ASSEMBLEA STUDENTESCA: CONTRO L’UNION SACRE’E, CON LE VITTIME DI GUERRA significa CONTRO LA GUERRA

assembleaCONTRO L’UNION SACRE’E:

CON LE VITTIME DI GUERRA significa CONTRO LA GUERRA

Smontare la narrazione tossica dei cinegiornali di guerra

Costruire l’opposizione all’Austerity in Casa e alla Guerra alle Porte

 

Dopo l’attacco di un anno fa a Charlie Hebdo, la strage di Parigi del 13 novembre segna drammaticamente il ritorno della guerra nel cuore dell’Europa, una dimensione che sembrava ormai da anni relegata a scenari esotici e lontani. Con i corpi delle vittime ancora caldi, i media si sono affrettati ad assimilare gli attentati all’ormai classico “scontro di civiltà”, per cui l’intervento militare congiunto delle potenze occidentali in Medio Oriente sarebbe una risposta in difesa della “nostra identità” e del “nostro stile di vita” (o almeno di chi se lo può permettere), come affermato anche dal presidente del consiglio Matteo Renzi. Quello stesso premier che ormai parla di “alleati” e non più di “amici” europei: anche il vocabolario subisce i suoi adeguamenti alle necessità belliche. Accanto alle trombe di guerra suonate dalle testate e dalle emittenti di punta dell’informazione italiana, non sono peraltro mancati i toni razzisti e beceri di chi se l’è subito presa con i “bastardi islamici” senza alcuna distinzione. Due attori quindi si spartiscono lo stesso ruolo, nuovamente in queste settimane ci troviamo a dire che due facce della stessa medaglia si alternano sul palco. Da un lato le voci filogovernative si profondono in riconoscimenti di stima per l’operato diplomatico di lady Pesc e della ministro Pinotti, che tanto hanno contribuito affinchè l’UE calasse la maschera attivando per la prima volta la clasusola di difesa comune prevista nei trattati, che ovvero consente di sbloccare una strategia militare congiunta, alla faccia della vulgata che rappresenta le istituzioni comunitarie come colombe di pace. Dall’altro lato, in piena sinergia con una classe dirigente che quindi continua a lavorare per la permanenza e il rafforzamento degli interessi occidentali in Medio Oriente, senza mai azzardarsi a mettere in dubbio la scomoda verità per cui è proprio la loro presenza ad avere destabilizzato e infiammato l’area, le destre chiassose svolgono il loro ruolo quasi istituzionale nel calcare la mano sulla necessità di intervenire presto e con forza, nel nome di Cristo e di Oriana.

Per tutti loro non conta ricordare che siano stati la Nato e i suoi alleati a concepire e alimentare il germe del fascismo religioso nel ventre di una terra araba dilaniata, e che tra le migliaia di soldati dell’Isis ci siano i reduci di un esercito iraqeno dissolto dalla Seconda Guerra del Golfo: sarebbe troppo scomodo rimettere insieme i tasselli di un puzzle già visto proprio in Europa meno di un secolo fa. Sarebbe scomodo parlare delle connivenze e complicità di numerosi governi con le milizie dello Stato Islamico, lasciate praticamente indisturbate per anni e anzi sostenute dalle armi occidentali, dai finanziamenti delle petromonarchie e dalla collaborazione della Turchia di Erdogan. Tanto poi Merkel si spartisce le quote di forza lavoro migrante con il sultano, e tutti insieme legittimano le sue stragi di stato con la sfacciataggine di chi non ha avuto un sussulto di imbarazzo nel convocare il G20 ad Antalya, nel bel mezzo di quella retta immaginaria che possiamo tendere dai territori in cui si sta perpetrando la spietata repressione contro la resistenza del popolo curdo alle coste su cui muoiono a centinaia i profughi di una guerra in cui curdi e siriani stanno subendo sulla propria pelle le estreme conseguenze della strategia neottomana.

Al contempo non possiamo tralasciare le caratteristiche che sta assumendo nell’infosfera la risposta dal basso, che sui social network, ad esempio, ha visto una larga espressione di cordoglio e di solidarietà verso la popolazione parigina. Migliaia di account Facebook hanno deciso di apporre alla propria immagine di profilo il tricolore francese – una novità, se consideriamo che per esprimere pace e fraternità, in un tempo non lontano, si usavano le bandiere arcobaleno invece di quelle di uno stato imperialista, macchiatosi di orrende stragi in Africa e Medio Oriente nell’ultimo secolo e mezzo. Il tricolore insieme alla Marsigliese, assurti a simboli del riscatto e dell’unità europea contro la “barbarie islamica”, hanno iniziato a ricorrere insistentemente in ogni manifestazione di vicinanza alle vittime parigine. Mentre questa folla senza nome viene incentivata a manifestarsi e assumere identità collettiva egemone anche tramite l’utilizzo di apposite app, gli amministratori della piattaforma targata Zuckerberg ci ricordano che quello digitale è un battle ground per nulla imparziale. La prova? Ce la danno nel più inquietante dei modi, censurando le posizioni pacifiste assunte dallo scrittore Giuseppe Genna e dalla presidente di Emergency Cecilia Strada: #JeSuisChi?

