Ciclo di formazione al Terzopiano // STORIA DI CLASSE NELL’ITALIA REPUBBLICANA: dalla Resistenza tradita al progetto neoliberale dell’Unione Europea

Il senso di questo ciclo di formazione è quello di tentare di fornire alcuni strumenti a chi senta la necessità di comprendere meglio la realtà politica, sociale e culturale in cui viviamo oggi. Una comprensione non finalizzata all’appagamento di un desiderio di pura conoscenza teorica, ma in un’ottica trasformativa della realtà stessa: per questo la storia che vogliamo affrontare è una storia “di classe”. Il nostro punto di vista rifiuta la visione universalizzante di chi ogni giorno ci racconta che determinate politiche sono attuate nell'”interesse generale”, come se la società in cui viviamo fosse perfettamente omogenea e non attraversata da faglie e zone di rottura tra interessi materiali contrapposti. Il nostro è un punto di vista esplicitamente di parte. Con questa serie di iniziative dunque pensiamo di porci in dialogo con il passato per tentare di capire come agire sul presente.
Gli incontri che compongono questo ciclo seminariale sono pensati come una rassegna dei momenti salienti in cui l’Italia, dagli anni della Resistenza contro il nazifascismo, passando per le lotte degli anni Sessanta e Settanta, fino ad oggi, ha vissuto una serie di conflitti tra forze politiche e sociali contrapposte. Analizzeremo quindi concretamente tali conflitti, a partire dai contesti socio-politici in cui si sono prodotti. Accanto all’impostazione seminariale, abbiamo pensato di organizzare una serie di proiezioni di film e documentari, che si alterneranno settimanalmente alle lezioni, per cercare di interpretare i fenomeni storici anche dal punto di vista dell’immaginario che hanno prodotto e che ancora oggi fa parte del nostro bagaglio culturale. Un bagaglio cui spesso i pezzi si sono persi per strada: ecco, qui sta il nostro seminario, a raccogliere i pezzi per ricostruire il puzzle, per ridare senso e sostanza a una storia che è già presente nelle lotte di una generazione che si sta rimettendo in marcia, entro confini che non sono più quelli italiani ma quelli d’Europa e delle sue attuali istituzioni da abbattere.

Un ciclo organizzato dalla Campagna NOI RESTIAMO Bologna, per capire da dove veniamo e, soprattutto, dove vogliamo andare. Un ciclo che vedrà in prima linea studiosi e protagonisti delle lotte passate e presenti.

Un ciclo che prevede 3 incontri e 3 proiezioni, tutte al Centro Studio Occupato Terzopiano nelle case popolari occupate “Nelson Mandela” di via Irnerio 13.

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GIO 26 NOVEMBRE:
“DAL 1943 AL 1963”
La Resistenza, il Sindacalismo confederale, la fine del Boom economico

con V. Romitelli (Unibo) autore di “La felicità dei partigiani è la nostra” e L. Vasapollo (La Sapienza) autore di “Eppure il vento fischia ancora”
ore 18.00

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MAR 1 DICEMBRE:
proiezione di “ROCCO E SUOI FRATELLI”
di L. Visconti, 1960.

con Redazione Contropiano.org Bologna
ore 20.30

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GIO 3 DICEMBRE:
“DAL 1962 AL 1980”
La rivolta di piazza Statuto, le lotte del 68-77, la lotta armata, la marcia dei quarantamila

con M. Casadio (Rete dei Comunisti) e R. Sassi (saggista)
ore 18.00

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GIO 10 DICEMBRE:
“DAL 1980 AL 1993”
La ristrutturazione, il sindacalismo di base, il trattato di Maastricht, i governi “lacrime e sangue” e le radici degli sviluppi attuali

con L. Marinelli (centro studi CESTES) e V. Burani (avvocato)
ore 18.00

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DOM 13 DICEMBRE:
proiezione di “IL FATTORE UMANO”, le lotte nelle foto di Tano D’Amico
di F. Rossi e M. Alemanno, 2014.

A seguire, incontro con gli autori.
ore 18.00

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MAR 15 DICEMBRE:
proizione di “C’ERA UNA VOLTA IL 68”
di G. Gattei (Unibo) e altri, 1978.

A seguire, incontro con l’autore.
ore 18.00

 

Firenze: corteo contro il vertice NATO

I nodi locali della campagna Noi Restiamo partecipano oggi alla mobilitazione contro il vertice che la NATO terrà a Firenze fino a domani, a segnare la conclusione dell’enorme dispiegamento di forze messo in campo nelle scorse settimane per l’operazione Trident Juncture: la più grande esercitazione mai vista in seno all’Alleanza Atlantica, per rendere operativi decine di migliaia di militari negli scenari di guerra reali che stanno costituendo una cintura di fuoco intorno all’Unione Europea. In particolare, si vede l’attenzione a cui sono chiamate le forze armate dei paesi del Mediterraneo, i dirimpettai delle aree che il neocolonialismo occidentale sta destabilizzando da 25 anni. Negli scorsi mesi ci siamo opposti al costo dell’imperialismo pagato da popoli a noi vicini, tramite la liberazione di una zona militare dismessa a Bologna, la partecipazione continua alle chiamate del Presidio Permanente di Ventimiglia, la raccolta viveri per le popolazioni del Donbass, e abbiamo rilanciato momenti di analisi e discussione pubblici in seguito alle ricadute che tutto questo sta avendo anche dentro i confini delle potenze impegnate a portare la guerra per perpetrare le proprie politiche geostrategiche, come dimostrano gli attentati di Ankara e Parigi, solo per citare alcuni degli ultimi tragici episodi. Ora però è il momento di cogliere la scintilla di opposizione al militarismo e alla politica di potenza che si è accesa lungo tutto lo stivale, in diffusi e significativi episodi di contestazione e opposizione, e iniziare a costruire un fronte vasto che si opponga alle conseguenze delle scelte prese dalla classe dirigente del nostro continente conseguentemente all’ideologia classista, securitaria e liberticida da essa rappresentata.

Per questo ci compiacciamo della buona riuscita dell’appuntamento nazionale di Eurostop tenutosi sabato a Roma, contro Euro, UE e NATO, per questo oggi siamo a Firenze. Per questo proseguiremo su questa che ci sembra l’unica strada oggi possibile per i giovani, i precari, il mondo del lavoro e del non lavoro, per riprendere in mano le nostre vite e il futuro negatoci.

