Giovani a sud della crisi: coniugare l’analisi con una prospettiva di classe

Recensione a “Giovani a sud della crisi” – NOI RESTIAMO

Francesco Schettino

  1. Sul testo

Sono passati ormai all’incirca cinque anni da quando ebbi l’opportunità di leggere un libro edito da La casa Usher e scritto da un collettivo di cui a quei tempi avevo appena sentito parlare – Clash City Workers – e che poi ha avuto una cospicua circolazione negli ambienti della sinistra antagonista, ossia “Dove sono i nostri – Lavoro, classe e movimenti nell’Italia della crisi”. Dopo decenni di torpore in quell’occasione mi accorsi, e come me tanti altri, che quelle generazioni che sembravano assopite e colpevolmente inermi dinanzi ad una crisi dilagante, invece stavano iniziando a reagire e a trovare piani di organizzazione e di elaborazione teorica di tutto rispetto. Ricordo che lo stupore fu tale e generalizzato che i compagni (e le compagne) autori del testo furono invitati a centinaia di presentazioni in tutta Italia, stimolando il dibattito su temi che per anni erano rimasti intrappolati tra mura troppo strette. E la cosa più stupefacente era che i relatori non corrispondevano più alle consuete figure di militanti navigati, con numerose lotte alle spalle, bensì a compagni e compagne che difficilmente raggiungevano i 30 anni, essendo nati a cavallo della fine del socialismo reale e che, nonostante un’età giovane, presentavano capacità analitiche di tutto rispetto.

Oggi, anno 2018, dopo quasi un lustro dall’episodio riportato, mi è stata regalata una copia del libro “Giovani a sud della crisi” del collettivo Noi Restiamo. Appena ho messo gli occhi sulle pagine ho percepito la stessa freschezza – in senso del tutto positivo – che mi sembrava permeare anche il volume dei CCW qualche anno prima. Incoraggiato dunque a continuare nella lettura, mi sono imbattuto in un testo estremamente dettagliato sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo. La meticolosità con cui vengono descritte le politiche comunitarie (e locali) nella programmazione dell’insegnamento di scuola superiore e università è tale che riesce a fornire adeguati spunti di riflessione anche a chi, come chi scrive, si occupa di ricerca e sviluppo per professione. La capacità di spiegare e contestualizzare, ad esempio, la gestione del programma Horizon 2020 è apprezzabile giacché fornisce un quadro esaustivo e al contempo sintetico di un sistema di finanziamenti composto da innumerevoli intrighi di bandi e norme all’interno di cui è difficile, se non impossibile, districarsi. Stesso discorso per quel che riguarda sia l’analisi comparata delle più recenti riforme universitarie, in ambito sia locale che internazionale che per quel che concerne il mercato del lavoro e l’analisi delle migrazioni.

Dal punto di vista qualitativo ciò che sembra essere più convincente è il tentativo, riuscito nella gran parte dei casi, di riuscire a coniugare l’analisi normativa e statistica con una prospettiva di classe che nel conflitto capitale/lavoro vede la sua dinamica principale, se non esclusiva. Sottolineare e discutere che nella mente del legislatore “la responsabilità della formazione debba essere assunta dall’industria” (p.75) è un modo di voler affrontare le questione dal lato giusto ossia da quello che riesce ad individuare un filo conduttore tra tutti i pezzi della crisi che, invece, difficilmente possono essere ricomposti come puzzle. Dunque, viene messa da parte in maniera abbastanza chiara una prospettiva riformista dei problemi fatti emergere – sebbene talvolta non sia chiarissima la presa di distanza dal keynesismo – che vengono invece ricondotti più correttamente all’interno di una strategia ordita chiaramente per consolidare il dominio della classe dominante su quella dominata, per quanto le bandiere partitiche del potere borghese possano cambiare, solo in apparenza. Al tempo stesso, gli autori respingono giustamente le “nostalgie pattriottarde” che tanto vanno di moda in questi mesi e tanto più giochi “altro-europeisti” che incalcolabili danni hanno creato e continuano a produrre nell’immaginario politico della classe di cui siamo espressione.

