Appello alle realtà giovanili, studentesche e di movimento per costruire le giornate di mobilitazione del 24-25 settembre

L’emergenza Covid-19 ha rimesso al centro del dibattito politico l’importanza della Scuola, dell’Università e della Ricerca pubbliche palesando la ragionevolezza delle richieste da sempre espresse dai movimenti studenteschi, universitari e dai sindacati conflittuali.

Le modalità per la riapertura delle scuole a settembre sono ancora incerte e difficilmente potranno garantire tutele sanitarie e continuità della didattica senza un deciso cambio di passo. È necessario scongiurare un ritorno, anche intermittente, della DAD lavorando per la messa in sicurezza delle scuole, l’abolizione della precarietà, aumentando l’organico senza assunzioni ​usa e getta ​ a tempo determinato e soluzioni reali per aule e spazi comuni. Tutto ciò non sembra essere nei piani del Governo e della Ministra Azzolina, la quale ha preferito finora perdere tempo in dichiarazioni confuse e imbarazzanti scegliendo di optare – sfruttando l’effetto ​eterna emergenza ​ – per rimedi tappabuchi inconsistenti, come lezioni nei parchi e in spazi improvvisati, piuttosto che impegnarsi seriamente nella ricerca di soluzioni strutturali. Nel frattempo, il Comitato tecnico scientifico riunitosi in seduta il 12 agosto corre in aiuto del Governo affermando che nelle situazioni in cui fosse impossibile garantire le misure di distanziamento previste nelle scuole esse potrebbero essere poste in deroga, una dichiarazione che sembra voler dire: ​visto che non possiamo fare nulla vi lasciamo morire.

Se spostiamo lo sguardo sull’Università la situazione non è migliore, anzi, il rischio di non rientrare in aula per gli studenti universitari ha direttamente a che fare con la possibilità stessa di accedere agli studi: sono infatti già note – ma non hanno stimolato alcuna risposta all’altezza della situazione – le previsioni di calo delle immatricolazioni e l’aumento dell’abbandono scolastico. Il paradigma che si va consolidando è quello dell’elitarizzazione che relega i figli delle fasce meno abbienti in università di serie B o alla farsa dell’iscrizione telematica in poli di eccellenza che vedranno, presto o tardi, la formalizzazione della differenza di valore dei titoli di studio tra percorsi in presenza o remoto.

Il mondo della formazione si trova di fronte alla minaccia di chi interpreta la crisi attuale come ​occasione ​ per accelerare i processi di riorganizzazione in funzione di quello stesso modello di sviluppo sociale, economico e politico dimostratosi incapace di tutelare il benessere collettivo durante le fasi più acute di emergenza sanitaria. È tempo di chiudere definitivamente una stagione di tagli e mancanza di investimenti strutturali pubblici, di cancellare un modello formativo costruito a misura di mercato e di imporre un nuovo sistema di gestione dei saperi e della ricerca pensato non in funzione degli interessi delle aziende ma della crescita collettiva e del benessere generale della popolazione.

È necessaria un’assunzione di responsabilità contro il ​ritorno alla normalità: ​ vogliamo rimettere in discussione le fondamenta di un’istruzione votata all’individualismo che riproduce disuguaglianze ed esclusione sociale. Ciò significa nel concreto: basta numero chiuso, abolizione tasse e diritto allo studio garantito e omogeneo nel paese, apertura in sicurezza di tutte le scuole e università ed un secco no alla didattica a distanza, stop precariato e assunzione docenti, ricercatori e personale ATA, basta aziendalizzazione e
logica della competizione, piano di investimenti in edilizia scolastica comprese le residenze pubbliche, maggiori risorse per una ricerca libera dalle ingerenze dei privati e del mercato.

Per questo motivo, promuoviamo insieme ai sindacati conflittuali Cub, Usb, Unicobas e Cobas Sardegna due giorni di agitazione, sciopero e mobilitazione determinate a dare un segnale forte di opposizione al governo il 24 e 25 settembre, prevendo un presidio permanente di 24 ore a Montecitorio e manifestazioni diffuse da discutere e costruire collettivamente. Invitiamo tutte le realtà interessate ad una prima riunione in forma mista presenza e telematica giovedì 3 settembre a Roma.

