Né oblio né perdono. Blocchiamo l’alternanza scuola-lavoro, con Lorenzo nel cuore!

La tragica morte di Lorenzo Parelli, studente di 18 anni, avvenuta mentre stava partecipando ad un percorso scolastico professionalizzante sembra aver riaperto, per il momento, il dibattito sul ruolo della scuola pubblica nel nostro paese e, in particolare, sul tema dell’alternanza scuola-lavoro, oggi denominata PCTO. Quella di Lorenzo non è infatti una tragedia inaspettata visto i numerosi casi di incidenti avvenuti durante questi percorsi. Solo per nominarne alcuni:

  • 16 giugno 2021, Rovato, studente sedicenne precipitato da un cestello elevatore di cinque metri, portato in ospedale in condizioni critiche;
  • 4 febbraio 2020, Emmeti Mondino Trattori di Genola (Cuneo), studente diciassettenne finito in terapia intensiva dopo essere stato travolto da una cancellata in ferro;
  • 13 giugno 2018, studente diciassettenne si amputa una falange lavorando presso un’officina meccanica a Montemurlo, vicino Prato;
  • 9 maggio 2018, a Pavia di Udine – stessa città in cui è morto Lorenzo, studente di 16 anni impegnato in uno stage in un’azienda si è semiamputato una mano utilizzando una fresa;
  • 7 ottobre 2017, La Spezia, studente di 17 anni rimasto schiacciato dal muletto che stava guidando (senza patente), rotta la tibia;
  • 21 dicembre 2017, stabilimento Sueco di Faenza, provincia di Ravenna, il braccio meccanico di una gru ha ceduto: un operaio di 45 anni è morto, uno studente diciottenne si frattura le gambe.

Così come non è una morte inaspettata visto la strage continua che avviene nei posti di lavoro: 1.404 nel solo 2021, ossia 4 morti al giorno. Dopo la morte di Lorenzo, sono avvenute altre 7 morti di lavoro in 24 ore. Lavoratori morti nel posto di lavoro che dovrebbero pesare sulla coscienza di politici e sindacalisti complici.

Sappiamo benissimo, infatti, che la responsabilità di questi incidenti e di queste morti non è dovuta al fato, ma a scelte politiche ben precise che hanno coperto una giungla lavorativa in cui per risparmiare sul costo della sicurezza sono stati permessi lavori a nero, contratti di sfruttamento, appalti al ribasso, sconti di pena, e chi più ne ha più ne metta.

In questa situazione, piuttosto che battersi per aumentare la sicurezza sul posto di lavoro e la qualità del lavoro, le principali forze politiche e sindacali hanno preferito buttare dentro la giungla anche gli studenti delle scuole superiori. La narrazione dominante è che, a fronte di un aumento continuo della disoccupazione giovanile e dei cosiddetti NEET, agli studenti andava proposto un modello “innovativo” di scuola, che permettesse loro di mettere in pratica le conoscenze acquisite in aula, trasformando obbligatoriamente ore di scuola in ore da passare in azienda.

La realtà però che abbiamo vissuto anche sulla nostra pelle è che l’unico obiettivo che questi percorsi professionalizzanti si pongono è quello di disciplinare i giovani e di abituarli fin da subito all’obbedienza, alla precarietà e ad un futuro fatto di miseria lavorativa. Se poi nel frattempo qualche studente rimane ferito o addirittura perde la vita, allora sono incidenti di percorso.

Ed è proprio di tragico incidente di percorso quello di cui stanno parlando in questi giorni gli esponenti dei principali partiti, compreso il Ministro dell’istruzione Bianchi e il Partito Democratico autore della legge, mentre la triplice CGIL-CISL-UIL insieme all’arcipelago delle loro organizzazioni studentesche, si agitano in cerca di una credibilità perduta, dopo aver per anni approvato e sponsorizzato questi percorsi professionalizzanti, coprendosi con la foglia di fico di qualche Carta dei diritti sull’alternanza o il Registro delle imprese.

