IL NUOVO PACCHETTO SICUREZZA: UN GROTTESCO CAPOLAVORO DI PANPENALISMO E AUTORITARISMO

Un nuovo pacchetto sicurezza presto avrà forza di legge. Sarà nuovo ma puzzerà di ventennio. Sarà nuovo ma puzzerà di copiaticcio di decenni di stratificazioni di altri pacchetti sicurezza.

Il disegno di legge approvato il 16 novembre 2023 dal Consiglio dei Ministri (il cui contenuto del tutto verosimilmente verrà a breve trasposto in un nuovo decreto legge) ha una portata così autoritaria ed è connotato da una inumanità tale che pare costituire un cambio di passo nella strategia repressiva.

La sua natura liberticida, razzista e repressiva merita un approfondimento che sia in grado di dare una lettura politica a quegli aspetti che sembrano più “neutralmente” tecnici.

Un focus sulle disposizioni che verranno introdotte.

1) ARMI AGLI AGENTI DI POLIZIA ANCHE FUORI SERVIZIO

Gli appartenenti alle forze dell’ordine potranno portare FUORI SERVIZIO senza licenza (senza porto d’armi) un’arma diversa (piccola e portatile) da quella di servizio (piuttosto massiccia e pesante .. quindi scomoda). La portata di questa previsione è presto detta: In Italia ci sono tra i 300.000 e i 500.000 appartenenti alle forze dell’ordine. Da un giorno all’altro ci saranno circa 500.000 mila persone che potranno girare armate. Questa misura che, di fatto, permetterà di avere un maggiore organico di polizia (lo stesso numero di poliziotti invece di lavorare 35 ore settimanali, sarà costantemente in servizio), veniva richiesta da anni dai sindacati di polizia più reazionari per permettere ai poliziotti in borghese di impedire reati con l’argomentazione che l’assenza di tale previsione fosse manifestazione della sfiducia nei confronti degli agenti. E in effetti…. La vera inquietudine viene dalla nomea degli appartenenti ai corpi di polizia: senza andare a scomodare gli scandali della polizia statunitense o la nostrana banda della “uno bianca” o i fatti della caserma di Piacenza del 2020 (in cui una caserma era stata trasformata in una centrale di spaccio e in sale di tortura), basti pensare ai continui casi di “deviazioni istituzionali”. L’infinito rosario di casi di abusi in divisa non deve distrarci da un punto essenziale: è la “normalità” delle cose, che deve preoccuparci, non i fatti eclatanti. E’ il quotidiano, la minuteria, che deve farci riflettere – e in qualche caso spaventare.

Sappiamo che la malapolizia non rappresenta una novità ed è evidente che la retorica riduzionista del “melamarcismo” sia semplicemente falsa, non tenendo in conto la cultura che sottende tali violenze poliziesche e che poi ne garantisce l’impunità.

Una suggestione. Si pensi alla verosimiglianza dello seguente scenario: un gruppuscolo di poliziotti – sedicenti alfieri della giustizia – che in divisa si sentono “con le mani legate”, in borghese e magari di notte potranno tornare con una pistola a portare un po’ di giustizia dove pensano che i lacci e i lacciuoli della burocrazia dello Stato non li faccia andare.

2) INASPRIMENTO DELLE PENE PER IL REATO DI BLOCCO STRADALE

Il blocco stradale è storicamente una delle più antiche forme di lotta non violenta, usata in tutto il mondo, soprattutto dal movimento dei lavoratori e recentemente diventata di pubblico dibattito con le azioni di Extinction rebellion che occupano in tutta europa per giorni per chiedere l’indizione di Assemblee di Cittadine e Cittadini per deliberare le misure legate alla transizione ecologica. Era stato depenalizzato decenni fa ed ora torna ad essere un reato punito con pene fino a 2 anni di reclusione.

3) INASPRIMENTO DELLE PENE PER VIOLENZA, LESIONI, MINACCIA O RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE.

Si prevede anche un aggravamento di pena per chi imbratta beni mobili o immobili in uso alle Forze di polizia o ad altri soggetti pubblici, se il fatto è commesso con la finalità di ledere il prestigio o il decoro dell’istituzione.

