Basta politiche di guerra

Pubblichiamo alcuni momenti raccolti nel presidio lanciato dalla Piattaforma Sociale Eurostop.info che sta scendendo in piazza in tutta Italia per chiamare alla partecipazione della giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra il 16 gennaio.

Come aderenti alla piattaforma eravamo presenti oggi per ribadire il nostro rifiuto a una guerra permanente che dura da 25 anni, al sistema che la genera e agli interventi militari del governo italiano, che in combutta con l’UE e la NATO affamare gli strati sociali più deboli all’interno dei suoi confini e bombarda i popoli al loro esterno.

NO EURO NO NATO NO UE
VERSO IL 16 GENNAIO, MOBILITAZIONE GENERALE CONTRO LA GUERRA

Fermiamo una guerra che dura da 25 anni

La Piattagorma Sociale EUROSTOP scalda i motori in vista della mobilitazione generale del 16 gennaio contro la Guerra e il sistema che la genera.
In qualità di aderenti, ieri abbiamo interrotto con un blitz la conferenza europeista “2030: l’Europa che verrà” (https://www.facebook.com/noirestiamo.bologna/posts/463574880517220). Oggi rilanciamo qui alcune delle immagini che dimostrano come anche a Bologna il lavoro sia stato avviato e la mobilitazione stia poco a poco montando

 

Eurostop: UE, austerity in casa, guerra alle porte

Appena interrotta la conferenza europeista “2030: l’Europa che sarà”. Un’iniziativa che si è posta l’obiettivo di discutere dei problemi dell’Unione Europea, di pensare alle migliorie necessarie per rendere la sua immagine più appetibile…ma la Campagna Noi Restiamo non crede ci possano essere tante migliorie, la questione sta semmai nel farla consocere per quello che è.

Innanzitutto, fanno finta di scambiare l’Europa con l’UE. Ma sono sempre in meno ad abboccare a questo specchietto per le allodole. Noi sappiamo che se la prima è lo spazio geografico e politico in cui vogliamo e dobbiamo agire, la seconda è un’apparato istituzionale per nulla scontato, costruito da (alcuni) uomini e donne contro (tutti) gli altri uomini e donne.
Come dicono gli organizzatori è stata “un’intera giornata dedicata ad immaginare il futuro dell’Europa con l’obiettivo di mettere a confronto personalità diverse per un ragionamento a tutto tondo”.
Il futuro dell’UE è invece già scritto nei dettami economici e sociali che condannano milioni di persone alla precarietà (dentro i confini) e milioni di persone alla guerra e alla migrazione (fuori dai confini). Un nuovo polo statuale e commerciale nella competizione globale si costruisce anche così…
Il futuro dell’UE è quello che se ne frega del referendum greco, un referendum in cui milioni di greci l’hanno messa in discussione e delegittimata. Il futuro dell’UE è auterity per i PIIGS e ricchezza per le borghesie vincenti.
Ci hanno detto che il problema dell’Unione Europea è che non riesce a comunicare quante cose fa….ma crediamo proprio il contrario: l’UE ogni giorno ci dimostra quel che è capace di fare ai popoli d’Europa e del mondo intero.

EUROSTOP la parola d’ordine
EUROSTOP la pratica da iniziare

NO EURO NO NATO NO UE
VERSO IL 16 GENNAIO, MOBILITAZIONE GENERALE CONTRO LA GUERRA
Eurostop.info

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Salvini finta opposizione, due Mattei servi del padrone

Da Bologna a Torino, la Campagna Noi Restiamo vuole costruire opposizione e lotta contro i deliri salviniani, fedeli coperture al massacro sociale che intanto a Firenze, proprio in questi giorni, Renzi sta strutturando.

CONTRO I DUE MATTEI
CONTRO TUTTE LE FACCE DELL’EUROFASCISMO

Con la Val Susa che resiste

Oggi in Val Susa, partecipatissimo corteo NO TAV fino a Venaus.
Come sempre in Valle si respira il profumo di un’idea di mondo diverso a partire dalla concretezza di una lotta che ha saputo andare molto aldilà del rischio di chiudersi in un tipico atteggiamento di rifiuto in stile “not in my backyard”. Dalla Valle alle città, le mobilitazioni si contaminano e sentono il disperato bisogno di fare rete. A tutti i sostenori di queste lotte, il compito di creare le condizioni perchè possano trovare la misura comune con cui avanzare passo dopo passo.

Effetti dell’Austerity sull’Università Italiana: quale via di uscita?

Rompere l’Unione Europea, creare l’alternativa mediterranea

Effetti dell’austerity sull’università italiana. Quale via d’uscita?

