Bologna, condannarci o ucciderci

Continua la lista di denunce e condanne che stanno venendo notificate in queste settimane ai danni delle lotte sociali e del sindacalismo conflittuale in questa città.
Come nelle precedenti occasioni, anche questa volta nostri militanti coinvolti nel dispositivo repressivo. Ma l’evenienza è oggi infame più che mai: la protesta imputata si realizzò lo scorso 15 settembre come risposta immediata alla chiamata alla mobilitazione lanciata sul piano nazionale dall’Unione Sindacale Di Base, in seguito all’omicidio padronale del suo delegato Abd Elsalam.
Per Gip e Pm a dover pagare il conto per questo delitto non sono la GLS e la polizia che durante i blocchi ai magazzini la notte tra il 14 e il 15 nulla fece per impedire il tragico esito, bensì i compagni del sindacato di Abd Elsalam e i giovani studenti e lavoratori che ne sostengono le lotte.
Ricordiamo ancora quelle terribili concitate ore: le disperate telefonate da Piacenza in tarda serata, la corsa ai cancelli, il dolore, la rabbia e l’orgoglio dei facchini, compagni, colleghi, amici e fratelli di Abd Elsalam. Scontata fu la nostra adesione, a Bologna come altrove, al presidio sotto la Prefettura convocato per il giorno dopo: assieme a centinaia di compagni di tutte le forze sociali e politiche coerenti con un principio di classe animammo un corteo spontaneo e determinato che ci portò in piazza dell’Unità, luogo simbolo del meticciato del nostro blocco sociale, con cui e per cui Abd Elsalam, insegnate in Egitto e operaio in Italia, ha lottato coerentemente fino alla fine.
Nel passare davanti alla Stazione Centrale la rabbia e il cordoglio ci hanno mantenuti saldi e compatti di fronte al cordone di polizia che non consentiva al corteo il legittimo accesso per poter comunicare quanto era accaduto nella notte precedente, il prezzo di sangue pagato da chi in questo paese cercava dignità per sè, per i propri cari e per i lavoratori di ogni colore o nazione, come i tanti che via treno, via mare o via aerea vengono ogni giorno respinti.
Questi decreti di condanna arrivano proprio dopo un 25 aprile in cui a migliaia in questa città hanno saputo dimostrare l’attualità dell’antifascismo e la lotta contro la barbarie sociale in cui stiamo sprofondando a causa della debolezza generale di qualsiasi forma di organizzazione collettiva fondata sulla solidarietà e l’uguaglianza. Da un lato una classe padronale cui le politiche europee hanno concesso qualsiasi diritto sulla vita di chi per vivere conta solo sul proprio lavoro, dall’altro apparati statali chiamati ad amministrare queste scelte e oggi a gestire anche per via preventiva l’eventuale rifiuto di massa a un massacro sociale sempre più duro, attraverso un avvitamento normativo e questure cui è ormai lasciata carta bianca. In un simile contesto un omicidio padronale rischia di essere un inquietante precedente che chiama urgentemente a interrogarsi anche i convinti sostenitori della democrazia liberale.
L’obiettivo delle nostre classi dirigenti è quello di contenere i danni di una crescente perdita di egemonia manifestatasi finora solo sul piano elettorale, e non hanno alcun disincentivo ad assumersi la responsabilità di applicare forme di dominio storicamente delegate ai fascismi. Motivo che conferma la nostra ragione politica nel sostenere quei percorsi che si impegnino a dare forma e coerenza a quel rifiuto oggi estremamente contraddittorio, a sostenere la ricomposizione organizzata del mosaico delle vertenzialità diffuse ed elevarle su un livello veramente politico.
Nel nome di Abd Elsalam e di tutti i partigiani di ieri e di oggi.

 

Leggi anche il comunicato USB su contropiano.org

#RadioCatalunyaLLiure

In questa pagina aggreghiamo tutte le interviste da Barcellona per il ciclo #RadioCatalunyaLliure.

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#34 — 26.04.2018

#RadioCatalunyaLliure 26 Aprile

#RadioCatalunyaLliureMigliaia di studenti e studentesse catalani, sia medi che universitari, sono scesi in piazza oggi, il secondo di due giorni di sciopero studentesco.Gli studenti chiedono la fine della repressione, l'espulsione di banche e privati dai campus universitari e un abbassamento del 30% delle tasse universitarie. Gridano “le strade saranno sempre nostre” e “fuori le forze di occupazione”[foto nei commenti]

Publiée par Noi Restiamo sur jeudi 26 avril 2018

Migliaia di studenti e studentesse catalani, sia medi che universitari, sono scesi in piazza oggi, il secondo di due giorni di sciopero studentesco.

Gli studenti chiedono la fine della repressione, l’espulsione di banche e privati dai campus universitari e un abbassamento del 30% delle tasse universitarie.

Gridano “le strade saranno sempre nostre” e “fuori le forze di occupazione”

#33 — 17.04.2018

Valencia: Ieri un partecipato corteo ha rivendicato il diritto all’autodeterminazione per i Paesi Catalani, la liberazione dei prigionieri politici e ha ricordato Guillem Agullo’, attivista di sinistra assassinato 25 anni fa dai neofascisti.

Lo spezzone della sinistra indipendentista grida sloga sia contro la repressione dello Stato Spagnolo che contro l’autonomismo di parte della classe dirigente locale e invoca invece l’Indipendenza e la rottura con il paradigma neoliberista imposto dall’Unione Europea.

#32 — 15.04.2018

Oggi migliaia di persone sono scese in piazza a Barcellona per manifestare per la libertà di tutti i prigionieri politici e contro la repressione del governo di Madrid.
Solidarietà al popolo catalano

#31 — 11.04.2018

#RadioCatalunyaLliureMigliaia di persone davanti ai municipi catalani ieri sera hanno protestato contro l'assurdo arresto di due membri dei CdR in mattinata, accusati di "terrorismo" e "ribellione" per aver collaborato a organizzare l'apertura dei caselli autostradali, protesta che si è svolta in maniera assolutamente pacificaLe piazze gridano "Fuori la giustizia spagnola", "libertà per i prigionieri politici" e invocano lo sciopero generale (vaga general)

Publiée par Noi Restiamo sur mercredi 11 avril 2018

Migliaia di persone davanti ai municipi catalani ieri sera hanno protestato contro l’assurdo arresto di due membri dei CdR in mattinata, accusati di “terrorismo” e “ribellione” per aver collaborato a organizzare l’apertura dei caselli autostradali, protesta che si è svolta in maniera assolutamente pacifica

Le piazze gridano “Fuori la giustizia spagnola”, “libertà per i prigionieri politici” e invocano lo sciopero generale (vaga general)

#30 — 10.04.2018

#RadioCatalunyaLliureLa repressione dello Stato Spagnolo raggiunge nuove vette, concentrazioni davanti a tutte le università del paese.Questa mattina la guardia civil ha arrestato due membri dei CdR (Comitati difesa della Repubblica) per aver contribuito ad organizzare le proteste durante la Semana Santa, in cui le autostrade erano state “aperte”, permettendo alla gente di passare senza pagare il pedaggio. Un gesto pacifico di disobbedienza civile per cui la fiscalia ha chiesto addirittura la pena di terrorismo e ribellione!Alle 12 di oggi gli studenti di tutta la Catalogna si sono trovati davanti alle facoltà per protesta. Questa sera alle 20 i CdR hanno convocato concentramenti davanti a tutti i municipi catalani.Nel video l'intervista ad una compagna dell'assemblea di Storia e Geografia dell'Università di Barcellona, alla fine del presidio di questa mattina.

Publiée par Noi Restiamo sur mardi 10 avril 2018

 

La repressione dello Stato Spagnolo raggiunge nuove vette, concentrazioni davanti a tutte le università del paese.

Questa mattina la guardia civil ha arrestato due membri dei CdR (Comitati difesa della Repubblica) per aver contribuito ad organizzare le proteste durante la Semana Santa, in cui le autostrade erano state “aperte”, permettendo alla gente di passare senza pagare il pedaggio. Un gesto pacifico di disobbedienza civile per cui la fiscalia ha chiesto addirittura la pena di terrorismo e ribellione!

Alle 12 di oggi gli studenti di tutta la Catalogna si sono trovati davanti alle facoltà per protesta. Questa sera alle 20 i CdR hanno convocato concentramenti davanti a tutti i municipi catalani.

Nel video l’intervista ad una compagna dell’assemblea di Storia e Geografia dell’Università di Barcellona, alla fine del presidio di questa mattina.

#29 — 30.01.2018

#RadioCatalunyaLliure 30/01/2018

#RadioCatalunyaLliureSFONDAMENTO DEL CORDONE DI POLIZIA DI FRONTE AL PARLAMENTO A BARCELLONA[Foto e video nei commenti]Nelle ultime ore la Corte Costituzionale spagnola ha decretato la proibizione della possibilità di investitura di Puigdemont – che ancora si trova in Belgio – per via telematica. A fronte di ciò il presidente del nuovo parlamento catalano Torrent, prodotto dalle elezioni imposte dal governo Rajoy l'11 dicembre scorso, ha sospeso la cerimonia di proclamazione del presidente della Catalogna.La possibilità di svolgere elezioni democratiche continua a essere ostacolata "in nome della legalità" dalle istituzioni centraliste.La gente oggi è comunque scesa in piazza, nonostante l'incertezza sulla possibilità o meno di svolgere le normali procedure, e si è riunita in presidio di fronte al parlamento. Di fronte a un cordone di Mossos a presidiare il palazzo del parlamento, le persone hanno iniziato a spingere nel tentativo di entrare, e dopo vari tentativi sono riuscite a sfondare la barriera di polizia.A seguire il video del momento di tensione:

Publiée par Noi Restiamo sur mardi 30 janvier 2018

SFONDAMENTO DEL CORDONE DI POLIZIA DI FRONTE AL PARLAMENTO A BARCELLONA

Nelle ultime ore la Corte Costituzionale spagnola ha decretato la proibizione della possibilità di investitura di Puigdemont – che ancora si trova in Belgio – per via telematica. A fronte di ciò il presidente del nuovo parlamento catalano Torrent, prodotto dalle elezioni imposte dal governo Rajoy l’11 dicembre scorso, ha sospeso la cerimonia di proclamazione del presidente della Catalogna.
La possibilità di svolgere elezioni democratiche continua a essere ostacolata “in nome della legalità” dalle istituzioni centraliste.

La gente oggi è comunque scesa in piazza, nonostante l’incertezza sulla possibilità o meno di svolgere le normali procedure, e si è riunita in presidio di fronte al parlamento. Di fronte a un cordone di Mossos a presidiare il palazzo del parlamento, le persone hanno iniziato a spingere nel tentativo di entrare, e dopo vari tentativi sono riuscite a sfondare la barriera di polizia.

#28 — 28.01.2018

Oggi in Barceloneta manifestazione chiamata dai Comitès en Defensa de la República, per ridare spazio e voce ai protagonisti del voto referendario e della lotta per la futura Repubblica.
Durante il corteo sono stati cambiati i nomi delle vie in Passeig Repubblica, e fiocchi gialli sono stato disegnati sull’asfalto.

Sempre solidali al popolo catalano, Endavant Poble Catalá!

