#SCOLLEGATI_FEST // L’ORGANIZZAZIONE AL CENTRO

Il video report e qualche riflessione della tre giorni di #Scollegati edizione di primavera.

Una seconda edizione collocata nel pieno del clima elettorale europeo, dove la montatura di un falso scontro tra “europeisti vs populisti” (entrambi alfieri dell’ultraliberismo) ha cercato di dare sponda a una retorica di argine menopeggista contro una destra che avanza proprio sul terreno fertile del disagio sociale prodotto in anni di politiche classiste e antipopolari sotto la ferrea guida dell’Unione Europea, ma anche nei giorni delle elezioni universitarie, la cui affluenza (circa 1 studente su 10) dimostra molto più di tante parole il distacco tra le liste dei gruppi studenteschi e il corpo sociale universitario che legittimamente non riconosce senso e utilità in questo rituale vuoto di reale potere.

Qual è l’alternativa che abbiamo voluto contrapporre a questo modello? L’organizzazione indipendente di lotte che vivono oltre le scadenze elettorali, senza scadere nei limiti di un approccio localistico ma che si assuma la responsabilità di costruire e intrecciare percorsi, dentro e fuori l’università, di ben più ampio respiro.

Prova di questo approccio è il fatto che la mattina del nostro primo giorno di festival è cominciata fuori dalla zona unviersitaria, nel quartiere popolare della Bolognina, insieme ai compagni dell’Asia Usb a impedire due sfratti che solo la determinazione militante ha potuto far rinviare dopo aver fatto desistere ufficiale giudiziario e forze dell’ordine dall’eseguire (Leggi)
Successivamente siamo stati davanti al rettorato per il presidio organizzato da UCAI in solidarietà al popolo palestinese a 71 anni dalla NAKBA e per denunciare la complicità di Unibo con Israele (Qui il comunicato).

Nel pomeriggio la prima iniziativa del festival: Assemblea sul tema dell’autonomia differenziata e sugli effetti di questa sull’università e la ricerca. Con la partecipazione del Gruppo studentesco interfacoltà (Napoli), docenti e del personale tecnico amministrativo Unibo. Un bel dibattito la cui discussione (che si è sviluppato a partire da queste linee guida) si è allargata arrivando a trattare questioni più generali rispetto alle dinamiche in corso e le tendenze a livello globale. Al termine della discussione abbiamo voluto affiggere uno striscione sulle mura di palazzo Paleotti – cuore della zona Universitari – contro la celebrazione (prevista per il 24 e 25 giugno a Bologna) del ventennale del Bologna process.

Proprio il Bologna Process è stato il tema dell’incontro del secondo giorno di festival, grazie agli interventi di Nadia Garbellini (Redazione Roars) e Nicolò Giangrande (Dottorando di ricerca in “Human and Social Sciences” presso l’Università del Salento) abbiamo ripercorso il processo di deformazione portato avanti negli ultimi vent’anni nel mondo della formazione. In serata abbiamo proiettato “Io, Daniel Blake” di Ken Loach, un film che parla del dramma dell’assistenza in una società in cui il welfare è visto in chiave ricattatoria come un servizio invece che un diritto.

Venerdi, ultimo giorno, nel primo pomeriggio siamo intervenuti al convegno dell’Unione Sindacale di Base rispondendo al loro appello contro la repressione delle lotte a tutala dei diritti e del lavoro, mentre dal tardo pomeriggio una grande festa ha riaperto spazi di socialità e di aggregazione in una zona universitaria che al contrario si vorrebbe annichilita come altre zone della città sottoposte a ordinanze e divieti, la voce che si è alzata invece incita alla riscossa, alla lotta e alla resistenza, concetti e valori emblema delle la lotta del popolo palestinese al quale abbiamo voluto dedicare un murales sui muri di Piazza Scaravilli. Graffito rimosso nell’arco di pochi giorni, a riprova della volontà di pacificazione e normalizzazione che l’Unibo vorrebbe imporre a chi vive gli spazi dell’Università.

Niente che ci stupisca o faccia desistere, conosciamo le tendenze in atto all’interno della nostra università, e sappiamo che l’unico modo possibile per invertire la rotta scelta è l’organizzazione che sappia rinsaldare le rivendicazioni dei tanti che vivono una condizione di sfruttamento e precarietà dentro e fuori l’università, come accaduto contro la presenza del neofascista Roberto Fiore il lunedi successivo quando, a partire da un corteo universitario, in tanti ci siamo abbiamo dato una risposta forte e determinata contro i tentativi di speculazione politica dei servi dei servi di Forza Nuova come sempre scortati e difesi dalla polizia.

// Ringraziamo tutti per la disponibilità e la partecipazione al festival: Scuola Popolare – Soumaila Sacko, Palestra Popolare Stevenson, Collettivo AltaPressione, Coordinamento Campagna BDS Bologna, Associazione Bianca Guidetti Serra, Daniele Fabbri, Godblesscomputers, B.U.M. //

Noi Restiamo

Un salto qualitativo della repressione: un rischio scongiurato, ma solo per poco.

Benché il decreto-legge conosciuto come “Decreto sicurezza bis” e il “Decreto famiglia” voluto da Di Maio avessero una portata anche elettorale, testimoniata dalla loro presentazione a ridosso delle Europee, l’approvazione di entrambi i provvedimenti è stata rinviata a causa della rottura sempre più profonda tra le due anime che compongono l’esecutivo.

