NO NUKE DAY: IL NUCLEARE NELL’ITALIA DEI “PRENDITORI” PRIVATI

OGGI GIORNATA DI AGITAZIONE NAZIONALE #NONUKE 1/12
Smascheriamo la truffa ecologica di Congolani e UE!

Da oggi in tarda mattinata partiranno gli info point della giornata nazionale no nuke! Condividiamo un contributo di Massimo Zucchetti sul ruolo della (im)prenditoria italiana nel ripartirsi il bottino del mercato energetico, mettendo in difficoltà non soltanto l’ambiente, ma anche le tasche delle fasce deboli della popolazione.


Il nucleare nell’Italia dei “prenditori” privati
Massimo Zucchetti

Sono un ingegnere nucleare, mi sono laureato nel 1986: un mese dopo l’incidente di Chernobyl. Sono professore ordinario di impianti nucleari. Non penso che mi si possa accusare di essere un “boomer” contrario alla tecnologia. In questo momento i miei corsi si chiamano: Impianti di produzione di potenza e sostenibilità; Radiation Protection and Nuclear Safety e Fuel cycle, waste and decommissioning.

Quando Grillo si è infatuato di Cingolani e rilasciava dichiarazioni quali: “questo è l’unico ministro su cui puntiamo nel governo Draghi” o “è il nostro ministro verde” pensavo venissero fuori altri nomi, tanto da farmi credere in un errore o in un omonimo quando uscì il nome di Cingolani come ministro della transizione ecologica. Il dottor Cingolani era infatti amministratore delegato della Leonardo: una multinazionale delle armi. Il suo CV è pubblico e si sa benissimo quali sono le sue opinioni e ad oggi ne abbiamo avuto un chiaro esempio, anche grazie all’incarico assunto.

Il problema è che adesso ci sono moltissimi soldi che fanno gola a tutti: l’Unione Europea ha messo sul piatto una serie di fondi basati su un concetto di transizione green tale per cui Draghi, anche a seguito dell’appoggio del Movimento Cinque Stelle, ha incaricato il Ministro della Transizione Ecologica di dipingere di verde una serie di cose in modo da riuscire ad accedere ai fondi europei.
Cingolani ha iniziato dipingendo di verde gli inceneritori, detti anche centrali a biomasse, termo-valorizzatori (o più correttamente termo-cancro-valorizzatori).

A Torino, ad esempio, è presente un termo-valorizzatore che funzionerebbe molto bene se bruciasse ciò che dovrebbe, ma nella pratica brucia tutt’altro e ciò risulta in ingenti emissioni di diossine. Tanto è vero che i prezzi degli alloggi son diminuiti del 60% perché la gente non vuole vivere vicino alla centrale. Inoltre, questo termo-valorizzatore, che era pubblico, sta passando nelle mani dei privati. Come è noto il passaggio ai privati (in Italia in particolare) comporta l’andare in malora: non sono dei datori di lavoro, ma tuffatori di fondi che privatizzano i guadagni e rendono pubbliche le perdite.

Questa è la classe industriale italiana, quella di cui ci dovremmo fidare oggi, la stessa che ha ridotto Torino a com’è oggi, la stessa che si trasferisce in Olanda per non pagare le tasse e poi viene a dare a noi delle lezioni di correttezza e di ecologismo. Scrissi un articolo anni fa intitolato “Agnelli finalmente ve ne andate da Torino”: e se ne andarono, ma dall’Italia, decidendo di pagare le tasse in Olanda, continuando a prendere però incentivi e finanziamenti dallo Stato italiano. Non sono imprenditori, ma prenditori.