 

Riportiamo qui di seguito due comunicati di avvicinamento alla data di oggi, due piattaforme in cui ci riconosciamo pienamente
BASTA GUERRE, BASTA MORTI.
LE VOSTRE GUERRE NON LE VOGLIAMO

Quanto successo in Francia, dove una serie di attentati ha mietuto oltre 100 vittime, è di una gravità estrema; dopo lo sconcerto e la condanna di quanto accade occorre però ricordare che la strage di Parigi arriva dopo una serie di altre stragi in paesi che sentiamo lontani dall’Europa, ma che invece ne sono alle porte, sono dentro il Mediterraneo: pensiamo agli ultimi attacchi suicidi in Iraq, in Libano, in Turchia contro gli oppositori, in Afghanistan, in Yemen, l’abbattimento di un aereo russo, tutte estensioni terribili della guerra che insanguina la Siria e il Medio Oriente da quattro anni.
Quello che sta accadendo a Parigi – e che potrebbe accadere anche in altri paesi – indigna particolarmente i media perché risulta colpito un paese europeo, mentre dimentichiamo le responsabilità degli stessi paesi occidentali che hanno coccolato, finanziato, addestrato, armato quei ragni velenosi che oggi mordono cittadini inermi.
È bene ricordare proprio in questo drammatico momento che il terrorismo dell’ISIS non nasce dal nulla, ma gli USA e UE stessi ed i loro alleati sono i promotori dell’ISIS e della guerra che sta insanguinando il Medio Oriente: paesi come l’Arabia Saudita, vari Emirati del Golfo Persico, la stessa Turchia, protagonista di bombardamenti efferati contro la guerriglia curda, i cui miliziani hanno combattuto tra i primi e stanno resistendo tutt’ora strenuamente all’avanzata del mostro reazionario dell’Isis, hanno responsabilità enormi, ma addirittura il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato recentemente ad omaggiarli, abbagliato solo dalle riserve finanziarie di quelle bellicose petromonarchie. Queste sono guerre create, volute e portate avanti dai nostri stessi governanti, ma i morti sono i nostri, persone comuni, ragazzi, lavoratori fuori per il venerdì sera. Non sono le nostre guerre e noi non vogliamo esserne arruolati, rifiutiamo da subito la logica del combattere tutti insieme questi nemici, ieri Al Qaeda, oggi ISIS, domani chissà. Rifiutiamo che le nostre città siano teatro di guerra. Non accettiamo che venga fatto un accostamento strumentale fra terroristi e profughi, le prime vittime di queste guerre.
E allora è ancora più importante oggi dire che Firenze non può ospitare il vertice NATO del 25/26 novembre, un vero e proprio vertice di GUERRA, con la nostra città militarizzata, praticamente al fronte.
Il dolore per le tante vittime è difficile da placare, ma solo l’abbandono di folli politiche di guerra può dare una giustizia a queste morti.

NO alla guerra, basta morti

Rifiutiamo il vertice NATO a Firenze

25 novembre ore 17.30 MANIFESTAZIONE a Firenze Piazza Unità d’Italia

Assemblea Fiorentina contro il vertice NATO di Firenze

 

 

 

BASTA GUERRE, BASTA SACRIFICI

BASTA NATO, BASTA UNIONE EUROPEA

La guerra con i suoi scenari e le sue ricadute è stata riportata, se ve ne fosse stato bisogno, prepotentemente all’attenzione di tutti dopo gli attentati di Parigi. Quest’ultima strage non fa che seguirne, purtroppo, altre decine, a Beirut, ad Ankara, a Suruc, nei cieli egiziani, in Siria, In Iraq o in Afghanistan, che fanno meno notizia ma che rappresentano parte della guerra generale e delle competizioni in corso. Guerre e competizione di cui i nostri governi sono i principali responsabili ed interpreti.
In questa situazione il vertice NATO di Firenze del 25/26 novembre, aperto ai paesi del mediterraneo e del Medio Oriente, tutti a vario titolo coinvolti in questi scenari, rappresenta un vertice di guerra, dove pianificare ed organizzare gli interventi militari futuri.

Manifestando contro la guerra e contro la NATO è necessario evidenziare la funzione oggi della struttura dell’Unione Europea: l’Unione Europea, nella fase attuale di competizione e di guerra, serve la necessità della borghesia egemone europea di dotarsi di un polo imperialista autonomo, le cui leve di comando svolgono, attraverso l’attuazione e la collaborazione dei governi degli stati membri; l’Unione Europea è lo strumento delle classi dominanti e delle borghesie europee egemoni per la definizione delle politiche di guerra e repressione da una parte e tagli e sacrifici dall’altra. L’Unione Europea produce guerra, l’Unione Europea vuol dire tagli ai salari, tagli alle spese sociali, alla sanità all’istruzione, UE significa privatizzazioni dei servizi pubblici, UE significa sfruttamento e repressione. L’Unione Europea è quindi, nella sua natura storica, non riformabile, conformata sugli interessi strategici della classe dominante, punto nevralgico del sistema di comando del capitale, e la sua rottura diventa passaggio ineludibile per il proletariato europeo e mediterraneo.

Per tutto questo riteniamo importante manifestare il 25 novembre per il corteo convocato dall’assemblea contro la NATO di Firenze; per contestare il ruolo storico e presente che NATO, USA e Unione Europea svolgono nella determinazione di queste politiche di guerra. Per dire che rifiutiamo queste guerre, che oggi i morti, dalla Siria, alla Turchia, alla Francia, sono nostri morti.

Il 25 novembre rilanciamo l’appello a scendere in Piazza a Firenze contro il vertice NATO per dire forte
Basta Guerra – Basta Nato
Basta sacrifici – Basta UE

Presidio e Assemblea Antifascista al quartiere San Salvario

Aderiamo alla convocazione dell’assemblea pubblica contro le derive fasciste, securitarie e razziste di Casapound nelle false vesti del “Comitato San Salvario Bramante”

 

PER UN QUARTIERE MULTIETNICO E SOLIDALE!

