Torino. Una partecipata assemblea sulle nuove forme della precarietà e dello sfruttamento

Martedì 22 novembre abbiamo organizzato a Palazzo Nuovo un’assemblea per confrontarci sulle prospettive della nostra generazione con alcune realtà che, in ambiti diversi, si battono per la rivendicazione di diritti, contro la precarietà e le nuove forme di sfruttamento che colpiscono buona parte della popolazione di ogni età, ma che su noi giovani e studenti si abbattono con particolare violenza.  Abbiamo invitato alla discussione i compagni della campagna Schiavi Mai, i lavoratori di Foodora in lotta con l’azienda, i ragazzi del Mompracem (il collettivo del liceo D’Azeglio), e per l’assemblea abbiamo scelto il titolo ‘Generazione Erasmus o generazione working poor?’ Di noi, infatti, sui mezzi di comunicazione e nel discorso pubblico, si parla prevalentemente secondo due chiavi di lettura: da un lato saremmo una generazione smart, cosmopolita, flessibile, sempre pronta a muoversi e viaggiare, non afflitta dalla fastidiosa mania della stabilità come i nostri genitori; contemporaneamente, non di rado diventiamo dei bamboccioni, che non accettano le opportunità che vengono offerte (‘choosy’, come ebbe a dire la Fornero), che preferiscono rimanere a casa con la mamma invece di mettersi in discussione.

Crediamo che queste ricostruzioni non reggano a un confronto più attento, e più onesto, con la realtà, che mostra invece una situazione di strutturale disoccupazione, precarietà e carenza di prospettive per la nostra generazione. A nostro giudizio, lo smantellamento dell’università nel nostro paese, la precarizzazione del lavoro, e la tendenza all’emigrazione che ne deriva, non rappresentano fenomeni casuali o imputabili a un generico malaffare presente nel nostro paese, ma sono il risultato delle politiche economiche che tutti gli ultimi governi hanno implementato e che derivano direttamente dalle necessità dell’Unione Europea di smantellare il modello sociale sviluppato nel dopoguerra per giocare un ruolo da protagonista nella competizione globale. 

In questo processo, l’Italia, come gli altri paesi mediterranei, rappresenta un paese periferico, con un’economia specializzata in settori a basso contenuto tecnologico. Lo smantellamento dell’università pubblica a cui abbiamo assistito negli ultimi anni è dunque perfettamente coerente con questi sviluppi (molti laureati, semplicemente, non servono), così come la divisione che va delineandosi nettamente tra pochi atenei di serie A, che mantengono un profilo di ‘eccellenza’ internazionale, e molti di serie B, che diventano ‘laureifici’ in via di ridimensionamento. Il taglio dei finanziamenti comporta un aumento generalizzato delle tasse che ha ovviamente effetti molto diseguali da un punto di vista di classe e geografico.

Ancora peggiore la situazione del mercato del (non)lavoro: in Italia la disoccupazione giovanile si aggira intorno al 40%, 1 giovane su 4 è un NEET (non studia e non lavora), la maggioranza è comunque, strutturalmente e permanentemente (più della metà dei giovani ha un contratto precario a 10 anni dall’ingresso nel mercato del lavoro), precaria. Il Jobs Act ha completamente liberalizzato l’uso di contratti atipici (primi fra tutti i voucher, 110 milioni venduti in nove mesi nel 2016!); né i rimedi adottati, come la Garanzia Giovani, hanno sortito alcun effetto, mirando semplicemente ad avvicinare l’offerta a una domanda di lavoro che non c’è. Nel frattempo, si cerca continuamente di legittimare la pratica del volontariato e del lavoro gratuito, come a Expo, o come con l’alternanza scuola-lavoro, abituando le persone a non essere pagate fin da giovanissime.

Logico, evidentemente, che per molti si prospetti l’emigrazione forzata come unica alternativa: questa riguarda persone di ogni età e di ogni grado di istruzione, sia basso che anche molto alto, che a grande maggioranza si dirigono verso i paesi del ‘centro’ europeo, per ciò che abbiamo definito come ‘furto’ più che fuga di cervelli.

Fabio ha spiegato le origini di Schiavi Mai, la campagna nata recentemente dal sindacato Usb e che si propone di lanciare una parola d’ordine chiara e inclusiva per connettere le lotte di tutti quei lavoratori e non che sperimentano forme di estremo sfruttamento, paragonabili a nuove schiavitù: in particolare i braccianti, i lavoratori della logistica, ma anche tutti i precari pagati a voucher, i disoccupati intrappolati nelle “politiche attive del lavoro”, i migranti e chi lotta per il diritto all’abitare. Da 30 anni il mondo del lavoro è sotto attacco e occorre trovare le forme di ricostruire quell’organizzazione e quella solidarietà di classe senza le quali non è possibile resistere e difendere il diritto ad avere un lavoro e una vita dignitosa.