Risultano inaccettabili anche battaglie para-sindacali come la rivendicazione per il salario in alternanza scuola-lavoro o la richiesta di percorsi più vicini alle ambizioni lavorative degli studenti o ancora la non-obbligatorietà (come se decidere di farsi sfruttare o meno fosse una scelta individuale).

Si tratta di posizioni non solo limitate perché chiuse in elementi di lotta vertenziali, ma pericolose se assunte a livello di massa nel movimento studentesco perché frutto di un’incapacità di comprendere le trasformazioni messe in campo dal nemico di classe da più di trent’anni nel modello di formazione a livello continentale. L’alternanza scuola-lavoro non è infatti solo un problema di sfruttamento di manodopera (minorile) gratuita e spesso adoperata in lavori usuranti e ripetitivi, ma è ancora più pericolosa in quanto fiore all’occhiello dello snaturamento della funzione della Scuola Pubblica.

Non ci interessa in alcun modo coltivare l’illusione di poter dare un volto umano a tutto ciò, ci uniamo alla lotta di chi senza mezzi termini costruisce concretamente l’alternativa smascherando la funzione ideologica dei progetti di alternanza scuola-lavoro e risponde sullo stesso piano affermando un rifiuto netto a questo strumento.

Con questa determinazione scenderemo convintamente in piazza sabato 29 gennaio a Livorno rispondendo all appello degli operai della logistica di USB in mobilitazione contro licenziamenti, sfruttamento e appalti. Per rendere giustizia alla morte di Lorenzo, per continuare a costruire organizzazione saldando rapporti di classe con chi si pone coerentemente in rottura con questo sistema di precarietà, miseria e lutto e contro un modello scolastico che uccide, uniamo alla rabbia operaia dei settori della logistica e dei porti la rabbia studentesca di OSA.

Miur e padroni assassini, abolire subito l’Alternanza scuola-lavoro senza sé e senza ma!

L’ORGANIZZAZIONE È LA CHIAVE DELLA VITTORIA! Campagna nazionale tesseramento 2022 Cambiare Rotta

Unisciti anche tu all’organizzazione giovanile comunista che lotta ogni giorno nelle università, nei quartieri e nei posti di lavoro per abbattere lo sfruttamento e l’oppressione di un modello di sviluppo disumano e regressivo.

Contro l’Unione Europea che opprime i popoli dentro i suoi confini, attaccando diritti e salari dei lavoratori, e fuori con guerre, destabilizzazioni e ingerenze internazionali.

Per il riscatto di una generazione che non è disposta a pagare i costi sociali e ambientali di un modo di produzione che antepone sistematicamente il profitto al benessere collettivo. L’unica soluzione alla crisi di civiltà in cui il capitalismo ci ha condotto è dare forza, attraverso l’imprescindibile impegno militante quotidiano, a una prospettiva generale alternativa che per noi non può che essere quella comunista.

Ci facciamo portatori di un’altra visione del mondo, nell’ottica di emancipazione collettiva da ogni forma di oppressione razzista, sessista, fascista e di tutte le derive irrazionali prodotte ad arte dalle classi dominanti nell’imbarbarimento della società.

Consapevoli della nostra non-autosufficienza, lavoriamo nell’ottica di rafforzare un movimento di classe nel nostro Paese. A partire dalla stretta relazione con la Rete dei Comunisti, il sostegno alle lotte degli studenti, fino all’internità sviluppata dentro le coraggiose sperimentazioni sociali, sindacali e politiche che coerentemente portano avanti progetti di rottura dalla subalternità politica e culturale del nemico di classe.

Infatti, riteniamo che non possa esistere alcun margine di manovra per un progetto di cambiamento radicale di questa società senza la prerogativa fondante dell’indipendenza concreta dal variegato arcipelago della sinistra. Quest’ultima ha da tempo assunto la funzione di zoccolo duro dell’ideologia dominante, incarnando e facendosi artefice (nei palazzi di Governo come nelle piazze, scuole, università e sui posti di lavoro) del progetto imperialista dell’Unione Europea, mascherando il proprio ruolo con operazioni di sostegno di facciata a battaglie progressiste e per i diritti civili, senza dimenticare il sempre verde appello a fronti unici antifascisti.

COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA ALLE MACERIE DI QUESTO PRESENTE, È TEMPO DI CAMBIARE ROTTA! COMPILA IL FORMS

Sei uno studente delle scuole superiori? unisciti a OSA, la struttura d’intervento studentesca federata a Cambiare Rotta.

Per approfondimenti leggi anche:
– Documento per l’assemblea nazionale “Oceani interi da conquistare! Assemblea nazionale, 11 aprile 2021, Roma
– “È TEMPO DI CAMBIARE ROTTA” nascita e saluti delle realtà nazionali e internazionali a Cambiare Rotta – Organizzazione Giovanile Comunista.

Gennaio 2022

LORENZO, LUANA, FILIPPO… LA NOSTRA GENERAZIONE GRIDA VENDETTA: ABOLIRE L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO SUBITO!

È notizia di pochi giorni fa l’omicidio di Lorenzo, in provincia di Udine, durante l’alternanza scuola-lavoro. L’ennesimo morto che si aggiunge ai numerosi episodi passati dove giovani ragazzi o ragazze sono stati uccisi dalla violenza del profitto, che non solo ci costringe a lavorare in condizioni di insicurezza, precarietà e sfruttamento ma che ha permeato profondamente anche il nostro sistema formativo.

Da sempre ci battiamo per l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, oggi PCTO, partendo, come comunisti, dall’analisi concreta del contesto in cui è nata (Leggi di più) rifiutando qualsiasi ripiegamento riformista e vertenziale e
individuando in essa un chiaro nemico dietro al quale si nasconde un progetto ben preciso, costruito a partire dalla legge Moratti e confermato, dopo un suo lungo iter, con la Buona Scuola del Partito Democratico.
Il progetto europeo sulla filiera formativa, atto a mettere la scuola al servizio delle necessità delle aziende, è stato eseguito senza battere ciglio sia da governi di centro-destra che di centro-sinistra, ed è proprio l’alternanza scuola-lavoro la punta di diamante verso la costruzione del cosiddetto sistema duale.

Un processo che, insieme ad elementi come l’Autonomia degli istituti scolastici, ha lentamente svuotato di senso la Scuola Pubblica, ridotta ormai ad una vera e propria gabbia: infatti, non più strumento di emancipazione individuale e collettiva che permetta di formarsi al di là della propria provenienza sociale, culturale e territoriale, oggi la scuola ha come unico obbiettivo quello di formare i lavoratori del domani, con tutte le caratteristiche di un mercato del lavoro precario, competitivo, escludente.

Ed è proprio questa la vera funzione dell’alternanza scuola lavoro: non solo fornire manodopera gratuita, ma costruire ideologicamente il lavoratore del domani, sostituendo ore di scuole con ore in ‘azienda’, costringendo migliaia di studenti ad entrare in contatto con il mondo della lavoro già dai 15 e 16 anni, senza alcuna formazione sui diritti, senza alcuna consapevolezza di cosa realmente sia oggi il mondo del lavoro nel nostro paese e sotto il ricatto mediatico di non dover diventare ‘choosy’, svogliati ma anzi imprenditori di se stessi.
Addirittura, l’alternanza servirebbe anche ad istruire sui “benefici della difesa per la democrazia” come nelle collaborazioni con l’esercito sperimentate in Sicilia.

È chiaro che questa ennesima morte e, più in generale, questo sistema di sfruttamento legalizzato che ora chiamano PCTO ci insegnano quali prospettive ci sono per la nostra generazione all’interno di questo sistema: Lorenzo morto a scuola(-lavoro) così come Luana e Filippo sono solo alcune delle vittime della violenza del profitto ad ogni costo, vittime di una generazione che grida vendetta.