MERCOLEDI’ 2 DICEMBRE,

UNIVERSITA’ ROMA TRE, FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE, AULA 1E, H. 16.30

 

Partendo dall’analisi degli effetti delle politiche dell’austerity imposte dalla Trojka(Ue, Bce, Fmi) in particolare sul sistema universitario pubblico, osserviamo che dal processo di Bologna in poi la linea di tendenza è stata quella dei tagli all’università, la fuga dei cervelli all’estero, il sottofinanziamento cronico della spesa in istruzione (1% del Pil contro media Ue dell’1,5%. Dati OCSE 2009), della ricerca, del diritto allo studio, la gerarchizzazione tra università di serie A del Nord Europa e di serie B del Sud Europa(fallimento del 3+2 e del 4+1), il calo delle iscrizioni, il numero chiuso, il basso numero di laureati, la percezione diffusa dell’inutilità della formazione universitaria rispetto alla prospettiva occupazionale futura.

Secondo le attuali linee di tendenza quali sono le prospettive future per il sistema universitario pubblico?

Se continuiamo sulla tendenza attuale di divaricazione tra Atenei del ricco Nord Europa e atenei “di serie B” dell’area mediterranea, avremo una percentuale di laureati tra le più basse d’Europa(già attualmente non più del 20% della popolazione), uno svuotamento delle facoltà, il proseguo dell’emorragia di laureati formati con soldi pubblici verso i paesi dove trovano uno sbocco lavorativo, un impoverimento dei saperi, scientifici ed umanistici, che costituiscono un elemento strategico del sistema-paese e della collettività.

Al contrario proseguirà la tendenza alla fuga dei cervelli verso le alte Scuole di Formazione del Nord europa, che divengono un modello internazionale e raffinano i prodotti “semilavorati” dalle università pubbliche italiane, che in passato hanno espresso livelli di eccellenza, in particolare nei settori scientifici. Questa tendenza si è acuita dall’esplodere della crisi del 2008.

Nonostante i distinguo sullo zero virgola rispetto ai dati sulla crescita del Pil di quest’anno, e gli ottimisti che prefigurano un’uscita a breve dalla crisi, la situazione che abbiamo di fronte, economica, sociale e di prospettive di vita è ancora la più grave dal secondo dopoguerra.

Le recenti vicende greche mostrano una volta di più, se ce ne fosse ancora bisogno, l’irriformabilità della Unione Europea.

L’unica prospettiva per far sì che anche il settore dell’istruzione pubblica abbia un futuro e torni ad avere un ruolo centrale e strategico nel sistema-paese è la rottura della Ue e del ritiro dalle sue politiche economiche liberiste-neomonetariste in una prospettiva nuova.

Le vicende greche hanno dimostrato, nonostante i limiti di un’impostazione politica che non ha mai preventivato un’uscita dalla Ue e dall’Euro, che con la Troika non è possibile trattare al tavolo negoziale, ma solo subirne i diktat.

Dunque l’uscita dalla Ue e dall’area Euro si configurano come premesse indispensabili all’inversione di queste linee di tendenza.

Sì ma per fare cosa? Senza indicare una prospettiva diversa da quella del blocco Ue, il tema dello sganciamento diviene velleitario e incomprensibile a livello di senso comune.

L’ipotesi fascio-leghista di ritorno alla Lira appare impraticabile e fornisce l’idea di un’uscita dall’area euro prettamente nazionalistica e reazionaria/razzista nei suoi contenuti politici.

La prospettiva che noi sosteniamo invece è che un’uscita da parte di un singolo paese sarebbe alquanto complessa e dolorosa all’inizio.

Guardandoci attorno, nell’area dei cosiddetti Piigs, vediamo che i paesi del Sud Europa hanno subito a loro volta le politiche dei tagli e del ricatto del debito.

Dunque auspichiamo come prospettiva ideale e come risposta ai critici dell euro-exit la prospettiva di un’associazione solidale con il Portogallo, la Spagna, la Grecia, e i paesi del Nord-Africa (aperto anche all’Irlanda). In questo ambito sosteniamo la creazione di un’area economica e di un blocco, economicamente più simile a noi per tessuto produttivo, magari aperto agli investimenti Brics.

Questo blocco avrebbe una sostenibilità e una resistenza alla speculazione molto maggiore che non quella che potrebbero avere i paesi del mediterraneo se uscissero singolarmente dall’Euro e dalla Ue.

Il riferimento ideale è all’Alba di Nuestra America, l’associazione solidale tra Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia, che ha cambiato il volto dell’America Latina ponendo di nuovo al centro lo sviluppo e il benessere dei popoli contro la realtà di miseria realizzata dalle élites compradore dirette dalla lunga mano statunitense.

L’uscita dalla Nato e dal blocco imperialista europeo che ha avuto in Libia, Ucraina e Siria un banco di prova della sua affermazione sul piano internazionale, è altresì prospettiva indispensabile alla creazione di un’area che sia solidale, indipendente, ecosostenibile, volta allo sviluppo pacifico, e che metta al primo posto il benessere dei popoli anziché la ricerca del profitto.

Ne discutiamo in questa iniziativa con:

-Giorgio Cremaschi, Forum diritti-lavoro

-Luciano Vasapollo, Professore di Metodi per l’analisi dei sistemi economici all’Università La Sapienza e Direttore del Centro Studi Cestes. Co-autore del volume “Piigs, il risveglio dei maiali”.

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