LEZIONI DAL 25 APRILE: ‘LA STORIA NON È UN SOGNO, LA MEMORIA VIVE’
Il 25 aprile 2026 è stato un successo in quanto a partecipazione numerica ma anche in termini di chiarezza politica: migliaia di antifasciste e antifascisti in piazza in tutta Italia – e non solo nelle mobilitazioni istituzionali – e diversi veli che sono stati squarciati da una giornata incisiva.
1) In primis bisogna rilevare, positivamente, che il sostegno a Israele non ha più cittadinanza nella piazze della Resistenza. Una certa equidistanza e bonaria permissività che albergava in parti non trascurabili delle manifestazioni del 25 aprile non regge più dopo 3 anni di genocidio, le brutalità razziste e guerrafondaie israeliane, i collegamenti fra estrema destra e sionismo. A Roma il revival di quell’invenzione storica chiamata “brigata ebraica”, animata oggi da squadristi noti per le aggressioni paramilitari ai militanti di sinistra, non si è presentata; a Milano è stata cacciata. Per questo vanno ringraziati i tanti e tante che in questi anni hanno avuto la caparbietà di tenere il punto, anche quando da soli, contro la presenza sionista nelle commemorazioni partigiane. Il piagnisteo dei giornali di destra – espressione di un governo che ieri voleva commemorare i repubblichini di Salò collaborazionisti di Hitler… – dà il segno di quanto questo faccia male a chi vorrebbe criminalizzare i movimenti, diffondendo un’ignobile ma ormai debole equiparazione fra antisionismo ed antisemitismo.
2) Un altro spartiacque non più trascurabile sembra essere diventato il sostegno militare all’Ucraina. Come ha già notato qualcuno, questa è una grana per chi nel centrosinistra vuole annacquare differenze e questioni politiche per mettere insieme il carrozzone elettorale più ampio possibile, e si è visto ieri. I e le manifestanti del 25 aprile un po’ ovunque hanno mal tollerato le provocazioni organizzate dagli ultra-guerrafondai dei Radicali, scesi in piazza a favore di camere e nella classica postura da provocatori attaccabrighe con le bandiere ucraine. A tutti è stato chiaro che si trattasse non di un’innocente pietà per un popolo che deve subire la guerra per conto degli interessi occidentali e dei suoi governanti corrotti, ma di un’azione politica strumentale. La domanda sorge spontanea: come si può accettare, nelle piazze del 25 aprile, il sostegno al riarmo? Come si può accettare il sostegno alle misure militari folli dei vertici ucraini, che ci porterebbero nella terza guerra mondiale? Come dimenticare il sostegno e le armi in mano agli 11 battaglioni neonazisti inquadrati nell’esercito ucraino, gente con cui collabora Casap*und, per intenderci? A questo quesito, molti manifestanti hanno risposto respingendo le provocazioni, nel sostanziale beneplacito e supporto delle piazze che hanno marciato serenamente, come da programma, senza queste presenze inopportune venute evidentemente per guastare la festa.
3) Su questo lavoro da “avvelenatori di pozzi” di certe figure politiche e degli influencer ormai noti bisognerà tornare perché, a furia di stravolgimenti (“montaggi”!) della realtà e diffusione d’odio a caccia di qualche views in più, a colpi di reel si crea terreno fertile e incoraggiamenti per l’estremismo di destra. Le pistolettate ad aria compressa ai due militanti ANPI a latere della manifestazione romana è un fatto gravissimo, così come le liste di proscrizione che stanno venendo diffuse online con nomi, cognomi e volti di compagni nelle chat filo-sioniste e filo-ucraine, a caccia di vendetta dopo lo schiaffo politico ricevuto ieri. La vigilanza antifascista deve essere massima, anche perché certi soggetti ci chiederanno un ‘voto utile contro la marea nera’ nelle prossime elezioni 2027. In particolare modo denunciamo il ruolo dei Radicali, partito di guerrafondai che ha sempre sostenuto l’interventismo NATO e UE e che tenta oggi di sfruttare volti giovani (con il tridente del nazista Bandera al collo!), presentabili anche in ambiti di ‘movimento’, per provare a convincere le nuove generazioni di antifascisti e antifasciste che la Resistenza partigiana possa esser accostata alla lotta contro ‘i tiranni’ e le ‘teocrazie’, giustificando in questo modo gli attacchi al Venezuela, all’Iran e a tutti i paesi non allineati con la furia bellicista dell’Occidente in crisi.