Infatti, lunedì 20 maggio, in sede di discussione di questi due decreti, Conte avrebbe evidenziato delle “criticità sul decreto sicurezza” segnalate dal presidente della Repubblica, motivo per cui l’esame del decreto è stato rimandato ad un prossimo Consiglio dei Ministri. Queste perplessità riguarderebbero soprattutto le multe per chi aiuta i migranti e le interferenze del Ministero dell’Interno rispetto alle competenze degli altri Ministeri. Tali dubbi sono stati espressi anche dall’ONU, al quale il Viminale ha prontamente replicato consigliandogli di occuparsi del Venezuela.

Rischio scongiurato, per ora. Perché detto francamente il portato liberticida del decreto sicurezza bis farebbe fare un salto qualitativo significativo alla repressione dell’opposizione sociale che ancora resiste in questo paese andandola ad individuare e a colpire direttamente con una precisione chirurgica. Non tiriamo un sospiro di sollievo, non abbiamo guadagnato molto tempo dato che il decreto è stato “limato” nelle parti più evidentemente incostituzionali e Salvini strepita già affinché si proceda all’approvazione

Dato che squadra che vince non si cambia, lo schema reiterato è quello della decretazione d’urgenza e del combinato immigrazione-sicurezza. Si potrebbe dire: “niente di nuovo sul fronte occidentale”.

A guardarlo meglio però questo decreto è ben più grottesco dei suoi antesignani Minniti e Salvini 1.0. Non che stilare la classifica del decreto più repressivo dal ventennio ad oggi abbia senso, dato che si innestano gli uni sugli altri andando a creare una stratificazione di norme liberticide, classiste e razziste e spesso peggiorative del quadro originario del Codice Rocco.

Andiamo con ordine. Innanzitutto “i casi di particolare necessità e urgenza” necessari per poter emanare il decreto vengono rinvenuti nel rafforzamento delle “norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico” e del contrasto più efficace dei reati legati al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Alla luce dei dati del cd. paese reale (disoccupazione, morti sul lavoro, tassi di povertà), le priorità di questo governo paiono quanto meno opinabili ma, come dicevamo nell’instant-book Il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza”, questi decreti autoritari hanno una funzione di stabilizzazione del governo a fronte di un’opinione pubblica unidirezionalmente orientata dai media, tanto da divenire baluardi identitari dei vari schieramenti politici.

Entrando nel merito…

I primi 4 articoli e il 12° mirano a colpire il fenomeno migratorio e in particolare le reti di solidarietà con chi fugge da guerre e miseria.

Il primo articolo è quello che istituisce la cd. tassa sulla vita degli esseri umani, come in Germania nel 1933 ed in Italia nel 1938 (cfr. G. Cremaschi, La tassa di 5000 euro per ogni persona salvata). Questo è l’articolo che più ha destato disgusto nell’opinione pubblica e che è stato “limato” per poter far passare il decreto. In particolare, si è passati da una multa da 3.500 euro a 5.500 euro “per ogni straniero trasportato“, presente nella prima bozza, a una sanzione da 10.000 a 50.000 euro e confisca della nave per chi reitera il reato e trasporta più di 100 migranti del testo presentato ieri al CdM. Ora, invece nella terza e ultima bozza (quella “limata” per essere aprpovata) si prevede una multa “in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane“, per cui comandante, armatore e proprietario della nave rispondono ognuno con il pagamento di una sanzione da 10 a 50.000 euro e la confisca della nave.

L’articolo 2, andando a modificare il codice di navigazione, sottrae al Ministero delle Infrastrutture la competenza per vietare o limitare il transito o la sosta nelle acque territoriali per motivi di ordine pubblico per attribuirla al Viminale (il Ministero delle Infrastrutture manterrebbe quindi la competenza in materia di sicurezza della navigazione e protezione dell’ambiente marino). L’incompetenza attuale in materia da parte di Salvini, ricordiamo, è alla base della inefficacia dei suoi ordini (“chiudere i porti!”). Ciò in quanto l’autorizzazione all’attracco di una nave viene dalla Capitaneria di porto, che è un ufficio del ministero dei Trasporti e solo l’autorizzazione allo sbarco di merci e persone a bordo viene dalla polizia di frontiera, che è un ufficio del ministero dell’Interno.

L’art. 4 prevede “anche con riferimento alle attività di contrasto del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” l’utilizzo “dello strumento investigativo delle operazioni sotto copertura” – quindi più infiltrati e provocatori – previste dalla legge di ratifica della convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale e lo stanziamento di un milione di euro l’anno per tali operazioni.

Sulla materia migratoria si torna con l’articolo 12, il quale istituisce un “Fondo di premialità per le politiche di rimpatrio”, destinato a “finanziare interventi di cooperazione mediante sostegno al bilancio generale o settoriale ovvero intese bilaterali, comunque denominate, con finalità premiali per la particolare collaborazione nel settore della riammissione di soggetti irregolari presenti sul territorio nazionale e provenienti da Stati non appartenenti all’Unione Europea”.

