Riflessioni per organizzarsi contro la riforma dei tecnici e professionali. Verso lo sciopero del 7 maggio
C’è rabbia montante negli istituti tecnici e professionali di tutta Italia, che da alcune settimane sono alle prese con gli effetti del riordino in atto, dovuto dall’entrata in vigore della Riforma dei tecnici e professionali. Da sempre come OSA ci organizziamo e lottiamo in questi istituti dimenticati dalla politica, ma oggi siamo di fronte a un passaggio storico. Se questa riforma da una parte infatti è la punta di diamante del progetto di asservimento alle aziende della formazione (praticato da Valditara, voluto dall’Ue e padroni), dall’altra può diventare il suo nervo sensibile, una misura odiosa che studenti e lavoratori non digeriscono e a cui si oppongono. Il 7 maggio sarà sciopero della scuola e lanciamo una sfida: usiamo quella data per bocciare Valditara, rendiamola una grande giornata per dire no a questa riforma. Ma come contrastarla? Quali sono le coordinate da conoscere? Quali le rivendicazioni concrete da cui partire per organizzarsi? A partire da queste domande abbiamo raccolto alcune informazioni essenziali e spunti di lotta che raccogliamo in queste breve riflessioni. Per prendere coscienza di quanto sta accadendo, fornire una traccia per ulteriori discussioni e organizzarsi nelle scuole, scioperare il 7 maggio.
LA RIFORMA, E IL RIORDINO
La Riforma dei tecnici e professionali ha una storia lunga alle sue spalle: rientra nel pacchetto di riforme del PNRR, è passata per il Ministro Bianchi dell’allora Governo Draghi per poi essere subito fatta propria da Valditara ma è in questi giorni che un po’ ovunque i suoi effetti tragici stanno iniziando a farsi sentire.Questa riforma – è bene ricordarlo – aumenta le ore di Pcto per gli istituti tecnici e professionali, introduce la riduzione a quattro anni del percorso scolastico e spinge gli studenti a iscriversi alle ITS Academy (enti in larga parte controllati dai privati) una volta terminato il percorso scolastico, aumenta legami e connessione (cioè: ingerenze) dei privati con le scuole, con addirittura esperti provenienti dalle aziende che entrano negli istituti. Insomma, professionalizza la formazione e aumenta la selezione di classe e la divisione fra scuole di serie A e B.La Riforma entra in vigore dal prossimo anno scolastico e, da dopo il Decreto Legge 19 del 19 febbraio 2026, è in atto il cosiddetto “riordino” degli istituti, cioè la riorganizzazione alla luce della riforma che punta al modello 4+2 e alla professionalizzazione estrema della formazione. Cosa significa? Che il monte ore diminuisce, gli indirizzi vengono riformulati, nelle scuole ci sono lavoratori perdenti posto, discipline fondamentali vengono accorpate.Nei tecnici e professionali si stanno sollevando dubbi e rabbia da parte di studenti e docenti che vedono gli effetti nefasti di una riforma che non fa altro che continuare il processo di distruzione della scuola pubblica. Come OSA da sempre denunciamo e lottiamo contro lo smantellamento della scuola pubblica e la scuola gabbia e con questa riforma la situazione non va che a peggiorare. Abbiamo la possibilità di aprire nuovi spazi di conflitto all’interno di questi istituti che vanno praticati, alleandosi con i lavoratori della scuola, organizzando gli studenti contro questa riforma verso lo sciopero del 7 maggio. Quella giornata sarà un primo e decisivo banco di prova.E’ una riforma che impoverisce la scuola e la sua funzione educativa: nei fatti, si taglia su materie fondamentali come l’italiano, la storia e la geografia (a quanto pare non corrispondenti alle conoscenze richieste dal mercato, non generano profitto!), e prevede un grande taglio del monte ore che con tutta probabilità porterà a un conseguente taglio fra il corpo docente e un attacco al salario. Il paradosso è cheE’ una riforma che aumenta il divario tra scuole di serie A e scuole di serie B, fra scuole di centro e di periferia, del Nord e Sud italia. Infatti, al Nord esiste un tessuto produttivo più forte, legato a quello europeo e che ha bisogno di manodopera fortemente specializzata e iper-professionalizzata che uscirà dai percorsi 4+ 2, lo stesso non si può dire per il Sud. Gli istituti della periferia produttiva di questo paese diventeranno ancora di più dei parcheggi per una massa di futuri lavoratori precari, a cui verranno