinunciabili nello scontro con il nemico di classe: contrastare i processi di militarizzazione di scuole e università, sottrarre la didattica e la ricerca all’integrazione con il mercato, resistere alla propaganda eurocentrica e guerrafondaia, opporsi ai processi di elitarizzazione degli studi con le battaglie per il diritto allo studio, rispondere all’imbarbarimento culturale e combattere la dispersione scolastica rappresentano terreni di lotta concreti contro i progetti di subordinazione della formazione alle esigenze produttive, economiche e politiche di questa classe dirigente. Dalle scuole e dalle università, poi, unirsi a tutti quei giovani che rimangono esclusi dalla filiera formativa contro la precarietà materiale ed esistenziale a cui è condannata la nostra generazione, ribadendo, di fronte ai piani di guerra delle classi dirigenti occidentali, le quali tornano, come sta facendo anche Crosetto, a rivalutare la possibilità del reinserimento della leva militare, che noi non abbiamo alcuna intenzione di arruolarci.

Occorre quindi dare continuità a quanto abbiamo visto in questi mesi per fare in modo che l’indignazione che la nostra generazione ha portato nelle piazze non vada persa ma anzi costituisca il punto di partenza per la costruzione di un mondo nuovo; per rafforzare, quindi, nel conflitto sociale e politico, la prospettiva di rottura con l’imperialismo euroatlantico e di costruzione del socialismo del XXI secolo come unica alternativa sociale in grado di sottrarci alle barbarie del capitalismo. In quest’ottica assume centralità la necessità di costruire quello strumento che solo ci può consentire di immaginare un futuro diverso per la nostra generazione: l’Organizzazione, non solo come elemento di tenuta e stabilità, ma soprattutto come elemento di rilancio, sintesi e prospettiva, grazie a una progettualità politica e organizzativa che possa raccogliere le forze sinceramente disponibili a impegnarsi per dare un nuovo assalto al cielo. Lo capì con estrema lucidità Fidel Castro, leader della rivoluzione cubana, di cui quest’anno ricorrono i 100 anni dalla nascita, che individuò nella costruzione di un’organizzazione rivoluzionaria, forte e unita lo strumento politico necessario per affrontare il processo rivoluzionario e le sfide che questo comporta. La soggettività politica organizzata, in altre parole, è ciò che ha permesso a una piccola isola dei Caraibi non solo di fronteggiare l’imperialismo ma anche di qualificarsi come alternativa e avanguardia politica e sociale, essendo in grado di esportare non bombe, bensì medici. Lo stesso vale per il Venezuela, dove l’organizzazione popolare costruita prima da Chavez e poi da Maduro ha determinato la vitalità del processo rivoluzionario bolivariano e ora rappresenta la principale arma di difesa dall’aggressione statunitense. Forti di questi esempi, sta a noi, generazione senza più nulla da perdere, impegnarci nella costruzione dell’organizzazione giovanile che si è messa a servizio delle mobilitazioni e che oggi va rafforzata, costruendone la forza e la capillarità in ogni scuola, in ogni università e in ogni città.

Tesserarsi a Cambiare Rotta significa questo: impegnarsi nel conflitto sociale e politico tra le giovani generazioni e lavorare alla costruzione dell’organizzazione come strumento che solo sappiamo essere la chiave della vittoria!

Nel 2026 fai questa scelta anche tu: combatti la rassegnazione, costruisci l’organizzazione, costruisci il mondo nuovo!