ASSEMBLEA ANTIFASCISTA

A Torino l’organizzazione neofascista Casapound (che ha sede al circolo Asso di Bastoni di via Cellini) travestita da “comitato San Salvario Bramante”, indice “ronde notturne contro spaccio e criminalità”: con una dialettica primitiva e razzista, cerca di insinuarsi tra le paure di alcuni residenti indicando il capro espiatorio di turno: i rom, gli spacciatori, gli immigrati e non discriminando l’uso della violenza.

La risposta del quartiere non si può fare attendere: la maggioranza degli abitanti di San Salvario sa che spaccio e piccola criminalità non sono devianze da reprimere ma questioni sociali che come tali vanno discusse e affrontate.

Perciò si invitano tutti/e Martedi 24 novembre alle 20 al giardinetto di corso Dante angolo via Madama Cristina per proposte e iniziative per fare di San Salvario un quartiere sempre più aperto, multietnico e solidale, e per isolare ogni forma di fascismo

MARTEDI 24 NOV ore 20.00

CORSO DANTE / VIA MADAMA CRISTINA

Un buon inizio. Report sull’assemblea nazionale della Piattaforma Sociale Eurostop tenutasi a Roma

12241430_456193927921982_8985859359700493810_nReport dall’assemblea nazionale della Piattaforma Sociale Eurostop.

Per le nostre valutazioni in merito alla convocazione dell’assemblea, vedere l’appello da noi rilanciato al seguente link https://cambiare-rotta.org/2015/11/05/piattaforma-sociale-eurostop-assemblea-nazionale/

 

Sabato 21 novembre a Roma si è svolta la prima assemblea nazionale della Piattaforma Sociale Eurostop. Una sala piena (almeno trecento persone provenienti da diverse città) hanno discusso fino al pomeriggio su quali contenuti e come organizzare un movimento che rompa completamente  con i meccanismi, la politica, i finanziamenti della guerra e del riarmo e con le misure liberticide che l’accompagnano. Dopo la strage terroristica di Parigi (non la prima in Europa, c’erano già stati Madrid e Londra), i governi europei hanno rilanciato e ampliato quella guerra che dura da 25 anni e che è causa e non risposta al terrorismo. Tutti i partecipanti all’assemblea hanno affermato il No alla guerra come prima discriminante oggi, anche perché la guerra rafforza autoritariamentequei meccanismi del “vincolo esterno” che grava ormai da anni sul nostro e su altri paesi: l’Unione Europea, l’euro, la Nato. Un vincolo esterno fatto di trattati diventati indiscutibili e approvati senza mai ricorrere alla verifica del consenso popolare. Un vincolo che attraverso l’austerity ha riportato indietro di decenni conquiste e diritti sociali e politici, un vincolo che trascina sistematicamente i paesi europei dentro le guerre e gli interventi militari all’estero, facendone ricadere le conseguenze solo sulle popolazioni, sia nei paesi aggrediti che in quelli aggressori.

A partire dalla determinazione di rompere con questa troika – Ue, euro, Nato – una coalizione di forze politiche, sindacali, movimenti sociali, intellettuali, ha deciso di superare settarismo e disgregazione e di lavorare alla ricomposizione di un fronte intorno a pochi obiettivi con valore politico generale, una piattaforma sociale appunto che su difesa della democrazia, lavoro, pace, rottura con il vincolo esterno, riapra finalmente una prospettiva di cambiamento da troppi anni rimossa o disattesa dalla paura e dall’opportunismo egemone nei gruppi dirigenti della sinistra italiana.

Dopo una introduzione di Giorgio Cremaschi, si sono sviluppati 24 interventi nei quali sia la realtà politiche e sociali, sia come contributi individuali, si è entrati nel merito delle proposte e delle aspettative che sono alla base della Piattaforma Sociale Eurostop. Contributi importanti di organizzazioni sociali- dal movimento No Tav alla Carovana delle Periferie, dalla Usb alla Cub , dalla Campagna Noi Restiamo alla Rete No War– a contributi di organizzazioni politiche e reti nazionali – da Ross@ al Pcdi, da settori del Prc alla Rete dei Comunisti, dalla Rete Noi Saremo Tutto al Movimento Popolare di Liberazione, dal Fronte Popolare alla Sinistra No Euro. Positivo anche il contributo personale di Bifo. Importanti gli interventi del compagno greco di Unità Popolare e del compagno spagnolo della Piattaforma Salir dall’Euro, due realtà che sono nate negli ultimi tempi in due paesi Pigs proprio sulla base delle contraddizioni imposte dalla gabbia dell’Unione Europea e dell’euro e che sono arrivate alle medesime conclusioni della Piattaforma Sociale Eurostop.

Gli appuntamenti emersi dall’assemblea, in qualche modo delineano una agenda politica autonoma che verrà definita nei dettagli dal coordinamento che ha preparato l’assemblea e che si riunirà nel mese di dicembre.

In primo luogo ci sono le iniziative contro la guerra, la prima già nei prossimi giorni a Firenze (mercoledi 25 novembre) in occasione del vertice della Nato dove la campagna Eurostop sarà presente con un proprio spezzone e un proprio striscione. C’è poi la costruzione di una prima mobilitazione nazionale il 16 gennaio in occasione del 25simo anniversario dei primi bombardamenti su Bagdad nel 1991, che avviarono la prima guerra del Golfo e dunque innescarono quella che è diventata la “guerra dei trent’anni” in corso.

La seconda iniziativa è la costruzione di una giornata di mobilitazione coordinata nei paesi Pigs (e in altri paesi europei che vorranno integrarsi nella giornata) per la prossima primavera, con manifestazioni nelle diverse capitali.

La terza è la campagna per chiedere un referendum sui Trattati europei che strangolano il nostro egli altri paesi. Una campagna che sta crescendo anche in Grecia, Spagna e Francia. Questa battaglia sul referendum si arricchisce inoltre di una scadenza e di un contenuto decisivo nel nostro paese: il No nel referendum/plebiscito convocato da Renzi per ottobre sulle controriforme costituzionali. Un passaggio storico per cercare di stoppare e far saltare il progetto di governance autoritaria di Renzi e dei suoi sponsor europei.

Infine, c’è la questione decisiva dell’organizzazione. La Piattaforma Sociale Eurostop deve adesso strutturarsi e approfondirsi a livello regionale. Per il mese di gennaio saranno convocate assemblee locali che capillarizzino il percorso nazionale avviato sabato 21 novembre a Roma e concretizzino nei territori le battaglie impostate nella Piattaforma Sociale Eurostop.