I lavoratori di Foodora in lotta hanno ricostruito le tappe della lotta contro l’azienda che, da una paga iniziale di 5 euro all’ora, è passata nei mesi scorsi a pagare €2,7 a consegna, senza garantire alcuna tutela ai lavoratori, che vengono considerati nel rapporto di lavoro come semplici ‘collaboratori’, su cui è scaricato ogni onere compreso l’acquisto dell’attrezzatura necessaria per lavorare; è stato raccontato di ragazzi investiti per la strada, senza nessuna assistenza o risarcimento. Dopo l’inizio della protesta, molti dei lavoratori in agitazione sono stati semplicemente disconnessi dalla app che gestisce le consegne, di fatto licenziati! Foodora, come altre aziende di questo tipo, sta facendo di tutto per legittimare il lavoro ‘a cottimo’ anche da un punto di vista culturale, presentandolo come la forma di lavoro perfetta per giovani smart e flessibili.

I compagni del collettivo Mompracem hanno raccontato la loro esperienza con l’alternanza scuola-lavoro, uno dei principali provvedimenti della cosiddetta ‘Buona scuola’, che per i ragazzi, il più delle volte, si traduce in pura manovalanza non retribuita, senza alcuna valenza formativa – anzi, sacrificando intere settimane ai regolari orari di lezione. Con l’alternanza, di fatto si consente alle imprese di avere a disposizione una enorme forza-lavoro gratuita, con cui coprire le mansioni meno qualificate, sacrificando laddove possibile posti di lavoro regolarmente retribuiti (alcuni tra gli stessi ragazzi di Mompracem sono stati mandati a lavorare alla Reggia di Venaria, dove è in corso da mesi una lotta dei lavoratori contro il taglio del 40% del monte ore). I giovani lavoratori non hanno alcuna tutela contrattuale (è stato raccontato di una ragazza che si è rotta il polso, ma manca qualsiasi responsabilità contrattuale del datore di lavoro), e inoltre il percorso nelle aziende avrà dal 2018 un peso decisivo sul voto finale all’esame di maturità (15 punti), esponendo potenzialmente i lavoratori a ogni sorta di ricatto da parte del datore di lavoro (‘se non fai quello che ti dico, ti faccio bocciare’).

Il dibattito è stato ricco di spunti e ha senza dubbio offerto una panoramica di diverse forme di sfruttamento proprie del contesto in cui viviamo, e che sono accomunate dal generale attacco contro il mondo del lavoro portato avanti dal governo Renzi, dal PD e dall’Unione Europea. E’ questo il contesto in cui si inserisce anche il progetto di controriforma costituzionale su cui saremo chiamati a esprimerci il 4 dicembre: un tentativo di rendere effettivo il superamento dei normali procedimenti democratici, di blindare l’esecutivo nei confronti ogni ingerenza del Parlamento e in generale della discussione pubblica, per applicare molto più velocemente le politiche richieste dai mercati e dalla Troika. E’ di fondamentale importanza, allora, che come giovani, studenti e precari sappiamo collegare le nostre rivendicazioni a quelle di tutti i lavoratori, non importa la loro età, la cui vita si svolge sotto il ricatto continuo della disoccupazione, della precarietà e dello sfruttamento; delle persone che vivono una situazione di emergenza abitativa; dei migranti, che pagano la guerra economica e militare combattuta senza soluzione di continuità dai nostri governi. Le giornate del 21-22 ottobre hanno rappresentato indubbiamente una tappa importante di questo percorso di ricomposizione sociale, che con un forte NO sociale al referendum del 4 dicembre potrà rinforzarsi notevolmente.

La working poor generation ha iniziato a dire NO!

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Bologna. L’insopportabile ipocrisia delle èlites dentro l’università

Ci sono giornate particolarmente significative, che ti danno l’idea di come si muove oggigiorno l’élite padronale nostrana. Oggi è una di quelle. Oggi nella Bologna del Pd si organizza -a porte chiuse o semichiuse- una parte importante dl massacro sociale.