Di fronte a questa situazione, come giovani comunisti abbiamo costruito e continueremo a costruire la massima mobilitazione possibile per rimettere al centro la necessità dell’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro e la re-internalizzazione dei PCTO attraverso il potenziamento dei laboratori scolastici. Ma non basta. Occorre denunciare con forza i responsabili politici della morte di Lorenzo: il centrodestra ma anche il centrosinistra che ha promosso, voluto e costruito questo modello di scuola e le sue propaggini sindacali e studentesche che da anni parlano di ‘diritti in alternanza’ o di ‘buona alternanza’, organicamente legati alla sinistra di potere.

Per questo sosterremo e partecipiamo a tutte le iniziative di lotta promosse da OSA a partire dalla giornata di agitazione nazionale di lunedì 24.

PANDEMIC UNITO 2020-2022: DUE ANNI DI UNIVERSITà IN PANDEMIA

È ormai da due anni che come studenti, dall’inizio della pandemia da covid19, vediamo sistematicamente un attacco a quello che è il nostro diritto allo studio.

Gia da tempo, come abbiamo descritto nell’opuscolo “dove sta andando unito” avevamo individuato tendenze del modello universitario e degli atenei di Torino che andavano a costituire uno smantellamento dell’università pubblica e accessibile a tutti: crescente élitarizzazione dell’accesso a percorsi di studio, entrata dei privati negli atenei e nella ricerca e dipendenza da questi a livello economico sono tendenze che vanno a individuare una nuova funzione dell’università a livello europeo.

Con la pandemia tutti questi processi hanno subito un’accelerazione, complice anche una crisi materiale e di prospettive della nostra generazione di fronte alla quale Unito non ha messo in campo nessun provvedimento se non poche briciole, sballottati tra aperture, chiusure e didattica a distanza, abbiamo assistito a una situazione emergenziale che in due anni non si può più definire come tale, ma che e’ diventata ormai una “normalità malata”, che ha precisi responsabili e deriva da scelte politiche e strategiche del nostro ateneo.

Infatti, sarebbero stati necessari per far fronte alla pandemia interventi strutturali per quanto riguarda spazi e sicurezza, nonché, di fronte alla crisi, la necessità di implementare borse di studio e residenze, bloccare le tasse e | criteri di merito per | borsisti, per garantire un’università accessibile a tutti fuori dal rischio pandemico e non invece aperta solo a una ristretta elite. Ma di fronte a queste necessità, accompagnate spesso da mobilitazioni degli stessi studenti, nessun intervento strutturale è stato attuato, mentre l’amministrazione universitaria continuava a implementare quel processo di trasformazione dell’ateneo tutto a danno del corpo studentesco.

Ad oggi, con un pacchetto di finanziamenti (comunque poche briciole rispetto agli interventi  che sarebbero necessari) in arrivo dal pnrr, finanziamenti che costituiscono un’ipoteca sul nostro futuro, sì vanno a configurare le nuove linee strategiche di unito, che ancora. Non prevedono alcuna soluzione strutturale, dopo che per l’ennesima volta a inizio gennaio l’università ha dovuto chiudere per l’aumento dei contagi, scegliendo una soluzione facile di fronte alla mancanza di strumenti e investimenti per la gestione di questi ultimi.

La scusa del ‘non ci sono soldi” per mettere in campo misure per garantire sicurezza e diritto allo studio non regge più: i fondi ci sono, ma vengono investiti in quelle che sono le missioni dell’universita’ a livello europeo.

Una sempre maggiore polarizzazione tra poli di serie a e di serie b, (con unito che rilancia sempre più se’ stesso) volta a sfornare poche eccellenze e masse di manodopera troppo qualificata, legandosi sempre di più col tessuto produttivo del territorio con partnership e contratti di ricerca con privati.