 

ASSEMBLEA STUDENTESCA: CONTRO L’UNION SACRE’E, CON LE VITTIME DI GUERRA significa CONTRO LA GUERRA

assembleaCONTRO L’UNION SACRE’E:

CON LE VITTIME DI GUERRA significa CONTRO LA GUERRA

Smontare la narrazione tossica dei cinegiornali di guerra

Costruire l’opposizione all’Austerity in Casa e alla Guerra alle Porte

 

Dopo l’attacco di un anno fa a Charlie Hebdo, la strage di Parigi del 13 novembre segna drammaticamente il ritorno della guerra nel cuore dell’Europa, una dimensione che sembrava ormai da anni relegata a scenari esotici e lontani. Con i corpi delle vittime ancora caldi, i media si sono affrettati ad assimilare gli attentati all’ormai classico “scontro di civiltà”, per cui l’intervento militare congiunto delle potenze occidentali in Medio Oriente sarebbe una risposta in difesa della “nostra identità” e del “nostro stile di vita” (o almeno di chi se lo può permettere), come affermato anche dal presidente del consiglio Matteo Renzi. Quello stesso premier che ormai parla di “alleati” e non più di “amici” europei: anche il vocabolario subisce i suoi adeguamenti alle necessità belliche. Accanto alle trombe di guerra suonate dalle testate e dalle emittenti di punta dell’informazione italiana, non sono peraltro mancati i toni razzisti e beceri di chi se l’è subito presa con i “bastardi islamici” senza alcuna distinzione. Due attori quindi si spartiscono lo stesso ruolo, nuovamente in queste settimane ci troviamo a dire che due facce della stessa medaglia si alternano sul palco. Da un lato le voci filogovernative si profondono in riconoscimenti di stima per l’operato diplomatico di lady Pesc e della ministro Pinotti, che tanto hanno contribuito affinchè l’UE calasse la maschera attivando per la prima volta la clasusola di difesa comune prevista nei trattati, che ovvero consente di sbloccare una strategia militare congiunta, alla faccia della vulgata che rappresenta le istituzioni comunitarie come colombe di pace. Dall’altro lato, in piena sinergia con una classe dirigente che quindi continua a lavorare per la permanenza e il rafforzamento degli interessi occidentali in Medio Oriente, senza mai azzardarsi a mettere in dubbio la scomoda verità per cui è proprio la loro presenza ad avere destabilizzato e infiammato l’area, le destre chiassose svolgono il loro ruolo quasi istituzionale nel calcare la mano sulla necessità di intervenire presto e con forza, nel nome di Cristo e di Oriana.

Per tutti loro non conta ricordare che siano stati la Nato e i suoi alleati a concepire e alimentare il germe del fascismo religioso nel ventre di una terra araba dilaniata, e che tra le migliaia di soldati dell’Isis ci siano i reduci di un esercito iraqeno dissolto dalla Seconda Guerra del Golfo: sarebbe troppo scomodo rimettere insieme i tasselli di un puzzle già visto proprio in Europa meno di un secolo fa. Sarebbe scomodo parlare delle connivenze e complicità di numerosi governi con le milizie dello Stato Islamico, lasciate praticamente indisturbate per anni e anzi sostenute dalle armi occidentali, dai finanziamenti delle petromonarchie e dalla collaborazione della Turchia di Erdogan. Tanto poi Merkel si spartisce le quote di forza lavoro migrante con il sultano, e tutti insieme legittimano le sue stragi di stato con la sfacciataggine di chi non ha avuto un sussulto di imbarazzo nel convocare il G20 ad Antalya, nel bel mezzo di quella retta immaginaria che possiamo tendere dai territori in cui si sta perpetrando la spietata repressione contro la resistenza del popolo curdo alle coste su cui muoiono a centinaia i profughi di una guerra in cui curdi e siriani stanno subendo sulla propria pelle le estreme conseguenze della strategia neottomana.

Al contempo non possiamo tralasciare le caratteristiche che sta assumendo nell’infosfera la risposta dal basso, che sui social network, ad esempio, ha visto una larga espressione di cordoglio e di solidarietà verso la popolazione parigina. Migliaia di account Facebook hanno deciso di apporre alla propria immagine di profilo il tricolore francese – una novità, se consideriamo che per esprimere pace e fraternità, in un tempo non lontano, si usavano le bandiere arcobaleno invece di quelle di uno stato imperialista, macchiatosi di orrende stragi in Africa e Medio Oriente nell’ultimo secolo e mezzo. Il tricolore insieme alla Marsigliese, assurti a simboli del riscatto e dell’unità europea contro la “barbarie islamica”, hanno iniziato a ricorrere insistentemente in ogni manifestazione di vicinanza alle vittime parigine. Mentre questa folla senza nome viene incentivata a manifestarsi e assumere identità collettiva egemone anche tramite l’utilizzo di apposite app, gli amministratori della piattaforma targata Zuckerberg ci ricordano che quello digitale è un battle ground per nulla imparziale. La prova? Ce la danno nel più inquietante dei modi, censurando le posizioni pacifiste assunte dallo scrittore Giuseppe Genna e dalla presidente di Emergency Cecilia Strada: #JeSuisChi?

Se non provvediamo noi a tagliarla, la trama si tesse da sè: la ricaduta delle politiche di potenza occidentali avutasi il 13 novembre nel cuore d’Europa può divenire utile strumento per rafforzare in tempi di crisi la gestione securitaria interna e per affilare le spade nel cerchio di fuoco esterno. Mentre noi occupiamo le caserme, interrompiamo qualche minuto le esercitazioni della Trident Juncture, siamo solidali con gli sporadici tumulti popolari che attraversano il Mediterraneo, loro ci schiaffano carrarmati sulle strade e militarizzano le nostre esistenze. Persino il tabù della violazione del pareggio di bilancio si scioglie come neve al sole, le commesse militari pubbliche ridanno tono a un sistema economico rapace ormai senza fiato, le borse esultano: questa constatazione fa riflettere su come i classici, se son realmente tali, possono essere superati solo attraverso una pratica trasformatrice efficace, non nella teoria. Tornare indietro non significa ricominciare da capo…

In definitiva, dall’alto, il discorso dominante sta cercando di fare leva sullo sdegno e sulla paura provocati dalla strage, incitando all’unità sovranazionale verso la guerra; dal basso, in maniera viscerale ed emozionale, trovano al momento spazio di rappresentazione solo coloro che si danno una risposta comune nello stringersi attorno alle identità culturalmente vicine e rassicuranti, contrapposte ai neri vessilli del nemico arabo-musulmano.