La prima parte del testo, e più precisamente i primi 5 capitoli, è dunque assai utile per fornire elementi di analisi – sia qualitativa che quantitativa – in grado di rappresentare l’impatto della crisi originatasi negli anni 70 ed esplosa nel 2008 sui giovani che, però, come è ben spiegato in tutto il testo, diviene una questione non esclusivamente giovanile, bensì di classe e dunque per definizione intergenerazionale. In questa maniera viene di fatto confutata l’ideologica tendenza, ampiamente adottata dei lacchè della classe dominante che ha l’obiettivo di condurre la crisi in un vicolo cieco e ascientifico come il conflitto tra generazioni obnubilando così la lotta di classe che è il vero motore della storia. I capitoli conclusivi – alla cui redazione hanno partecipato altri collettivi, quali il CAU di Napoli, il Collettivo Laika di Grosseto, il Collettivo Porco Rosso di Siena e Coniare rivolta di Roma – affrontano tematiche solo apparentemente diverse, quali la lotta contro l’austerità e la repressione, la questione meridionale, il debito pubblico e lo spazio metropolitano nella crisi. Sia a livello metodologico che nelle conclusioni, l’analisi precedente viene dunque avvalorata e corroborata di spunti di riflessione assolutamente validi che mostrano una condivisione più ampia dei risultati già sviluppati.

 

  1. A cosa ci può servire

Al di là dell’interesse sicuramente ampio generato dalle tematiche sviscerate in maniera approfondita dal testo, è importante chiedersi come riuscire a proiettare questo lavoro nella quotidiana conflittualità di classe che, volenti o nolenti, ci troviamo a combattere sui nostri posti di lavoro.

Senza dubbio, un’analisi di questo tipo è rilevante perché permette a tutti, e dunque non solo alle generazioni “a sud della crisi” di fare un passo in avanti sul terreno della lotta teorica che fin troppo spesso finiamo per abbandonare a favore di più rinvigorenti momenti della prassi. In altri termini, senza voler citare troppe volte Lenin, è sempre importante tenere a mente che senza teoria rivoluzionaria è impossibile pensare di poter fare una lotta rivoluzionaria. In questo senso il testo, pur non riportandolo troppo spesso in maniera diretta, sembra presentare e fornire una interpretazione dei fenomeni utilizzando il marxismo come riferimento teorico principale. Questo elemento evidentemente fa la differenza, giacché permette di coniugare una analisi teorica a sbocchi pratici che non siano imbevuti di un miope riformismo come, invece ad esempio, potrebbe suggerire una adesione al keyenesismo. Dunque, proiettare le istanze dei più giovani – che, come detto, sono del tutto intergenerazionali e dunque interessano la classe lavoratrice nella sua totalità – su un piano di conflittualità contro chi detiene i mezzi di produzione, sembra essere una questione cruciale che fa ben sperare sui futuri sviluppi delle lotte necessarie per ampliare le contraddizioni esistenti all’interno del modo di produzione del capitale.

In alcuni passaggi, sembra oltretutto esplicita l’adesione di almeno una larga parte degli scriventi al movimento politico organizzato, nato quasi un anno fa “Potere al popolo!”. Negli ultimi mesi – complice anche un infantilismo politico di enorme portata dimostrato da alcune anime che componevano originariamente il movimento – il progetto, come è noto, ha vissuto una fase densa di scossoni che hanno talvolta fatto sbandare anche i suoi rappresentanti più lucidi. In questo senso, ora che si è aperta una nuova fase del movimento, con l’elezione del coordinamento nazionale e dei suoi rappresentanti, sembra opportuno passare alla sostanza, elaborando e proponendo cioè un programma minimo propedeutico all’aggregazione di forze necessarie alla creazione di un fronte unico di classe in grado di riequilibrare almeno un po’ i rapporti attualmente esistenti. Da questo punto di vista, lo studio approfondito, così come la capacità analitica presentata nel libro, frutto anche di un lavoro pratico quotidiano all’interno delle lotte, potrebbe essere senza dubbio di grande aiuto nel tentativo di elaborare quella parte del programma che necessariamente dovrebbe essere dedicata alle possibili modifiche del sistema istruttivo sia superiore che universitario, tenendo in conto anche la centralità della disposizione di fondi ricerca utili per lo sviluppo di un cervello sociale (general intellect) che, nella fase attuale, di pertinenza esclusiva dei proprietari delle condizioni di produzione.