#27 — 4.11.2017

#RadioCatalunyaLliureDal Congresso giovanile della Federazione Sindacale Mondiale, le considerazioni di Marta e Ferran – militanti Intersindical Csc"Come sindacato dei lavoratori, abbiamo un ruolo chiave [nel processo di indipendenza catalano]. Già è stata dimostrata nelle strade la risposta che ha dato il popolo catalano, e dobbiamo vedere invece lo stato spagnolo che risposta darà nel momento in cui paralizzeremo economicamente il paese, vedremo se lo stato spagnolo si potrà permettere di paralizzare completamente la Catalogna.Ieri sono stati messi in carcere otto membri del governo della Catalogna, dopo i due leader delle principali associazioni indipendentiste, ANC e Ómnium. Questo ci dimostra la natura della democrazia dello stato spagnolo, e di fronte a ciò la risposta non può essere altra che la lotta nelle strade. Per questo stesso motivo, il giorno 8 abbiamo convocato, noi con il nostro sindacato insieme ad altri, uno sciopero generale, nella speranza che si uniscano ancora altri sindacati di classe. I Comitati in Difesa della Repubblica continueranno nei prossimi giorni la lotta nei quartieri e nei paesi, come già stanno facendo in questo momento per le strade di tutto il paese. Nello scenario delle elezioni che ha convocato lo stato in Catalogna, elezioni non democratiche, siamo stati chiamati a partecipare in massa, e speriamo che serva per far esprimere di nuovo liberamente il popolo a favore della Repubblica Catalana, come già ha fatto."

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur samedi 4 novembre 2017

Dal Congresso giovanile della Federazione Sindacale Mondiale, le considerazioni di Marta e Ferran – militanti Intersindical Csc

“Come sindacato dei lavoratori, abbiamo un ruolo chiave [nel processo di indipendenza catalano]. Già è stata dimostrata nelle strade la risposta che ha dato il popolo catalano, e dobbiamo vedere invece lo stato spagnolo che risposta darà nel momento in cui paralizzeremo economicamente il paese, vedremo se lo stato spagnolo si potrà permettere di paralizzare completamente la Catalogna.

Ieri sono stati messi in carcere otto membri del governo della Catalogna, dopo i due leader delle principali associazioni indipendentiste, ANC e Ómnium. Questo ci dimostra la natura della democrazia dello stato spagnolo, e di fronte a ciò la risposta non può essere altra che la lotta nelle strade.
Per questo stesso motivo, il giorno 8 abbiamo convocato, noi con il nostro sindacato insieme ad altri, uno sciopero generale, nella speranza che si uniscano ancora altri sindacati di classe.
I Comitati in Difesa della Repubblica continueranno nei prossimi giorni la lotta nei quartieri e nei paesi, come già stanno facendo in questo momento per le strade di tutto il paese.
Nello scenario delle elezioni che ha convocato lo stato in Catalogna, elezioni non democratiche, siamo stati chiamati a partecipare in massa, e speriamo che serva per far esprimere di nuovo liberamente il popolo a favore della Repubblica Catalana, come già ha fatto.”

#26 — 3.11.2017

#RadioCatalunyaLliure 03/11/2017

#RadioCatalunyaLliurevoci dalla piazza di ieri "Siamo qui riuniti per protestare per la detenzione di una parte sostanziale del nostro governo, nello specifico 8 consiglieri, l'equivalente dei ministri, alcuni dei quali erano in esilio fuori del paese, e sono venuti per presentarsi alla giustizia. La magistratura ha considerato la presenza di un pericolo di fuga e li hanno messi in carcere, sono i prigione! Quindi siamo profondamente indignati, perché sono i nostri rappresentati politici, il nostro governo, l'incarnazione politica del nostro popolo. Il sentimento che regna tra di noi è di massima indignazione, massima perplessità, rifiuto di questa situazione. Si parla di organizzare un altro sciopero generale, di continuare a mobilitare la società civile, come stiamo facendo in tutto questo periodo. Ricordo inoltre alla popolazione italiana che anche il nostro presidente del governo si trova ora in esilio, a Bruxelles, con altri 3 o 4 consiglieri, che attualmente non hanno intenzione di tornare, visto quello che qui sta succedendo. Si è ampiamente dimostrato, a partire da tutto ciò, che la democrazia spagnola è di bassissima qualità, è uno stato autoritario, che non accetta il dialogo e le soluzioni politiche, che non vuole trovare soluzioni, che sia un tavolo di dibattito o organizzare un referendum con tutti i requisiti e le garanzie. Questo non è possibile perché [lo stato spagnolo] non accetta il nostro punto di partenza e non ci riconosce come soggetto politico, una nazione, che abbiamo il diritto di decidere il nostro futuro. Non accettandolo, non trova altra soluzione che la repressione, dissimulata e travestita da legalità. Sappiamo bene che la intenzione di fondo è liquidare e smembrare il nostro popolo."

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur vendredi 3 novembre 2017

Voci dalla piazza di ieri

“Siamo qui riuniti per protestare per la detenzione di una parte sostanziale del nostro governo, nello specifico 8 consiglieri, l’equivalente dei ministri, alcuni dei quali erano in esilio fuori del paese, e sono venuti per presentarsi alla giustizia. La magistratura ha considerato la presenza di un pericolo di fuga e li hanno messi in carcere, sono i prigione! Quindi siamo profondamente indignati, perché sono i nostri rappresentati politici, il nostro governo, l’incarnazione politica del nostro popolo. Il sentimento che regna tra di noi è di massima indignazione, massima perplessità, rifiuto di questa situazione. Si parla di organizzare un altro sciopero generale, di continuare a mobilitare la società civile, come stiamo facendo in tutto questo periodo. Ricordo inoltre alla popolazione italiana che anche il nostro presidente del governo si trova ora in esilio, a Bruxelles, con altri 3 o 4 consiglieri, che attualmente non hanno intenzione di tornare, visto quello che qui sta succedendo.
Si è ampiamente dimostrato, a partire da tutto ciò, che la democrazia spagnola è di bassissima qualità, è uno stato autoritario, che non accetta il dialogo e le soluzioni politiche, che non vuole trovare soluzioni, che sia un tavolo di dibattito o organizzare un referendum con tutti i requisiti e le garanzie. Questo non è possibile perché [lo stato spagnolo] non accetta il nostro punto di partenza e non ci riconosce come soggetto politico, una nazione, che abbiamo il diritto di decidere il nostro futuro. Non accettandolo, non trova altra soluzione che la repressione, dissimulata e travestita da legalità. Sappiamo bene che la intenzione di fondo è liquidare e smembrare il nostro popolo.”

#25 — 2.11.2017

#RadioCatalunyaLliure 02/11/2017

#RadioCatalunyaLliure in onda il grido "QUESTA EUROPA E' UNA FREGATURA" In questo momento a Barcellona migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l'arresto del vice presidente della Generalitat di Catalogna, Oriol Junqueras e di altri 7 membri del Govern accusati di ribellione, sedizione e malversazione. Interrogati stamattina si erano rifiutati di rispondere. Puigdemont è ancora a Bruxelles con altri quattro ex consiglieri-ministri. Migliaia e migliaia di persone continuano a riversarsi in strada per chiedere la libertà per quelli che sono a tutti gli effetti prigionieri politici.

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur jeudi 2 novembre 2017

In onda il grido “QUESTA EUROPA E’ UNA FREGATURA”

In questo momento a Barcellona migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l’arresto del vice presidente della Generalitat di Catalogna, Oriol Junqueras e di altri 7 membri del Govern accusati di ribellione, sedizione e malversazione. Interrogati stamattina si erano rifiutati di rispondere. Puigdemont è ancora a Bruxelles con altri quattro ex consiglieri-ministri. Migliaia e migliaia di persone continuano a riversarsi in strada per chiedere la libertà per quelli che sono a tutti gli effetti prigionieri politici.

#24 — 30.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 30/10/2017

#RadioCatalunyaLliure #BenvingudaRepúblicaDopo il voto di venerdì nel Parlament, il popolo catalano è pronto a difendere la nuova Repubblica.Ne abbiamo parlato con un pompiere di Barcellona venerdì, nella piazza di fronte al palazzo del Parlament:"É appena stata proclamata la Repubblica Catalana. Siamo qui tutti pronti a difenderla e a impedire che si entri dentro".

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur lundi 30 octobre 2017

Dopo il voto di venerdì nel Parlament, il popolo catalano è pronto a difendere la nuova Repubblica.

Ne abbiamo parlato con un pompiere di Barcellona venerdì, nella piazza di fronte al palazzo del Parlament:
“É appena stata proclamata la Repubblica Catalana. Siamo qui tutti pronti a difenderla e a impedire che si entri dentro”.

#23 — 29.10.2017

Benvenuta Repubblica!
Solidarietà internazionalista verso il popolo catalano.
Visca la terra, visca la República Catalana!

#22 — 28.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 28/10/2018

#RadioCatalunyaLliureOggi è il primo giorno di vita della Repubblica Catalana. L'euforia continua dai festeggiamenti di piazza di ieri sera e il clima è positivo, nonostante le avvisaglie dell'avvocatura generale di presentare le denunce per "ribellione" contro Puigdemont e i membri della Generalitat e coloro che hanno partecipato alla votazione della proclamazione della Repubblica nel Parlament. Endavant! Visca Catalunya Lliure!

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur samedi 28 octobre 2017

Oggi è il primo giorno di vita della Repubblica Catalana. L’euforia continua dai festeggiamenti di piazza di ieri sera e il clima è positivo, nonostante le avvisaglie dell’avvocatura generale di presentare le denunce per “ribellione” contro Puigdemont e i membri della Generalitat e coloro che hanno partecipato alla votazione della proclamazione della Repubblica nel Parlament.

Endavant! Visca Catalunya Lliure!

#21 — 27.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 27/10/2017

#RadioCatalunyaLliureIn onda dalla piazza di fronte al palazzo del Parlament a Barcellona.Con 70 voti a favore, dopo l'abbandono della sala del Parlament da parte di PPC, Ciudadanos e PSC, passa la risoluzione proposta da CUP e JuntsPelSì di proclamazione della Repubblica Catalana. Visca Catalunya Lliure!

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur vendredi 27 octobre 2017

In onda dalla piazza di fronte al palazzo del Parlament a Barcellona.

Con 70 voti a favore, dopo l’abbandono della sala del Parlament da parte di PPC, Ciudadanos e PSC, passa la risoluzione proposta da CUP e JuntsPelSì di proclamazione della Repubblica Catalana.

Visca Catalunya Lliure!

#RadioCatalunyaLliure 27/10/2017

#RadioCatalunyaLliure[Foto e video nei commenti]In onda Dúnia Bel Verge, studentessa e compagna della Sepc Països Catalans, da Plaça Sant Juame a Barcellona, di fronte al palazzo della Generalitat:

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur vendredi 27 octobre 2017

In onda Dúnia Bel Verge, studentessa e compagna della Sepc Països Catalans, da Plaça Sant Juame a Barcellona, di fronte al palazzo della Generalitat.