Per info e adesioni: noirestiamo@gmail.com

OSA – Opposizione Studentesca d’Alternativa
Rete nazionale Noi restiamo
Collettivo ComeStudio Genova
Cravos Siena
Collettivo Terzo Intermezzo Asti
Collettivo Antifascista Alba
Carp – Collettivo autorganizzato Ripetta Pinturicchio (Roma)
Collettivo Curievolution (Meda)

Dl Agosto. NUOVO DECRETO, VECCHIE SOLUZIONI: LOTTIAMO CONTRO GLI ATTACCHI DI GOVERNO E CONFINDUSTRIA

Ieri sera in conferenza stampa il premier Conte ha annunciato l’accordo sul decreto Agosto, manca la stesura tecnica del testo, ma i contenuti politici sono definiti. E sono sempre gli stessi, la riproposizione all’infinito di quelle teorie economiche, completamente staccate dalla realtà e che si sono dimostrate fallimentari in questi decenni, secondo le quali arricchire il “vertice” della piramide porterebbe benefici per tutti.

Gran parte dei fondi stanziati sono utilizzati sul fronte del lavoro, dove ovviamente con lavoro si intendono le imprese. 12 miliardi dei 25 totali vanno a sostegno delle imprese: contributi a fondo perduto, incentivi, bonus e sgravi fiscali di vario tipo, proroga della cassa integrazione. La più grande vittoria raggiunta da Confindustria è probabilmente quella sui licenziamenti, sui quali i sindacati confederali hanno dimostrato tutta la loro inconsistenza prima millantando scioperi generali e finendo poi per accettare in pieno la linea padronale. I padroni potranno licenziare dopo aver terminato tutta la cassa integrazione, il che significa che non appena lo Stato smette di pagare gli stipendi al posto degli imprenditori, questi possono licenziare; se a questo dato aggiungiamo che circa il 30% delle imprese ha utilizzato la cassa integrazione senza aver avuto cali di fatturato, abbiamo il quadro completo della miseria e del parassitismo della “nostra” classe imprenditoriale e della complicità della classe politica e dei sindacati concertativi.

Vediamo allora come i padroni continuino a fare profitti e a ricevere aiuti per farne ancora di più, ignorando e lasciando a mani vuote milioni di lavoratori che questa crisi invece la stanno sentendo abbattersi duramente sulla propria pelle.
Sappiamo che i giovani sono uno dei settori più colpiti e che più usciranno svantaggiati da questa crisi, eppure ad oggi nessuna misura reale è stata presa per porre rimedio a questa situazione.

Dall’inizio del lockdown sosteniamo e ci battiamo affinché gli affitti vengano bloccati, questo è ancora valido e tanto più lo sarà in autunno. Su questo punto la propaganda del governo è stata tanta, ma nel concreto non è stato fatto nulla per sottrarre il diritto alla casa dal giogo del mercato privato: sono necessari investimenti pubblici e un nuovo piano di edilizia residenziale pubblica per garantire il diritto all’abitare a tutte e tutti!
Anche sul diritto allo studio il governo se ne è lavato le mani, se non con pochi miliardi che sono una goccia nell’oceano di finanziamenti che sarebbero necessari per rilanciare la scuola e l’università in questo paese, garantendo il diritto allo studio agli studenti e un lavoro sicuro a tutto il personale del mondo della formazione.

Gli attacchi padronali continuano ad intensificarsi e noi dovremo farci trovare pronti a contrattaccare in questo autunno che è ormai alle porte. Insieme a tante organizzazioni conflittuali del sindacalismo di base e realtà studentesche e universitarie abbiamo lanciato due giorni di mobilitazione e sciopero del mondo della formazione, il 24 e 25 settembre, per porre all’ordine del giorno un cambiamento radicale del mondo della scuola e dell’università. Ma questo non deve essere che una tappa di una mobilitazione che sappia essere generale e che sappia mettere in discussione e immaginare un’alternativa a questo modello di sviluppo che ci schiaccia!

Recovery Plan: dal ministero alle Infrastrutture nessun progetto per l’edilizia pubblica.

Parte la corsa dei progetti dei ministeri ai 209 miliardi del Recovery Plan. Tra quelli più intraprendenti c’è quello alle Infrastrutture.