Successivamente ai termo-valorizzatori Cingolani ha dovuto dipingere di verde le trivelle, dando nuovamente il via al funzionamento delle trivelle off-shore. Il PD si era avvalso di un referendum per confermare le trivelle; va ricordato che gli stessi che adesso fanno gli ecologisti pochi anni fa hanno votato a favore e fatto fallire il referendum sulle trivelle. Per cosa è usato il petrolio estratto dalle trivelle? Beh, per i motori a scoppio puliti. Cingolani ad oggi sta rimuovendo gli incentivi sulle auto elettriche perché è possibile avere il cosiddetto diesel pulito, che resta tale forse per i primi 50km percorsi fuori dalla fabbrica. Basta stare in coda vicino ad un’automobile a diesel per capirne l’incongruenza, soprattutto in città quali Milano o Torino. Quest’ultima non è neanche dotata di metropolitana in quanto non voluta dagli Agnelli, al fine di vendere le automobili; la stessa famiglia che ha fatto sì che si creasse una fittissima rete di quartieri-dormitorio sprovvista di servizi, ma dove tutti avessero la propria auto.
Questa parentesi trovo sia necessaria per capire quanto la classe imprenditoriale italiana sia eticamente repellente.

In questa parabola, Cingolani ha finito per dipingere di verde anche il nucleare. In Italia il primo referendum al riguardo è stato nel 1987 e il secondo è stato nel 2011. Andando a prendere in considerazione il secondo, è stata fatta una forte campagna a favore dei quattro sì per evitare che l’Italia entrasse a contatto con questo incubo. Negli anni ‘80 in Italia c’erano 4 impianti nucleari, uno diverso dall’altro, uno per ogni cattedra di impianti nucleari. L’accademia era infatti suddivisa in quattro baronie: Milano, Torino, Roma e Palermo e ogni barone aveva il proprio impianto nucleare. Questa è stata la serietà dei nostri padri e dei nostri nonni sulla questione nucleare. Dal 1999 poi si è giunti all’accordo sulla necessità di smantellare gli impianti e trovare un singolo sito dove mettere le scorie.

Sono soddisfatto se si parla di ricerca, ma non abbiamo bisogno di Cingolani che ci venga a dire dopo venticinque anni che qualcuno debba procedere in questo campo, visto che i generatori di terza generazione funzionano molto bene. Soprattutto se se ne discute come se il Generation Four fosse una novità, seppur si sia iniziato a lavorarvi nel 1998.
Per capire quale è il ragionamento dietro ai reattori di nuova generazione è necessario comprendere che in alcune nazioni, sprovviste di tecnologia, legislazioni e personale qualificato non si potrà mai raggiungere un’infrastruttura nucleare. In altri paesi, invece, ci sono reattori di terza generazione che funzionano, ma si incentiva la ricerca su questi sei modelli di quarta generazione, consapevoli della possibilità che la ricerca in questo ambito abbia delle ricadute e trovi nuove tecnologie e soluzioni grazie alle migliaia di persone che le studiano.
Tuttavia, sarebbe prematuro ed errato sostenere che il nucleare di quarta generazione sia pronto e che sia conveniente dal punto di vista economico. Ad oggi quindi la ricerca sulla quarta generazione non è funzionale ad una transizione ecologica immediata, ma verrà comunque continuato a studiare a fini scientifici da interi enti e settori accademici.

A detta di Cingolani il mondo è pieno di ambientalisti radical chic e pieno di ambientalisti oltranzisti ed ideologici, ma è anche pieno di venditori di fumo come lui che vorrebbero venirci a raccontare che data la situazione attuale, in cui l’81% della produzione di energia viene ricavata dai combustibili fossili e una parte dal rinnovabile tradizionale come l’idroelettrico o il geotermico, quella sia la scusa per voler investire sui piccoli reattori nucleari modulari.
Quali sono le questioni legate ai reattori nucleari modulari? Essendo l’Italia un paese molto popolato, è assai difficile localizzarvi un impianto nucleare dalla taglia corretta e normale (1200-1300/1600 MegaWatt). Basti pensare che non si riesce neanche a trovare il sito per un deposito a bassa e media attività. Si è pensato quindi di dividere i 1000MW in cinque impianti da 200MW, semplificandone quindi la locazione. A parità di energia prodotta e di potenza installata è sicuramente più sicuro un solo reattore da 1600MW che una decina di reattori da 200MW. Se la volontà è quella di produrre energia è chiaro che mettere otto impianti invece di uno, sebbene più piccoli, non fa che aumentare il rischio.

