ReUniOn e la guerra: quando l’università giustifica gli interventi militari

f1b0288d12def0b2c0474a11adf3e86f_LCome campagna Noi Restiamo, abbiamo voluto portare la nostra voce di dissenso contro ReUniOn, la tre giorni di convegni e incontri voluta da Ivano Dionigi per celebrare la fine del suo mandato da rettore dell’Alma Mater ed inaugurando così la sua “discesa in campo” nell’arena politica bolognese per tentare la scalata a Palazzo D’Accursio.
In questa tre giorni abbiamo sonoramente contestato in primis l’iniziativa sulle start-up, nuova forma di sfruttamento e appropriazione del lavoro altrui spacciata come una nuova opportunità all’interno del mercato del lavoro attuale. Poi abbiamo portato il nostro dissenso anche al convegno sulla sovranità alimentare, tenuto da rappresentanti di Granarolo e Fi.Co., fautori del “modello EXPO”: non certo il miglior modo per garantire l’equità e la sostenibilità dei prodotti agricoli ed alimentari.

In conclusione alla tre giorni poi, è stato dato spazio ad un dibattito di geopolitica in cui esperti di questioni militari, ex funzionari e diplomatici dell’UE davano la loro visione riguardo ai recenti conflitti nati alle porte d’Europa e di come l’europolo debba affrontare queste crisi.

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Start Up Day presenta: il lavoro nel mondo reale

Qualche volantino contro lo Start Up Day e la sua retorica tutta ideologica, nella stessa piazza in cui contemporaneamente a una delle troppe sigle fascio-leghiste è stato concesso di far la sua becera propaganda, ha portato la polizia e un’amministrazione cittadina senza ruolo a dare il beneplacito a Dionigi: lui può continuare indisturbato la sua kermesse elettorale senza alcuno spazio al dissenso, così come Insieme Bologna è tutelata nel portare avanti messaggi d’odio e discriminatori.

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ZONA MILITARE LIBERATA – via del Parco 16 Ex- Stamoto

Portando Guerra alla Guerra, NOI RESTIAMO apre la ex-Stamoto
La ex-Stamoto si apre alla città
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L’austerità in casa e la guerra alle porte: è questo il presente che ci tocca ribaltare. Lo scenario della competizione economica, industriale, commerciale, finanziaria deborda sempre più frequentemente in guerra militare, ponendo in fibrillazione gli istituti politici e militari sopravvissuti alla guerra fredda. Tutta la politica estera italiana è intrisa della scelta bellica, con una chiara responsabilità in devastazione e massacri sempre meno occultabile, con l’impegno in politiche di aggressione contro stati sovrani e popolazioni civili inermi. Ciò avviene per Israele contro la Palestina e l’Arabia Saudita contro lo Yemen, o con il sostegno agli “amici della Siria” coalizione complice degli jiadisti (contro cui combatte l’eroica resistenza curda), ma anche in Europa con il sostegno ai golpisti internamente alleati ai nazisti al potere in Ucraina e in guerra contro le autoproclamate repubbliche indipendenti ed antifasciste. Il governo ha dichiarato in pochi giorni gli obiettivi strategici della politica estera, tramite la presentazione del Libro Bianco della Difesa e del conseguente Documento Programmatico Pluriennale: raggiungere la quota del 2% del Pil da destinare al settore militare, stabilire quindi una volta per tutte lo stanziamento di circa 10 miliardi di euro per l’acquisto degli F35, confermando la tendenza dei paesi europei a destinare alle spese militari più di quanto non facciano Russia e Cina assieme. In alcune circostanze i soldi ci sono sempre ed anche i severissimi ispettori di Bruxelles sembrano “distrarsi” quando invece che di pensioni o spese sanitarie si parla di cacciabombardieri e strategie geopolitche. È il neoliberismo nella competizione globale, baby!

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