#20 — 26.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 26/10/2017

#RadioCatalunyaLliure[Foto e video nei commenti]Una giornata piena di eventi e confusione si sta svolgendo oggi in Catalunya.Tutti i giornali stamattina aprivano con la decisione presa da Puigdemont, non ancora ufficializzata, al termine delle dieci ore di riunione con i vertici di Junts Pel Sì, di sciogliere il Parlament e convocare elezioni anticipate, sperando in questo modo di frenare il procedimento di applicazione del 155, le cui misure verranno votate domani al Senato spagnolo. La risposta di PP e Ciudadanos è stata chiarissima: continuare imperterriti con le misure eccezionali di commissariamento delle istituzioni e delle competenze catalane.In mancanza di garanzie dal governo centrale, in una dichiarazione pubblica alle 17 Puigdemont si è tirato indietro sulla proposta di convocare elezioni, e ha rimesso alla plenaria del Parlament la decisione sulle misure di attuazione del voto popolare dell'1 ottobre. Lo sciopero studentesco di oggi, chiamato da Universitats per la República, ha visto la partecipazione del 60% circa degli studenti, confluiti in una manifestazione che ha riempito le strade di Barcellona, fino ad arrivare al palazzo della Generalitat per fare pressioni al Govern.Contemporaneamente, si è formato nel pomeriggio un presidio chiamato dalla CUP Països Catalans e composto dalle organizzazioni della sinistra indipendentista di fronte alla sede del Pdecat, il partito di governo, di protesta contro la decisione trapelata di indizione di elezioni.Ci troviamo ora davanti al palazzo del Parlament, in attesa della discussione, che si prospetta proseguirà anche domattina. In onda Íc Ar, studente e compagno della Sepc Països Catalans:

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur jeudi 26 octobre 2017

Una giornata piena di eventi e confusione si sta svolgendo oggi in Catalunya.
Tutti i giornali stamattina aprivano con la decisione presa da Puigdemont, non ancora ufficializzata, al termine delle dieci ore di riunione con i vertici di Junts Pel Sì, di sciogliere il Parlament e convocare elezioni anticipate, sperando in questo modo di frenare il procedimento di applicazione del 155, le cui misure verranno votate domani al Senato spagnolo. La risposta di PP e Ciudadanos è stata chiarissima: continuare imperterriti con le misure eccezionali di commissariamento delle istituzioni e delle competenze catalane.
In mancanza di garanzie dal governo centrale, in una dichiarazione pubblica alle 17 Puigdemont si è tirato indietro sulla proposta di convocare elezioni, e ha rimesso alla plenaria del Parlament la decisione sulle misure di attuazione del voto popolare dell’1 ottobre.

Lo sciopero studentesco di oggi, chiamato da Universitats per la República, ha visto la partecipazione del 60% circa degli studenti, confluiti in una manifestazione che ha riempito le strade di Barcellona, fino ad arrivare al palazzo della Generalitat per fare pressioni al Govern.
Contemporaneamente, si è formato nel pomeriggio un presidio chiamato dalla CUP Països Catalans e composto dalle organizzazioni della sinistra indipendentista di fronte alla sede del Pdecat, il partito di governo, di protesta contro la decisione trapelata di indizione di elezioni.

Ci troviamo ora davanti al palazzo del Parlament, in attesa della discussione, che si prospetta proseguirà anche domattina.
In onda Íc Ar, studente e compagno della Sepc Països Catalans:

#19 — 25.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 25/10/2017

#RadioCatalunyaLliure[Vedi video e foto nei commenti]Oggi in tutta la Catalunya si è mobilitato il mondo della scuola, contro le accuse della stampa nazionale e dei partiti spagnolisti di indottrinamento dei bambini e delle bambine riguardo al processo indipendentista in corso.In onda Oriol, insegnante, da Plaça Sant Jaume a Barcellona:“Da parte di alcuni partiti e da parte del governo centrale si sta cercando di far passare l'immagine di una società nella quale nelle scuole si indottrinano i bambini. La verità è che trattiamo questo tema (il processo indipendentista) perché i bambini fanno domande e vogliono sapere, ma lo facciamo con la massima neutralità possibile, provando a non esprimere mai direttamente la nostra opinione personale, in questo e in qualsiasi altro tema che venga trattato nelle scuole.” A seguire, alle 19.30, si svolgerà la manifestazione convocata dai Comitès en Defensa de la República contro l'applicazione dell'articolo 155 della costituzione e contro la richiesta di elezioni da parte del governo centrale, e per la proclamazione immediata della Repubblica Catalana. Domani giovedì 26 ottobre sarà giornata di sciopero generale studentesco chiamata da Universitats per la República, con manifestazione che partirà da Plaça Universitat a Barcellona.Venerdì 27 ottobre chiamata nazionale di fronte al palazzo della Generalitat, convocata dall'Assamblea Nacional Catalana, per la possibilità che durante la sessione plenaria del parlamento catalano venga proclamata unilateralmente l'indipendenza.

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur mercredi 25 octobre 2017

Oggi in tutta la Catalunya si è mobilitato il mondo della scuola, contro le accuse della stampa nazionale e dei partiti spagnolisti di indottrinamento dei bambini e delle bambine riguardo al processo indipendentista in corso.
In onda Oriol, insegnante, da Plaça Sant Jaume a Barcellona:
“Da parte di alcuni partiti e da parte del governo centrale si sta cercando di far passare l’immagine di una società nella quale nelle scuole si indottrinano i bambini. La verità è che trattiamo questo tema (il processo indipendentista) perché i bambini fanno domande e vogliono sapere, ma lo facciamo con la massima neutralità possibile, provando a non esprimere mai direttamente la nostra opinione personale, in questo e in qualsiasi altro tema che venga trattato nelle scuole.”

A seguire, alle 19.30, si svolgerà la manifestazione convocata dai Comitès en Defensa de la República contro l’applicazione dell’articolo 155 della costituzione e contro la richiesta di elezioni da parte del governo centrale, e per la proclamazione immediata della Repubblica Catalana.

Domani giovedì 26 ottobre sarà giornata di sciopero generale studentesco chiamata da Universitats per la República, con manifestazione che partirà da Plaça Universitat a Barcellona.

Venerdì 27 ottobre chiamata nazionale di fronte al palazzo della Generalitat, convocata dall’Assamblea Nacional Catalana, per la possibilità che durante la sessione plenaria del parlamento catalano venga proclamata unilateralmente l’indipendenza.

#18 — 23.10.2017

José Manuel Maza, dell’avvocatura generale dello stato, ha dichiarato oggi in un’intervista che la dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna potrebbe portare all’incarcerazione di Puidgemont per il delitto di ribellione (ancora più grave di quello di sedizione, che prevede fino a 30 anni di prigione), dentro un procedimento già iniziato contro il capo del Govern.
Parallelamente, la Commissione Europea avalla le misure proposte da Rajoy di applicazione dell’articolo 155, e non mette affatto in discussione la proposta di liquidazione del Govern e dei media pubblici catalani con l’uso delle forze di polizia. Ancora una volta si ribadisce che siano misure previste dalla Costituzione: le autorità europee non si smuovono di una virgola dal loro immobilismo, in nome del rispetto della legalità e dell’ordine interno di uno stato membro.

Pensiamo sia necessario rinviare all’editoriale della Rete dei Comunisti di stamattina, che riesce a dare lo scenario complessivo dell’evoluzione degli eventi delle ultime settimane, inquadrando molto chiaramente il ruolo dell’Unione Europea: http://www.retedeicomunisti.org/index.php/editoriali/1852-catalogna-un-golpe-targato-ue-non-si-puo-rimanere-indifferenti

#17 — 22.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 22/11/2017

#RadioCatalunyaLliureANALISI: perchè il referendum in Veneto e Lombardia non ha nulla a che vedere con la situazione Catalana.Nello stesso giorno in cui in Lombardia e Veneto si vota per l'autonomia delle due regioni siamo in onda con Andrea Geniola, ricercatore presso l'Università Autonoma di Barcellona. Oltre a inquadrare storicamente l'indipendentismo catalano, sottolinea e approfondisce le differenze con il referendum-farsa della Lega Nord in combutta con il PD.Nel frattempo a Barcellona si continua a respirare un'aria di attesa. Al termine della partecipatissima manifestazione convocata ieri (21 ottobre) a Barcellona, Puidgemont ha fatto una dichiarazione ufficiale di denuncia della chiusura di ogni strada di dialogo. Ha richiesto quindi al Parlament catalano di convocare una sessione plenaria per “dibatterne e deciderne, (…) e attuare di conseguenza”.

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur dimanche 22 octobre 2017

ANALISI: perchè il referendum in Veneto e Lombardia non ha nulla a che vedere con la situazione Catalana.

Nello stesso giorno in cui in Lombardia e Veneto si vota per l’autonomia delle due regioni siamo in onda con Andrea Geniola, ricercatore presso l’Università Autonoma di Barcellona. Oltre a inquadrare storicamente l’indipendentismo catalano, sottolinea e approfondisce le differenze con il referendum-farsa della Lega Nord in combutta con il PD.

Nel frattempo a Barcellona si continua a respirare un’aria di attesa. Al termine della partecipatissima manifestazione convocata ieri (21 ottobre) a Barcellona, Puidgemont ha fatto una dichiarazione ufficiale di denuncia della chiusura di ogni strada di dialogo. Ha richiesto quindi al Parlament catalano di convocare una sessione plenaria per “dibatterne e deciderne, (…) e attuare di conseguenza”.

#16 — 21.10.2017

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur samedi 21 octobre 2017

“Libertà per Jordi Sànchez. Libertà per Jordi Cuixart. In difesa dei diritti e delle libertà”.

In questo momento nel centro di Barcellona sta partendo la manifestazione chiamata da Taula per la Democràcia, la piattaforma che ha convocato lo sciopero generale del 3 ottobre in tutta la Catalogna, formata da più di 40 tra organizzazioni politiche e sindacali e associazioni culturali di tutto l’arco indipendentista.
Le rivendicazioni che hanno spinto centinaia di migliaia di persone a scendere nelle strade di Barcellona oggi, da tutta la Catalogna e lo stato spagnolo, riguardano la liberazione dei due Jordis, in carcere da martedì su ordine dell’Audencia Nacional, oltre che di tutti coloro che hanno subito la repressione nelle mobilitazioni indipendentiste.
Dopo l’annuncio di questa mattina del governo centrale, di commissariamento del Govern catalano e di indizione di elezioni in Catalogna nei prossimi sei mesi come misure da proporre in parlamento per l’applicazione del famigerato articolo 155, anche Puidgemont e tutto il Govern sono scesi in piazza in testa al corteo, oltre che vari esponenti di tutte le formazioni indipendentiste. È stata diffusa inoltre la notizia dai quotidiani catalani che alle 21 Puidgemont risponderà pubblicamente alle dichiarazioni di Rajoy.
L’attenzione è altissima e l’attesa è forte. La mobilitazione non accenna ad arrestarsi e le strade sono sempre più affollate, nonostante il pugno duro di Rajoy e la macchina repressiva messa in atto.

República ara! Visca Catalunya Lliure!

#15 — 20.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 20/10/2017

#RadioCatalunyaLliureVoci dal concentramento di martedì 17 ottobre, fuori dalla facoltà di medicina di Barcellona. Ne parliamo con Núria Ni Fe della Sepc Països Catalans:“Ieri (lunedì, ndt) il governo dello stato spagnolo, attraverso il potere giudiziario, controllato dallo stesso governo, ha arrestato i presidenti di Ómnium Cultural e dell'Assamblea Nacional Catalana, Jordi Cuixart e Jordi Sanchez. Davanti alla reclusione di quelli che sono prigionieri politici, noi come studenti rimarremo insieme al popolo catalano e continueremmo a riempire le strade, perché questo non è ammissibile in uno stato di diritto. Da tanti anni stiamo lottando per la liberazione nazionale del nostro paese, di fronte ad uno stato spagnolo corrotto, che solo sa rispondere alla volontà di un popolo di essere libero con l'utilizzo della repressione. Sono esempi recenti la chiusura di molti siti web, l'arresto di ufficiali del governo democraticamente eletti, le minacce di applicazione dell'articolo 155 della costituzione spagnola, che consisterebbe nella sospensione dell'autonomia della Catalunya. Non potranno niente davanti questo popolo che ha alzato la testa, sempre in modo pacifico, ma con le idee chiare e con la volontà di costruire un nuovo paese dove sia possibile cambiare tutto.”