Se non provvediamo noi a tagliarla, la trama si tesse da sè: la ricaduta delle politiche di potenza occidentali avutasi il 13 novembre nel cuore d’Europa può divenire utile strumento per rafforzare in tempi di crisi la gestione securitaria interna e per affilare le spade nel cerchio di fuoco esterno. Mentre noi occupiamo le caserme, interrompiamo qualche minuto le esercitazioni della Trident Juncture, siamo solidali con gli sporadici tumulti popolari che attraversano il Mediterraneo, loro ci schiaffano carrarmati sulle strade e militarizzano le nostre esistenze. Persino il tabù della violazione del pareggio di bilancio si scioglie come neve al sole, le commesse militari pubbliche ridanno tono a un sistema economico rapace ormai senza fiato, le borse esultano: questa constatazione fa riflettere su come i classici, se son realmente tali, possono essere superati solo attraverso una pratica trasformatrice efficace, non nella teoria. Tornare indietro non significa ricominciare da capo…

In definitiva, dall’alto, il discorso dominante sta cercando di fare leva sullo sdegno e sulla paura provocati dalla strage, incitando all’unità sovranazionale verso la guerra; dal basso, in maniera viscerale ed emozionale, trovano al momento spazio di rappresentazione solo coloro che si danno una risposta comune nello stringersi attorno alle identità culturalmente vicine e rassicuranti, contrapposte ai neri vessilli del nemico arabo-musulmano.

Non sono però mancate le voci fuori dal coro, voci contarie a ogni intervento e consce delle cause e conseguenze del quadro attuale (a tal punto da essere anche, come detto, censurate). Non sappiamo se siano parte di una maggioranza silenziosa, o se ricoprano uno spazio minoritario: non ci importa in effetti saperlo, perchè sappiamo che in politica quel che conta è trovare gli strumenti per giocarsi la partita, e noi crediamo sia dovere di chiunque voglia rompere questa infernale macchina di morte individuare e compattare la coscienza comune di chi pone contraddizioni irrisolvibili nelle attuali regole del gioco. A chi sta giustamente ricordando l’importante ruolo delle armate curde in Rojava nell’arginare l’avanzata dell’ISIS, chiediamo di porsi con noi la domanda: come essere curdi nel nostro quadrante del mappamondo? Sapremo, ora che ce n’è concreto bisogno, declinare nella pratica la nostra alterità alle due facce della stessa medaglia, ai due Mattei nazionali contestati l’8 novembre? Restiamo umani, certo, ma per lavare le nostre coscenze o per sporcarci le mani? Per perpetrare il nostro galleggiamento o per tornare a essere utili agli abitanti delle periferie delle nostre metropoli e del continente, riportandole al centro dell’agone politico, e non alla mercè nè dell’attacco di classe dall’alto nè del fanatismo religioso? Sapremo essere curdi, yazidi, arabi, libanesi, siriani, sapremo svolgere il nostro ruolo di rottura con la Santa Alleanza che stanno costruendo sopra le nostre teste, indicando un nemico comune e un’alternativa popolare da costruire, con quei soggetti che dall’austerity in casa e dalla guerra alle porte hanno tutto da perdere? Formulare un programma minimo, si sarebbe detto una volta. L’alternativa è restare stritolati nell’abbraccio mortale con i carnefici, qualunque sia la loro bandiera, e ridurre la nostra funzione a un ruolo folkloristico ridicolizzabile persino alla luce di un buon articolo su Famiglia Cristiana.

Per discutere di queste tematiche, convochiamo la comunità studentesca a una

ASSEMBLEA PUBBLICA MARTEDI’ 24, h 20.30, VIA ZAMBONI 38 (aula II),

con i compagni di ritorno dall’appuntamento di

SABATO 21 a ROMA indetto dalla Campagna internazionale EUROSTOP

e rilanciando verso

la manifestazione contro la NATO di MERCOLEDI’ 25 a FIRENZE

Lascia un commento