Non sono però mancate le voci fuori dal coro, voci contarie a ogni intervento e consce delle cause e conseguenze del quadro attuale (a tal punto da essere anche, come detto, censurate). Non sappiamo se siano parte di una maggioranza silenziosa, o se ricoprano uno spazio minoritario: non ci importa in effetti saperlo, perchè sappiamo che in politica quel che conta è trovare gli strumenti per giocarsi la partita, e noi crediamo sia dovere di chiunque voglia rompere questa infernale macchina di morte individuare e compattare la coscienza comune di chi pone contraddizioni irrisolvibili nelle attuali regole del gioco. A chi sta giustamente ricordando l’importante ruolo delle armate curde in Rojava nell’arginare l’avanzata dell’ISIS, chiediamo di porsi con noi la domanda: come essere curdi nel nostro quadrante del mappamondo? Sapremo, ora che ce n’è concreto bisogno, declinare nella pratica la nostra alterità alle due facce della stessa medaglia, ai due Mattei nazionali contestati l’8 novembre? Restiamo umani, certo, ma per lavare le nostre coscenze o per sporcarci le mani? Per perpetrare il nostro galleggiamento o per tornare a essere utili agli abitanti delle periferie delle nostre metropoli e del continente, riportandole al centro dell’agone politico, e non alla mercè nè dell’attacco di classe dall’alto nè del fanatismo religioso? Sapremo essere curdi, yazidi, arabi, libanesi, siriani, sapremo svolgere il nostro ruolo di rottura con la Santa Alleanza che stanno costruendo sopra le nostre teste, indicando un nemico comune e un’alternativa popolare da costruire, con quei soggetti che dall’austerity in casa e dalla guerra alle porte hanno tutto da perdere? Formulare un programma minimo, si sarebbe detto una volta. L’alternativa è restare stritolati nell’abbraccio mortale con i carnefici, qualunque sia la loro bandiera, e ridurre la nostra funzione a un ruolo folkloristico ridicolizzabile persino alla luce di un buon articolo su Famiglia Cristiana.

Per discutere di queste tematiche, convochiamo la comunità studentesca a una

ASSEMBLEA PUBBLICA MARTEDI’ 24, h 20.30, VIA ZAMBONI 38 (aula II),

con i compagni di ritorno dall’appuntamento di

SABATO 21 a ROMA indetto dalla Campagna internazionale EUROSTOP

e rilanciando verso

la manifestazione contro la NATO di MERCOLEDI’ 25 a FIRENZE

100.000 leghisti? Uno zero di troppo

12239548_453567424851299_5386787609658560748_nCi associamo all’appello dello studente antifascista Gastone Rossi, che ha inviato questa lettera chiedendo delucidazioni al direttore de Il Resto del Carlino.

LETTERA APERTA AL DIRETTORE DE IL RESTO DEL CARLINO

Egr. Sig. Direttore,

Conosco bene il precario stato di salute della pubblica istruzione, la
quale, da vent’anni a questa parte, è martoriata da torturatori seriali
travestiti da ministri perbene.
Ciononostante rimango sconcertato a fronte delle Sue gravi carenze in aritmetica e geometria, le quali, se Lei fosse
studente, La porterebbero certamente ad avere un debito formativo e a dover passare le vacanze estive sui libri.

Senza la benché minima intenzione d’offenderLa, né di provocare lo sdegno della Sua rispettabilissima redazione, mi corre però l’obbligo di sottolineare che un’area di 6900 metri quadrati, come quella di piazza Maggiore, difficilmente possa contenere fino a 100.000 persone come sostenuto da Lei e dall’ Egr. Sig. Matteo Salvini.

Ora, essendo a conoscenza degli annebbiamenti mentali di quest’ultimo e data la stima che provo nelle capacità del direttore di un quotidiano tra i più venduti in Italia, mi sorge il dubbio che Lei, magari per quella pigrizia che – ahimé – talvolta contraddistingue la Sua categoria nel nostro Paese, abbia spudoratamente copiato senza verificare l’esattezza dei calcoli.

Infatti, ricorrendo a una semplice operazione matematica, si ricava che, secondo il dato da lei diffuso, domenica al comizio lanciato dalla Lega Nord ci sarebbero state ben 14 persone per metro quadro! Questo poi contando l’intera area di piazza Maggiore, includendo le zone occupate da stand, palchi e quelle riservate alla stampa che quasi dimezzerebbero l’area totale.

Come Le sarà senz’altro facile intuire, almeno in questa parte di universo dove vigono le leggi fisiche che Lei dovrebbe conoscere, difficilmente un solo metro quadro può contenere un tale numero di persone.

Con la speranza che Lei faccia pubblica ammenda e non incorrerà nuovamente in errori così grossolani, Le porgo i miei più distinti saluti,

Gastone Rossi

Bologna, “the day after”

Una giornata di lotta importante quella di ieri, in cui si è sostanziato un passaggio necessario a cui tutti noi abbiamo lavorato in queste settimane, intenzionati a costruire una presenza importante di quei soggetti politici nazionali consapevoli dei tanti fronti della lotta di classe, risucendo a collegarli in una piazza animata dai semi del blocco sociale conflittuale felsineo. Un momento importante in un autunno politicamente tanto freddo quanto mai prima.

Ma partiamo dall’altra piazza, quella delle poche migliaia di più o meno affezionati che hanno applaudito i loro leader su un “crescentone” (il rilievo centrale di Piazza Maggiore a Bologna) pieno a metà, dopo mesi di chiamata alle armi, tenuti tutti insieme dal maxischermo su cui Valentino perdeva il motomondiale per un soffio.

Berlusconi richiama la foto di famiglia del ’94, quando proprio da un ipermercato dell’hinterland bolognese aveva lanciato il progetto elettorale con cui si sostanziava uno dei soggetti politici protagonisti della Seconda Repubblica, quel trio Silvio, Umberto, Pierfreddi che avrebbe governato a lungo (…è bene ricordarlo anche a un Salvini la cui memoria è limitata alla durata dei suoi interventi in tv e all’apparizione dei suoi tweet). Ma, politicamente parlando, qua inizia e anche finsice l’analogia con la situazione attuale.