Due anni dopo, sappiamo che se siamo ancora in questa situazione, in una “normalità malata” dove a noi studenti non è garantito niente, è precisa responsabilità di scelte politiche.
Abbiamo quindi voluto andare ad analizzare come e in che modo la nostra università si è modificata durante la pandemia, all’interno di un processo riguardante la funzione generale del mondo della formazione, fuori dalla falsa retorica del ‘è colpa del virus”, così spesso propinata dall’amministrazione di Unito.

Leggi e scarica l’opuscolo

2022: QUALE FUTURO PER I GIOVANI DENTRO L’UNIONE EUROPEA?

Queste prime settimane del 2022 stanno presentando un bilancio tragico per quanto riguarda l’avanzata sempre più dilagante della pandemia: con oltre due milioni di casi solo in Italia ci ritroviamo in una situazione che le stesse classi dirigenti hanno ancora difficoltà ad affrontare mettendo in campo mezze misure fallimentari, uno scenario nettamente diverso dalla “ripresa” millantata da Ursula Von der Leyen a settembre nel discorso sullo stato dell’UE.

In quell’occasione è stato proposto, nell’ottica di rilancio post crisi, di dedicare il 2022 ai giovani. Un progetto da otto milioni che ha la funzione di affiancare agli obbiettivi dell’agenda europea un’attenzione particolare per la nostra generazione. Un’operazione di rafforzamento ideologico sui punti cardine della ristrutturazione macroregionale, in primis transizione ‘’verde’’ e digitale, tra i giovani.

L’intenzione è chiara: rafforzare un’identità europea dentro la ristrutturazione strategica dell’UE rivolgendosi a una categoria fondamentale come quella dei giovani. Non solo, oltre al rilancio dei piani sovranazionali in ‘’salsa young’’, i progetti per il 2022 si inserirscono nella più ampia “agenda europea giovani 2019-2027” che prevedono ulteriori iniziative quali l’ALMA: un programma strutturato sul “modello Erasmus” questa volta però rivolto a giovani senza lavoro e NEET (Not in Education, Employment, or Training), si tratta di un tentativo dell’UE di vendere una (falsa) prospettiva a migliaia di disoccupati under 30 indirizzata soprattutto a quei paesi bacino di manodopera dequalificata, dunque Est e Sud Europa.

Parliamo di “falsa prospettiva” perchè, oltre la retorica, lo storytelling fatto con ‘’2022: Year of Youth’’ di un’Europa attenta ai giovani, all’ambiente, ai diritti e progressista va a scontrarsi con una realtà, soprattutto nei paesi periferici, di generazioni che vivono condizioni drammatiche di precarietà, tanto lavorativa quanto esistenziale, con una disoccupazione alle soglie del 30%, un aumento esponenziale dei NEET, dei morti sul lavoro under 30 e una crisi di prospettive sempre più profonda che ha scavato nei giovani un senso comune di sconforto e nichilismo.

Da ogni parte in cui guardiamo, il feroce processo di integrazione europea sta mettendo in campo politiche e investimenti antipopolari, che vanno a polarizzare la ricchezza in mano a pochissimi, esclusivamente mirati alla ripresa del profitto per rilanciare la costruzione di un’UE forte e competitiva al livello globale: alla catastrofe ambientale si risponde con la bufala del Green New Deal e dell’energia a fissione nucleare. Sulle condizioni di lavoro parlano delle “possibilità della transizione verde e digitale” quando alla prova dei fatti vediamo solo una pioggia di sgravi, bonus e investimenti per le imprese e l’inasprirsi delle condizioni di precarietà, sfruttamento e lavoro nero in cui affogano gran parte dei giovani lavoratori. Mentre nel mondo della formazione si approfondiscono le dinamiche di polarizzazione tra poli di serie A e serie B, competizioni tra atenei e distinzione di classe, mirando alla creazione di una massa di lavoratori disposta alla flessibilità richiesta dal mercato del lavoro, accanto ad una piccolissima élite di lavoratori altamente specializzata.