Ma il centro del decreto Salvini bis è quel che segue, tanto che è stato commentato come “le politiche contro le migrazioni sono il cavallo di troia di un disegno autoritario che tende ad intimorire, con il volto della repressione, quanti si oppongono frontalmente alla deriva in atto” (cfr. Osservatorio Repressione, Salvini, ora è vera svolta repressiva). Infatti, il consenso ottenuto con la propaganda contro le persone migranti viene utilizzato per mettere a tacere tutte le forme di opposizione sociale e di piazza operando una militarizzazione complessiva della dialettica politica, sociale e sindacale. Tant’è che dopo le proteste di domenica a Firenze contro il comizio di Salvini, questo ha esordito dicendo: “Tanto con il decreto bis sulla sicurezza li faccio arrestare tutti”.

Non stava esagerando.

Si prevede (benché la Corte Costituzionale ne avesse limitato la portata) un inasprimento dell’articolo 18 del Testo Unico del 1931, trasformando da contravvenzione a delitto – ossia punendo con la reclusione fino ad un anno – la risposta penale contro i promotori delle riunioni non preavvisate o non autorizzate qualora nelle riunioni stesse siano commessi i reati di danneggiamento e devastazione (peraltro ridefiniti in modo particolarmente elastico, cosicché possano essere contestati anche per episodi risibili). Si noti bene che non è richiesta la partecipazione del promotore all’atto del danneggiamento (anche di un vaso di fiori) o della devastazione (curioso sarà vedere il funzionamento dal punto di vista applicativo di questa norma alla luce dei maggiori infiltrati). Viene introdotta inoltre un’ipotesi delittuosa, con pena fino a un anno di carcere, per i promotori di manifestazioni non autorizzate o non preavvisate che non adempiono all’ordine di scioglimento della riunione.

All’articolo 6 della bozza del nuovo decreto sicurezza si prevede la reclusione da uno a tre anni per “chiunque nel corso di manifestazioni, per opporsi al pubblico ufficiale (…) utilizza scudi o altri oggetti di protezione passiva” e da due a quattro anni per chiunque “lancia o utilizza illegittimamente (…) razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o gas visibili o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti ovvero bastoni, mazze”. Quindi, cercare di difendersi o di diminuire i danni causati dagli attacchi della polizia o anche solo accendere un fumogeno o una torcia sarà a costo di anni di carcere.

Si inasprisce la pena (fino a 4 anni) per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale (reato espunto dall’ordinamento nel ’99 e reintrodotto da Maroni nel 2009) a cui si aggiunge che la disposizione per cui nei casi di reati di “violenza, resistenza, minaccia e oltraggio commessi a danno di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni” non possa essere esclusa la punibilità del reo anche qualora vi sia “particolare tenuità del fatto”.

Troviamo in aggiunta una previsione peculiare all’art. 8. Si istituisce un Commissario Straordinario di Governo – nominato su proposta del Ministro dell’Interno – con la precipua funzione di eliminare l’arretrato relativo alle sentenze di condanne penali divenute irrevocabili. Alcuni commentatori sottolineano come questo costituisca “un’ingerenza senza precedenti dell’esecutivo (del Ministero dell’Interno, tanto più) nel delicato settore dell’esecuzione penale” (cfr. A. Salerni, Prime considerazioni sul Salvini bis: non c’è limite al peggio). In particolare, il fatto che la notifica non sia più materia degli uffici giudiziari competenti, implica che tale Commissario di nomina governativa possa decidere quali sentenze debbano essere eseguite per prime.

Infine, il decreto coglie l’occasione per rafforzare le misure di sicurezza in vista delle Universiadi 2019 che si terranno a luglio a Napoli, prevedendo l’impiego di 500 militari.

Ci si potrebbe chiedere in una fase storica quale è quella attuale di divisione della classe e normalizzazione del conflitto sociale e sindacale se davvero un governo, anche il più antidemocratico e reazionario, avesse bisogno di emanare una norma come questa in oggetto. Ce lo si è chiesti al convegno USB a Bologna su lotte e diritti. Ebbene, ci sono delle vistose eccezioni alla pace sindacale e sociale rappresentate dalle rivendicazioni dei sindacati di classe e di base quale USB o come le proposte di rottura politica col presente di alcune soggettività.

Allora a che punto ci troviamo? Usando uno scontro fra metafore, siamo davvero nella condizione di un governo che bastona il can che affoga? O invece ci sono margini effettivi perché l’elefante possa aver paura del topolino? La risposta, stavolta, dipende da noi, militanti politici, sindacali e nelle lotte sociali e territoriali. Dipende dalla nostra presa di coscienza, così come dalla capacità di attivare una presa di coscienza collettiva, popolare, rispetto ai rischi striscianti di strumenti del genere. E, di conseguenza, dipende dalla nostra capacità e rapidità di mobilitazione. Come dicevamo all’inizio, il rischio di una svolta repressiva potrebbe essere scongiurato solo per poco, cosa aspettiamo prima di diventare il cane che affoga?

Contro populisti e europeisti: costruiamo l’alleanza tra i popoli sfruttati!

Lo scenario globale è attraversato da contraddizioni sempre maggiori, la guerra economica tra USA e Cina arriva in questi giorni a toccare, con il caso Huawei, la quotidianità di ognuno di noi e ciò che sembrava essere scontato diventa ogni giorno più incerto. Ma se queste sono le tendenze che mediaticamente risaltano di più non si può trascurare il fatto che gli attori in campo sono molteplici e tra questi agisce l’Unione Europea. Quest’ultima, in quanto polo imperialista in costruzione, risente fortemente delle fratture che la competizione con gli altri blocchi genera al suo stesso interno – come pure nell’immediato contorno, pensiamo all’Algeria – e che sviluppa l’instabilità politica con la quale stiamo affrontando le elezioni europee. Per astrarci dal contesto di campagna elettorale che spesso nasconde i fatti in favore delle strilla di Salvini, Zingaretti e Di Maio proviamo a mettere in fila gli eventi.