Ormai si parla in maniera abbastanza condivisa di un nuovo aggravamento della crisi del capitale che dagli anni settanta in poi si trascina in maniera sempre più comatosa. La risposta che per ora sembra preferire la classe dominante è quella di trasformare lo stato liberale in qualcosa di profondamente dispotico. L’affermazione di Trump, Bolsonaro, Salvini, Orban ecc. ecc. stanno forse a rappresentare una sovrastruttura che si sta adeguando ad una struttura sempre più in difficoltà. La classe ha necessità delle intelligenze di tutti utili a proporre soluzioni all’interno di una unità che, specie in Italia, sembra sempre più una chimera considerati i numerosi personalismi e individualismi che permeano da decenni la sinistra antagonista. In questo senso, il testo può essere utile: una base teorica rigorosa, priva di futili nuovismi, può essere adatta ad accompagnare una lotta seria che almeno un po’ possa far ricalibrare quei rapporti di forza al momento assai sproporzionati dalla parte di chi ci domina.ù

 

Solidarietà alle compagne e ai compagni del Catai!

MASSIMA SOLIDARIETÀ ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DEL Catai!

Chi ha interesse nel vedere distrutto uno spazio sociale dove quotidianamente ci si organizza uniti contro sfruttamento e oppressione? i padroni. Chi sfonda porte, distrugge librerie e imbratta muri con minacce e insulti? i fascisti. Servi dei servi dei servi dei servi. Nulla resterà impunito.

Di seguito il comunicato dei compagni di Padova:

“Questa mattina due compagni arrivano, come sempre, al Catai per sistemare dopo l’iniziativa di ieri sera.

Questo è lo stato in cui abbiamo trovato lo spazio: porta sfondata, libri buttati a terra (in pieno stile fascista), svastiche sui muri e a terra e danni al telo da proiezione con una simpatica scritta “merde”.

Sono entrati dentro il nostro spazio, dove ogni giorno facciamo attività sociale, dove ogni giorno portiamo avanti sportelli gratuiti per tutti e tutte, lavoratori, lavoratrici, migranti. Sono entrati dentro il nostro spazio, dove ogni giorno costruiamo comunità antirazzista, solidale, antifascista, il nostro spazio che ogni sabato e domenica funziona da aula studio autogestita, il nostro spazio che da un anno è uno dei tanti tasselli della comunità sociale e politica di Potere al Popolo.

Qui noi facciamo questo, facciamo corsi gratuiti, dibattiti, socialità. Qui cerchiamo di costruire un pezzo del mondo che vogliamo, lo facciamo con la consapevolezza di non avere verità in tasca, chiedendo costantemente, aprendoci alla città, lottando contro l’oppressione, contro lo sfruttamento, contro il razzismo, contro la violenza di genere, contro ogni tipo di discriminazione.

Lo facciamo perché vogliamo un mondo diverso, più giusto, perché sappiamo che insieme, prendendosi cura gli uni degli altri, conoscendosi, incrociando le braccia, le mani e le teste, lottando insieme, possiamo farlo.
Nelle piccole attività quotidiane che qui facciamo lo vediamo già, lo vediamo negli sguardi di chi viene, di chi ci conosce, di chi ci aiuta, negli occhi dei compagni e delle compagne: vediamo un’anticipazione di quello vogliamo per tutte e tutti.

È per questo che ci attaccano, è per questo che odiano gli spazi sociali. I fascisti preferiscono il nero ai colori, la morte alla vita.
I fascisti come sempre stanno dalla parte dei potenti. Stanno dalla parte di questo governo, stanno dalla parte di chi si arroga il diritto di decidere chi deve vivere e chi deve morire nel Mediterraneo, sono solo la faccia più spietata delle politiche anti-popolari di questi anni, portate avanti da centro-destra e centro-sinistra. La crisi le sue conseguenze spietate, la guerra tra poveri, producono sofferenza, miseria e legittimano chi su questo prolifera.

Non ci fate nessuna paura, sia chiaro, non ci avete fatto paura con le vostre svastiche all’esterno del Catai, non ci avete fatto paura quando ci avete dato fuoco a tutte le locandine, non ci fate paura adesso che siete entrati dentro, ci fa solo schifo, ci fa arrabbiare.
Rispondiamo immediatamente, nel nostro stile, nello stile di chi in questa città lavora per creare spazi di solidarietà, mutualismo e elaborazione politica.

Lo facciamo con il sorriso, come ci hanno insegnato le nostre sorelle e i nostri fratelli migranti, sorridere è solo un altro modo per mostrare i denti.