La ministra De Micheli avanza una programmazione consolidata con il Def infrastrutture: il progetto “Italia veloce” per estendere l’alta velocità di rete, il finanziamento di grandi opere cosiddette strategiche e di una quindicina di piccole opere e manutenzioni stradali, il piano metrò. Le opere definite prioritarie vanno dalla ferrovia Salerno-Reggio-Taranto-Battipaglia, fino alla
riapertura del surreale capitolo ponte sullo Stretto.

Oltre questa pianificazione ci sono le opere sociali: asili nido, scuole e medicina territoriale, nonché i progetti universitari di elettronica a Catania, cibernetica a Cosenza e il Tecnopolo a Taranto. Opere che si sommano a quelle ritenute da commissariare in quanto prioritarie dentro il decreto Rilancio. Per la città di Roma, tra esse, alla voce ‘Edilizia Statale’ spiccano esclusivamente i commissariati da ristrutturare e la realizzazione del Polo Cibernetico nell’ex Tommaso Campanella. Tutte opere che, stando a quanto dice il Governo, verranno pianificate e realizzate in sinergia con gli enti locali, in primis le Regioni, come dichiarato pochi giorni fa dal Ministro per gli Affari Regionali Boccia.

Abbiamo dunque provato (invano) a scorgere qualche segnale di risorse destinate ad una rinnovata politica pubblica dell’abitare. Un auspicio basato sugli incontri svolti in questi mesi presso il Mit e l’Anci, che hanno visto intenzioni e prese di posizione rilevanti da parte del Capo di Gabinetto Stancanelli, dal Capo Dipartimento del Mit Costanza Pera, nonché da parte dell’assessore campano all’urbanistica Discepolo e dal presidente dell’assemblea nazionale dell’Anci Enzo Bianco. Ma non ne abbiamo trovato alcuno. Tutto questo avviene nonostante i numeri già spaventosi delle richieste di sfratto per morosità e pignoramento per insolvenza dei mutui che stanno fioccando in queste prime settimane di riaperture dei tribunali, e che prevediamo non potranno che aumentare vertiginosamente quando i già esigui (e spesso evanescenti) provvedimenti tampone, il blocco degli sfratti e dei licenziamenti inevitabilmente finiranno.

Oppure si vuole puntare ancora sulla gestione dell’emergenza di deroga in deroga e di proroga in proroga, di bonus in bonus e via dicendo? Un’alternativa seria e credibile sarebbe imbracciare con decisione e autorevolezza i Fondi e i provvedimenti che sono in gestazione per cantierare una delle poche grandi opere davvero necessarie e non procrastinabili: un piano di edilizia residenziale pubblica e misure di welfare diretto ed indiretto che metta mano alla possibile possibile implosione sociale legata all’emergenza abitativa. Tuttavia, allo stato attuale riteniamo che si stia giocando con evidente superficialità con il post pandemia, e che ancora non si sia capita l’urgenza di una immediata inversione di tendenza rispetto alla politica delle grandi opere inutili (e spesso dannose), dei bonus inefficaci e dei mantra edilizi (tipo il social housing) completamente inadeguati ad affrontare la crisi di chi, oggi, vive come una concreta possibilità il fatto di non poter mettere in atto il famoso #restateacasa, perché una casa probabilmente non c’è l’avrà più.

In un mese sicuramente cruciale e simbolico come quello di settembre è prevista l’assemblea nazionale dei sindaci italiani. Secondo noi, questa assise potrebbe essere una occasione per incardinare fin dagli atti preparatori un processo importante che dia centralità e rilievo al tema dell’abitare. È chiaro che non si può stare a guardare, e che ognuno, dalla propria postazione, deve fare la propria parte per impedire che ciò si traduca in nuovo nuovo consumo di suolo. Dalla nostra, noi non potremo che ribadire che bisogna rigenerare il costruito pubblico e privato ad oggi miseramente inutilizzato per rilanciare un piano di edilizia residenziale pubblica rivolto a quel crescente segmento sociale che ormai è impossibilitato ad accedere attraverso il mercato ad un affitto o ad un mutuo, nonché a quella già esistente emergenza abitativa che qualche zelante tutore dell’ordine pubblico vorrebbe mettere in strada. Non si può più più aspettare, non ce lo fate ripetere ancora!