L’evidenza di ciò non è data tanto dai fischi (mossi dalla noia, più che dalla contestazione) piovuti sul Cavaliere, dal tablet con cui si accompagnava Salvini contro il più tradizionale grande foglione di Berlusconi, ma è tutto sintetizzato in un’altra battuta: l’ex premier ripropone più e più volte la nota centrale del suo programma di governo, l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa. Ecco, considerando che fra pochi giorni questa disposizione sarà realtà come voluto questa estate dal governo Renzi, e tralasciando l’età che certamente non aiuta più Berlusconi a orientarsi con agilità nel panorama attuale, possiamo constatare solo una cosa: la destra, quella così retriva da opporsi anche alle patrimoniali, è già al governo. La costruzione del Partito della Nazione, capace da solo di abbracciare l’arco politico che va dalle rivendicazioni dei diritti civili di una sinistra che altrimenti si organizza nella solita “cosa rosa” destinata al fallimento, fino alle rivendicazioni del fu centrodestra, è tenuta insieme dal perno centrale dello smantellamento di ogni residuo della costituzione materiale su cui si poggiava il compromesso di classe dal dopoguerra in poi. L’Unione Europea, e l’agenda politica dettata dagli interessi del grande capitale multinazionale e finanziario, sono entrate nelle nostre vite, e il PD ne è il suo vettore nazionale.

Questo ci dice qualcosa sulla giornata di ieri, a partire appunto dalla piazza della nostra controparte. Ci dice che la “tigre di carta” di Berlusconi non è più lo spauracchio a destra contro cui lanciare la nostra indignazione, perchè oggi un carrarmato d’acciaio ha già invaso le stanze del potere. Ci dice che chi aveva realmente dalla sua gli strumenti, la classe dirigente e l’appoggio trasversale per completare la normalizzazione dell’ “anomalia italiana” era quel PD oggi al governo: e allora Salvini, l’uomo e il partito a cui ieri è stata consegnata definitivamente la staffetta della leadership della destra reazionaria, chi e cosa rappresenta? E’ il rappresentate italico di quell’eurofascismo che caratterizza formazioni come il Front National, la voce arrabbiata di quel segmento di borghesia momentaneamente sconfitta dalla costruzione dell’entità statuale europea. Essa non si gioca realmente la competizione per il comando, al quale qualora giungesse non avrebbe comunque bisogno di imporre brusche sterzate rispetto al corso attuale (sebbene un fascioleghista al posto di Alfano non sia proprio un desiderio a occhi aperti per chi pratica il conflitto sociale in questo paese…). Basti vedere l’atteggiamento molto più conciliante di Lega&Co. manteuto nei confronti delle istituzioni europee dopo l’insediamento del governo Syriza 1.0. Questa compagine, sociale e politica, tende a serrare però ugualmente le fila, cercando di imprimere la sua funzione sul governo attuale, quella di accelerare la lotta di classe dall’alto contro il mondo del lavoro e del non lavoro, senza badare a fronzoli del politically correct e legittimando la definitiva chiusura degli spazi democratici, mentre tenta allo stesso tempo di raccogliere consensi tra le fasce popolari, nelle quali la sinistra di classe non è mai stata così debole. Una funzione quasi istituzionale dell’eurofascismo, e per questo tanto legittimata dai suoi (presunti) competitor attualmente al potere.

Una situazione che ha quindi molto di nuovo, e che ha visto necessaria la costruzione di una piazza che sappia fare dell’antifascismo un elemento cardine dell’identità del futuro soggetto politico capace tanto di rappresentare gli interessi popolari quanto indicare il punto più avanzato sul piano della rottura con le compatibilità del presente, quel soggetto assente e di cui abbiamo urgente bisogno. Declinare oggi l’opposizione alle destre nello scenario reale che abbiamo di fronte è un elemento ulteriore su cui chiamare a raccolta le periferie metropolitane e le periferie d’Europa, perché escano dal ghetto e possano trovare una linea comune con cui riproporsi come soggettività con interessi sociali specifici che trovino quantomeno modo di esprimersi nell’agone politico, se non sono al momento certamente attrezzatte per imporre la lora linea.

Tanti sono stati i modi e le forme in cui si è materializzato il dissenso nella giornata di ieri, e ancora una volta il dato più importante con cui ci troviamo a fare i conti è la palesazione di un’eccedenza popolare non inscrivibile nei ristretti cerchi dell’antagonismo organizzato, così come avevamo avuto modo di dire dopo l’importante mobilitazione romana del 28 febbraio. Un senso comune fondamentale e dal quale ripartire, palesatosi ad esempio in proteste spontanee di singoli e gruppi contro i leghisti che scorrazzavano in città e intorno alla piazza. Un’identità politica che si è dimostrata da un lato più avanzata della miopia di chi non è voluto scendere in piazza (pensando forse che opporsi al fascioleghismo non sia necessario in un contesto di crisi sistematizza dalle tecnocrazie europee), e dall’altro più conflittuale di chi pensa di poter costruire l’opposizione al costituendo blocco reazionario sulla base del mero antirazzismo e antifascismo annacquati per risultare accettabili alle orecchie di una composizione sociale diversa da quella a cui pensiamo ci si debba rivolgere per tentare percorsi di rottura.

Noi ripartiamo da qui, soddisfatti per quel che è stato fatto con i tanti che si sono messi a disposizione di un percorso interessante, impazienti di costruire molto di più e di andare sempre più in là, unica condizione per tornare a essere “utili” al blocco sociale che pretendiamo di organizzare.

Non possiamo che chiudere dimostrando tutta la nostra solidarietà ai fermati durante le proteste di ieri.

 

Rete dei Comunisti

Collettivo Putilov (Firenze)

Campagna nazionale Noi Restiamo

Rete nazionale Noi Saremo Tutto

Rossa – movimento anticapitalista

Fronte Popolare

Piattaforma Sociale Eurostop: assemblea nazionale

Sabato 21 novembre si terrà a Roma un nuovo appuntamento nazionale della nuova campagna Eurostop, dopo l’incontro primaverile a Napoli a cui avevano già partecipato anche realtà dalla Spagna e dalla Grecia. Questa volta si fa un passo avanti verso la costruzione di una piattaforma sociale in cui rendere operative le diverse anime che con entusiasmo si sono raccolte in questi mesi intorno a quattro punti principali intorno a cui articolare quello che un tempo si sarebbe detto “programma minimo”.