Il primo episodio degno di nota si svolge alla periferia cittadina ma nel cuore del mondo istituzionale. L’Opificio Golinelli ospita la seconda Conferenza Nazionale del PD dedicata ai temi dell’Università, la Ricerca e l’Alta Formazione Artistica e Musicale dal titolo “Più valore al capitale umano”.Sono presenti, oltre ai rettori di Bologna, Padova, Udine e Lecce , il presidente dell’Anvur, il direttore della fondazione Agnelli, il vice presidente di Confindustria Education e nientemeno che il ministro dell’istruzione Giannini: la crème de la crème, insomma…
Nonostante venga spacciata come “un’occasione di confronto per valorizzare i capaci e meritevoli” e per discutere di “semplificazione e reclutamento”, risulta evidente come questa convention si inserisca nel progetto di rendere l’Università sempre più simile al modello americano -parole di Renzi, non nostre. Ci sono state altre tappe importanti in questo processo: do you remenber la redazione della Carta di Udine un anno fa? Noi si, e chi non sa di cosa stiamo parlando è bene che vada a rileggersi i giornali. Si tratta di un disegno generale che mira a dividere l’istruzione universitaria tra poli d’eccellenza -necessari a formare la futura classe dirigente- e un’università parcheggio per tutti gli altri, che andranno ad ingrossare le file dei precari e degli sfruttati.

Come se non bastasse, alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Unibo il gruppo European Students for Liberty invita l’ex ministro Fornero a parlare di parità di genere nel mondo del lavoro.
É’ vergognoso che, nel giorno in cui a Roma in migliaia sono scesi in strada contro la violenza sulle donne, la responsabile dell’aumento dell’età pensionabile e degli esodati, la fomentatrice di una guerra generazionale che spacca il mondo del lavoro tra choosy mammoni e “privilegiati”, proprio lei, si permetta di prendere parola su una presunta parità di genere in salsa borghese. Sappiamo bene qual è la parità di genere secondo la Fornero: dimissioni in bianco, disuguaglianza salariale, aumento dell’età pensionabile.
Nell’epoca del Job’s Act e dei voucher, con il tasso di disoccupazione al 12% (e quello giovanile che supera il 40%, alle stelle…), le donne sono sempre più ricattabili e non sarà certo il ricordo delle sue lacrime di coccodrillo o il suo femminismo d’élite a dare risposte alle lavoratrici e ai lavoratori precari.

E’ evidente come le politiche sul mondo del lavoro e quelle che riguardano il mondo della formazione siano legate dalla stessa logica: aumentare le disuguaglianze, istigare la guerra 15181371_604832983058075_4299573743718109797_n15171318_604833226391384_4627574447121590900_ntra poveri. Ma se BCE, FMI e JP Morgan ormai non si fanno più problemi a stendere programmi antipopolari e discriminatori, la nostra classe dirigente continua a mascherare la realtà con una retorica insopportabile, che si riempie la bocca di autoimprenditorialitá, meritocrazia e rinnovamento mentre puzza di classismo e ritorno all’Ottocento.

Torino 22 novembre, assemblea pubblica: Generazione Erasmus o generazione working poor?

Generazione Erasmus o generazione working poor?
Dibattito sulle prospettive giovanili al tempo della crisi

Martedì 22 novembre ore 17.30
Palazzo Nuovo (via Sant’Ottavio 20, Torino) – aula 18

evento Facebook

 

La campagna Noi Restiamo promuove un’assemblea pubblica per interrogarsi sulle prospettive future di una generazione che un diffuso senso comune dipinge a tratti come “smart”, flessibile, intraprendente, una “generazione Erasmus” cosmopolita e competitiva, altre volte come composta da fannulloni, “mammoni”, “bamboccioni” troppo pigri per andare a vivere da soli.

I dati, tuttavia, raccontano una realtà ben diversa. Parlano di una disoccupazione giovanile che nel nostro paese si assesta intorno al 40%; di un giovane su 4 che non studia, non lavora e ha rinunciato a cercare un’occupazione (i cosiddetti Neet); della diffusione di massa di forme di contratto precarie e senza tutele, testimoniata dallo sfrenato utilizzo dei voucher e dal ritorno del lavoro “a cottimo”, come nel caso di Foodora; dell’esorbitante numero di nostri coetanei (circa 200.000 solo nell’ultimo anno) che abbandonano il paese per cercare migliori opportunità lavorative e formative all’estero. Molto più appropriato, pertanto, appare parlare di “generazione working poor”.
Ne discuteremo con la campagna Schiavi Mai e i lavoratori di Foodora in lotta
noirestiamo.org
noirestiamotorino@gmail.com
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No alla legittimazione dei fascisti

