8 novembre 2014/2015: “Salvini, Bologna non ti vuole”

legaA quasi un anno dalla protesta contro la calata dello scorso 8 novembre di Salvini a Bologna – che assieme ai consiglieri regionali e candidati sindaco della Lega Nord voleva visitare il campo nomadi di Villa Erbosa per fomentare il razzismo e la guerra tra poveri anche nella nostra città – sono arrivate una ventina di denunce a compagni e attivisti che quel giorno hanno respinto la provocazione fascioleghista. Tra questi ci sono anche due compagni di Noi Restiamo e della Rete dei Comunisti.
Ancora una volta la Bologna solidale e resistente che sa riconoscere i veri responsabili delle politiche di austerità e di indebolimento della democrazia, viene posta sotto accusa dal sistema dei 2 Mattei. Da una parte, un Partito democratico che alleato con Sel ha governato la città negli ultimi anni senza alcuna discontinuità dalle politiche nazionali che stanno impoverendo sempre più larghi strati della popolazione. Dall’altra, quella Lega di Matteo Salvini che a colpi di xenofobia e luoghi comuni si erge ad unica opposizione al governo, quando è tra i principali responsabili della crisi in cui versa il paese. Se infatti quel giorno i nostri compagni si sono resi protagonisti di una giusta e legittima protesta contro la presenza del Matteo lombardo, le indagini e le conseguenti denunce arrivano ancora una volta da quella magistratura bolognese che proprio nelle ultime settimane ha più volte dimostrato la sua subalternità al partito del Matteo toscano.
Le elezioni in città si avvicinano e i 2 grandi contendenti sembrano sempre più giocarsi la partita sulle spalle di chi la crisi la sta subendo e delle realtà che tentano di costruire percorsi di resistenza e di alternativa al presente.
Già un nuovo 8 Novembre si avvicina e ancora una volta ci prepariamo a dimostrare a questa città che una parte importante di essa ha deciso di non cadere nelle trappole tese dal potere cittadino targato Pd, e di prepararsi a dare un sonoro “Rivattene” al Salvini lombardo-nazionale. Sarà una data importante che ci vedrà scendere in piazza con determinazione per cacciare paura e rassegnazione da questa città camminando verso l’alternativa al Pd della crisi, ai suoi storici alleati e alla Lega della guerra tra poveri.

Noi Restiamo
RdC – Rete dei Comunisti Bologna
Rossa – Bologna

Comunicato campagna “Libertà di dimora” dopo la manifestazione del 26/9 a Bologna

11850613_1680048772224987_6819007567137350661_oRilanciamo il comunicato condiviso con le varie realtà cittadine che hanno animato fin qui la mobilitazione della campagna “Libertà di dimora”

La Bologna delle Libertà inizia la sua marcia

Avevamo detto che ci saremmo ripresi le strade e le piazze di Bologna e l’abbiamo fatto, con un corteo di un migliaio di persone che con determinazione ha concretamente dichiarato la libertà della nostra città.

Sono scese in piazza le molteplici figure che ogni giorno si battono contro l’impoverimento e la precarietà, contro lo sfruttamento e per la libera circolazione dei corpi, contro la buona scuola e per l’autonomia dei saperi, per l’autodeterminazione e l’autogestione; sono le molteplici figure che compongono la Bologna della libertà e che danno concrete risposte ai bisogni sociali nella crisi.

Ci siamo trovate/i davanti un folle dispositivo di polizia, con centinaia di poliziotti e carabinieri che in modo nevrotico hanno ripetutamente provocato il corteo, blindando completamente la città. È questa l’immagine del sistema di potere del Pd, della questura e della procura. È l’immagine del governo della paura, cioè di un governo che tenta di creare e diffondere paura perché ne ha tanta e non gode di alcuna legittimità. È l’immagine della Bologna della Paura, ma alla fine il loro dispositivo si è rivelato inutile, perché le nostre libertà non si arrestano né si piegano alle compatibilità con chi è responsabile della situazione contro cui si sono rivolte ieri la nostra indignazione e la nostra rabbia.