Insomma risulta chiaro che i piani di ripresa messi in campo, declinati in Italia da Draghi nel PNRR, non sono, come vorrebbero far passare con questo grande progetto propagandistico, un piano che ci regalerà un futuro attraverso le “occasioni” della transizione digitale e del Green New Deal, ma rappresentano il tentativo di salto qualitativo nel rafforzamento del polo europeo costruito sulle nostre spalle a danno dei popoli dentro e attorno i confini. Stipulando con grandi pacchetti di finanziamenti una vera e propria ipoteca che starà a noi ripagare, andando ad aggravare la situazione di precarietà materiale ed esistenziale, disoccupazione ed emigrazione forzata già presente.

Quali occasioni e quale futuro quindi le classi dirigenti vorrebbero offrire, dedicando il 2022 ai giovani, in un contesto in cui la ripresa europea si gioca sulla pelle delle classi subalterne in una normalità malata e in una crisi ambientale sempre più forte?

Avevamo descritto, nelle prime settimane di diffusione in occidente, il Covid19 come il “Cigno Nero” capace di demarcare un prima e un dopo: come generazione cresciuta dentro la crisi ci hanno raccontato che non c’era alternativa, che le regole che ci venivano imposte erano sacre e inviolabili, quando poi le stesse le abbiamo viste messe da parte quando sono diventati ostacoli per la tenuta dei profitti.

L’Unione Europea ha sfruttato questa nuova crisi per rilanciare se stessa, mettendo in campo misure straordinarie di cui ci sta già chiedendo il conto. Dobbiamo quindi essere coscienti che oltre alle dichiarazioni sull’Year of Youth, non c’è nessuna prospettiva per i giovani all’interno dell’Unione Europea e in un sistema basato sul profitto ad ogni costo: nessuno ci regalerà niente, e da tempo ormai è finita la retorica del “siamo tutti sulla stessa barca”.

Se in questo anno come in quelli futuri vogliamo essere veramente i protagonisti e non utili comparse di un copione scritto a Bruxelles, affinchè davvero il prima sia diverso dal dopo, l’unica possibilità è organizzarsi e lottare per un’alternativa che oltre ad essere possibile è sempre più necessaria. .

Un ossimoro si aggira per l’Europa: è l’ambientalismo capitalista

Convegno sul ruolo dell’energia a fissione nucleare nella falsa transizione ecologica dell’Unione Europea e Cingolani.

22 Gennaio 2022, dalle ore 10.00 – La Sapienza, sede di San Pietro in Vincoli (Via Eudossiana 18) edificio A, aula 1

Ne parliamo con: Angelo Baracca (militante ambientalista e ex docente di fisica all’Università degli studi di Firenze, Giorgio Ferrari (esperto di centrali nucleari), Angelo Tartaglia (ingegnere nucleare e professore emerito del Politecnico di Torino), Sandro De Cecco (docente di fisica nucleare alla Sapienza di Roma), Florence Poznanski (Parti de Gauche impegnato nella lotta contro le centrali nucleari in Francia). Lista ancora in aggiornamento!

Qui l’evento Facebook

Per questioni di tutela é necessaria la prenotazione al nostro indirizzo mail: cambiarerotta.ogc@gmail.com

Sarà possibile seguire l’iniziativa anche in streaming dalle nostre pagine facebook. Per tutti gli aggiornamenti segui i nostri canali social e l’evento Facebook.


L’ossimoro è una figura retorica che consiste nell’accostare nella medesima locuzione parole che esprimono concetti contrari: ambientalismo capitalista è un esempio perfetto dell’uso di questa metafora proprio perché si tratta di un modello di produzione che non si pone in nessun caso il problema della riproduzione/salvaguardia della Natura e delle sue risorse. Che sia un ossimoro si capisce, filosoficamente, dal fatto che la crescita infinita, a cui il modello di produzione capitalistico tende strutturalmente, cozza inevitabilmente contro il sistema fisicamente finito del nostro mondo. Dal punto di vista economico, l’ossimoro si spiega perché la relazione tra capitale/Natura è un rapporto di sfruttamento nel quale l’ambiente viene ritenuto una merce dalla quale estrarre valore e sul quale il capitalista non ha altro interesse se non quello dell’accumulazione di profitto. Quindi, salvare il capitalismo e salvare il pianeta e l’umanità, in quanto parte della Natura, sono due compiti che si escludono a vicenda.