Invitiamo tutte e tutti, realtà sociali, singoli e singole al Catai domani alle 18.00 per un aperitivo antifascista (e natalizio). Alle 20.00 ci muoveremo per le vie del centro. Portiamo bandiere, canti, colori. Sorridiamo insieme, mostriamo i denti insieme. Perché il fascismo fa schifo.”

#GetUpStandUp!

“Questo pugno che uguale l’uomo all’uomo farà”

 

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#Roma #GetUpStandUp il corteo si muove!

Publiée par Noi Restiamo sur Samedi 15 décembre 2018

#Roma #GetUpStandUparriviamo in piazza Venezia

Publiée par Noi Restiamo sur Samedi 15 décembre 2018

In lotta, anche per Vitali Mordari

Vitali Mordari 28 anni. Muore sul posto di lavoro (dove lavorava in nero) e il padrone getta il corpo da un dirupo.

Urge rispondere a questo clima di barbarie. Urge rispondere come lavoratori e lavoratrici di questo paese – qualunque sia la provenienza d’origine – affinché orrori di questo tipo non si ripetano. Bisogna fermare lo sfruttamento e l’oppressione dilagante in un mondo ultraprecario che ci rende tutti ricattabili.

Riconquistare lavoro, diritti e dignità si può fare solo organizzando la lotta. Con questa determinazione oggi attraverseremo le strade di Roma al grido di Get up, Stand up! Stand up for your rights! Roma, 15 Dicembre.

#15dic a Marsiglia per il “Quinto Atto”

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#MarsigliaSiamo ora in delegazione al corteo studentesco che sta confluendo nel corteo generale

Publiée par Noi Restiamo sur Samedi 15 décembre 2018

#MarsigliaUn corteo grandissimo arriva sotto la ruota panoramica

Publiée par Noi Restiamo sur Samedi 15 décembre 2018

#MarsigliaLa polizia carica e spara lacrimogeni per disperdere la piazza, la gente però è determinata a restare

Publiée par Noi Restiamo sur Samedi 15 décembre 2018

L’8 dicembre è sempre NO TAV

Oggi soffia forte il vento a Torino, la marea No Tav ha invaso la città!

Publiée par Noi Restiamo Torino sur Samedi 8 décembre 2018

#8dic a Parigi per il “Quarto Atto”

#Parigi

Siamo in piazza insieme a lavoratori, studenti, Action Antifasciste Paris-Banlieue, Comité Verité et Justice pour Adama, CLAQ, Solidaires, Sindacato Sud e tanti altri ancora!

In questo momento la polizia (armata di tutto punto con gas, idranti e tanto altro) sta provocando il corteo bloccandolo all’altezza di Operà.

#ParigiMentre in tutta Francia continuano le mobilitazioni e Macron tenta di salvarsi con piccole concessioni, ancora lontane dalle necessità e richieste dei manifestanti, noi continuiamo a seguire da vicino le proteste studentesche e universitarie:

Publiée par Noi Restiamo sur Mardi 11 décembre 2018

Con gli studenti in lotta a Parigi

#Parigi

In questo momento per le strade di Parigi in un corteo autoconvocato dagli studenti medi in lotta contro il progetto del ParcourSup e della riforma Loi Orientation et Réussite des Étudiants, contro le politiche liberiste di Macron e contro le violenze della polizia.

Ad oggi sono più di 700 i fermi che la polizia ha fatto ai danni del movimento studentesco che però non arretra e rilancia con oltre 40 scuole in occupazione permanente. Nelle assemblee si parla dei prossimi passi del movimento, della necessità di saldare la lotta alle rivendicazioni di giustizia sociale e della partecipazione al grande corteo di sabato 8 dicembre.

#ParigiIn questo momento per le strade di Parigi in un corteo autoconvocato dagli studenti medi in lotta contro il progetto del ParcourSup e della riforma Loi Orientation et Réussite des Étudiants, contro le politiche liberiste di Macron e contro le violenze della polizia. Ad oggi sono più di 700 i fermi che la polizia ha fatto ai danni del movimento studentesco che però non arretra e rilancia con oltre 40 scuole in occupazione permanente. Nelle assemblee si parla dei prossimi passi del movimento, della necessità di saldare la lotta alle rivendicazioni di giustizia sociale e della partecipazione al grande corteo di sabato 8 dicembre.

Publiée par Noi Restiamo sur Vendredi 7 décembre 2018

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