Il 6 luglio 2015 il popolo greco – dopo sei mesi di estenuante trattativa tra il neo-eletto governo di Syriza e l’Unione Europea – dice di no con un referendum popolare al ricatto del debito e dell’austerità. Se quella concreta ipotesi di rottura con la gabbia dell’Unione Europea fatta di cessione di sovranità popolare e politiche di austerity imposte alla popolazione è ben presto tramontata per il suicidio politico della formazione di Alexis Tsipras che il 25 gennaio aveva sfiorato per un soffio la maggioranza dei seggi, le elezioni politiche prima e il referendum – in dose maggiore dopo – erano lo “sbocco politico” per una popolazione che aveva cercato di resistere con tenacia alle politiche made in UE, tra l’altro dando vita negli anni precedenti a 27 scioperi generali, e rendendo possibile la crescita organizzativa e di consenso di Syriza sul fronte della rappresentanza politica di classe.

Dopo la Grecia la possibilità di rottura con l’ordine esistente “ingabbiato” dalla UE si è dato altre due volte per via referendaria.

È il caso del referendum sulla Brexit – e del suo accidentato processo di messa in pratica della volontà popolare per il leave – del 23 giugno 2016, in cui il 51,8% dei cittadini della Gran Bretagna si è espresso per lasciare l’Unione. Lo studio dei dati statistici ed un quadro comparato con le successive elezioni politiche, contribuisce a chiarire che il voto per l’uscita è stata una scelta di classe operata da chi da li a poco avrebbe votato per un Labour alla cui leadership era stato eletto Jeremy Corbyn. La situazione abbisogna della massima attenzione per gli attuali esiti incerti degli sviluppi della Brexit e che vedono per ironia della Storia la Gran Bretagna andare al voto per le prossime elezioni europee prima degli altri stati membri (oltre manica si è vota già ieri 23 maggio).

Un altro importante momento di rottura è stato il referendum per l’indipendenza della Catalogna, in cui – nonostante la pervicace volontà del governo di Madrid di impedirne lo svolgimento e l’azione violenta delle forze dell’ordine ai seggi il primo ottobre circa il 90% hanno votato per l’indipendenza della Catalunya. Anche in questo caso ci siamo trovati in presenza di un processo contraddittorio e non direttamente guidato da forze di classe (che però hanno avuto e continuano avere un ruolo importante), ma che per la sua dimensione di massa e per le contraddizioni che andava a toccare ha provocato una crisi istituzionale profonda in un importante paese europeo, e ha mostrato il vero volto della UE, tanto inflessibile quando si parla di conti pubblici quanto indifferente verso una repressione selvaggia.

Dal 17 novembre 2018 in Francia (ed anche in Belgio) un movimento inedito per ampiezza e durata nella storia repubblicana francese sta scuotendo l’Esagono e una parte dei Territori d’Oltre Mare, La marea gialla ha accelerato la crisi del macronismo, ultimo baluardo dell’europeismo sul piano continentale, rimesso al centro lo scontro di classe in tutte le sue sfumature (compreso gli aspetti repressivi), ridato vita ad una proteiforme espressione dell’azione collettiva e le organizzazioni politiche e sindacali dentro questo processo, posto un programma “minimo” rivendicativo che coniuga bisogni sociali e istanze politiche, evidenziato le “fratture” profonde dentro il secondo Paese della Ue e la quinta potenza economica mondiale.

Se così si esprimono le contraddizioni a livello soggettivo dal punto di vista oggettivo le tendenze alla ristrutturazione del complesso militare-industriale dell’Unione Europea sono altrettanto evidenti, il trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania ha impresso una spinta notevole nella direzione dell’indipendenza tecnologica dal monopolio statunitense in campo militare. Le tecnologie dual use (civile e militare) permettono in questo momento all’Unione Europea di diminuire il gap con gli altri blocchi economici/militari e allo stesso tempo conferisce una forma inedita al progetto imperialista imperniato sempre di più sull’asse franco-tedesco e che aumenta l’influenza sulle ex-colonie africane e mediorientali, si pensi alla guerra per “interposta persona” che sta avvenendo in Libia e alle rivolte dei giovani algerini.

  • Queste sono solo alcune delle tendenze e delle controtendenze che le soggettività in campo cercano di rappresentare, dalle torsioni autoritarie espresse dai così detti sovranisti come Salvini e Orban fino ai tentativi di ricomposizione del centro sinistra con Zingaretti – alleato europeo di Macron – passando per l’antieuropeismo presto abbondonato del Movimento 5 Stelle. Queste elezioni europee ci forniranno un quadro dei rapporti di forza e degli equilibri dei governi degli stati membri che potrà cambiare il volto dell’Unione Europea e la narrazione liberista che intorno a questa è stata artificiosamente e infondatamente costruita. Come mostrano gli studenti algerini e i gilet gialli francesi tocca a noi costruire un’alternativa credibile, tanto sul piano del conflitto quanto su quello della rappresentanza politica.