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur vendredi 20 octobre 2017

Voci dal concentramento di martedì 17 ottobre, fuori dalla facoltà di medicina di Barcellona. Ne parliamo con Núria Ni Fe della Sepc Països Catalans:

“Ieri (lunedì, ndt) il governo dello stato spagnolo, attraverso il potere giudiziario, controllato dallo stesso governo, ha arrestato i presidenti di Ómnium Cultural e dell’Assamblea Nacional Catalana, Jordi Cuixart e Jordi Sanchez. Davanti alla reclusione di quelli che sono prigionieri politici, noi come studenti rimarremo insieme al popolo catalano e continueremmo a riempire le strade, perché questo non è ammissibile in uno stato di diritto. Da tanti anni stiamo lottando per la liberazione nazionale del nostro paese, di fronte ad uno stato spagnolo corrotto, che solo sa rispondere alla volontà di un popolo di essere libero con l’utilizzo della repressione. Sono esempi recenti la chiusura di molti siti web, l’arresto di ufficiali del governo democraticamente eletti, le minacce di applicazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola, che consisterebbe nella sospensione dell’autonomia della Catalunya. Non potranno niente davanti questo popolo che ha alzato la testa, sempre in modo pacifico, ma con le idee chiare e con la volontà di costruire un nuovo paese dove sia possibile cambiare tutto.”

#14 — 19.10.2017

Il governo spagnolo applicherà l’articolo 155 della costituzione, sospendendo l’autonomia della Catalogna. Il parlamento catalano aveva dichiarato che a questo ennesimo rifiuto al dialogo sarebbe seguita la Dichiarazione di Indipendenza.
La sinistra indipendentista ha chiamato una manifestazione questo pomeriggio davanti alla delegazione del governo spagnolo a Barcellona.
Seguiranno aggiornamenti.

Dalla parte del popolo catalano, contro la repressione franchista dello Stato Spagnolo appoggiata dalla UE, per una Catalunya libera e indipendente!

#RadioCatalunyaLliure 19/10/2017

#RadioCatalunyaLliure[Vedi foto nei commenti]Siamo qui sotto la pioggia di fronte alla delegazione del governo centrale di Spagna a Barcellona, al presidio chiamato dalla CUP Països Catalans, dove sono presenti alcune delle organizzazioni sindacali che avevano promosso la grandiosa giornata di sciopero generale e di mobilizzazione del 3 ottobre, tra cui la Coordinadora Obrera Sindical e molte delle organizzazioni della sinistra indipendentista catalana. Contro la repressione e per la libertà dei prigionieri politici, contro la misura restrittiva messa in moto stamattina dal governo centrale e per l'immediata dichiarazione d'indipendenza e per la costituzione della Repubblica Catalana, Endavant!

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur jeudi 19 octobre 2017

Siamo qui sotto la pioggia di fronte alla delegazione del governo centrale di Spagna a Barcellona, al presidio chiamato dalla CUP Països Catalans, dove sono presenti alcune delle organizzazioni sindacali che avevano promosso la grandiosa giornata di sciopero generale e di mobilizzazione del 3 ottobre, tra cui la Coordinadora Obrera Sindical e molte delle organizzazioni della sinistra indipendentista catalana.

Contro la repressione e per la libertà dei prigionieri politici, contro la misura restrittiva messa in moto stamattina dal governo centrale e per l’immediata dichiarazione d’indipendenza e per la costituzione della Repubblica Catalana, Endavant!

#13 — 18.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 18/10/2017

#RadioCatalunyaLliureVoci dalla piazza di ieri sera, alla manifestazione chiamata in risposta alle incarcerazioni del giorno prima. Ne parliamo con Jordi:"Oggi siamo venuti qui, alla Diagonal di Barcellona, con tutte le organizzazioni che abbiamo creato in vista del Referendum dell'1 di ottobre: i Comitès en defensa del Referèndum, che ora sono diventati Comitès en defensa de la República. Siamo qua perché lo stato spagnolo ha arrestato due persone, che sono di fatto prigionieri politici, ovvero i presidenti delll'ANC e di Ómnium Cultural, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. Va considerato anche che oggi saremmo dovuti uscire nelle strade per chiedere che venga annullata la sospensione della dichiarazione di indipendenza fatta dal Parlament. Pensiamo la dichiarazione debba essere resa effettiva, perché questo è l'unico modo di garantire ai cittadini un contesto di legalità e uno spazio politico, che sarebbe la Repubblica, anche se debba temporaneamente coesistere con la legalità spagnola."

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur mercredi 18 octobre 2017

Voci dalla piazza di ieri sera, alla manifestazione chiamata in risposta alle incarcerazioni del giorno prima. Ne parliamo con Jordi:

“Oggi siamo venuti qui, alla Diagonal di Barcellona, con tutte le organizzazioni che abbiamo creato in vista del Referendum dell’1 di ottobre: i Comitès en defensa del Referèndum, che ora sono diventati Comitès en defensa de la República. Siamo qua perché lo stato spagnolo ha arrestato due persone, che sono di fatto prigionieri politici, ovvero i presidenti delll’ANC e di Ómnium Cultural, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. Va considerato anche che oggi saremmo dovuti uscire nelle strade per chiedere che venga annullata la sospensione della dichiarazione di indipendenza fatta dal Parlament. Pensiamo la dichiarazione debba essere resa effettiva, perché questo è l’unico modo di garantire ai cittadini un contesto di legalità e uno spazio politico, che sarebbe la Repubblica, anche se debba temporaneamente coesistere con la legalità spagnola.”

#12 — 17.10.2017

17/10/2017

#RadioCatalunyaLliureIeri sera lo stato spagnolo ha arrestato Jordi Sánchez y Jordi Cuixart. presidenti delle due grandi associazioni indipendentiste catalane, Assemblea Nacional Catalana e Òmnium Cultural, con l'accusa di "sedizione". Si tratta a tutti gli effetti di prigionieri politici, e questa mattina il popolo catalano ha risposto con concentramenti fuori dalle facoltà e interruzione di lavoro alle 12. Per questa sera è prevista una grossa manifestazione. In onda Oriol, medico di Barcellona:“Ci troviamo in un concentramento all'ingresso della facoltà di medicina stamattina, perché ieri hanno messo in prigione due persone per le loro idee politiche e non siamo d'accordo con questo, che si inserisce all'interno di una spirale di violenza tacita che generata in questi giorni. Quindi manifestiamo contro la decisione di averli imprigionati.”

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur mardi 17 octobre 2017

Ieri sera lo stato spagnolo ha arrestato Jordi Sánchez y Jordi Cuixart. presidenti delle due grandi associazioni indipendentiste catalane, Assemblea Nacional Catalana e Òmnium Cultural, con l’accusa di “sedizione”. Si tratta a tutti gli effetti di prigionieri politici, e questa mattina il popolo catalano ha risposto con concentramenti fuori dalle facoltà e interruzione di lavoro alle 12. Per questa sera è prevista una grossa manifestazione. In onda Oriol, medico di Barcellona:

“Ci troviamo in un concentramento all’ingresso della facoltà di medicina stamattina, perché ieri hanno messo in prigione due persone per le loro idee politiche e non siamo d’accordo con questo, che si inserisce all’interno di una spirale di violenza tacita che generata in questi giorni. Quindi manifestiamo contro la decisione di averli imprigionati.”

Concentramento 17/10/2017

#RadioCatalunyaLliureSiamo al concentramento di Passeig de Gracia a Barcellona al concentramento convocato stanotte, non solo qui ma in tutta la Catalogna e nel resto dello stato spagnolo, dopo che la giudice dell'Audencia Nacional Carmen Lamela ha ordinato l'incarcerazione dei presidenti delle principali associazioni indipendentiste del movimento catalano con l'accusa di “sedizione”.Il popolo catalano è di nuovo nelle piazze per chiedere a gran voce la liberazione di Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, di fatto prigionieri politici per aver promosso manifestazioni assolutamente pacifiche in vista del referendum dell'1 ottobre. La Spagna non accenna a fare passi indietro, e questa è stata l'avvisaglia per il Govern catalano, per il quale domani scade l'ultimatum posto da Rajoy per la conferma rispetto all'avvenuta o meno dichiarazione d'indipendenza della scorsa settimana, di fronte ad un'Unione Europea impassibile e muta.Solidarietà per gli arrestati, a fianco del popolo catalano!

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur mardi 17 octobre 2017

Siamo al concentramento di Passeig de Gracia a Barcellona al concentramento convocato stanotte, non solo qui ma in tutta la Catalogna e nel resto dello stato spagnolo, dopo che la giudice dell’Audencia Nacional Carmen Lamela ha ordinato l’incarcerazione dei presidenti delle principali associazioni indipendentiste del movimento catalano con l’accusa di “sedizione”.
Il popolo catalano è di nuovo nelle piazze per chiedere a gran voce la liberazione di Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, di fatto prigionieri politici per aver promosso manifestazioni assolutamente pacifiche in vista del referendum dell’1 ottobre.
La Spagna non accenna a fare passi indietro, e questa è stata l’avvisaglia per il Govern catalano, per il quale domani scade l’ultimatum posto da Rajoy per la conferma rispetto all’avvenuta o meno dichiarazione d’indipendenza della scorsa settimana, di fronte ad un’Unione Europea impassibile e muta.
Solidarietà per gli arrestati, a fianco del popolo catalano!

#11 — 16.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 16/10/2017

#RadioCatalunyaLliureIn onda Joan Sebastiá Colomer di Endavant (OSAN), in questo momento in Italia per informare sulla situazione del processo di indipendenza.

Publiée par Noi Restiamo Roma sur lundi 16 octobre 2017

In onda Joan Sebastiá Colomer di Endavant (OSAN), in questo momento in Italia per informare sulla situazione del processo di indipendenza.

#10 — 14.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 14/10/2017

#RadioCatalunyaLliureIn onda Merce di Sepc Països Catalans, dell'Università Autonoma di Barcellona"Il movimento studentesco ha avuto un ruolo molto importante in tutto ciò che è successo nelle ultime settimane, soprattutto dal 20 settembre in poi, quando sono stati arrestati 12 rappresentanti pubblici eletti dal governo. Pensiamo che come movimento studentesco dobbiamo essere all’altezza del momento politico. Pensiamo che non solo c’è bisogno di mobilizzare gli studenti per garantire il referendum, ma anche che è necessario riflettere riguardo al futuro processo costituente. Dobbiamo iniziare a creare spazi aperti di dibattito, dove gli studenti possano decidere quale possa essere il sistema educativo della futura Repubblica Catalana.Nelle ultime due settimane ci siamo dedicati a fomentare la mobilizzazione fra gli studenti di tutta la Catalogna. Abbiamo occupato l’edificio storico dell’Università di Barcellona per più di una settimana. L’occupazione di questo edificio ha un importante significato simbolico contro il fascismo, visto che 40 anni fa, nella stessa facoltà, si è formato il Sindicat democràtic d’estudiants de la Universitat de Barcelona (Sindacato democratico degli studenti dell'Università di Barcellona), che ha lottato contro il regime franchista. È quindi un luogo dove tanti compagni e tante compagne sono stati arrestati dal regime.Vorrei parlare non soltanto del diritto di autodeterminazione, sul quale abbiamo diritto di esprimerci: lo abbiamo dimostrato l’1 di ottobre, quando noi studenti eravamo presenti in prima linea davanti alle scuole sedi dei seggi elettorali per difenderle. La situazione è più complessa, vogliamo finire con il regime del 78, con tutte le strutture di potere dello stato spagnolo che non ci rappresentano e di cui non vediamo possibilità di cambio dentro i limiti dello stato. Abbiamo fatto un corteo il 28 settembre, che è stata la manifestazione studentesca più grande della storia del nostro paese, e finalmente l'1 di ottobre abbiamo votato. Ora ci troviamo in un scenario nel quale noi come studenti ci esponiamo a favore della proclamazione della Repubblica, è necessario dichiarare l'indipendenza della Catalogna, perché non c’è altra opzione e non esiste una opzione di dialogo con lo stato spagnolo, che ha agito reprimendo il nostro popolo quando voleva esprimersi in forma libera sul proprio futuro.Dobbiamo proclamare la indipendenza, dobbiamo iniziare il processo costituente e iniziare a dibattere su quale educazione vogliamo. Noi lo abbiamo ben chiaro, vogliamo una educazione pubblica, catalana, di qualità, e al servizio di tutte le classe popolari dal nostro paese."