Avevamo detto che non era solo un corteo contro le misure cautelari preventive. E così, insieme alla rivendicazione forte della libertà per tutte e tutti, negli interventi si sono affermate le istanze e le pratiche che quotidianamente portiamo avanti. Abbiamo concluso, sotto le due torri riprendendoci il centro della città ed enunciando la dichiarazione della Bologna della Libertà.

Avevamo detto, infine, che il ‪#‎26S‬ era solo l’inizio: è stata infatti rilanciata la mobilitazione contro Salvini l’8 novembre, perchè come con i nostri inarrestabili corpi ribelli, compatti e determinati in un percorso collettivo, ampio e cittadino abbiamo iniziato a respingere il dispositivo della paura che un’amministrazione cittadina impaurita tenta di utilizzare, così nella nostra Bologna delle Libertà nessuna cittadinanza sarà mai concessa a razzismo, fascismo, sessismo e xenofobia.
Come ha gridato forte ieri il corteo, iniziamo a preparare in modo collettivo e molteplice questa mobilitazione, a partire dall’assemblea di giovedì 1 ottobre alle ore 21.

Abbiamo una città da liberare e questo è solo l’inizio.

Solidarietà agli attivisti colpiti dalla repressione

Di nuovo, questa mattina, la repressione dello stato si è abbattuta su altri compagni bolognesi. 6 attivisti di Tpo, Labàs e Hobo sono stati colpiti da obblighi di dimora e arresti domiciliari.
Questa volta, ai compagni viene contestata l’organizzazione del corteo dello scorso 18 ottobre, dove un migliaio di attivisti sfilarono contro il presidente di Bankitalia, Visco, e contro il comizio dei fascisti di Forza Nuova.
Questi provvedimenti seguono le 30 denunce arrivate ad agosto per quella giornata, in cui l’unica nostra colpa è stata quella di voler protestare contro chi è responsabile delle politiche di austerity imposte alle classi popolari del nostro Paese e segnare il nostro rifiuto incondizionato verso chi sfrutta l’austerità per scatenare una guerra tra poveri.
Per l’ennesima volta, ci tocca tristemente constatare come le istituzioni locali e statali non si pongano remore nel reprimere chi si batte per un mondo diverso, più giusto ed equo, dove non ci sia posto per il fascismo e la xenofobia.
Riconosciamo in questi provvedimenti anche la mano del Partito Democratico cittadino, il quale sulla pelle degli attivisti bolognesi sta giocando la sua partita in vista delle prossime elezioni amministrative.

A questi compagni di lotta, vittime della repressione unita a vili giochi politici, va tutto il nostro supporto e la nostra solidarietà attiva.

No Pasaran!

Libertà di Restare

libertadiRompere le compatibilità con la tecnocrazia dell’unione europea
Restare per costruire l’alternativaAbbiamo deciso di aderire a queste giornate lanciate da Libertà di Dimora perchè è arrivato il momento di distinguere tra vittime, carnefici e complici, senza più momenti d’esistazione, consapevoli che una scelta di campo è ora necessaria e obbligatoria.
Da mesi al centro dell’analisi della Campagna Noi Restiamo sta un semplice slogan “Austerity e repressione in casa, guerra alle porte”, tra le rigide mura di una struttura che altro non è che un polo imperialista, estrema nocività per i popoli: l’Unione Europea, e le sue propaggini locali che da noi assumono le sembianze di quel segmento di classe dirigente in sintonia con il PD.
Mentre da noi si resiste (e purtroppo a volte si scappa) da quel bombardamento a tappeto che sono i diktat della Troika e l’annullamento di ogni forma di diritti da parte di un governo complice, dall’altra parte del Mediterraneo -che sia verso sud o verso est- sono ben altri i bombardamenti in atto.