4) NUOVO REATO DI RIVOLTA IN CARCERE O NEI CPR

Ogni pacchetto sicurezza che si rispetti deve vantare almeno l’introduzione di un nuovo reato (per condotte che spesso già erano penalmente rilevanti). Il nuovo reato introdotto PUNISCE FINO A 8 ANNI chi promuova o organizzi una rivolta (anche mediante lettere dall’esterno) e PUNISCE FINO A 5 ANNI chi meramente partecipi alla “rivolta”. La nuova previsione penale amplierebbe ulteriormente la già strabordante gamma dei delitti ostativi ai benefici penitenziari (un vero e proprio ricatto: hai protestato in carcere? Bene, per te niente benefici penitenziari). Ma ciò che desta particolare preoccupazione è quel che si intende per “rivolta: la rivolta è integrata anche solo se un sodalizio di sole tre persone mettono in atto una forma di resistenza passiva, e dunque nonviolenta (8 ANNI PER RESISTENZA NON VIOLENTA). Segnaliamo che, ad ora, tutte le proteste di cui abbiamo sentito parlare o tutte quelle che si compiono nei carceri ogni giorni (il classico sputo a un secondino) sono già ampiamente represse sia a suon di condanne sia a suon di botte..

Ma vi è di più: è prevista anche un’altra fattispecie che punisce chi istiga alla rivolta, anche dall’esterno delle carceri, con scritte e messaggi diretti ai detenuti. Questa disposizione è evidentemente mirata a colpire i gruppi di solidarietà attiva che portano avanti campagne contro i CPR.

5) MATERNITA’ E CARCERE

Il rinvio dell’esecuzione della pena per le donne in stato di gravidanza e le madri di prole di età inferiore a un anno non sarà più obbligatorio (lo era dal 1930) ma a discrezione del giudice. Il differimento obbligatorio della pena in capo alle donne incinte e alle madri di neonati era stata introdotta dal codice penale del 1930 con il chiaro intento di tutelare la maternità, il nascituro, l’infante e al contempo la sua relazione con la madre. Ora tutti questi interessi dovranno soccombere con incarcerazione della donna nell’ipotesi in cui il giudice valuti la sussistenza del rischio che possa compiere altri reati (“pericolo, di eccezionale rilevanza, di commissione di ulteriori delitti”).

6) DASPO FERROVIARIO

Il questore potrà disporre il divieto d’accesso nelle stazioni dei treni e della metro e nei porti a chi è già stato condannato o anche solo denunciato per furto, rapina o altri reati contro il patrimonio. Viene inoltre introdotta una norma per punire chi fa l’elemosina insieme a minori, con aggravante nel caso in cui si tratti di persone con meno di sedici anni alle quali viene impedito di andare a scuola o vengano minacciate. Anche questa norma non è una novità già il decreto Minniti si era preoccupato di colpire l’accattonaggio.

7) OCCUPAZIONI ABUSIVE: nuovo reato, promozione dell’infamia con premialità per chi collabora con la polizia, sgomberi più veloci

Il pacchetto sicurezza introdurrà un nuovo reato legato alle occupazioni. Non che prima non fossero punite.. l’invasione di edificio (ai più noti come occupazione) è punita dall’arci noto art 633 cp. Punito con mente da 1 a 3 anni ( se in più di 5 da 2 a 4 anni). Per aversi invasione di edificio ai sensi dell’art. 633 cp. Però si chiedeva alla pubblica accusa di dimostrare l’intenzione di trarre dall’occupazione un qualche profitto (profitto inteso come un qualsiasi vantaggio, anche non patrimoniale, traibile dal reato e risultava provato ad esempio dimostrando la permanenza nel tempo nell’immobile occupato o qualora si fosse dato vita a un collettivo ecc..) diversamente il nuovo reato che verrebbe introdotto all’art. 634 bis da Meloni e Piantedosi toglie l’impiccio alla pubblica accusa di dover provare l’intenzione degli occupanti prevedendo condanne alla reclusione da 2 a 7 anni per chi, con violenza o minaccia, occupa o detiene senza titolo un immobile altrui, o comunque impedisce il rientro nell’immobile del proprietario o di colui che lo deteneva.