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur samedi 14 octobre 2017

In onda Merce di Sepc Països Catalans, dell’Università Autonoma di Barcellona

“Il movimento studentesco ha avuto un ruolo molto importante in tutto ciò che è successo nelle ultime settimane, soprattutto dal 20 settembre in poi, quando sono stati arrestati 12 rappresentanti pubblici eletti dal governo.
Pensiamo che come movimento studentesco dobbiamo essere all’altezza del momento politico. Pensiamo che non solo c’è bisogno di mobilizzare gli studenti per garantire il referendum, ma anche che è necessario riflettere riguardo al futuro processo costituente. Dobbiamo iniziare a creare spazi aperti di dibattito, dove gli studenti possano decidere quale possa essere il sistema educativo della futura Repubblica Catalana.

Nelle ultime due settimane ci siamo dedicati a fomentare la mobilizzazione fra gli studenti di tutta la Catalogna. Abbiamo occupato l’edificio storico dell’Università di Barcellona per più di una settimana. L’occupazione di questo edificio ha un importante significato simbolico contro il fascismo, visto che 40 anni fa, nella stessa facoltà, si è formato il Sindicat democràtic d’estudiants de la Universitat de Barcelona (Sindacato democratico degli studenti dell’Università di Barcellona), che ha lottato contro il regime franchista. È quindi un luogo dove tanti compagni e tante compagne sono stati arrestati dal regime.

Vorrei parlare non soltanto del diritto di autodeterminazione, sul quale abbiamo diritto di esprimerci: lo abbiamo dimostrato l’1 di ottobre, quando noi studenti eravamo presenti in prima linea davanti alle scuole sedi dei seggi elettorali per difenderle. La situazione è più complessa, vogliamo finire con il regime del 78, con tutte le strutture di potere dello stato spagnolo che non ci rappresentano e di cui non vediamo possibilità di cambio dentro i limiti dello stato.

Abbiamo fatto un corteo il 28 settembre, che è stata la manifestazione studentesca più grande della storia del nostro paese, e finalmente l’1 di ottobre abbiamo votato. Ora ci troviamo in un scenario nel quale noi come studenti ci esponiamo a favore della proclamazione della Repubblica, è necessario dichiarare l’indipendenza della Catalogna, perché non c’è altra opzione e non esiste una opzione di dialogo con lo stato spagnolo, che ha agito reprimendo il nostro popolo quando voleva esprimersi in forma libera sul proprio futuro.

Dobbiamo proclamare la indipendenza, dobbiamo iniziare il processo costituente e iniziare a dibattere su quale educazione vogliamo. Noi lo abbiamo ben chiaro, vogliamo una educazione pubblica, catalana, di qualità, e al servizio di tutte le classe popolari dal nostro paese.” 

#9 — 13.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 13/10/2017

#RadioCatalunyaLiureIn onda Lola Ferré Prades di Endavant (OSAN)"In questo momento, nella situazione in cui ci troviamo, siamo stati traditi dal governo di Junts pel Si, che è composto da Convergència ed Esquerra Republicana. Il parlamento ha approvato una legge di transitorietà, con tutte le mancanze che abbiamo individuato dal punto di vista della sinistra anticapitalista e nell'ottica dei Paisos Catalans, in quanto continua ad essere fortemente razzista, maschilista e classista, che afferma che, una volta fatto il referendum dell'1 di ottobre, in caso di vittoria del sì dopo 48 ore si sarebbe dichiarata l'indipendenza.Siamo arrivati al 10 di ottobre, dopo una fortissima mobilizzazione nelle strade, ed è importante sottolineare che è stato il popolo che ha permesso di fare il referendum. Ora sta uscendo il lato più poetico di come è stato gestito il referendum, vedi per esempio la situazione ad Elna (paese del sud della Francia, con forte radicamento antifascista per il fatto che molti si sono trasferiti lì durante il franchismo, da dove è stato dato un forte aiuto all'organizzazione logistica del referendum), la gente che ha organizzato le infrastrutture, il censo universale, il sistema informatico, ecc… Tutto questo è vero, ma dobbiamo ricordare che dal 29 settembre gli abitanti dei quartieri, le associazioni di madri e padri degli alunni, i professori e le professoresse e tutto il popolo catalano si è mobilitato e ha garantito l’apertura delle scuole elettorali. Non possiamo dimenticare tutta le persone che sono state aggredite, ci sono rapporti medici di quasi 900 persone, tra queste ci sono anche denunce di donne che durante gli sfratti dalle scuole elettorali hanno subito aggressioni sessiste da parte degli agenti della polizia nazionale e della guardia civile. Dicendo questo vorrei quindi smontare tutta questa retorica positiva soltanto nei confronti del potere istituzionale, perché è vero che è stato il governo che ha pensato al referendum, ma poi è stato il popolo a realizzarlo.Ci troviamo al decimo giorno successivo, dopo avere realizzato un sciopero generale senza precedenti in questo paese per chiedere che la legge di transitorietà venisse applicata. Alle 6 del pomeriggio di oggi (10 ottobre) sono state fatte delle telefonate nelle quali i poteri economici, diverse voci ipoteticamente autorizzate o con potere in Europa e col sostegno di Barcelona en comú e Podemos, chiedono che non venga applicata la volontà popolare e che non si dichiari l'indipendenza. È successo quindi che esattamente 10 secondi dopo la dichiarazione d'indipendenza, questa venisse sospesa: questo per noi è un tradimento. Ci sono state mostrate immagini desolanti delle persone che stavano aspettando e dando sostegno in piazza, che poi si sono rese conto di come tutto lo sforzo e tutto il lavoro che ha fatto il popolo catalano è stato così vanificato. Dopo tutto ciò, a che punto ci troviamo? Ieri sera si sono riuniti tutti i CDR, che sono stati creati come Comités en defensa del Referèndum ma che ora sono diventati Comités en defensa de la República, perché continuano ad essere più necessari che mai. Le conclusioni sono che non possiamo accettare nessun patto per riformare la costituzione spagnola, come ci è stato proposto da Madrid, PP e PSOE. Questo ci può portare soltanto ad un patto economico blindato, da cui come sempre otterranno beneficio soltanto le élites, la borghesia e le aziende private, e che limiterà le competenze, perché il ministero degli interni spagnolo ha già detto che vuole denunciare la Conselleria d’Educació catalana (ovvero l'equivalente del ministero dell'educazione a livello di comunità autonoma) per indottrinamento dei bambini. Sappiamo che è una grande bugia, un tentativo di comprare e convincere la borghesia catalana, e perciò non possiamo accettare nessuna mediazione. In ogni caso la negoziazione potrebbe avvenire solo dopo la dichiarazione d'indipendenza e secondo le tempistiche decise dal popolo catalano.Abbiamo dato sostegno al nostro parlamento, e il parlamento ha approvato una legge di transitorietà che deve essere applicata. La dichiarazione d'indipendenza si deve fare, e se non la faranno volontariamente, dovremo fare pressione dalle strade. Intanto, ciò che dobbiamo fare ora è sostenere i CDR, continuare a incoraggiare la gente nelle strade, sottolineando che questo processo durerà ancora a lungo. Inoltre la sinistra è stata costretta a tacere in alcune occasioni, ma siamo arrivati a questo punto grazie a noi: non possiamo essere soltanto degli spettatori, come è accaduto il 10 di ottobre, ma dobbiamo partecipare e dobbiamo essere quelli che pongono le basi dell’emancipazione nazionale e della futura repubblica. Solo così potremo applicare i risultati del referendum e costruire la repubblica, che ovviamente come Endavant vogliamo che sia femminista, socialista, ecologista e laica."

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur vendredi 13 octobre 2017

In onda Lola Ferré Prades di Endavant (OSAN)

“In questo momento, nella situazione in cui ci troviamo, siamo stati traditi dal governo di Junts pel Si, che è composto da Convergència ed Esquerra Republicana. Il parlamento ha approvato una legge di transitorietà, con tutte le mancanze che abbiamo individuato dal punto di vista della sinistra anticapitalista e nell’ottica dei Paisos Catalans, in quanto continua ad essere fortemente razzista, maschilista e classista, che afferma che, una volta fatto il referendum dell’1 di ottobre, in caso di vittoria del sì dopo 48 ore si sarebbe dichiarata l’indipendenza.
Siamo arrivati al 10 di ottobre, dopo una fortissima mobilizzazione nelle strade, ed è importante sottolineare che è stato il popolo che ha permesso di fare il referendum. Ora sta uscendo il lato più poetico di come è stato gestito il referendum, vedi per esempio la situazione ad Elna (paese del sud della Francia, con forte radicamento antifascista per il fatto che molti si sono trasferiti lì durante il franchismo, da dove è stato dato un forte aiuto all’organizzazione logistica del referendum), la gente che ha organizzato le infrastrutture, il censo universale, il sistema informatico, ecc… Tutto questo è vero, ma dobbiamo ricordare che dal 29 settembre gli abitanti dei quartieri, le associazioni di madri e padri degli alunni, i professori e le professoresse e tutto il popolo catalano si è mobilitato e ha garantito l’apertura delle scuole elettorali. Non possiamo dimenticare tutta le persone che sono state aggredite, ci sono rapporti medici di quasi 900 persone, tra queste ci sono anche denunce di donne che durante gli sfratti dalle scuole elettorali hanno subito aggressioni sessiste da parte degli agenti della polizia nazionale e della guardia civile. Dicendo questo vorrei quindi smontare tutta questa retorica positiva soltanto nei confronti del potere istituzionale, perché è vero che è stato il governo che ha pensato al referendum, ma poi è stato il popolo a realizzarlo.
Ci troviamo al decimo giorno successivo, dopo avere realizzato un sciopero generale senza precedenti in questo paese per chiedere che la legge di transitorietà venisse applicata. Alle 6 del pomeriggio di oggi (10 ottobre) sono state fatte delle telefonate nelle quali i poteri economici, diverse voci ipoteticamente autorizzate o con potere in Europa e col sostegno di Barcelona en comú e Podemos, chiedono che non venga applicata la volontà popolare e che non si dichiari l’indipendenza. È successo quindi che esattamente 10 secondi dopo la dichiarazione d’indipendenza, questa venisse sospesa: questo per noi è un tradimento. Ci sono state mostrate immagini desolanti delle persone che stavano aspettando e dando sostegno in piazza, che poi si sono rese conto di come tutto lo sforzo e tutto il lavoro che ha fatto il popolo catalano è stato così vanificato.
Dopo tutto ciò, a che punto ci troviamo? Ieri sera si sono riuniti tutti i CDR, che sono stati creati come Comités en defensa del Referèndum ma che ora sono diventati Comités en defensa de la República, perché continuano ad essere più necessari che mai. Le conclusioni sono che non possiamo accettare nessun patto per riformare la costituzione spagnola, come ci è stato proposto da Madrid, PP e PSOE. Questo ci può portare soltanto ad un patto economico blindato, da cui come sempre otterranno beneficio soltanto le élites, la borghesia e le aziende private, e che limiterà le competenze, perché il ministero degli interni spagnolo ha già detto che vuole denunciare la Conselleria d’Educació catalana (ovvero l’equivalente del ministero dell’educazione a livello di comunità autonoma) per indottrinamento dei bambini. Sappiamo che è una grande bugia, un tentativo di comprare e convincere la borghesia catalana, e perciò non possiamo accettare nessuna mediazione. In ogni caso la negoziazione potrebbe avvenire solo dopo la dichiarazione d’indipendenza e secondo le tempistiche decise dal popolo catalano.
Abbiamo dato sostegno al nostro parlamento, e il parlamento ha approvato una legge di transitorietà che deve essere applicata. La dichiarazione d’indipendenza si deve fare, e se non la faranno volontariamente, dovremo fare pressione dalle strade. Intanto, ciò che dobbiamo fare ora è sostenere i CDR, continuare a incoraggiare la gente nelle strade, sottolineando che questo processo durerà ancora a lungo. Inoltre la sinistra è stata costretta a tacere in alcune occasioni, ma siamo arrivati a questo punto grazie a noi: non possiamo essere soltanto degli spettatori, come è accaduto il 10 di ottobre, ma dobbiamo partecipare e dobbiamo essere quelli che pongono le basi dell’emancipazione nazionale e della futura repubblica. Solo così potremo applicare i risultati del referendum e costruire la repubblica, che ovviamente come Endavant vogliamo che sia femminista, socialista, ecologista e laica.”

