SCIOPERO 7 MAGGIO: PIATTAFORMA AFAM

7 maggio Sciopero universitario: l’arte non si arruola!

Anche da Accademie e Conservatori gli studenti si mobilitano e scendono in piazza il 7 maggio insieme agli universitari e ai lavoratori del mondo della formazione.
Dopo le grandi piazze del “Blocchiamo Tutto” fino alle mobilitazioni per il NO al referendum, gli studenti AFAM prendono
parte ancora una volta contro i tagli alla formazione e la riforma Afam, la militarizzazione e la leva militare.
Per opporci alle politiche di guerra e repressione che il Governo Meloni porta avanti oggi, gli studenti AFAM si organizzano e si mobilitano per un vero diritto allo studio e per un’arte che sia megafono delle lotte: se ciò che ci aspetta è guerra e indistrializzazione, scioperiamo per riconquistarci un futuro!

Tra tagli e Riforma AFAM, l’alta formazione si rivela per ciò che è…
Le AFAM rappresentano le possibili roccaforti di una cultura libera dalle logiche della guerra e del profitto, della lotta alla censura e per la libertà d’espressione, della dignità di un intero settore artistico e culturale oggi caratterizzato dalla precarietà in grado di risvegliare l’interesse della governance solo accettando di piegarsi alla sua propaganda, convertendosi nell’ennesima occasione di investimento in termini di competitività e ricerca, finendo per alimentare i soli introiti dei privati. Una situazione che con i tagli all’istruzione e la Riforma AFAM va solo ad incrementare ricadendo ovviamente sulle spalle degli studenti.

Quale diritto allo studio per gli studenti AFAM?
L’Italia è il penultimo paese per numero di laureati in Europa. Studiare, infatti, è sempre più difficile: le tasse aumentano, le borse di studio sono insufficienti e non adeguatamente garantite, le residenze universitarie vengono date in gestione ai palazzinari, quelle pubbliche coprono una percentuale irrisoria della domanda, i servizi pubblici sono stati smantellati, il carovita e il caroaffitti sono alle stelle.
Studiare negli istituti AFAM è ormai una scelta possibile solo per una ristretta élite: l’obbligo di frequenza, i materiali e gli strumenti necessari alla didattica si aggiungono alla scarsissima attenzione che le AFAM riservano alla tutela degli studenti-lavoratori, interfacciandosi con le condizioni di precarietà che caratterizzeranno il loro futuro lavorativo nel settore artistico e culturale, aggravate per giunta dalle conseguenze della riforma dei 60 cfu e dal continuo tentativo di equiparare gli istituti AFAM alle università.

AFAM e arte verso privatizzazione e mercificazione
La visione dell’arte e della cultura nel mondo del lavoro è ormai totalmente mercificata e asservita alle logiche di profitto e il continuo aumentare di privatizzazione e aziendalizzazione, anche nel settore artistico, rende il nostro futuro ancora più irregolarizzato e precario.
Nelle AFAM vediamo la spinta dei privati spingere sempre più presente, seguendo le dinamiche di mercificazione del settore, andando ad attaccare la ricerca artistica slegata dalle logiche di profitto. Di recente, la ministra Bernini è tornata a parlare di arte e afam, mettendo in campo “ArtProfit”, un’ulteriore progetto a vantaggio di privati.
L’aziendalizzazione delle AFAM rientra nel piano del Governo di smantellamento dell’istruzione pubblica attraverso il completo asservimento ai privati. Dobbiamo conquistarci un futuro e rompere questa visione!

Quali prospettive? L’ARTE NON SI ARRUOLA!
Per noi l’arte deve avere un ruolo politico e dev’essere un megafono delle lotte dei popoli oppressi, rendendosi strumento di resistenza e opposizione.
Questo governo sta distruggendo il ruolo sociale dell’arte, basandola sul revisionismo storico, richiamando valori bellicisti e guerrafondai portando avanti la sua idea di “identità italiana”.
La nostra risposta è chiara: L’ARTE NON SI ARRUOLA e non sarà strumento di propaganda di questo governo, ci schiereremo sempre dalla parte giusta della storia.

Serve tutt’altro!
Un clima fatto di individualismo sfrenato, competizione, ansia e arrivismo alimenta la condizione di ricattabilità in cui vengono a trovarsi studentesse e studenti: una condizione che sta alla base del moltiplicarsi degli episodi di abusi e violenze all’interno dei nostri atenei. Per contrastare tutto ciò vogliamo, finanziamenti all’università pubblica e l’istituzione di CAV garantiti ed efficienti in ogni struttura AFAM.
Servono più fondi per sostenere i costi esagerati dei materiali necessari per ogni studente, servono borse di studio, serve una regolamentazione nazionale per la rappresentanza in modo che possa veramente svolgere un ruolo di rottura. Servono più spazi di aggregazione, mense e tutele per gli studenti. Ci servono delle prospettive di un futuro per ora inesistente o comunque instabile.

È questa l’alternativa che vogliamo costruire
Ed è per questo che, insieme a migliaia di giovani in tutta Europa, anche noi il 7 maggio scioperiamo. Dalle lotte contro la militarizzazione alle battaglie per il diritto allo studio, mobilitiamoci in tutto il Paese e diciamo a questo governo che non resteremo a guardare mentre sotto i nostri occhi ci viene sottratto il futuro.