Sapienza Tossica: denunciamo chi sfrutta i territori!

Negli ultimi mesi decine tra singoli, associazioni e gruppi politici hanno riportato all’ordine del dibattito pubblico la questione della devastazione ambientale e del mutamento climatico dovuti all’inquinamento. Come studentesse e studenti della Sapienza, siamo convinti che una risposta reale a questo tipo di problemi non possa venire soltanto da un cambiamento dei comportamenti individuali, ma che la responsabilità vada anche ricercata tra le aziende multinazionali e le istituzioni che si rendono partecipi della devastazione ambientale. Per questo, vogliamo denunciare le contraddizioni presenti alla Sapienza.

Recentemente il rettore Gaudio ha tentato di lanciare un segnale sul tema, varando una serie di iniziative per promuovere la sostenibilità ambientale che sono in piena sintonia con l’accordo siglato dalle “Conferenza dei rettori delle università italiane” (Crui) con l’associazione Marevivo e il “Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze” aderendo alla campagna #StopSingleUsePlastic. Tra le iniziative, segnaliamo la distribuzione di borracce in metallo alle future matricole per disincentivare l’uso delle bottiglie di plastica e l’istituzione di un premio alle società di ristorazione all’interno dell’università che abbandoneranno l’uso della plastica. Questi cambiamenti che mirano a ripulire l’immagine dell’università attraverso un ambientalismo compatibile, sono perfettamente in sintonia con il Piano Strategico della Sapienza, in termini di competitività rispetto alle altre università e avanguardia sul tema.

Sono proprio questi gli atteggiamenti che non soltanto sono insufficienti nel denunciare lo stato delle cose, ma permettono la deresponsabilizzazione di fronte a una situazione ormai al collasso.

Il capitale cerca di camuffare le reali contraddizioni spostando il problema dalle cause agli effetti, mascherando le intenzioni con soluzioni alternative come la green economy, un volto verde che riperpetua lo stesso meccanismo di sfruttamento dei territori e dei lavoratori.

Sono infatti decine le collaborazioni tra docenti, dipartimenti e corsi di studio con soggetti privati che nel corso del tempo si sono resi protagonisti di vere e proprie devastazioni di interi territori.

Un esempio è il master di “Caratterizzazione e tecnologia per la bonifica dei siti inquinanti” che tra i propri partner presenta soggetti quale Eni, Shell o Enel: realtà che si caratterizzano per pratiche estremamente inquinanti e dannose per l’ambiente, basti pensare alle decine di casi in cui le prime due sono state accusate dalle popolazioni locali di gravi danni provocati dall’estrazione del greggio, soprattutto nei siti che le due corporation possiedono in Nigeria come nel sud Italia.

Il Master di secondo livello in “Progettazione geotecnica”, invece, tra i vari partner annovera RockSoil e Cnc: entrambe le realtà sono strettamente collegate alla realizzazione del Tav in Val di Susa. La prima in particolare è stata fondata da Pietro Lunardi, guarda caso ministro delle infrastrutture e dei trasporti con Berlusconi, mentre la seconda società è stata incaricata di costruire i tunnel di servizio per la grande opera inutile, e per il quale uso e consumo sono stati sgomberati con violentissime cariche i No Tav che occupavano i lotti dove si sarebbero dovuti svolgere i lavori nel 2005.

Questi sono solo due esempi di come l’influenza dei soggetti privati all’interno dei nostri atenei abbia ormai profondamente influenzato perfino la didattica. Ma non mancano neanche gli interessi dei singoli docenti, ormai spesso parte integrante dei consigli di amministrazione delle grandi aziende: in questo modo, oltre a ingrassare il proprio curriculum, si possono attivare convenzioni estremamente vantaggiose per le aziende soprattutto in termini di brevetti ma anche di reclutamento di personale.

Le aree più interessate da questo tipo di fenomeno sono quelle che producono un sapere meglio spendibile sul mercato, come i rami dell’ingegneria gestionale, dell’economia o del diritto; in questo modo si influenzano didattica e ricerca dei rispettivi dipartimenti per poter rispondere al meglio alle esigenze degli stakeholder privati, ad esempio insegnando solo teorie economiche riconducibili al neoliberismo.

E così, troviamo docenti con ruoli di dirigenza presso l’Enel, oppure in Cda di ditte come Salini Impregilo, ditta di costruzioni che tra le altre cose è direttamente coinvolta nella realizzazione del cosiddetto Terzo Valico.

Non è questo però l’unico modo in cui alcuni docenti prestano la loro competenza alle grandi aziende private; un’altra via sono le consulenze esterne, spesso ben remunerate. Alcuni docenti hanno redatto analisi costi-benefici, valutando l’impatto delle opere in relazione al profitto che le aziende coinvolte ne avrebbero potuto trarre, magari giustificando il tutto tramite opere di compensazione ambientale che non saranno poi mai realizzate.

Per questo riteniamo doveroso prendere parola, denunciando le aziende che sfruttano e devastano i territori, come la complicità dell’istituzione universitaria che con questi soggetti stringe rapporti e collaborazioni. Siamo convinti che la Sapienza, come le altre università, debbano rappresentare un luogo di produzione di sapere critico e non l’ennesimo terreno di conquista per le grandi multinazionali.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla privatizzazione in blocco di settori strategici dell’economia come l’acqua, l’elettricità, il gas e i trasporti: è per questo che sentiamo la necessità di invertire la rotta, andando a denunciare la contraddizione di quell’ateneo che vorrebbe ripulire la sua immagine tramite un ambientalismo compatibile con le logiche padronali, ma che dall’altra parte stringe collaborazioni con alcune delle aziende più inquinanti e che nel corso del tempo si sono macchiate dei peggiori saccheggi ai danni dei territori.