La campagna Noi Restiamo ha aderito sin dall’inizio, convinti come siamo di ritrovare in questo percorso non solo tanta parte di quella che è anche la nostra lettura della fase attuale, ma anche uno strumento necessario per procedere verso l’estensione di contenuti e pratiche che consideriamo essenziali perché i giovani di questo paese e di tutto il Mediterraneo possano trovare una nuova speranza per il proprio futuro, altrimenti loro negato dall’establishment oggi al potere.

Qui di seguito l’appello di convocazione dell’assemblea del 21 novembre

PIATTAFORMA SOCIALE PER IL LAVORO, LA DEMOCRAZIA E LA PACE

Oggi tutti i governi europei, nessuno escluso, praticano le politiche di austerità, di attacco ai diritti sociali e del lavoro, di criminalizzazione dei poveri nativi e migranti, di restrizione della democrazia.

La breve stagione di eresia della Grecia si è per ora conclusa con la resa di quel governo alla Troika e con l’accettazione di un memorandum che sottomette il paese ad essa.

Non c’è nessun segnale oggi in Europa che faccia pensare ad una revisione o anche solo ad un allentamento della stretta delle politiche di austerità. Anzi i piccoli rimbalzi produttivi dopo anni di recessione vengono utilizzati dal potere economico e politico nella UE per sostenere la necessità di affrettare le riforme. Così la disoccupazione di massa si consolida e accanto ad essa dilagano la precarietà ed il super sfruttamento del lavoro, le privatizzazioni e il dominio del mercato sui diritti e sulle vite.

Le riforme altro non sono che l’adeguamento dei sistemi sociali e costituzionali dei singoli paesi della UE alle esigenze di profitto delle grande imprese multinazionali e della finanza. Tutti i Trattati UE formalizzano la costituzione autoritaria del liberismo selvaggio, da imporre in ogni paese.

La corruzione sempre più diffusa in tutto il continente a tutti i livelli del potere, viene usata dalle stesse classi dirigenti che la praticano per esaltare la necessità delle riforme liberiste e autoritarie. I Mass media sono tutti diventati megafoni chiassosi della messa sotto accusa dei diritti sociali e del lavoro, che vengono accusati di essere la causa della crescita del debito pubblico.

In Italia la controriforma costituzionale, attuata con l’obbligo del pareggio di bilancio e con il pacchetto di riforme del governo Renzi, realizza il dettato dei trattati UE e le indicazioni politiche della Troika .

Oggi il sistema di potere che sta portando la condizione europea indietro di un secolo, cancellando i risultati politici, sociali e morali della sconfitta del fascismo, questo sistema di potere in mano alla finanza e al capitalismo multinazionale si chiama Unione Europea. E il suo primo strumento di potere e ricatto verso i popoli, in particolare quelli più colpiti dalla crisi, è l’Euro.

L’Unione Europea di oggi non ha nulla a che vedere con gli ideali democratici degli europeisti antifascisti. Essa è una costruzione autoritaria dominata dalla grande finanza e dalle multinazionali, alle quali vuole lasciare assoluta libertà d’azione con il TTIP che si vuole firmare con gli USA. La UE oggi non incarna nessun ideale o politica di pace, anzi sempre più si identifica con il militarismo aggressivo e distruttivo della NATO, in Ucraina, come in Libia, come nel Medio Oriente.

I grandi sindacati, le forze socialdemocratiche, i movimenti sociali e politici nelle loro maggioranze oggi rifiutano di prendere atto di questa realtà, cioè che la UE e i suoi governi sono l’avversario.

Così in Europa si è costruito un sistema di potere che ha messo assieme il capitalismo multinazionale e le grandi borghesie dei paesi europei, le sinistre convertite al liberismo ed i gruppi dirigenti dei sindacati complici, tecnocrazie, cultura e informazione di regime. Le destre neofasciste e xenofobe non sono un’alternativa a questo sistema di potere, ma ne sono solo una versione più aggressiva e feroce, quando non vengono semplicemente utilizzate per rafforzarlo.

Il sistema di potere europeo non è riformabile, può solo evolvere ulteriormente in senso autoritario e socialmente iniquo. Le politiche di austerità non sono separabili dalla moneta unica che le impone e sostiene. Non è vero che questa Europa sia un mercato senza politica, al contrario essa è un mostruoso sistema politico che impone passo dopo passo il privilegio assoluto del mercato rispetto ai diritti delle persone. Questo sostiene anche l’appello alle sinistre italiane di Oskar Lafontaine.

Le persone e le organizzazioni che si riconoscono in questi giudizi ritengono che per troppo tempo i diritti sociali e le conquiste democratiche del popolo italiano siano state sottoposte al ricatto del vincolo europeo e che sia giunto il momento di squarciare il velo ipocrita che dietro la fraseologia europeista nasconde gli interessi dei ricchi, delle banche, del capitalismo multinazionale.

Crediamo che tutte la classi sociali subalterne d’Europa abbiano interesse a liberarsi della gabbia liberista della Unione Europea. Per questo ci sentiamo uniti e vogliamo allearci in un fronte comune con tutte le forze democratiche e progressiste che in Europa stanno maturando una critica radicale a Euro e UE. Non intendiamo però aspettare una magica ora X, nella quale tutti i popoli si liberino assieme. Vogliamo cominciare qui e ora, anche perché oggi l’Italia è il paese più alla retroguardia nel confronto con i vincoli e con l’austerità europea.

I decenni berlusconiani e poi l’affermarsi del sistema di potere PD hanno allontanato l’italia dai grandi conflitti europei e così da noi c’è stato il più pesante e meno contrastato arretramento nelle condizioni sociali e di democrazia

Proponiamo quindi la costruzione di una piattaforma sociale No Euro No Ue No Nato che abbia lo scopo di proporre una via alternativa alle politiche di austerità, autoritarismo, guerre e che dia forza nel respingere il ricatto economico, politico, psicologico esercitato dal potere finanziario attraverso la UE e l’Euro. Una piattaforma che serva come obiettivo politico generale, ma che sia anche strumento e riferimento delle lotte quotidiane. Una piattaforma che serva ai movimenti, ai sindacati, alle organizzazioni politiche, nelle lotte del lavoro, in quelle sociali e per l’ambiente . Una piattaforma non tanto comune, ma IN comune tra forze che lottano e mantengono la loro identità in pratiche di campi diversi.