Quindi, quando ai primi di settembre si è aperta la discussione al riguardo a me ha fatto piacere perché sapevo sarebbe successo il caos. La nuova dichiarazione di Cingolani, quella del 24 settembre, in cui auspicava il “nucleare in Italia” è impossibile da veder realizzata: il nucleare oggi in Italia non potremmo farlo. Bisognerà sentire di nuovo che cosa ne pensa l’opinione pubblica.

Il nucleare, a mio parere, è una tecnologia molto importante e seria, ma va gestita correttamente e non da politici e industriali innominabili. A chi vogliamo affidare l’eventuale costruzione di impianti nucleari in Italia? A ditte come l’Ansaldo? Ricordiamo inoltre che le due centrali nucleari in costruzione da dieci anni, una in Francia e una in Finlandia, non sono ancora ultimate. Nel frattempo, in Cina ne fanno circa cinquanta al decennio. È evidente quindi che nell’Unione Europea qualcosa non funziona più, in particolar modo su questa questione.

Il dibattito in Italia viene distorto in vari modi: da un lato abbiamo Cingolani che sostiene che con l’ultimo referendum si sia votato un no solo alle vecchie tecnologie (considerazione errata visto che il referendum del 2011 prendeva in considerazione tutte le tecnologie presenti fino ad allora). Inoltre, la stessa maggioranza si trova divisa e contrapposta da interessi diversi, se pensiamo ad esempio alle parole del leader della Lega Matteo Salvini che ha dichiarato che vedrebbe di buon occhio una centrale in Lombardia. Sarebbe utile e costruttivo se si riuscisse a trovare davvero un modo per mettersi d’accordo, non ponendoci la risoluzione del problema da subito, ma iniziando ad individuare gli opportuni paletti da mettere.

Una settimana fa ha dichiarato invece Cingolani di non aver cambiato idea – che è la classica cosa che si dice quando l’idea la si cambia – sostenendo che “ci sono 4 paesi che stanno studiando il nucleare di quarta generazione – in realtà sono ben più di 4 – e per quanto invece riguarda il futuro immediato occorre spingere sulle energie rinnovabili, così da sganciarci più rapidamente possibile dal costo del gas”. Cingolani ha appunto lanciato una sorta di appello in cui confida che “il decreto semplificazioni porti da 1200 a circa 300 i giorni necessari per autorizzare un impianto per energia rinnovabile.”
L’attuale ministro dovrebbe capire che il suo mestiere non è quello di dipingere di verde delle cose che sono eticamente non mascherabili, ma di pensare a quali siano nell’ambito attuale le possibili transizioni ecologiche reali.

Concludendo, resta il fatto che, occupandomi anche di cambiamenti climatici sono convinto che l’ambiente possa essere forse salvato solo attraverso l’abbattimento del capitalismo, smantellando con la forza l’insieme di regole che fanno sì che ci sia qualcuno che possa ad esempio possedere una barca da milioni di euro per portare Greta attraverso l’Atlantico. Non è colpa di cattivi politici se stiamo distruggendo il pianeta, sono gli interessi che loro rappresentano che lo stanno facendo. Non c’è nessun capitalismo sostenibile e non c’è nessuna energia sostenibile se continuiamo ad aumentare i nostri consumi energetici. Qualsiasi energia, persino un nucleare miracoloso senza problemi o un rinnovabile solare, non è sostenibile se continua ad aumentare la domanda e se non ci dotiamo di pacchetti di provvedimenti semplici ed efficaci che possano mettere tutto a posto. Questi provvedimenti non esistono, perché comporterebbero il ribaltamento dello stato attuale delle cose e la caduta di chi sta attualmente al potere. Tutto ciò è riassumibile della frase di Chico Mendez, il quale sosteneva che “l’ambientalismo senza lotta di classe non è altro che giardinaggio”.