Movimento per il diritto all’abitare
ASIA-USB
Noi Restiamo

Appello per una forte iniziativa di protesta alla ripresa della scuola 24 e 25 settembre: due giornate di agitazione, sciopero e mobilitazione

La riapertura delle scuole per il prossimo anno scolastico è ormai vicina. La modalità in cui il rientro sui banchi avverrà è al centro del dibattito politico ed è un tema che riguarda nove milioni di studenti, un milione di lavoratori della scuola e milioni di famiglie, tutti preoccupati di poter riprendere l’attività con continuità e in condizioni di sicurezza, non riaffidando le proprie sorti alla famigerata Dad, con tutti i limiti e le storture ormai evidenti di questa pratica.

Le modalità della ripresa potranno mettere in discussione o garantire sia il fondamentale diritto allo studio dei ragazzi, sia il diritto a condizioni di lavoro sicure, sia il necessario aumento dell’organico a tempo indeterminato dei docenti e del personale Ata con contratti full-time. Ci allarmano le linee guida e le indicazioni del Cts, confuse e in contraddizione tra loro, mancano investimenti strutturali e un radicale cambiamento di orientamento delle scelte politiche, tale da mettere la scuola al centro del progetto di ripresa del Paese. Le scelte attuali invece non garantirebbero né sicurezza, né buona didattica. Va interrotta definitivamente la stagione dei tagli e dell’impoverimento della scuola, strettamente connessi al netto impoverimento sociale che ha contraddistinto l’ultimo trentennio.
La verità è che dalla ripresa della Scuola dipende il presente e il futuro dell’intera società. Lo affermiamo con forza, proprio in quanto studenti e lavoratori della scuola. Tutto il meccanismo della riproduzione sociale è infatti messo in discussione e determinato dalle scelte che si faranno sull’istruzione.

La preoccupazione e il timore per un nuovo anno scolastico passato interamente, o in parte, a casa alle prese con la didattica a distanza, è davvero diffusa e trasversale, e ormai coinvolge anche gran parte di coloro che nei mesi scorsi l’avevano sostenuta per necessità o per scelta. Quel sistema alla lunga non può reggere, né tanto meno può diventare strutturale, per mancanza di strumenti, incompatibilità con le altre attività di vita, svuotamento di senso educativo e relazionale del processo di insegnamento/apprendimento. Non possiamo poi dimenticare come la Dad si sia rivelata in buona misura potente riproduttore di disuguaglianza, oltre che di arricchimento economico ed utilizzo incontrollato di dati sensibili di minori e di docenti. Vediamo bene i rischi dell’uso acritico degli strumenti digitali, soprattutto per quel che concerne la fascia giovanile più debole: gli studenti che versano in condizioni economico-sociali svantaggiate e gli alunni diversamente abili. Non vi è alcuna evidenza che la digitalizzazione migliori il processo di apprendimento, mentre vi sono evidenze negative rispetto all’abuso del digitale, soprattutto per quanto riguarda bambini e pre-adolescenti. La scuola per noi si fa in presenza e la terribile occasione che la storia ha messo in moto richiederebbe di ragionare collettivamente sulle finalità che essa deve avere, sugli strumenti e i contenuti che deve trasmettere, sulla capacità di formare adeguatamente soggetti in relazione a un piano di ripresa economica del Paese, finalmente centrato sui bisogni e sugli interessi collettivi, sulla tutela e la difesa reale dell’ambiente, su una nuova politica sociale.

Vogliamo una scuola vera, migliore anche di quella che ha preceduto la pandemia. Ci battiamo perché la scuola non riproduca disuguaglianza. Ciò significa, in concreto, dare maggiori opportunità educative a chi ha di meno, garantire a tutti edifici sicuri ed accoglienti nei quali crescere ed imparare, lavorare per la costruzione di un sapere critico, fuori dall’asfissia di una didattica prona ai voleri del profitto e sottomessa al mito dell’ “occupabilità”.