insegnate le cosiddette competenze trasversali, per riempire i buchi nel mondo del lavoro sempre più flessibile e precario. Facile immaginare che questo contribuirà all’aumento del disagio di questi studenti e all’abbandono scolastico.Ogni istituto, “grazie” all’autonomia scolastica che aumenterà sproporzionatamente, sarà portato a costruire e incrementare collegamenti con imprese, per “rispondere al meglio” (cioè: piegarsi) alle esigenze produttive del territorio in cui si trovano.A pagare questo saranno gli studenti di queste scuole, orientati senza altre possibilità al futuro di classe imposto da una scuola che li vuole carne da macello precaria e sfruttabile, e i professori, fra cui giustamente cresce il malcontento.Viene venduta come modo per risolvere la disoccupazione giovanile, ma questa scusa che viene usata ciclicamente in occasione di queste riforme non regge più, queste riforme non hanno risolto nulla e anzi i dati dicono esattamente il contrario: continuiamo a vedere i giovani in condizioni disastrose per via del lavoro precario e i salari da fame qui in Italia.Il paradosso è che questa riforma arriva al punto di indebolire anche le materie di indirizzo specifico in nome delle “competenze trasversali” da usare in quel mondo del lavoro sempre più flessibile e precario, cioè quelle micro-abilità che di fatto rendono il lavoratore più debole e sfruttabile. Di questo se ne sono accorti gli studenti e le studentesse del Cine-Tv Rossellini di Roma, che proprio per questa ragione lo scorso febbraio hanno scioperato contro la riorganizzazione della scuola secondo i dettami di questa maledetta riforma.
OPPORSI ALLA RIFORMA: FARE COME AL ROSSELLINI
Lo sciopero studentesco di massa del Rossellini a Roma fatto il 2 febbraio ha incanalato la rabbia di quegli studenti e studentesse abbandonati dal governo contro gli effetti della Riforma. Lo sciopero è nato nato per e contro i disagi concreti portati da questa riforma, e più precisamente per l’abolizione della cosiddetta “curvatura”, cioè la possibilità di scegliere all’inizio del terzo anno la materia di indirizzo della specializzazione. Alla faccia della formazione professionale. Gli studenti hanno lamentato che i 4 anni forniscono un percorso general-generico di formazione, frettoloso, volto a fornire il prima possibile manodopera scarsamente qualificata per le aziende. A queste ragioni – paradigmaticamente – si sono aggiunti i problemi legati al Pcto e all’orientamento, e a quelli di edilizia dell’istituto che riguardano anche le altre scuole. Si aggiunga poi la gestione autoritara e antidemocratica che stanno facendo i presidi manager delle scuole e dell’attuazione di questo riordino, ed ecco il successo dello sciopero. “Fare come al Rossellini” è quindi la nostra indicazione. Costruiamo momenti di dibattito fra studenti e lavoratori all’interno degli istituti tecnici, che poi possano portare alla costruzione di conflitto e sciopero contro questa riforma vergognosa. Partendo da problemi concreti degli studenti, organizzarsi e scioperare è possibile. Queste scuole sono state abbandonate dalla politica, noi possiamo e dobbiamo rimetterle al centro della scena nazionale come avanguardie di lotta: è una rivoluzione politica e culturale che ci ripromettiamo di fare.Costruiamo mobilitazioni e assemblee con studenti e lavoratori in ogni istituto! Parliamo con studenti e studentesse, raccogliamo i problemi quotidiani che si vivono e avvertono, attiviamoci come rappresentanti di istituto e studenti, uniamoci e confrontiamoci, stiliamo rivendicazioni e portiamole nelle piazze in modo visibile e incisivo.Organizziamoci verso il grande sciopero del 7 maggio.
L’ALLEANZA STUDENTI LAVORATORI
Il 7 maggio sciopereremo in tutta Italia insieme ai docenti e ai lavoratori della scuola contro questa riforma. Organizziamoci in ogni istituto contro questa riforma classista e i problemi concreti che si porta dietro: la riduzione delle ore, il taglio degli organici, le materie trasversali che non ci insegnano niente, il continuo disinvestimento della scuola pubblica a favore della guerra.Il Rossellini è l’esempio da seguire, organizziamoci in ogni istituto! Le scuole abbandonate e attaccate da questo governo possono diventare avanguardie di lotta per una nuova scuola pubblica, mettendo al centro dell’agenda di lotta degli studenti il rifiuto di questa riforma.