4) Eppure, il vero dato da cui ripartire è che le manifestazioni del 25 aprile sono state ovunque piene. Il popolo del Blocchiamo tutto d’autunno e del No sociale al referendum di primavera non ha voglia di tornare a casa e continua a mobilitarsi, la spinta alla partecipazione non si è esaurita. I e le giovani nelle piazze erano tantissimi, sta crescendo un nuovo “spirito antifascista giovanile” che ha un po’ a che fare con il rifiuto di questa classe politica di corrotti e furfanti (…e fascisti!) al governo e un po’ con la ricerca nella Resistenza di un senso ideale di appartenenza. In tanti e tante lontani dall’attività politica quotidiana sono scesi in piazza per sdegno verso il Governo, ma anche solo per senso di gratitudine verso i partigiani e le partigiane, il cui testamento storico si è tramandato di generazione in generazione ma che oggi più di prima può riassumere valore in tempi di crisi sistemica. Basti pensare che in alcuni territori tanto era questo riconoscimento che si è arrivati allo sciopero studentesco come strumento di commemorazione della Liberazione, come nel caso di Genova, fatto forse un tempo inusuale ma che va cominciato a considerare normalità e dai risultati strabilianti ad ogni modo. Questo bisogno di un’alternativa ideale per le giovani generazioni è un fatto di primo ordine da coltivare, guai a trascurarlo.
5) Ecco allora che la battaglia delle idee, la solidità ideologica nel non lasciare un centimetro contro le strumentalizzazioni e il revisionismo, la difesa e il ricordo della Resistenza e del Movimento Comunista del ‘900 non sono aspetti marginali ma tasselli fondamentali nelle costruzione di una moderna ipotesi di cambiamento sociale e giovanile. È stata emozionante, in tal senso, la presenza di Adelmo Cervi in corteo con i nostri compagni a Bologna. E di primo piano il pre-corteo romano che ha sfilato fino all’Ambasciata Cubana, a difesa della rivoluzione sotto attacco. L’instancabile battaglia di solidarietà concreta con le raccolte farmaci e di materiale tecnologico che stiamo conducendo in tutta Italia deve essere affiancata dal supporto ideologico alla rivoluzione socialista cubana, faro per l’umanità in un mondo in crisi.
Siamo già al lavoro verso le nostre prossime sfide: il 7 maggio sarà sciopero nazionale di scuole e università contro la leva, la militarizzazione e le politiche del governo Meloni e il 9 maggio parteciperemo al corteo a Roma che celebra l’anniversario della vittoria sul nazifascismo, ribadendo ancora una volta l’urgenza di costruire qui e ora il socialismo come unica alternativa alla barbarie della guerra, dell’imperialismo e dello sfruttamento capitalistico.
Proseguiamo l’attività a testa bassa di mobilitazione e organizzazione di studenti e studentesse contro i problemi della formazione pubblica, ma portiamo con noi queste lezione dal 25 aprile.
D’altronde le prossime mobilitazioni si inscrivono nell’appello alla mobilitazione per l’8 maggio contro la leva militare, indetta dalla campagna internazionale “We do not enlist – War on war” di cui facciamo parte. Si dà il caso che quel giorno caschi l’anniversario della sconfitta della Germania nazista per mano dell’Unione Sovietica e allora è vero che “La Storia non è un sogno, la Memoria vive”, come dice una famosa canzone della Banda Bassotti.
Ci prepariamo inoltre a costruire la partecipazione giovanile e studentesca alla grande mobilitazione operaia promossa dall’Unione Sindacale di Base per sabato 23 maggio. All’insidiosa dialettica politica tra forze ugualmente antipopolari, che abbiano una fiamma tricolore o un ulivo o una colomba sulla bandiera, può opporsi un argine ed emergere un’alternativa solo se sarà rinsaldata e potenziata l’alleanza di classe che nell’autunno ha visto operai – “indispensabili produttori di ricchezza” – giovani e studenti parlare la stessa lingua, dettare le parole d’ordine e trascinare settori ben più ampi dentro un’intera stagione di mobilitazione. Sfruttati, giovani precari, classi popolari immiserite, soggetti che per anni si sono sentiti estranei, ma tornando a riconoscersi reciprocamente ed organizzarsi insieme, come figli della stessa rabbia, hanno saputo far tremare la terra sotto i piedi del governo Meloni e si sono mostrati indisponibili alla seduzione delle tiepide, ambigue opposizioni. Un processo necessario di ricomposizione sociale, che dovrà darsi gambe e braccia mobilitative e strumenti di rappresentanza politica, a cui il 23 maggio rinnoveremo il nostro contibuto deciso.
Con gli esempi dei partigiani di ieri, contro vecchi nemici ancora al loro posto, costruiamo le nuove resistenze per un mondo nuovo!