L’università svolge un ruolo strategico, dove la filiera formativa e produttiva vanno di pari passo, ed è all’interno di queste aule che si sviluppa la scienza e la tecnologia del domani: la lotta parte anche da qui. La lotta ambientalista deve essere necessariamente anticapitalista.

Di seguito alcuni esempi di conferenze e dipartimenti che presentano come partner tali multinazionali:

 

BOLOGNA RESPINGE FORZA NUOVA! UNA GRANDE GIORNATA DI ANTIFASCISMO!

Ieri, a Bologna, siamo scesi in piazza per cercare di impedire il comizio di Forza Nuova, presieduto da Roberto Fiore, stragista nero condannato. I motivi della chiamata sono innumerevoli. Abbiamo voluto dimostrare che l’antifascismo non può essere delegato alle istituzioni, ma deve essere una forma militante e organizzata; deve essere la costruzione di un percorso politico che elimini dalla scena quella che non è un’opinione, ma un reato, un reato violento e fratricida. Come al solito, le forze dell’ordine sono state schierate a centinaia a difesa della violenza fascista, anticostituzionale e antidemocratica. Questo, e l’abbiamo ampiamente ricordato ieri, ci porta a concludere che la giunta comunale si è trovata ancora una volta in un’imbarazzante e vergognosa contraddizione: a parole, nonostante la mancata dichiarazione antifascista di Fiore, ha concesso che tutto si svolgesse nella normalità, ovvero con cordoni di polizia a militarizzare la zona; nei fatti, invece, è stata zitta, anzi, ha condannato la violenza degli antifascisti, esibendo ancora il suo talento retorico che, come ormai tutti sanno, ha portato la sinistra (insieme ai suoi sindacati) ad accettare qualsiasi abuso delle estreme destre, xenofobe e fasciste, fino ad arrivare ad esserne complici. E come ha detto quello stragista in piazza, Forza Nuova ringrazia.

Noi l’abbiamo sempre detto nei fatti e nelle nostre analisi che il percorso di continuità fra estreme destre e PD si dispiega ormai su qualsiasi fronte, da quello repressivo e securitario, quello che porta agli arresti e agli sgomberi forzati di centri sociali e case popolari, fino all’atteggiamento fascista verso i migranti. Sicuramente, il clima d’odio e la legittimità del fascismo hanno subito un’impennata con questo governo, ma noi non ci dimentichiamo che i lager dove rinchiudere i migranti in Libia li ha fatti Minniti. Inoltre, ieri abbiamo fatto presente come il fascismo non sia solo in Italia, ma abbia ormai ampie zone di legittimità in Europa e nel mondo. Lo vediamo con i sovranismi che avanzano, che vengono strumentalizzati dal PD e dalla sinistra per la loro campagna elettorale, di modo da rafforzare il progetto neoliberista europeo, quello stesso progetto che ha causato miseria e precarietà per giovani, certo medio e fasce popolari. Come se non bastasse, quest’Europa “liberal” e di sinistra è anche quell’Europa che appoggia il progetto sionista israeliano, che appoggia la strage dei palestinesi e il premier Netanyahu, con cui Salvini stringe volentieri la mano. Quest’Europa imperialista, a fianco di usurpatori della democrazia servi dell’imperialismo americano con i suoi interessi economici, non si fa nemmeno problemi ad appoggiare Guaidó, non che la cosa ci stupisca.

Anche ieri siamo riusciti a portare questi temi, siamo riusciti a creare dibattito, a creare una partecipazione attiva della collettività cittadina e studentesca contro il tanfo del fascismo che oggi purtroppo respiriamo – sia chiaro, tutto questo per quelli che erano in piazza, non di certo per il PD che nessuno di noi ha visto.

Ieri abbiamo dimostrato che l’unica misura per fare politica attiva è l’antifascismo militante, nelle nostre città, nei nostri quartieri, a fianco del popolo che lotta.

No Pasarán, ora e sempre Resistenza!

SottoSopra Fest ★ Seconda Edizione

★ SOTTOSOPRA FEST: RIBALTIAMO IL PRESENTE ★
\\ SECONDA EDIZIONE // Evento Facebook

Venerdì 24 Maggio, Palazzo Nuovo //Incontri, dibattiti, concerti

✦✦ PROGRAMMA ✦✦

♣ ELEZIONI EUROPEE: TRA VOTO E FRATTURE INTERNE
Aula 14 – ore 17.00 -Palazzo Nuovo
ne discuteremo con:
– Paolo Genovese docente dell’Università di Sheffield
– Giacomo Marchetti di Contropiano.org

❝Il 26 Maggio si terranno le #elezioni_Europee, forse le più pubblicizzate degli ultimi decenni.
Quali sono le proposte in campo? Da un parte l’#europeismo sfrenato, sempre più simile a un nascente #nazionalismo_europeo, delle finte sinistre pronte a sacrificare ancora una volta i diritti dei lavoratori e dei giovani al neoliberismo e all’#austerity dell’Unione Europea. Dall’altra parte la #destra di Salvini e di Orban, che si regge su politiche #razziste, repressive e reazionarie ma che nei fatti non mette in discussione l’assetto economico dell’Unione Europea.