La novità non è solo nell’inasprimento di pena ma anche la non punibilità per l’occupante che rilascia l’immobile e collabora con la polizia per identificare gli altri occupanti (per l’accertamento dei fatti). Verosimilmente quel che accadrà è che un poliziotto inviterà le famiglie di occupanti (esposte ad una estrema ricattabilità vista la particolare fragilità sociale di chi abita gli immobili occupati) a fare nomi e cognomi di chi ha promosso l’occupazione consegnandoli poi a queste pene esemplari.

Un’altra significativa modifica risiede nell’ apposito procedimento, molto veloce, per ottenere la liberazione dell’immobile e la sua restituzione al proprietario. Nei casi urgenti, è prevista la possibilità che la liberazione/restituzione dell’immobile sia effettuata direttamente dalle forze di polizia che hanno ricevuto la denuncia, fermo l’intervento successivo di convalida del pubblico ministero e del giudice.

8) REVOCA DELLA CITTADINANZA

Viene esteso da tre a dieci anni il periodo entro il quale è possibile la revoca della cittadinanza concessa a un cittadino straniero in caso di condanne definitive per gravi reati.

Alla luce di quanto esposto, possiamo confermare che il Governo Meloni non si sia poi inventato granchè: il pacchetto sicurezza è un copiaticcio molto più repressivo di precedenti decreti sicurezza che mantiene le medesime direttive: binomio sicurezza e immigrazione; repressione delle forme di protesta, risposta unicamente a suo di anni di carcere per qualsivoglia fenomeno qualificato come problematico.

Niente di nuovo sul fronte occidentale ma con tratti inediti.

Lo stesso Nordio è del tutto consapevole della inutilità della risposta unicamente repressiva ai problemi sociali – e più volte lo ha dichiarato – ma la voracità del governo di nutrire la popolazione (stremata da crisi e sfruttamento) a suo di risposte forti ed esemplari è più forte. Il nuovo governo ha una risposta davvero pronta per tutto.. Dai rave party, agli scafisti, dalle violenze di genere all’istigazione all’anoressia, dalla maternità surrogata alle occupazioni e alla carne sintetica: tutte problematiche che il governo senza nessun rischio di smentita risolve semplicemente con pene carcerarie spaventose.

Già con l’emanazione dei decreti che hanno preceduto quello di cui in oggetto ci chiedevamo, in una fase storica quale è quella attuale di divisione della classe e normalizzazione del conflitto sociale e sindacale, se davvero un governo, anche il più antidemocratico e reazionario, avesse bisogno di emanare una norma come questa in oggetto. L’incoerenza e l’arbitrarietà delle nuove voci e degli aumenti di pena sembrano rispondere alla domanda: quando un impianto reazionario va chiudendosi su se stesso secondo una logica puramente repressiva, tutto fa pensare che l’impianto stesso sia in pericolo. Usando uno scontro fra metafore, siamo davvero nella condizione di un governo che bastona il can che affoga? O invece ci sono margini effettivi perché l’elefante possa aver paura del topolino?

L’infamia di una classe politica che non ha idea di come uscire dalle contraddizioni che si trova a gestire, derubricandole a questioni di ordine pubblico, che ne nega l’esistenza, e minaccia con manganello e manette chiunque tenti di evidenziarle, sa che prima o poi la rabbia sociale riesploderà, e sa che se non prende precauzioni non riuscirà a placarla.

Sta a noi, ai militanti politici e sindacali, sta alle lotte sociali e territoriali, riaccendere la miccia. La risposta a questa stretta repressiva dipenderà dalla presa di coscienza rispetto ai rischi striscianti di strumenti del genere. E, più ancora, dipenderà dalla nostra capacità di mobilitazione, dalla nostra rapidità d’iniziativa sui nervi scoperti di un sistema ridotto a colabrodo, ma che continua a esporci alla minaccia di povertà, guerra e devastazione.