La piattaforma sociale si articola e distribuisce in quattro capitoli principali:

1) Rottura della e con la UE e l’Euro, partendo dalla disdetta dei Trattati, condizione per politiche di eguaglianza sociale e di diverso sviluppo. Riconquista della sovranità democratica dei popoli sulle scelte economiche partire dalla moneta. Nazionalizzazione delle grandi banche a partire dalla Banca Centrale, che deve essere dipendente diretta del potere del governo democratico. Questo per poter finanziare direttamente la spesa pubblica senza ricorrere al mercato finanziario. Revisione del debito pubblico accumulato. Pubblicizzazione dei grandi impianti strategici, delle reti, e dei beni comuni. Controllo dei capitali e lotta all’evasione fiscale a partire dalle grandi ricchezze. Rottura dei patti di stabilità e restituzione ai comuni e agli enti locali dei loro poteri democratici.

2) Priorità assoluta all’abbattimento della disoccupazione di massa e alla lotta alla povertà. Programmi di investimenti pubblici in alternativa alle grandi opere. Immediata cancellazione del programma Tav a partire dalla Vallesusa. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro sostenuta da finanziamento pubblico. Reddito ai disoccupati. Ripubblicizzazione del lavoro nei servizi pubblici col superamento della catena degli appalti. Casa scuola lavoro per tutti, regolarizzazione dei migranti, cancellazione delle leggi che precarizzano il lavoro a partire dal Jobsact.

3) Riconquista di un piena democrazia partecipata, affermando e sviluppando i principi della Costituzione Repubblicana del 1948, oggi cancellati dalle controriforme, da quella dell’articolo 81 a quelle del governo attuale. Oggi la Costituzione Repubblicana è stata soppressa in favore di un sistema autoritario e liberista, per questo parteciperemo alla campagna per votare No al prossimo referendum sulle riforme. Priorità alla lotta al sistema della corruzione politica ed economica e alle mafie. Riconquista della democrazia e delle libertà sindacali oggi messe in discussioni da accordi come quelli in Fiat o quello del 10 gennaio 2014. Difesa del diritto di sciopero e di quello a lottare e a manifestare per i diritti e per l’ambiente

4) Rifiuto di ogni politica e di ogni azione di guerra e sostegno alla modifica degli equilibri internazionali a favore di paesi a emergenti . In questo contesto è necessario un nuovo quadro politico ed economico in Europa che operi per l’unità tra tutte le sponde del Mediterraneo, unica alternativa alle guerre e alle migrazioni di massa. Priorità al sostegno alla liberazione del popolo palestinese dal dominio coloniale di Israele . Una politica di disarmo che parta dalla rottura della e con la NATO, dalla fine di ogni sostegno alla guerra in Ucraina, dal ritiro delle missioni militari in Afghanistan e nel Medio Oriente. Fine delle sanzioni alla Russia e delle guerre economiche, per nuovi equilibri tra Occidente, Brics, paesi in via di sviluppo. Per affermare ovunque i diritti dei popoli contro ogni sfruttamento imperialista e neo coloniale.

Questa proposta è la base di discussione per convocare un’assemblea pubblica per avviare la costruzione e lo sviluppo della piattaforma sociale in comune e delle necessarie mobilitazioni per sostenerla. In questo senso si propone anche la costituzione nell’assemblea di quattro gruppi di lavoro per sviluppare ed approfondire i punti di programma proposti.

L’assemblea è aperta a persone e organizzazioni antifasciste, anticapitaliste, antagoniste che, pur con diverse posizioni sui diversi punti qui proposti, condividano il giudizio di fondo di irriformabilità della Unione Europea e che vogliano costruire un’alternativa democratica e progressista ad essa.

Roma, 21 novembre, dalle 10.00 alle 17.00

 

ASSEMBLEA NAZIONALE

Roma – Centro Sociale Intifada Via Casalbruciato 15 (ore 10-17)

Per informazioni eurostop.it@gmail.com)

PRIMI FIRMATARI:

Campagna Eurostop, Giorgio Cremaschi – Forum Diritti Lavoro, Ugo Boghetta Direzione PRC, Nicoletta Dosio – No Tav Valle Susa, Ernesto Screpanti – Università di Siena, Franco Russo Ross@, Luciano Vasapollo – Università La Sapienza, Simone Gimona – segretario PRC Bologna e coord. naz G. C., Dafne Anastasi – Direttivo Regionale FP-Cgil Lombardia, Giuseppe Aragno – Storico, Emilia Piccolo – Comitato 3 Ottobre Milano, Fabrizio Tomaselli esecutivo nazionale USB, Valerio Tradardi – SPI, Direttivo Camera del Lavoro Milano, Maria Pia Zanni direttivo nazionel Fp-Cgil, Antonella Stirati Università Roma 3, Nico Vox – Direttivo Nazionale FP-Cgil, Angelo Baracca – Fisico, Dario Filippini – direttivo nazionale SPI Cgil, Francesco Piobbichi – direzione nazionale PRC, Bruno Steri – Direzione Nazionale PRC, Luca Cangemi – Direzione Nazionale PRC, Nicola Vetrano – Giuristi Democratici, Andrea Genovese Università di Sheffield (GB), Francesco Caruso Università di Catanzaro, Pietro Rinaldi Consigliere Comunale Napoli, Valerio Evangelisti scrittore, Roberto Sassi saggista, Ezio Gallori attivista sindacale dei pensionati, Gianni Vattimo filosofo, Carlo Formenti giornalista.

Unione Sindacale di Base, Centro Sociale 28 Maggio Brescia, Campagna Noi Restiamo, Ross@, Comitato Difesa Sociale – Cesena, Coordinamento Sinistra contro l’ Euro, Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista, Collettivo Putilov Firenze, Noi Saremo Tutto, Fronte Popolare, Movimento popolare di liberazione, Contropiano, Partito Comunista d’Italia – Federazioni di Roma, Frosinone, Veneto, Rete dei Comunisti….

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