Che cosa sta succedendo nell’Unione Europea, dato che emergono sempre più forti le faglie di #fratture_reali che rimettono in discussione l’assetto generale? Cosa rappresenta il movimento dei #Gilets_Gialli, uno dei più longevi e radicati movimenti sociali degli ultimi decenni, che si scontra esplicitamente con le politiche europeiste e repressive di Macron? Cosa rappresenta la #Brexit in Gran Bretagna?❞

e a seguire….

♣ PRESENTAZIONE DEL MENSILE UNIVERSITARIO
SOTTOSOPRA PRESS durante
APERICENA MUSICALE BY MONONOKE DJ SET
Atrio Palazzo Nuovo – ore 20.00

❝Siamo studenti e studentesse di Unito e vogliamo capire la realtà che ci circonda. In Sottosopra press si parla dei cambiamenti che investono la nostra Università, ma anche della città di Torino più in generale, della cultura, della politica nazione e internazionale!
In Sottosopra press troverai recensioni, riflessioni, interviste, contributi di diverse realtà politiche, spunti sulla situazione attuale, sproloqui satirici, ma anche appuntamenti che non potrai non segnare in agenda!❞

Presentazione durante apericena e bar a prezzi popolari 🍻&♫

♣ CONCERTI dalle 21.30:

Mononoke Collettivo (Raggae dub)
MAGIC PIMPI (Trash music)
SOUNDS HILLS COLLECTIVE ( Electro&Techno)

….LINE UP IN AGGIORNAMENTO….

In una società capovolta, competitiva e ineguale, nella quale fatti e opinioni si mescolano senza distinzione è sempre più difficile venire a capo dei problemi, conoscerne le cause e tracciare prospettive.

Sottosopra è il mondo che viviamo, un magma di malessere e ingiustizia che i giornali mainstream aiutano a normalizzare.
Un mondo alla rovescia, di ultimi contro i penultimi, giovani contro vecchi, italiani contro migranti , ora con le europee, si appresta ad andare alle elezioni, in una situazione di caos completo in cui anche il governo italiano sembra si debba spaccare da un momento all’altro.

Da una parte abbiamo un dibattito politico che continua ad appiattirsi sul binomio sovranisti e ed europeisti, obbligando un elettorato sempre più stanco a scegliere tra Orban e Macron, tra autoritarismo e austerità (come se uno escludesse l’altro, viste le leggi speciali adottate in Francia negli ultimi mesi…).

Dall’altra abbiamo fratture che mostrano come i cambiamenti, indipendentemente dalla rappresentanza politica, stiano già avvenendo: l’ondata dei gilet gialli, le loro rivendicazioni per un cambiamento sociale, politico, per una transizione ecologica e una rottura con un modello liberista. Una, anzi tante piazze che continuano a lottare e che ora devono fare i conti su come dotarsi di un altro strumento per cambiare l’esistente.
E il caso dell’Inghilterra che, in assenza di forze progressiste alla guida del paese, si appresta a partecipare alle elezioni europee, nonostante il risultato di un referendum e una travagliata trattativa che va avanti da quasi tre anni.

In tutto questo noi siamo qui, perché SOTTOSOPRA è anche una sfida:
A ribaltare il presente.
A rialzare la testa.
A organizzarci per una risposta collettiva.

#SottoSopraFest
#Ribaltiamoilpresente
#staytuned

SCOLLEGATI FEST // EDIZIONE DI PRIMAVERA

★ SCOLLEGATI FEST // EDIZIONE DI PRIMAVERA ★
15.16.17 maggio / Incontri, Dibattiti, Proiezioni, Concerti.
Evento facebook

Dopo il primo appuntamento autunnale ritorna #Scollegati_fest, il festival universitario di Noi Restiamo Bologna nato per ribaltare la narrazione tossica che ogni giorno ci viene imposta dentro e fuori le mura dell’#Università.

Questa seconda edizione si terrà il 15, 16 e 17 maggio in pieno clima elettorale.

Da una parte le #elezione_europee con la falsa contrapposizione tra “europeisti e nazionalisti” e dall’altra le #elezioni_universitarie onnipervasive con candidati e sigle che si moltiplicano in cerca di voti. Associazioni e collettivi che pur partendo da logiche anche apparentemente molto distanti producono e riproducono gli stessi limiti di un approccio #politicista.

Noi, credendo che la differenza non la faccia il voto ma la #lotta e che le elezioni possano essere utilizzate come strumento ma non come fine, riteniamo sia necessario costruire #pensiero_critico e individuare terreni su cui dare battaglia politica riconoscendo l’#interconnessione tra le mille problematicità che quotidianamente ci sommergono.

#Organizzare il #diviso da slogan diventa #risposta, obiettivo da raggiungere perchè solo organizzandoci insieme possiamo costruire punti di #resistenza che possano essere punti di leva contro lo stato di cose presenti.

■ PROGRAMMA ■

● Mercoledi 15 maggio

➡ Ore 18.00 / Piazza Scaravilli
Assemblea AUTONOMIA DIFFERENZIATA: QUALI EFFETTI SU UNIVERSITA’ E RICERCA?