#8 — 12.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 12/10/2017

#RadioCatalunyaLliurein onda Javi da Barcellona "Oggi nello stato spagnolo si festeggia la festa ufficilale, chiamata el día de la hispanidad, che è il giorno in cui le nostre elites celebrano l'arrivo in America, quindi la conquista del continente, il genocidio e la conseguente creazione dell'impero spagnolo. Qui in concreto nella città di Barcellona oggi si riuniscono molte organizzazioni spagnole di estrema destra e neonaziste ultranazionaliste per celebrare questo giorno. Inoltre quest'anno si aggiunge il fatto che siamo nel pieno di un processo di autodeterminazione nel quale l'estrema destra si sta muovendo. Siamo qui nella manifestazione, insieme a collettivi antifascisti, che si organizza tutti gli anni, una sorta di contromanifestazione in opposizione alle due fasciste di oggi. In più, oltre a questa in mattinata, nel pomeriggio ci sarà sulla Rambla un'altra manifestazione organizzata da collettivi di migranti e di popolazioni indigene, assieme ai collettivi antifascisti, di carattere anticolonialista, antimperialista e antirazzista. Gli slogan di oggi saranno quindi: non c'è niente da celebrare, fuori i fascisti dai nostri quartieri, no pasarán!"

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur jeudi 12 octobre 2017

in onda Javi da Barcellona

“Oggi nello stato spagnolo si festeggia la festa ufficilale, chiamata el día de la hispanidad, che è il giorno in cui le nostre elites celebrano l’arrivo in America, quindi la conquista del continente, il genocidio e la conseguente creazione dell’impero spagnolo. Qui in concreto nella città di Barcellona oggi si riuniscono molte organizzazioni spagnole di estrema destra e neonaziste ultranazionaliste per celebrare questo giorno. Inoltre quest’anno si aggiunge il fatto che siamo nel pieno di un processo di autodeterminazione nel quale l’estrema destra si sta muovendo.
Siamo qui nella manifestazione, insieme a collettivi antifascisti, che si organizza tutti gli anni, una sorta di contromanifestazione in opposizione alle due fasciste di oggi. In più, oltre a questa in mattinata, nel pomeriggio ci sarà sulla Rambla un’altra manifestazione organizzata da collettivi di migranti e di popolazioni indigene, assieme ai collettivi antifascisti, di carattere anticolonialista, antimperialista e antirazzista. Gli slogan di oggi saranno quindi: non c’è niente da celebrare, fuori i fascisti dai nostri quartieri, no pasarán!”

#7 — 11.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 10/10/2017

#RadioCatalunyaLliureVoci dalla piazza di ieri. Prevale la delusione per chi si aspettava la dichiarazione di indipendenza subito effettiva, qualcuno ripone ancora fiducia nel governo catalano, qualcuno sostiene che il popolo debba ritornare nelle strade a farsi sentire.Oggi Rajoy ha rispedito la palla nel campo catalano, chiedendo delucidazioni sull'ambiguo discorso di ieri, e affermando che in caso di dichiarazione il governo è pronto a impugnare l'articolo 155, sospendendo l'autonomia catalana.Due testimonianze di commento a caldo al discorso di ieri.“Stanotte tutti speravamo che si sarebbe proclamata l'indipendenza, ma dobbiamo continuare a confidare nel nostro presidente, che ha detto che sono successe molte cose nell'ultima settimana che prima non erano mai successe, e ci ha chiesto di sperare per una settimana, per provare a negoziare con il governo di Spagna, vedremo. In ogni caso ha firmato la dichiarazione d'indipendenza, che conserveremo e la utilizzeremo per dialogare con la Spagna, affinché la situazione non peggiori e non esploda né finisca in una guerra civile. Da un lato siamo delusi, perché eravamo euforici nel pensare: saremo un paese, però dall'altro lato capiamo la difficoltà, è successo tutto molto di fretta. Nelle ultime due settimane qualcosa si è veramente mosso, continuiamo a confidare e sperare.”“Siamo abbastanza perplessi, perché dopo due settimane che sopportiamo gli attacchi della polizia, la repressione dello stato, dopo aver portato il popolo in strada, di aver creato un potere popolare, capace di occupare i collegi e di prendere definitivamente una parte di potere, por lo meno per opponerci alla forza repressiva dello stato, dopo tutto ciò, dopo una settimana di aggressioni fasciste in tutto il paese, ora la destra, che sarebbe indipendentista, ci vende e ci lascia soli di fronte alla situazione. Inoltre le elites e la grande borghesia unioniste ci ha fatto pressioni affinché pattiamo in maniera differente, e lascia la classe popolare, alla quale siamo stati affianco per le strade, abbandonata di fronte alla repressione. Ora ciò che è necessario più che mai è continuare a mobilizzarci e approfittare dello spazio creato dall'autorganizzazione popolare e fare pressione per la proclamazione della repubblica catalana e verso un processo costituente dal basso. Consideriamo di fatto la dichiarazione del governo un tradimento nei confronti del popolo. "

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur mercredi 11 octobre 2017

Voci dalla piazza di ieri. Prevale la delusione per chi si aspettava la dichiarazione di indipendenza subito effettiva, qualcuno ripone ancora fiducia nel governo catalano, qualcuno sostiene che il popolo debba ritornare nelle strade a farsi sentire.

Oggi Rajoy ha rispedito la palla nel campo catalano, chiedendo delucidazioni sull’ambiguo discorso di ieri, e affermando che in caso di dichiarazione il governo è pronto a impugnare l’articolo 155, sospendendo l’autonomia catalana.

Due testimonianze di commento a caldo al discorso di ieri.

“Stanotte tutti speravamo che si sarebbe proclamata l’indipendenza, ma dobbiamo continuare a confidare nel nostro presidente, che ha detto che sono successe molte cose nell’ultima settimana che prima non erano mai successe, e ci ha chiesto di sperare per una settimana, per provare a negoziare con il governo di Spagna, vedremo. In ogni caso ha firmato la dichiarazione d’indipendenza, che conserveremo e la utilizzeremo per dialogare con la Spagna, affinché la situazione non peggiori e non esploda né finisca in una guerra civile. Da un lato siamo delusi, perché eravamo euforici nel pensare: saremo un paese, però dall’altro lato capiamo la difficoltà, è successo tutto molto di fretta. Nelle ultime due settimane qualcosa si è veramente mosso, continuiamo a confidare e sperare.”

“Siamo abbastanza perplessi, perché dopo due settimane che sopportiamo gli attacchi della polizia, la repressione dello stato, dopo aver portato il popolo in strada, di aver creato un potere popolare, capace di occupare i collegi e di prendere definitivamente una parte di potere, por lo meno per opponerci alla forza repressiva dello stato, dopo tutto ciò, dopo una settimana di aggressioni fasciste in tutto il paese, ora la destra, che sarebbe indipendentista, ci vende e ci lascia soli di fronte alla situazione. Inoltre le elites e la grande borghesia unioniste ci ha fatto pressioni affinché pattiamo in maniera differente, e lascia la classe popolare, alla quale siamo stati affianco per le strade, abbandonata di fronte alla repressione. Ora ciò che è necessario più che mai è continuare a mobilizzarci e approfittare dello spazio creato dall’autorganizzazione popolare e fare pressione per la proclamazione della repubblica catalana e verso un processo costituente dal basso. Consideriamo di fatto la dichiarazione del governo un tradimento nei confronti del popolo. ”

#6 — 10.10.2017

Primo aggiornamento giornaliero da Barcellona in una serata che in ogni caso sarà uno spartiacque.

Il grande concentramento previsto sotto l’Arco di Trionfo inizia con l’arrivo di studenti, contadini e tanti cittadini, vicino al parlamento catalano, in attesa delle dichiarazioni del presidente della Generalitat previste per le 18.00

In questo momento dalla piazza partono fischi contro le dichiarazioni di Tusk, presidente di quell’istituzione priva di rappresentanza che è il Consiglio Europeo, e che si è permesso oggi di minacciare la democrazia catalana!

#RadioCatalunyaLliure

#RadioCataluyaLliure C'è una grande delusione e un senso di tradimento in Passeig Lluis Companeys dopo il discorso del presidente, che ha sospeso la seduta del parlamento che avrebbe dovuto proclamare l'indipendenza della Repubblica di Catalogna. Si parla di negoziazioni e di mediazione internazionale, ma solo oggi l'Unione Europea, per voce del presidente del consiglio europeo, ha intimato Puigdemont di non proclamare l'indipendenza. Parla una militante della CUP:"In questo momento il popolo catalano si sente molto deluso, dopo la dichiarazione di Puidgemont. Il popolo catalano da più di un mese si sta organizzando, in forma di comitati di difesa del referendum, e dopo il referendum in forma di comitati a difesa della repubblica. Questo significa che il popolo catalano si è organizzato come unità popolare, al di là dei partiti politici, e si sta muovendo in ogni municipio, non solo nelle città più grandi come Barcellona, ma anche nei piccoli paesi, al di là del colore politico, delle bandiere e dei partiti politici. Quello che ha appena detto Puidgemont ci ha moralmente deluso, perché ha appena detto che dovremo aspettare le risposte di mediatori o mediatrici. Oltretutto ha enfatizzato il ruolo dell'Unione Europea, che ha espresso chiaramente che noi siamo stati, ad aver votato, lo 0,00x %, cioè non ci tiene in considerazione. Un uomo che ha perso un occhio, che è rimasto lesionato per il resto della vita, viene considerato semplicemente in termini percentuali, all'interno della popolazione spagnola, non di quella catalana, che è andata a votare quel giorno. Proviamo molta rabbia e impotenza, perché abbiamo lottato molto per questo. Speriamo che questo cambi, e che quello che è successo oggi sia semplicemente un atto di codardia, che però si possa cambiare."

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur mardi 10 octobre 2017

C’è una grande delusione e un senso di tradimento in Passeig Lluis Companeys dopo il discorso del presidente, che ha sospeso la seduta del parlamento che avrebbe dovuto proclamare l’indipendenza della Repubblica di Catalogna. Si parla di negoziazioni e di mediazione internazionale, ma solo oggi l’Unione Europea, per voce del presidente del consiglio europeo, ha intimato Puigdemont di non proclamare l’indipendenza. Parla una militante della CUP:
“In questo momento il popolo catalano si sente molto deluso, dopo la dichiarazione di Puidgemont. Il popolo catalano da più di un mese si sta organizzando, in forma di comitati di difesa del referendum, e dopo il referendum in forma di comitati a difesa della repubblica. Questo significa che il popolo catalano si è organizzato come unità popolare, al di là dei partiti politici, e si sta muovendo in ogni municipio, non solo nelle città più grandi come Barcellona, ma anche nei piccoli paesi, al di là del colore politico, delle bandiere e dei partiti politici. Quello che ha appena detto Puidgemont ci ha moralmente deluso, perché ha appena detto che dovremo aspettare le risposte di mediatori o mediatrici. Oltretutto ha enfatizzato il ruolo dell’Unione Europea, che ha espresso chiaramente che noi siamo stati, ad aver votato, lo 0,00x %, cioè non ci tiene in considerazione. Un uomo che ha perso un occhio, che è rimasto lesionato per il resto della vita, viene considerato semplicemente in termini percentuali, all’interno della popolazione spagnola, non di quella catalana, che è andata a votare quel giorno. Proviamo molta rabbia e impotenza, perché abbiamo lottato molto per questo. Speriamo che questo cambi, e che quello che è successo oggi sia semplicemente un atto di codardia, che però si possa cambiare.”