Per questo siamo consapevoli che bisogna rompere la gabbia in cui ci stanno chiudendo, rompere se non si vuole esser rotti. Parlare di Grecia, e della forza dimostrata dai settori organizzati delle fasce giovanili e di classe, in questo senso può aiutare.
Ma siamo anche consapevoli che il flusso migratorio imponente che fa da protagonista in queste settimane, questo spostamento di popoli che ci dicono essersi creato dal nulla -nessuna colpa, zero responsabilità- merita anch’esso un inquadramento. Non cadiamo nella facilità delle lacrime da coccodrillo: la gestione dei migranti passa per il rifiuto di ogni guerra, non solo di alcune (come Renzi sottolinea in questi giorni, tentando di smarcarsi -per una volta- da uno dei troppi conflitti in cui siamo coinvolti anche a causa delle scelte continue del suo partito).

Per questo quindi abbiamo deciso di inserirci nella tre giorni di iniziative di Libertà di Dimora con la nostra idea di libertà, la libertà di restare.

Ne parliamo con Francesco Piccioni (contropiano.org)

ore 20:30 in p.zza San Francesco,
nel caso di maltempo stessa ora al CSO Terzo Piano, via Irnerio 13-15

 

Di ritorno dal campeggio ‘No Borders’ di Ventimiglia

e4b4406087001648ae6d1d8e2a335c39_LAl ritorno da un week end al campeggio No Borders di Ventimiglia, è impossibile non rendersi conto di quanto la solidarietà sia arma potente. Gli attivisti versano in condizioni per nulla facili: costante monitoraggio da parte della Polizia italiana e Gendarmerie francese, difficoltà logistiche, precarietà anche del campeggio stesso…
Ma nonostante tutto l’accoglienza che gli attivisti offrono ai profughi, da mesi ormai in cammino verso un futuro decente e da settimane sulla bocca di tutti, è il gesto piu umano e genuino che mostra la volontà di sabotare i confini e di rendere la libertà ai popoli.
Negli sguardi dei migranti, mentre si condivide un pasto o mentre si condivide la lotta, non abbiamo visto rabbia, risentimento o disperazione. Probabilmente è questo che succede, quando anche la rabbia svanisce di fronte a quell’unica possibilità, che si presenta finalmente nella vita, di poter fuggire dalla guerra e dalle persecuzioni, attraversare il Mediterraneo e sperare di iniziare una nuova vita dignitosa.
Ma noi, fissando quegli sguardi, non possiamo non provare un’incommensurabile rabbia. Una rabbia ed un risentimento profondi verso coloro i quali si giocano voti e consensi sulla pelle dei profughi. E soprattutto verso chi non si è mai fatto scrupoli (né mai se ne farà) a distruggere e bombardare interi Paesi, a metterne in ginocchio l’economia, a cancellare ogni possibilità di un futuro dignitoso dalle vite di queste persone.
La cosa che fa più rabbia di ogni altra è però l’imperante e sconcertante indifferenza che regna nella stragrande maggioranza della “società civile”.
E dire che ormai dovremmo aver capito come funziona: si dichiara guerra a qualcuno di scomodo (intervenendo direttamente o lasciando ad altri il lavoro sporco), si destituisce il “tiranno”, e  si spartiscono risorse e ricchezze del Paese, possibilmente frantumandolo in una miriade di stati o territori più piccoli, fomentando odi interetnici e interreligiosi.
Dai bombardamenti su Belgrado fino a quelli, sempre più prossimi, su Damasco, passando per le invasioni in Afghanistan e Iraq e alla balcanizzazione della Libia, l’aggressività imperialista di Unione Europea e Stati Uniti è ormai cosa comprovata.
Nonostante tutto questo, ancora una volta l’opinione pubblica è costretta a subire, da una parte, gli sproloqui xenofobi di esseri subumani quali Salvini, Le Pen, Orban e fascisteria varia, con visioni e proposte fuori dal mondo e dalla storia, totalmente avulse dalla realtà e capaci solo di intravedere le conseguenze ultime di stravolgimenti di livello mondiale, senza minimamente porsi il problema sulle cause scatenanti. Dall’altra invece, si assiste allo show dell’ipocrisia pietista o nel migliore dei casi dell’inutilità umanitarista delle marce a piedi scalzi, promosse guarda caso da chi ha più e più volte votato o gestito missioni militari all’estero.
In questo putiferio di follia, tra paure ingiustificate che sfociano nella xenofobia più becera e violenta e cerimonie di purificazione per giustificare l’aggressione (diretta o indiretta) a Paesi sovrani e le migliaia di morti conseguenti, si rischia di considerare le vittime di tutto questo come “effetti collaterali”, come numeri, statistiche da incasellare in qualche schema, in qualche tabella.
Ma questo tipo di mentalità, figlia dell’Occidente capitalista, genera mostri: quando la statistica e il calcolo sopravanzano per importanza il rispetto della vita e della dignità umane, si arriva a chiudere migliaia di migranti in uno stadio per identificarli o all’interno di una stazione ferroviaria per non farli andar via, o a marchiarli con un numero sul braccio o a prenderli a calci in diretta televisiva. E tutto questo genera nulla o scarsa indignazione. E allora ritornano alla mente vecchi mostri del passato, vecchi mostri che non si possono dire sconfitti, proprio perché sono insiti nella natura stessa del capitalismo e della folle irrazionalità della cultura idealista occidentale.
La questione immigrazione si sta imponendo con sempre maggiore forza all’interno del polo imperialista europeo, e sempre più frontiere – interne ed esterne – tornano ad essere militarizzate. È notizia recente la sospensione di Shengen da parte della Germania, dopo che si era inizialmente resa disponibile ad accogliere oltre 500 mila profughi. Sui migranti si sta giocando un’altra partita importante nel nostro continente e dobbiamo essere in grado di dire la nostra e contrapporci alla dicotomia mainstream razzismo/buonismo.
Per questo è necessario dare tutto l’aiuto possibile a chi si impegna per creare reti di solidarietà e supporto a migranti e richiedenti asilo, ma non possiamo fermarci a questo: è indispensabile aprire campagne e mobilitazioni attorno alla questione della guerra, contro la Nato e contro l’Unione Europea, il cui carattere autoritario nella politica interna è affiancato da una sempre maggiore aggressività imperialista verso i popoli confinanti.