In modo analogo l’Università e la Ricerca si trovano davanti alla minaccia di chi interpreta la crisi attuale come “occasione” per accelerare i processi di riorganizzazione dell’alta formazione in funzione di quello stesso modello di sviluppo sociale, economico e politico dimostratosi incapace di tutelare il benessere collettivo durante le fasi più acute di emergenza sanitaria. Tutto questo sarà ancora più preoccupante nel caso di un eventuale ritorno della pandemia. La “ripartenza” si tradurrà nell’aumento delle disuguaglianze attraverso una sempre più sfrenata competizione tra le scuole e tra gli atenei ed una torsione elitaria dell’acceso agli studi. Il capitale usa la crisi per accelerare i processi di riorganizzazione neo-liberista.

È invece il tempo di mutare completamente prospettiva. Abbiamo già pagato cara la crisi economica del 2008, non vogliamo adesso pagare la crisi determinata dal Coronavirus e dagli interessi economici e politici che la accompagnano. In Italia non mancano soggetti politici, sindacali e della società civile che lucidamente stanno ponendo all’ordine del giorno i punti cui qui abbiamo accennato. Crediamo sia necessario che queste esperienze si confrontino, non per costruire sommatorie o artificiose sintesi ancora premature di un fronte su scuola, formazione e ricerca, ma per determinare momenti di reale scambio e condivisione di analisi e proposte, per iniziare a ragionare su momenti di mobilitazione, conflittuali e indipendenti, che siano chiari nel denunciare non tanto il mancato intervento, quanto il merito e la scarsezza di risorse degli interventi fin qui pensati dal Governo e dal Ministero dell’Istruzione. Risorse economiche che crediamo debbano essere previste nella prossima finanziaria.

Ci preoccupano le dichiarazioni della ministra, che sembrano ignorare la verità dei fatti: alla scuola italiana, sulla quale gravano da anni un’incuria e un accanimento distruttivo senza pari, per allinearsi all’investimento medio europeo per l’istruzione, mancano circa trenta miliardi di euro, cifra molto distante dagli impegni di spesa palliativi che vengono esibiti dalla Azzolina come una grande “conquista”. Il Ministero ha di nuovo validato le “classi pollaio” e neppure calcolato il tasso di ripetenza. L’unica misura del Governo per l’a. s. 2020/2021 è un solo metro (statico, e non “dinamico”) fra le “rime buccali” (peggio delle norme standard). In Belgio è previsto un numero massimo di 10 alunni con 4 metri quadrati a testa, in Germania e Regno Unito gruppi di 15 e separazione di 2 metri (cosa prevista anche in Spagna).

Ribadiamo il nostro NO all’accordo per il rientro sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Snals a guarentigie zero per Studenti, Docenti ed Ata. Diciamo NO al sequestro delle ferie di Docenti ed Ata, arbitrariamente respinte o condizionate in molti istituti. Ribadiamo ciò che abbiamo chiesto con forza nell’incontro con il Governo Conte agli Stati Generali: massimo 15 alunni per classe ed assunzione di 240mila insegnanti (il terzo necessario in più per ridurre le classi), stabilizzazione dei 150 mila precari con tre anni di servizio attraverso un concorso accessibile a tutti, aumento degli organici della Scuola dell’Infanzia, stabilizzazione diretta degli specializzati di sostegno e percorsi di specializzazione per chi ha esperienza pregressa: è incivile che oltre la metà delle cattedre di sostegno continui a venire assegnata a chi non sa nulla di disabilità. Chiediamo l’assunzione di almeno 50mila collaboratori scolastici per ricoprire i paurosi vuoti in organico per la vigilanza e garanzia del full time per tutti gli ex lsu-ata internalizzati, incremento di 20mila fra assistenti amministrativi ed assistenti tecnici, nonché di tutto il personale necessario per sopperire alle migliaia di soggetti fragili (indici Inps) che dovranno essere tutelati da Settembre. Ricordiamo che negli ultimi 30 anni nella scuola sono state tagliati 300mila posti. Quanti verranno assunti andranno poi utilizzati per l’innalzamento dell’obbligo sino al quinto anno della secondaria di II grado ivi comprendendo l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia, finita la pandemia, sin dall’a.s. 2021/2022. Diciamo un NO secco e deciso anche al precariato “usa e getta” (assunzioni a singhiozzo previste dal decreto “Rilancio” con licenziamento in caso di lockdown).