#RadioCatalunyaLliure 10/10/2017

#RadioCatalunyaLliureuna voce da Plaça de Sant Jaume "Siamo venuti qui dal Maresme, siamo tutti di Argentoins, per vedere se il nostro presidente farà onore alle sue parole e dichiari l'indipendenza, per poter costruire un paese nuovo una società nuova e differente da quella in cui abbiamo vissuto fino ad ora."

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur mardi 10 octobre 2017

“Siamo venuti qui dal Maresme, siamo tutti di Argentoins, per vedere se il nostro presidente farà onore alle sue parole e dichiari l’indipendenza, per poter costruire un paese nuovo una società nuova e differente da quella in cui abbiamo vissuto fino ad ora.”

#5 — 9.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 09/10/2017

#RadioCatalunyaLliurein onda Pemi, militante di Arran Països Catalans"Siamo qui all'assemblea convocata dalla piattaforma antifascista in risposta alla manifestazione di ieri. Abbiamo fatto una conferenza stampa all'Università Autonoma di Barcellona, per spiegare un po' la nostra lotta contro la Societat Civil Catalana (Società Civile Catalana), l'organizzazione che ieri ha convocato una manifestazione nel centro di Barcellona, con un discorso unionista, a cui hanno partecipato molte organizzazioni dell'estrema destra. Noi siamo contrari a ciò e chiediamo la espulsione dal campus di questa organizzazione, soprattutto per i suoi legami con l'estrema destra a partire dalla sua fondazione, e per la presenza di neonazisti nel campus, che hanno organizzato alcune volte dei banchetti qui all'università. A causa di alcuni episodi del genere, in questo momento abbiamo dodici tra compagni e compagne perseguiti dalla giustizia, alcuni di loro devono entrare in prigione o devono pagare multe salatissime, e per questo stiamo lottando da due anni contro questa organizzazione, che ha comprovati legami, come già dicevo prima, con neonazisti e l'estrema destra."

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur lundi 9 octobre 2017

in onda Pemi, militante di Arran Països Catalans

“Siamo qui all’assemblea convocata dalla piattaforma antifascista in risposta alla manifestazione di ieri.
Abbiamo fatto una conferenza stampa all’Università Autonoma di Barcellona, per spiegare un po’ la nostra lotta contro la Societat Civil Catalana (Società Civile Catalana), l’organizzazione che ieri ha convocato una manifestazione nel centro di Barcellona, con un discorso unionista, a cui hanno partecipato molte organizzazioni dell’estrema destra.
Noi siamo contrari a ciò e chiediamo la espulsione dal campus di questa organizzazione, soprattutto per i suoi legami con l’estrema destra a partire dalla sua fondazione, e per la presenza di neonazisti nel campus, che hanno organizzato alcune volte dei banchetti qui all’università.
A causa di alcuni episodi del genere, in questo momento abbiamo dodici tra compagni e compagne perseguiti dalla giustizia, alcuni di loro devono entrare in prigione o devono pagare multe salatissime, e per questo stiamo lottando da due anni contro questa organizzazione, che ha comprovati legami, come già dicevo prima, con neonazisti e l’estrema destra.”

#4 — 7.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 07/10/2017

#RadioCatalunyaLliurein onda Milo Giorgio Ramellini Llorca: papà italiano e mamma catalana, vive a Barcellona da 12 anni , indipendentista

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur samedi 7 octobre 2017

in onda Milo Giorgio Ramellini Llorca: papà italiano e mamma catalana, vive a Barcellona da 12 anni , indipendentista

#3 — 5.10.2017

#RadioCatalunyaLliure 5/10/2017

#RadioCatalunyaLliureIn onda Dúnia Bel Verge: militante della Sepc Països Catalans

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur jeudi 5 octobre 2017

In onda Dúnia Bel Verge: militante della Sepc Països Catalans

 

#2 — 4.10.2017

intervista a Federico Demaria

#RadioCatalunyaLliureappuntamento quotidiano con gli aggiornamenti da BarcellonaDopo la grandissima prova di forza dello sciopero generale di ieri e le agghiaccianti dichiarazioni di re Filippo VI della sera, oggi a Barcellona si respira un'aria di attesa. Il parlamento catalano dovrebbe dichiarare l'indipendenza lunedì prossimo.Pubblichiamo qui un intervista a Federica Demaria, ricercatore italiano all'università autonoma di Barcellona da dieci anni, che domenica ha partecipato ai Comites de defensa del Referendum, i comitati in difesa del voto organizzati dalla CUP.

Publiée par Noi Restiamo Bologna sur mercredi 4 octobre 2017

Dopo la grandissima prova di forza dello sciopero generale di ieri e le agghiaccianti dichiarazioni di re Filippo VI della sera, oggi a Barcellona si respira un’aria di attesa. Il parlamento catalano dovrebbe dichiarare l’indipendenza lunedì prossimo.

Pubblichiamo qui un intervista a Federica Demaria, ricercatore italiano all’università autonoma di Barcellona da dieci anni, che domenica ha partecipato ai Comites de defensa del Referendum, i comitati in difesa del voto organizzati dalla CUP.

 

#1 — 3.10.2017

#RadioCatalunyaLliurePrima intervista del ciclo che oggi inauguriamo con diretta giornaliera dalla Catalogna.Parla Íc Ar, giovane compagno del sindacato studentesco Sepc Països CatalansOggi si è svolta la #VagaGeneral, lo sciopero generale che era stato proclamato la settimana scorsa già prima della brutale repressione subita domenica durante il referendum e che da 12 ore vede centinaia di migliaia di persone in piazza in un abbraccio popolare infinito contro la repressione dello stato spagnolo! La sinistra di classe si gioca le sue carte nel processo indipendentista!

Publiée par Noi Restiamo Torino sur mardi 3 octobre 2017

Prima intervista del ciclo che oggi inauguriamo con diretta giornaliera dalla Catalogna.

Parla Íc Ar, giovane compagno del sindacato studentesco Sepc Països Catalans

Oggi si è svolta la #VagaGeneral, lo sciopero generale che era stato proclamato la settimana scorsa già prima della brutale repressione subita domenica durante il referendum e che da 12 ore vede centinaia di migliaia di persone in piazza in un abbraccio popolare infinito contro la repressione dello stato spagnolo! La sinistra di classe si gioca le sue carte nel processo indipendentista!

La “Tempesta Perfetta” arriva a Roma insieme all’ambasciatore Venezuelano

La presentazione del libro di Noi Restiamo a La Sapienza, insieme al collettivo CUMA e all’ambasciatore Venezuelano, ospitata durante un seminario del prof. Vasapollo.
Lunedì 10 marzo la campagna Noi Restiamo ha presentato il suo libro di interviste Tempesta Perfetta all’interno dell’Università La Sapienza insieme ai compagni del collettivo CUMA. Una presentazione atipica in quanto arricchita dalla presenza dell’ambasciatore Venezuelano, Julian Isaias Rodriguez Diaz, con cui avremmo certo preferito potere discutere di teoria economica marxista in un momento più sereno, mentre i fatti degli ultimi giorni hanno reso necessaria una maggiore attenzione alle pericolose dinamiche del rinnovato interventismo degli Stati Uniti.

Possiamo ben dire che oltre a presentare il libro stesso, si sono presentate al meglio e in maniera attiva le ragioni politiche che ci hanno spinto a realizzarlo.

Prima di tutto si è esposta l’analisi teorica come parte integrante della pratica militante, come sottolineavano anche i compagni del CUMA per il condiviso interesse di portare l’attività politica anche all’interno delle università, ma anche come ha dimostrato praticamente il professore Luciano Vasapollo ospitando questa iniziativa. In questo senso Luciano ha presentato in maniera molto efficace due concetti che esprime anche nel libro. La presenza dell’ambasciatore infatti era in linea con la risposta all’ultima domanda dell’intervista sulle possibili linee di frattura del sistema capitalista attuale, che il professore anche grazie alla suo percorso accademico e militante legato ai paesi dell’America Latina legge possibile nelle esperienze del socialismo del XXI secolo e nelle alleanze internazionali basate sulla cooperazione e la solidarietà come l’ALBA, e quindi dell’importante ruolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela in questi processi. Mentre alla domanda su quale sia oggi il ruolo dell’economista critico la risposta è proprio quella dell’intellettuale militante, che oltre sapere produrre teoria critica la sappia anche promuovere e difendere all’interno delle istituzioni universitarie, soprattutto in un momento in cui queste sono sempre più funzione del solo pensiero dominante. Un “invito” volto espressamente a quanti professori esprimono anche idee forti, ma che poi accettano passivamente un’accademia sempre più uniforme, sempre più privatizzata e sempre meno aperta al dibattito e al confronto di pensieri differenti.

Una chiusura pratica e teorica dell’università che, come viene analizzato nel libro, non è stata mai messa in discussione nemmeno dopo l’evidente e continuato fallimento delle politiche di austerity, riforme del lavoro, privatizzazioni, che sono state proprio fondate sulla teoria economica neo-classica “ortodossa”, quella mainstream. Perché dunque queste politiche (soprattutto nei paesi mediterranei) che non solo non hanno ridotto la disoccupazione, ma non sono nemmeno riuscite a realizzare i loro obiettivi di crescita o riduzione del debito, continuano a essere applicate in maniera rigida senza la minima accettazione di qualsivoglia critica? Dobbiamo purtroppo abbandonare una spiegazione che legge questa ostinazione nell’irrazionalità degli economisti e dei politici, ma dobbiamo andarla invece ad affrontare proprio nella sua razionalità, anche quella che ci spaventa di più, perché dalla tragica gestione della crisi abbiamo avuto la conferma del totale abbandono di ogni forma di rispetto verso l’umanità quando i potenti devono difendere i loro profitti. È dunque futile puntare teoricamente alla proposta Keynesiana di aumentare i salari quando tutte le politiche degli ultimi vent’anni sono state mosse proprio dall’obiettivo della loro riduzione. Il perdurare della crisi e l’impossibilità di soluzioni interne al sistema capitalista non deve però farci sperare nella sua estinzione spontanea, ma anzi deve metterci attentamente in guardia da una mutata fase di sviluppo del sistema internazionale, che prende sempre meno la forma della globalizzazione e sempre più della competizione inter-imperialista, in cui le tendenze alla guerra si fanno sempre più pericolose.

Non solo l’intervento statunitense in Siria ha riattivato la competizione con la Russia, in un momento in cui poteva sembrare esserci una distensione fra i due poli, ma l’interventismo americano si sta muovendo già da molto tempo nel suo “cortile di casa” avendo un ruolo diretto nel tentativo di porre fine alle esperienze socialiste e progressiste dell’America Latina.

Punta avanzata di questo attacco è proprio il Venezuela, sia per sua ricchezza petrolifera sia per il suo significato politico.

