Start Up Day 2017

27 maggio, anche quest’anno torna lo Start Up Day dell’università di Bologna
 
Per tutti i giovani intraprendenti che non riescono a inserirsi nelle obsolete categorie del lavoro, l’Alma Mater offre una grande opportunità.
In bocca al lupo!
Dallo start up day del 2016 escono numeri da capogiro: su 66 idee presentate, 10 sono diventate start up.
Nella media nazionale solo l’1,5% raggiunge l’agognata “exit” (ovvero l’acquisizione da parte di una grande società)… numeri da capogiro. 
Risolvere il 40% di disoccupazione giovanile con le START UP?
“Il popolo non ha il pane? Che mangino le brioches!”

Bologna. Meglio Terroni Che Fascisti – 2 giorni antimperialisti

MEGLIO TERRONI CHE FASCISTI!
◆◆2 GIORNI ANTIMPERIALISTI◆◆

> Un film che sta creando malumori ai piani alti del potere: vediamolo e discutiamone insieme.
> Incontrare una parte della delegazione di ritorno dalla carovana in Donbass è certamente il modo migliore per capire cosa sta accadendo oggi ai margini d’Europa.
> A più di un mese dall’inizio dello sciopero della fame dei prigionieri palestinesi, facciamo un focus sulla resistenza femminile di un popolo che non si piega.

Tutto questo sono i due giorni antimperialisti di Noi Restiamo.

// Mercoledì 7 giugno @Zamboni 38 //

> h 21:00 Proiezione di PIIGS – Come imparai a preoccuparmi e a combattere l’austerity (2017)
A seguire dibattito con il regista Federico Greco.

// Giovedì 8 giugno @ p.zza Scaravilli //

> h 18 Assemblea Cosa succede in Donbass?
con Rete dei Comunisti, Coordinamento nazionale Jugoslavia, Comitato Ucraina antifascista Bologna

> h 19:30 Presentazione di CON LE UNGHIE E CON I DENTI
(Red Star Press)
libro sulla resistenza delle donne in Palestina di Miriam Marino – Incontro con l’autrice

G7 Taormina, La repressione si inasprisce. Solidarietà ai compagni di Catania

Pubblichiamo il comunicato unitario contro le misure repressive messe in campo nei confronti di attivisti politici ed esponenti del sindacalismo conflittuale a Catania, la tempestività delle indagini ci dice molto su quello che è il clima dell’isola dove oggi inizia il G7.

Di seguito il comunicato:

Compagni e attivisti vengono pesantemente colpiti con denunce, multe e intimidazioni. I provvedimenti restrittivi, penali e pecuniari aumentano notevolmente, e la repressione del dissenso assume delle forme sempre più preoccupanti.

Alla Questura di Catania c’è chi interpreta alla lettera la svolta securitaria voluta dal governo a guida PD e dal ministro Minniti. In questo contesto, che non è solo nazionale, le forze del (dis)ordine preventivo lanciano scomuniche e anatemi contro chi si oppone allo sfruttamento, al razzismo e alla guerra. L’obiettivo è intimorire, isolare e stigmatizzare l’opposizione politica, fatta sia dai compagni che da anni sono attivi in città, che da realtà emergenti.

L’obiettivo è creare un clima di terrore per trasformare in problemi di ordine pubblico le manifestazioni contro l’imminente vertice internazionale di Taormina e, in generale, per trasformare in problemi di sicurezza le problematiche sociali ed economiche che questo sistema produce quotidianamente. Tutto ciò ha un sapore, non troppo vago, di ordine fascista.

Ma ancora di più l’intenzione è quella di sbattere il “mostro” in prima pagina, ossia “gli antagonisti”, i dissidenti, quelli cioè che “fanno paura” e agiscono come “folli criminali”. Giornalisti compiacenti copiano e incollano le veline della questura. Anche questa strategia retorico-comunicativa puzza di fascismo.

Di fronte a tutto ciò noi non chiniamo la testa, ma opponiamo l’orgoglio e la ragione di chi dice no ai potenti della terra, ai signori della guerra e ai loro solerti servitori. Per questa ragione noi saremo a Giardini a manifestare contro il G7; per questa ragione non smetteremo di denunciare Frontex e le sue politiche assassine nei confronti dei migranti; per questa ragione continueremo ad impegnarci per la costruzione di un mondo diverso.

Per questa ragione ancora, a tutte le forze politiche, organizzazioni e singoli cittadini che non accettano questa risposta repressiva ai problemi sociali e politici della città e del paese chiediamo di schierarsi apertamente e di esprimere solidarietà a tutti i compagni colpiti.