CON I MIGRANTI vuol dire CONTRO OGNI GUERRA: il PD e i governi dell’UE prima uccidono poi piangono

12014990_892015327518652_8944369670394391784_o-650x488Con queste poche ma drammatiche parole oggi abbiamo tentato di aprire una breccia nella coscienza dei partecipanti alla Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi tenutasi a Bologna nel tardo pomeriggio. In tutto il continente si vedono migliaia di persone onestamente democratiche e tante realtà collettive aderire in questi giorni alla chiamata in solidarietà con i profughi che premono alle frontiere della fortezza europea. Una cortina di buonismo di cui la classe dirigente dell’Unione Europea, e i suoi attori nazionali, stanno opportunisticamente cercando di ammantarsi tramite un’operazione mediaticamente riuscitissima. Un lavacro per le coscienze di chi ha le mani ancora sporche del sangue versato nelle guerre che ha alimentato dal Nord Africa alla Jugoslavia, passando per il Medio Oriente.

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Solidarietà alla lotta NO TAV e al PRESIDIO VENTIMIGLIA NO BORDERS

Mentre a livello continentale crisi ed emergenze vengono create e gestite dai comitati d’affari di potenti e mafiosi, tutti i tentativi popolari di opporvisi sono criminalizzati perchè non passi l’idea che questi possano essere una strada da seguire per tutti gli sfruttati e gli oppressi.
Oggi in Val Susa nuovi arresti, tra cui due No Tav bolognesi, si aggiungono alla lunga lista di arresti, misure cautelari e sgomberi che negli ultimi giorni hanno colpito Bologna, Roma e Torino.
Una situazione ben nota, tra gli altri, anche a chi da mesi anima il Presidio Permanente No Border – Ventimiglia, ed è anche per questo che ci vediamo fra un’ora davanti alla stazione per il corteo “Bologna No Borders”, oltre ovviamente alla necessità di solidarizzare attivamente con chi fugge dalla miseria e dalle guerre esportate dall’Occidente capitalista.