Julian Isaias Rodriguez Diaz ha posto proprio queste tendenze alla guerra al centro del suo intervento, all’interno della cornice di una crisi del sistema definita come totale, non solo economica, ma anche sociale e politica, con una classe imprenditoriale che non si affida più ai politici per governare, ma prende sempre più direttamente le redini dello Stato per guidarlo come un’impresa. All’avventurismo militare dei “nuovi” USA di Trump si affianca però un colpevole silenzio delle organizzazioni internazionali, a partire dall’ONU, o addirittura il sostegno dell’Organizzazione degli Stati Americani nell’ingerenza in Venezuela, contrariamente a ogni principio della stessa Organizzazione. Rodriguez Diaz ha sottolineato più volte inoltre il ruolo della feroce campagna mediatica condotta contro il Venezuela, presentato come uno Stato fallito, sull’orlo della crisi umanitaria, in cui la mancanza di separazione tra i poteri lo rende una dittatura. Ma proprio come abbiamo imparato a rifiutare la propaganda economica per giustificare l’austerità sulle nostre vite, allo stesso modo dobbiamo fortemente combattere la propaganda imperialista per giustificare gli interventi militari in tutto il mondo. L’ambasciatore rispondendo a molte domande sottolinea proprio l’importanza di momenti come questo per fare della controinformazione e della solidarietà un’arma contro questo tipo di propaganda.

L’ultimo ringraziamento da parte dell’ambasciatore era volto proprio alle numerose persone che hanno reso viva questa iniziativa di ragionamento e partecipazione. Una presentazione di un libro all’inizio, ma una presentazione militante.

60 anni di UE. Video dell’iniziativa con Luciano Vasapollo

 

Giovedì 23 marzo presso il Campus Einaudi di Torino la campagna Noi Restiamo ha organizzato una iniziativa intitolata “60 anni di Unione Europea. Ma c’è davvero da festeggiare?” con Luciano Vasapollo, professore di Politica economica internazionale alla Sapienza di Roma e dirigente della Rete dei Comunisti.

In un’ora e mezza abbondante, Vasapollo ha proposto una vera e propria lezione di storia economica e politica, inquadrando il processo di costruzione dell’Unione Europea in un arco di tempo addirittura più ampio di quello delimitato dal 1957 (anno della firma dei Trattati di Roma), prendendo le mosse dalla fine della prima guerra mondiale. Vasapollo ha inteso offrire una ricostruzione di massima dei cicli di espansione e crisi del modo di produzione capitalistico, legando strettamente la fase dello sviluppo vero e proprio dell’Unione Europea dopo il 1992 alla crisi sistemica del MPC e alla intensificazione della competizione globale interimperialistica.

Per Vasapollo, già la crisi del 1929 è una grossa crisi di accumulazione da cui il capitalismo esce da un lato con un nuovo modello produttivo – il fordismo – dall’altro ridefinendo il ruolo dello Stato, conferendogli una presenza molto più attiva in termini di spesa pubblica che, come Vasapollo ha sottolineato, di per sé non significa necessariamente spesa sociale, e anzi ha assunto la dimensione prevalente di spesa in armamenti. In effetti, l’uscita da quella crisi è stata storicamente possibile solo con la seconda guerra mondiale e ha visto a quel punto gli Stati Uniti, il cui territorio è rimasto intatto da bombardamenti e distruzioni, imporsi come potenza imperialistica egemone a livello globale, seppur in coesistenza con il blocco socialista a guida sovietica. In questa fase gli USA, tramite ingenti finanziamenti economici, hanno di fatto legato a sé la ricostruzione economica e i destini dell’Europa e del Giappone.

Germania e Giappone hanno sviluppato successivamente una forma particolare di capitalismo, ciò che Vasapollo definisce modello renano-nipponico: alti salari, alta produttività e buon livello di stato sociale in cambio di un livello molto basso di conflittualità. Gradualmente – mentre l’egemonia economica globale statunitense iniziava a incrinarsi, e il 1971 sanciva la fine degli accordi di Bretton Woods e della convertibilità diretta oro-dollaro – questi paesi sono stati in grado di sviluppare un proprio modello di accumulazione, rendendosi gradualmente indipendenti dagli Stati Uniti e anzi diventando suoi competitori.

L’Unione Europea nasce poco dopo la fine della seconda guerra mondiale – i primi passi vanno rintracciati nella Comunità del carbone e dell’acciaio – e da subito rappresenta un progetto di costruzione di un fronte europeo in funzione antisovietica. Vasapollo ha illustrato come ogni passaggio di questo processo di integrazione abbia seguito un importante avvenimento a livello di politica internazionale: il trattato di Roma del 1957 segue i fatti di Ungheria, l’ingresso di Danimarca, Irlanda e Gran Bretagna è del 1973 e segue la fine di Bretton Woods.

Gradualmente, la Germania imprime la sua impronta indelebile sul processo di integrazione europeo: in particolare, data la dimensione fortemente esportatrice della sua economia, essa incoraggia la deindustrializzazione progressiva dei paesi del Sud e dell’Est Europa, in un processo che naturalmente manifesta un fondamentale salto di qualità con la fine del socialismo reale e la riunificazione della Germania, fatti preceduti dall’importante Atto unico europeo del 1986, con cui si sancisce la nascita del mercato unico. 

I trattati europei firmati a partire da quello di Maastricht rappresentano la cornice che dà forma al progetto a guida franco-tedesca (dove la Francia è particolarmente importante in quanto braccio militare, mentre la Germania è la potenza economica preponderante), progetto incentrato fin da subito – e non potrebbe essere altrimenti – sulla costruzione di un ruolo da protagonista nella competizione globale, in crescente divaricazione con gli Stati Uniti. Da qui inizia la costruzione di quella borghesia transnazionale europea, di cui la borghesia tedesca rappresenta la parte più avanzata ma certo non l’unica, si pensi ai settori di borghesia italiana che hanno interesse alla costruzione di un polo europeo forte e autonomo e che fanno riferimento al Partito democratico.

Come si vede, tanti e ricchissimi i contenuti di una iniziativa che poi ha visto numerose domande ad approfondire alcuni aspetti toccati da Vasapollo ed altri, centrati in particolare sulla attualità e le prospettive future di sviluppo di quello che ora, e sempre più evidentemente anche in seguito alla firma degli accordi del 25 marzo che sanciscono nuovi passi in avanti nell’integrazione e danno il là alla costruzione dell’esercito europeo, definibile come polo imperialista europeo.

Su questo vale la pena di ricordare il libro uscito in prima edizione nel 2011, “Il risveglio dei maiali”, sorta di manifesto politico in cui Vasapollo lanciava la battaglia per una uscita “da sinistra” dall’Unione Europea, battaglia portata avanti in particolare dalla Rete dei Comunisti che è cresciuta nel corso degli anni nel nostro e negli altri paesi europei e che si sta concretizzando nella piattaforma sociale Eurostop.

Questo è il contesto in cui necessariamente si inseriscono le lotte contro lo sfruttamento e la precarietà imposte alle giovani generazioni dei paesi come il nostro, così come quelle per i diritti e le condizioni di vita di tutte le fasce popolari e lavoratrici della società: la rottura della gabbia dell’Unione Europea è la prospettiva necessaria per dare loro una prospettiva reale.

Repressione PD contro la resistenza di via Irnerio

Alla vigilia del corteo nazionale del 25 marzo, promosso dalla piattaforma sociale Eurostop contro la celebrazione del 60° anniversario dalla firma dei Trattati di Roma, sono state notificate 32 denunce agli attivisti di AS.I.A-USB, agli occupanti e ai militanti di Noi Restiamo per l’occupazione e la resistenza allo sgombero delle case popolari “Nelson Mandela” e il Centro Studi Occupato TerzoPiano. Lo stabile, di proprietà del Sant’Orsola e vuoto da anni è stato liberato da AS.I.A-USB nel 2013, a seguito delle giornate del 18 e 19 ottobre dello stesso anno a Roma, e da coloro che da quelle mura hanno dato l’avvio al progetto del primo nodo locale della campagna Noi Restiamo.

Il 3 maggio 2016, la Triplice Intesa composta da PD, Questura e Prefettura ha decretato la fine di quasi tre anni di lotta comune racchiusi nelle case occupate e nel TerzoPiano, di vita vissuta al fianco delle lotte degli abitanti organizzati, mentre parallelamente venivano ospitate le iniziative e i progetti promossi dalla campagna Noi Restiamo e da tutti coloro che hanno voluto attraversare gli spazi di Via Irnerio 13, dando forma ad una contaminazione culturale e sociale che non poteva che essere tale nel bel mezzo di un’occupazione abitativa nata nel cuore della città.
Il CSO TerzoPiano ha permesso l’organizzazione di uno spazio d’avvicinamento tra due piani (quello studentesco-precario e quello per la lotta per l’abitare) che nell’esperienza di via Irnerio hanno convissuto e lottato insieme.

La giunta PD capitanata dal sindaco Merola, ieri come oggi, da’ prova di forza nei confronti di chi vive la povertà e cerca di resistere organizzandosi.
E’ evidente come le istituzioni bolognesi siano i promotori di un progetto teso a privatizzare spazi e servizi rendendo Bologna una “città vetrina” e sempre di più criminalizzino e reprimano chiunque non si conformi a questo paradigma.
Il clima di repressione targato PD è ben evidente, ed ora viene anche sistematizzato sul piano nazionale tramite l’applicazione del decreto Minniti messo in campo in grande stile durante il corteo del 25 marzo.

Ma è proprio da quella data e dagli strumenti del sindacalismo metropolitano che dobbiamo riprendere il percorso per la ricomposizione e l’organizzazione dei dei settori sociali subalterni e le lotte contro l’Unione Europea e le sue politiche di austerità e macelleria sociale.

La repressione non fermerà la nostra determinazione a conquistare ciò che ci spetta.

Riunione internazionale del Forum to Fight a Roma: un altro passo avanti!

Si è tenuto lo scorso weekend (1-2 aprile) a Roma, organizzata dalla campagna Noi Restiamo e ospitata nei locali del Centro Popolare San Basilio la terza riunione del Forum To Fight, piattaforma internazionale di realtà giovanili e studentesche. Nata a Laudio nei Paesi Baschi nel febbraio 2016, la piattaforma riunisce più di 10 organizzazioni provenienti da diversi paesi d’Europa, in particolare dallo Stato Spagnolo, Italia, Svizzera e Svezia. Lo scopo di mettere in connessione esperienze e lotte provenienti da diversi contesti, di confrontarsi nel merito dei problemi delle fasce studentesche e giovanili, la volontà mettere in campo un internazionalismo utile a trovare direzioni politiche comuni ha guidato questo anno di lavoro e confronto. E’ ormai chiaro come l’Unione Europea e le sue politiche neoliberali e classiste siano il principale agente e responsabile dell’austerità che colpise ferocemente le classi popolari, in particolare dei paesi mediterranei, così come degli interventi militari nella cortina di fuoco che ci circonda, che obbliga milioni di persone a fuggire dai propri paesi alla ricerca di un futuro.
La stessa responsabilità la troviamo nella (contro)riforma dei sistemi di istruzione, che anno dopo anno, passando per il Bologna Process e la dichiarazione della Sorbona, hanno visto avanzare un omologazione a livello europeo nella direzione del loro asservimento ai mercati e alle loro esigenze. Parametri sempre più classisti vigono nelle scuole e negli atenei dove sempre meno a essere trasmesso sono la capacità critica e il sapere.
L’aziendalizzazione, la divisione fra atenei di serie A e serie B sia a livello nazionale che internazionale (con la concentrazione dei poli d’eccellenza nel nord Europa), la logica dei tirocini non pagati così come dell’alternanza scuola-lavoro nelle scuole secondarie sono solo alcuni dei frutti più evidenti di più di vent’anni di riforme dei sistemi educativi da parte delle classi dirigenti nazionali e continentali.
E’ con la convinzione della necessità di combattere e opporsi a questi processi, di costruire alternative, che abbiamo partecipato alla costruzione della piattaforma e alla quale abbiamo voluto dare il nostro contributo organizzandone la riunione in Italia.