Chiediamo che l’organico potenziato sia fatto di cattedre vere, mettendo fine al docente tappabuchi. Sui 209 miliardi del Recovery Fund (82 dei quali a fondo perduto), almeno 7 vanno investiti per le assunzioni, 7 per il contratto ultra-scaduto, più i 13 necessari ad un piano pluriennale serio per porre in sicurezza l’edilizia scolastica. Viceversa, nonostante l’80% degli istituti non sia a norma, sono già stati persi 6 mesi e solo ora assistiamo ad una tragicomica ricerca di nuovi spazi in extremis. Su 40.000 plessi il 60% (70% in Sicilia) non ha neanche l’agibilità. Solo 5.117 edifici (12%) sono vagamente “antisismici” ed unicamente 9.824 (24%) hanno il certificato di prevenzione incendi (Cpi). L’intervento va fatto ora o non si farà mai più. Rifiutiamo di accettare in alternativa la spesa di 50 miliardi in armamenti (caccia-bombardieri F16, F35 3 portaerei “Trieste”), di veder favorire banche e lobbies speculative, e giudichiamo assurdo il regalo di 6,3 miliardi a Fiat-Fca, che ha sede in un paradiso fiscale, nonché i finanziamenti votati (contro la Costituzione) a beneficio dei diplomifici privati. Bisogna far pagare le tasse alle aziende informatiche, invece di dar loro in mano le piattaforme per la didattica a distanza. Rivendichiamo un’indennità di rischio di 250 euro netti per Docenti ed Ata da Settembre. Ribadiamo un netto rifiuto alle smart-classes, alle riunioni on-line ed alla didattica a distanza per l’a.s. 2020/21, nonché all’inserimento della “Dad” nei Ptof (triennali) o al tentativo dei sindacati collaborazionisti di contrattualizzarla.

Denunciamo il tentativo della Azzolina di imporre la didattica a distanza anche per il prossimo anno scolastico come lesivo delle libertà d’insegnamento e d’apprendimento, un’ingerenza inaccettabile, nonché un lucroso regalo alle major della rete. Giudichiamo risibile, oltre che vergognoso ed antipedagogico, il diktat delle 10 ore di videolezioni dalla prima elementare, che salgono a 15 dalla seconda alla fine delle Medie ed a 20 nella Superiore di Secondo grado, sottraendo addirittura un giorno a settimana alla scuola in presenza. Siamo contro la delocalizzazione degli alunni in parrocchie, strutture private e case comunali e la gestione sommaria e dequalificata del tempo-scuola. Vogliamo l’abrogazione delle controriforme della “Berluscuola”, chiediamo il ritorno immediato ai nuovi programmi del 1985 per la Scuola Primaria (abolizione del curriculum ciclico). Occorre bloccare la scuola-quiz e l’apprendistato imposto agli studenti, eliminando l’Invalsi e l’alternanza scuola-lavoro, cancellando il minimalismo culturale e l’aziendalizzazione della scuola, nonché ripristinare nelle Secondarie di Primo e Secondo grado i laboratori, le ore di Lettere, Storia, Geografia, Scienze e relative al bilinguismo, tagliate dalla Gelmini.

Vogliamo un vero stato giuridico per il personale educativo, che va equiparato ai docenti della Primaria. Pretendiamo l’estinzione immediata della truffa contro gli Ata ex Eell: basterebbero 100 milioni per riadeguare stipendi e pensioni, ed evitare più pesanti sanzioni dalla Ue, dopo ben 10 sentenze favorevoli pronunciate dalla Suprema Corte di Strasburgo. Rivendichiamo l’assunzione degli ex Lsp/Lpu, a pari retribuzione. Denunciamo gli abusi perpetrati dal Ministero e dai dirigenti scolastici nei confronti di studenti, docenti, educatori e personale ATA con l’imposizione univoca di telelavoro e didattica a distanza: orario senza limiti spalmato sull’intera giornata; inutile e vessatoria massa di compiti per gli alunni ed imposizione delle sole video lezioni anziché di una vera continuità pedagogica; attivazione di classi virtuali senza controllo, né rispetto della privacy di docenti, famiglie e studenti; ingerenze e moltiplicazione delle riunioni collegiali on-line ben oltre i momenti istituzionalmente previsti dai Collegi dei docenti, “valutazioni” improprie sui docenti e valutazioni fiscali e sommative (anziché formative) sugli studenti, basate sulla sola presenza alle “lezioni” on-line, anche se un terzo degli studenti non dispone di strumenti e connessioni adeguate (ed a fronte della distribuzione, al massimo, di un tablet per classe); costi non rimborsati e rischi sanitari legati alla continuità sul video per docenti, studenti ed ATA; disprezzo assoluto di mansionario, stato giuridico e norme del Ccnl; uso d’autorità delle ferie del personale ATA, in essere e non godute; presenza a scuola senza garanzie sanitarie in periodo di pandemia (fasi 1 e 2) e turnazioni improprie; sanificazione approssimata delle scuole (competenza Asl).