❝L’autonomia differenziata porterà a un acuirsi delle differenze tra atenei del nord e del sud, ma anche all’interno della stesse regioni tra centro e periferia.

Mentre l’adeguamento dell’offerta formativa alle esigenze del tessuto produttivo del territorio fa emergere la chiara volontà d’integrare completamente il mondo della formazione alle necessità del contesto economico con una conseguente intensificazione delle tendenze di privatizzazione degli atenei e mercificazione della ricerca, sempre più piegata agli interessi delle aziende, sempre meno libera.❞

Discutiamo tra studenti e docenti.

A seguire aperitivo musica & birrette 🍻

● Giovedi 16 maggio

➡ Ore 19.00 / Aula 2 Economia
VENTI ANNI DI BOLOGNA PROCESS: ARMONIZZAZIONE DEI SISTEMI DI FORMAZIONE EUROPEI COME ESIGENZA NELLA COMPETIZIONE GLOBALE.

❝Nel ventesimo anniversario della Dichiarazione di Bologna facciamo il punto sugli effetti prodotti da questo processo nei sistemi d’istruzione superiori, sul modello di apprendimento che propone attraverso l’ideologia della flessibilità, dell’autonomia scolastica e l’aziendalizzazione della conoscenza orientata unicamente al mercato del lavoro e finalizzata alla logica del profitto.

Apriamo una riflessione sul tema della formazione e di come questa sia stata individuata dall’Unione Europea come elemento strategico all’interno della competizione globale.❞

Ne discutiamo con:

– Nadia Garbellini (Redazione ROARS Return on Academic ReSearch)
– Nicolò Giangrande (Dottorando di ricerca in “Human and Social Sciences” presso l’Università del Salento)

➡ Ore 21.00 / Piazza Puntoni
Proiezione: IO, DANIEL BLAKE

❝Daniel Blake è sulla soglia dei sessant’anni e, dopo aver lavorato per tutta la vita, ora per la prima volta ha bisogno, in seguito a un attacco cardiaco, dell’assistenza dello Stato. Infatti i medici che lo seguono certificano un deficit che gli impedisce di avere un’occupazione stabile.

Fa quindi richiesta del riconoscimento dell’invalidità con il relativo sussidio ma questa viene respinta. Nel frattempo Daniel ha conosciuto una giovane donna, Daisy, madre di due figli che, senza lavoro, ha dovuto accettare l’offerta di un piccolo appartamento dovendo però lasciare Londra e trovandosi
così in un ambiente e una città sconosciuti.

Tra i due scatta una reciproca solidarietà che deve però fare
i conti con delle scelte politiche che di sociale non hanno nulla.❞

A seguire dibattito

Scollegati fest ★ 17 maggio piazza Scaravilli

➡ Dalle 18.00
MUSICA, STAND, GRAFFITI.

➡ h. 19.00 Estratto del monologo teatrale di e con Daniele Fabbri “FASCISTI SU TINDER” il racconta del conflitto di un 35enne che, appena tornato single dopo una relazione importante, si trova in bilico tra il volersi concedere una seconda adolescenza a colpi di sesso libertino, serie tv, videogiochi e spensieratezza, e il richiamo dell’età adulta che spinge a una presa di coscienza sulla politica, la società, i cambiamenti del mondo che ci circonda. Sperando che questo non pregiudichi comunque il sesso libertino.

➡ Dalle 20.30 dj set:

▂ ▃ Giulio Campaniello from B.U.M.
▃ ▂ Godblesscomputers

ℹ GODBLESSCOMPUTERS Lorenzo Nada è Godblesscomputers.

Nato a Ravenna, si forma come beatmaker, producer e dj, mosso da una precoce passione per i campionatori e per i vinili.
Durante un espatrio a Berlino, nel 2011 prende vita “Godblesscomputers”, un progetto musicale che da ritmiche e stilemi della musica black, avanza in territori elettronici. Da appassionato ascoltatore, Lorenzo é soprattutto un collezionista di suoni; li esplora, cataloga, seziona e ricompone in elementi di sintesi per costruire le sue produzioni. Unisce e alterna texture organiche e ritmiche impazienti, silenzi e pathos, condensazioni del beat a cui corrispondono lunghe sospensioni malinconiche.
L’uscita di due LP, a breve distanza l’uno dall’altro, Veleno (FreshYo!,2014) e Plush and Safe (LaTempesta International/FreshYo!, 2015), consolida il percorso di Lorenzo fino ad oggi. Solchi (LaTempesta International/FreshYo!, 2017) emerge dalla scia che questi due dischi hanno lasciato, dopo due anni.

B.U.M. è una sigla che sta per Bologna Underground Movement. Dal 2009 è la risposta alla necessità di far emergere una cultura artistica e musicale dal basso, indipendente dai diktat del mercato e dalle mode mainstream del momento.
Ai primi “Bumers” si sono aggiunti fino a esserne parte integrante o collaboratori stabili collettivi di dj’s, artisti multimediali e non, organizzatori di festivals ed etichette discografiche, riuscendo così a focalizzare le energie di molteplici e differenti realtà verso un grande progetto, lavorare dal basso sulle relazioni, ospitare personalità della scena artistica nazionale e internazionale, formare una rete attraverso il riconoscimento reciproco di interessi ed obiettivi comuni, giungere alla formazione di un network culturale italiano ed europeo indipendente.