Primi firmatari
Unione Sindacale di Base federazione nazionale – Rete dei Comunisti – Campagna nazionale Noi Restiamo – Coordinadora antirepresiva del Garraf Barcellona Spagna – CSP “Graziella Giuffrida” Ct – Comunità resistente Piazzetta Ct – Collettivo politico Experia Ct – Collettivo Punteruolo Teatro dell’oppresso Ct – LPS. Liberi pensatori studenteschi, Ct – Rete catanese contro il G7 – Cobas scuola Ct – Catania Bene Comune – PCI sez Olga Benario Catania – Comitato No Muos No Sigonella Ct – Comitato No Muos Ragusa – Comitato No Muos Piazza Armerina – Comitato mamme No Muos Caltagirone – Coordinamento regionale dei comitati No Muos – Arci Ct – Città felice Ct – PC sez. G. Rosano Adrano– Casa del Popolo G. Rosano P Maccarrone Adrano –Libert’aria Palermo – Comitato No Muos Alcamo – Comitato di base No Muos Palermo – Sakalash Palermo – Circolo Arci Faber Ct – Circolo Arci Melquiades Ct – Partito della Rifondazione Comunista Sicilia – PCI sez. Gramsci Riposto Ct – Sinistra Anticapitalista Ct – Redazione Siciliani Giovani – Collettivo Askavusa Lampedusa – Ass. culturale Gammazita Ct – Red Militant – Studenti Indipendenti Ct – Collettivo Spedalieri Ct – Collettivo Boggio Lera Ct – Unione degli Studenti Ct – CSA Officina Rebelde Ct – Mediterraneo antirazzista Ct

Paco Ignacio Taibo scrittore – Josè Palazon fotografo fondatore Pro Derechos de la Infancia Melilla Spagna – Josè Luis Diez Lerma Tanquem els CIEs Barcelona – Francisco Garrido Soler avvocato diritto dell’immigrazione Madrid – Paola Rivetti Dublin City University – Luciano Vasapollo Responsabile coordinamento europeo rete intellettuali e artisti a difesa dell’Umanità –Eleonora Forenza parlamentare europea PRC–SE – Giorgio Cremaschi Eurostop – Maurizio Acerbo Segr Naz Rifondazione Comunista SE – Italo di Sabato Responsabile nazionale Osservatorio repressione – Giovanni Russo Spena resp giustizia PRC-SE – Camilla Ancona Movimento Autoconvocati Roma – Manuela Palermi presidente Comitato Centrale PCI – Rita Martufi CESTES-USB – Ciro D’Alessio Funzionario Fiom Reggio Emilia – Antonio Mazzeo giornalista – Riccardo Orioles giornalista – Alessandro dal Lago sociologo – Marilina Mantineo ricercatrice Università di Genova – Luca Cangemi Responsabile nazionale scuola PCI – Vittorio Turco dirigente CGIL Catania – Paolo Modica Fiom Catania – Emiliano Laganà Fiom Catania – Daniele Zito scrittore – Goffredo D’Antona avvocato – Anna di Salvo attivista – Dario Pruiti Presidente Arci Catania – Alfonso di Stefano Comitato No Muos No Sigonella –Teresa Modafferi portavoce Cobas Scuola CT – Nino De Cristofaro Cobas scuola – Pierpaolo Montalto avvocato – Giusi Milazzo – Anna Bellia – Gianni Piazza professore università di Catania – Pietro Saitta sociologo università di Messina – Mimmo Cosentino segretario regionale PRC Sicilia – Lillo Fasciana Coordinatore regionale democrazia e lavoro FLC CGIL Sicilia – Angela Accascina Segretaria generale FLC CGIL Enna – Antonietta Troina docente, Presidente Proteo Fare Sapere Enna – Alberto Musca Segretario generale FLC CGIL Caltanissetta – Saverio Cipriano Coordinatore regionale Democrazia e Lavoro CGIL Sicilia – Pietro Milazzo dirigente regionale CGIL Democrazia e Lavoro – Luca Leotta scrittore – Mauro Maugeri regista – Valeria Raciti avvocato – Elena Maiorana attivista Sinistra Anticapitalista – Giovanni Caruso Red. Siciliani Giovani – Giuseppe Amata scrittore – Giovanni Messina avvocato – Paola Ottaviano avvocato

Tra realtà e retorica: ribellarsi è giusto

A scuola, nel corso degli anni, abbiamo imparato che esiste un flusso collettivo che si muove, agisce e viene agito, determina e viene determinato dai singoli: è quella forza che si conosce col termine Storia. Abbiamo studiato che questo dinamismo collettivo può sembrarci immobile per secoli, poi improvvisamente accelera e ancora rallenta, e può quasi fermarsi anche se in realtà non si ferma mai. Quando eravamo in procinto di finire i nostri studi superiori, ci hanno detto che, arrivati troppo vicini a noi, la Storia si trasforma e non occorre più studiarla. Iniziano i nostri giorni, il Presente. Qui entriamo in campo noi, che invece sappiamo che il presente è inserito nella storia, anche in quella recente.