Ci battiamo per risolvere definitivamente la questione del precariato, rivendicando l’attivazione di un doppio canale di reclutamento dove valgano il servizio e le abilitazioni già conseguite (evitando l’imposizione di altri concorsi). La risposta del Ministero è stata sinora la conferma del licenziamento dei diplomati magistrali e l’espulsione dai concorsi di migliaia di precari. Siamo in netto dissenso con la tempistica e le regole del concorso straordinario da tenersi in ottobre e con nuove regole sul precariato che avranno il solo effetto di far aumentare il contenzioso ed il divide et impera, viste le innumerevoli imprecisioni dell’Ordinanza Ministeriale e le continue disfunzioni del sistema in cui si devono inserire i dati degli aspiranti docenti. Le conseguenze sono prevedibili: il nuovo anno scolastico vedrà aumentare il fenomeno del precariato tra i lavoratori della scuola.

Questo appello vuole essere un invito al confronto in vista di un percorso che nei prossimi mesi metta il mondo della scuola al centro di un progetto di trasformazione sociale che faccia tesoro dell’insegnamento che la crisi ci sta duramente impartendo e non riproduca errori e scelte strutturali e formative improntate ad un modello di scuola impoverito e orientato alla creazione di forza lavoro facilmente sfruttabile, che non risponde al bisogno di uguaglianza e non garantisce quell’emancipazione sociale delle parti più deboli della società, scopo principe della scuola pubblica democratica e repubblicana.

I soggetti proponenti questo appello vedono come inderogabili, per un fronte comune di studenti, insegnanti e, in generale, di cittadini, la lotta alla precarietà in ogni sua forma, la rivendicazione di migliori salari per i lavoratori della scuola, la rivendicazione del diritto alla salute e al benessere a scuola (il che si traduce in edifici scolastici sicuri ed adeguati alle esigenze didattiche, attenzione allo stress correlato al lavoro e all’età media altissima dei docenti italiani), la difesa dei diritti e delle libertà sindacali. Non è irrilevante che, in un momento in cui ci si dovrebbe occupare di tutt’altro, l’Aran e le OOSS concertative si stiano muovendo per approdare ad un accordo che limiti ulteriormente il diritto di sciopero. Nel lanciare lo sciopero e la mobilitazione del 24 e 25 settembre (Friday For Future), riteniamo importante, ad un anno di distanza dalle grandi manifestazioni ambientaliste che hanno segnato un risveglio della coscienza giovanile, collegare, nel dibattito politico, i temi della scuola, della salute e dell’ambiente.

Siamo convinti che studenti e lavoratori della scuola abbiano molti motivi per condurre una lotta comune: perciò saremo fianco a fianco, portando la protesta in piazza Montecitorio, scioperando e manifestando in tutte le principali città del Paese, affinché una scuola migliore sia il punto di partenza concreto per un modello sociale meno rapace e più giusto di quello che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Su questa base apriamo a tutti i soggetti politici, sindacali e alle realtà di movimento che condividano la centralità che la battaglia politico-culturale sulla scuola assume nel contesto di crisi in cui viviamo.

Luigi Del Prete – Esecutivo Nazionale USB P.I. – Scuola 3384796321
Stefano d’Errico – Segretario Nazionale Unicobas Scuola & Università 3355272588
Nicola Giua – Portavoce COBAS Scuola Sardegna 3497836178
Alfonso Natale – Coordinatore Nazionale CUB Scuola 339 430 1943
OSA – osa.nazionale@gmail.com
Noi restiamo – noirestiamo@gmail.com
ComestudioGenova – comestudiogenova@gmail.com