No alla legittimazione dei fascisti

Dedicato a chi non si arrende

Ci troviamo a metà strada tra un weekend in cui da un lato le forze congiunte di fascisti e polizia hanno colpito le legittime mobilitazioni di chi immagina un mondo più giusto, e dall’altro lato una giornata, quella di domani, in cui otto compagni antifascisti andranno a processo con accuse pesantissime. In pochi giorni si sublima nei fatti di Pavia e quelli di Roma, e nel processo che seguirà questi ultimi, l’essenza dell’aria che respiriamo a denti sempre più stretti negli ultimi anni, ma con cui dobbiamo dannatamente fare i conti. I fascisti seminano odio nella nostra parte della barricata, il palazzo e la stampa legittimano i fascisti, la polizia mena i compagni che si oppongono, i giudici accolgono i compagni in cella. Chi combatte la deriva autoritaria impressa in questo paese e su scala continentale da una crisi economica pagata da chi la subisce e non da chi l’ha creata, chi ogni giorno fa del suo meglio per contrastare la verticalizzazione del potere e la sua stampella fascista, chi chiede diritti per tutti, vede abbattersi su di sé un pugno di ferro ormai sfacciato.

Allora dobbiamo fare dell’antifascismo un elemento politico non distinguibile dal nostro progetto complessivo, dalla volontà di sedimentare percorsi organizzati che costituiscano una testa di ponte contro la morsa che si sta stringendo sulle classi popolari. Sono tempi in cui la nostra gente invoca il diritto ad avere una rappresentanza politica a tutto tondo proprio ora che la vita si fa sempre più dura e che le forze che pretendevano di parlare a suo nome si stanno sciogliendo come neve al sole. Se non capiamo questo, i fascisti continueranno ad avere gioco facile nel vestire i panni non loro dei rappresentanti popolari del mondo del (non) lavoro. Un obiettivo generale che dovrebbe invece essere al centro dell’agenda politica di chi ha bisogno di tutta la forza possibile per rovesciare il presente, e che non ci vede assolutamente sufficienti dopo tutti questi anni di arretramenti, e nonostante la ripresa di alcuni importantissimi tentativi.

In queste ore intanto il nostro pensiero va a tutti i compagni che non sono disposti ad arrendersi alla legittimazione dei fascisti, e che per questo subiscono le conseguenze della repressione. Un saluto particolare lo rivolgiamo a Cristina del collettivo Militant, una compagna di cui conosciamo bene la dedizione a lavorare ogni giorno a testa bassa, dai quartieri popolari romani alle aule della Sapienza, accompagnata sempre dalla stessa ostinazione e dallo stesso sorriso con cui insieme a tanti ha contribuito per ultimo a costruire le importanti giornate di lotta del 21-22 ottobre. Qualità umane e politiche di cui oggi abbiamo un estremo bisogno per raggiungere l’obiettivo ambizioso di riscattare la nostra classe.

Noi Restiamo

Carovana Europea per il Donbass. Prima tappa

Missione compiuta. La Brigata di Solidarietà organizzata dal Coordinamento Ucraina Antifascista ha portato gli aiuti in Slovacchia, prima tappa della carovana europea per il Donbass, a cui abbiamo dato il nsotro contributo militante.

Grazie a Serena, Andrea, Giampietro, Chiara, Marco, Oscar, Mauro, Giovanni che hanno guidato per 22 ore e scaricato quasi 3 tonnellate di materiali. Grandi cuori antifascisti!

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Solidarietà a Nicoletta Dosio!

Ancora una volta ci troviamo ad esprimere tutta la nostra solidarietà e vicinanza a Nicoletta Dosio, e a tutte le compagne e i compagni del movimento No Tav. Questa mattina Nicoletta – che si trovava al Palazzo di giustizia di Torino per il presidio solidale ai No Tav sotto processo per la lotta dell’estate 2011 – è stata fermata per la sua coraggiosa e consapevole scelta di sfidare le ingiuste e sproporzionate misure restrittive imposte dal tribunale di Torino, obbligo di firma prima e arresti domiciliari poi. Dopo essere stata portata in Questura, le sono stati nuovamente notificati i domiciliari.

L’intento delle istituzioni è chiaro: fiaccare con ogni mezzo una lotta collettiva giusta e determinata. Non ci stanno riuscendo, ne è segno evidente la difficoltà mostrata da tribunale e procura nel gestire questa situazione. Il coraggio di Nicoletta è un grande insegnamento per tutti noi che cerchiamo di portare avanti una militanza politica in grado di rispondere all’attacco portato dai governi che si sono succeduti alla guida del paese e dall’Unione Europea ai danni dei nostri territori, dei diritti e delle condizioni di vita delle classi lavoratrici e popolari, del futuro di una generazione condannata alla precarietà e all’emigrazione forzata. 

Libertà per Nicoletta e per tutte e tutti i No Tav!

La lotta non si arresta! 

Campagna Noi Restiamo