Oggigiorno la Storia si muove, non c’è dubbio. Lo fa con una discreta velocità. Mai abbiamo visto tanta forza nel celebrare come quest’anno l’Europa unita e la sua giovane cittadinanza, la generazione Erasmus, che compiono rispettivamente 60 e 30 anni. Anniversari che ci impongono di vivere come traguardi finalmente raggiunti, festeggiati con vertici come quello del 25 marzo a Roma o illuminazioni giallo-blu in ogni palazzo istituzionale come quelle di oggi.

Mai come oggi vediamo un ribaltamento semantico dei termini politici: dal Partito Democratico sceso in piazza il 25 aprile dietro la scritta “Patrioti d’Europa”, rifiutando quel termine “partigiano” che effettivamente per esso non può avere senso, passando per la richiesta del governo golpista ucraino all’Italia e all’UE di arrestare ed estradare i militanti antifascisti di ritorno dal Donbass, fino all’elezione di Macron. Un banchiere prestato alla politica, tra i fautori della loi travail e spacciato per la nuova “speranza che si aggira per l’Europa”, il vincitore del fascismo, del populismo, dell’anti-europeismo, che vince al rintocco dell’Inno alla gioia (inno dell’UE) e non della Marsigliese, che ha vinto non perché abbia realmente convinto il popolo francese ma in contrapposizione allo spauracchio rappresentato dalla Le Pen.

Noi rifiutiamo questa logica, non abbiamo paura del futuro, e siamo determinati a prendercene uno che non sia schiacciato dalla facile (e falsa) opposizione tra un liberismo imperialista e un conservatorismo fascista.
Noi viviamo ed analizziamo la realtà, e sappiamo che solo lo 0,4% dei giovani italiani partecipa ogni anno al programma Erasmus, mentre il 40% è senza uno straccio di lavoro. Sappiamo distinguere tra l’ideologia imposta dall’alto e la nostra quotidianità. Sappiamo che, parole dai rapporti Caritas, “negli ultimi anni sembrano aggravarsi le difficoltà di chi può contare su un’occupazione, i cosiddetti working poor, magari sotto occupati o a bassa remunerazione” e che “oggi i dati Istat descrivono una povertà che potrebbe definirsi inversamente proporzionale all’età, con la prima che tende a diminuire all’aumentare di quest’ultima”, che tradotto in numeri vuol dire che oltre due milioni di under 35 attualmente sono da considerarsi poveri.

Noi sappiamo bene che futuro hanno in mente per noi i piani alti del potere continentale. E sappiamo che nel presente ci vogliono far scegliere unicamente tra due opzioni: seguire i 200.000 coetanei che nell’anno passato hanno scelto l’estero come prospettiva a medio/lungo termine, volenti o nolenti perché così bisogna fare, oppure rimanere qua a cercare un’occupazione sottopagata e instabile. Sappiamo che, a seguire le loro indicazioni, solo 1 su 1000 ce la fa, solo una start-up tra innumerevoli, e lo sappiamo non solo perché lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle, ma perché ora hanno iniziato a dircelo loro stessi: i Renzi, le Merkel, i Macron. La Storia si velocizza ed è inutile continuare a prendersi in giro.

A Firenze oggi si consuma l’ennesimo atto di questo ballo antipopolare. Si chiude il Festival d’Europa, che alla presenza del ministro dell’istruzione Fedeli presenta la Carta della Generazione Erasmus, un vero e proprio documento politico elaborato da coloro che hanno partecipato lo scorso febbraio agli Stati Generali della Generazione Erasmus “per avviare un dialogo sui maggiori temi di interesse per il futuro dell’Europa”. L’ennesima trovata retorica sulla falsa integrazione e sulle false prospettive che l’Unione Europea sta pensando per noi.

La Generazione Erasmus non esiste, e chi la nomina o è in cattiva fede o ragiona non su base reale ma sull’onda delle proprie emozioni, probabilmente suscitate dal particolare punto di vista di cui dispone nel contesto sociale e culturale in cui è inserito. Un contesto sociale e culturale neppure lontanamente maggioritario.

I nostri coetanei della sponda mediterranea e quelli dell’est Europa sanno bene quel che esiste. Noi siamo i working poor, coloro che pur lavorando restano sotto livelli di vita dignitosi. Noi siamo i terroni d’Europa, quelli che dovrebbero sottomettersi a quell’infernale meccanismo comunitario che crea opportunità da una parte (nei paesi del centro-nord) e stagnazione nelle periferie.

Ma non tutto va sempre come dovrebbe andare, nella Storia e nel Presente. E sempre più siamo quelli che, tra una retorica che parla di generazione Erasmus e una realtà che vede solo sfruttamento e precarietà, scelgono di urlare: “ribellarsi non solo è giusto ma soprattutto necessario”.