La crisi ecologica che stiamo vivendo è la prova concreta dell’ossimoro capitale/Natura, una relazione arrivata ormai al suo limite. Enormi disastri ambientali dovuti al cambiamento climatico dilaniano il nostro pianeta: i grandi incendi non sono più soltanto relegati a paesi lontani dall’Europa come Amazzonia e Australia, quest’estate abbiamo visto bruciare anche le regioni del Sud Italia, la Spagna e la Grecia, senza contare le copiosissime alluvioni da Catania a Napoli degli scorsi mesi autunnali. Secondo il Sesto Rapporto dell’IPCC uscito nel 2021 sul cambiamento climatico, se la temperatura terrestre salirà con la velocità degli ultimi cinquant’anni, disastri ambientali come questi, prima della metà del nostro secolo, diventeranno la regola e le condizioni di vita delle giovani generazioni peggioreranno di sette volte rispetto a quelle della generazione precedente. L’aumento della temperatura globale dovuta alle emissioni di CO2 da parte dell’utilizzo dei combustibili fossili e, evidentemente, da un uso non corretto e non sufficiente di fonti di energia pulite, pone il problema energetico come il tema fondamentale dei prossimi anni per affrontare la crisi ecologica attraverso una seria analisi scientifica da tradurre in un’efficace battaglia politica. Difronte a questo scenario distopico, le conferenze e le riunioni sul clima hanno prodotto accordi internazionali caduti nel vuoto oppure si sono concluse con un nulla di fatto: da ultima la Cop26 di Glasgow, il cui rapporto finale è intriso di retorica, propaganda e “bla bla bla” sull’impegno a mantenere al di sotto dei 1,5 gradi l’aumento della temperatura terrestre. Insomma, gli appelli ai “leader mondiali” di cambiare le cose, di affrontare la crisi climatica e di rispettare quei minimi (ed insufficienti) obiettivi che si attendevano hanno dimostrato, ancora una volta, la loro inconsistenza.

Tuttavia, un elemento reale e di novità è emerso dalla cop26: il rinnovato slancio sull’energia a fissione nucleare. Difronte all’infarto ecologico e all’urgenza di un cambio di rotta radicale, quello su cui le nostre classi dirigenti puntano è una tecnologia energetica altamente impattante dal punto di vista di estrazione del combustibile, realizzazione, costi, trattamento e stoccaggio delle scorie. Le dichiarazioni sul nucleare ci riguardano da vicino dato che sono state pronunciate sia da Ursula von der Layen, presidente della Commissione Europea, sia da Timmermans, responsabile del Green Deal europeo: entrambi la ritengono un’energia fondamentale per la transizione green. Infatti, nelle ultime settimane del 2021 la Commissione Europea ha prodotto la bozza della tassonomia green, ossia le fonti energetiche ritenute sostenibili e indispensabili per la transizione ecologica, nella quale sono stati inseriti il gas naturale e il nucleare, che a breve andrà votata dal Parlamento Europeo. Così, le parole del ministro italiano alla transizione ecologica, Roberto Cingolani quando ad ottobre aveva sostenuto la fissione nucleare come possibilità per uscire dalla crisi climatica, non erano pronunciate a vanvera, ma mostrano una chiara strategia non solo nostrana, ma addirittura europea. Questo rende manifesto quanto la loro “transizione ecologica” sia una vera e propria truffa ecologica.

Così, le due figure ossimoriche prendono corpo e diventa palese quanto l’assetto economico dell’Unione Europea e la sostenibilità ambientale siano incompatibili e quanto l’economia verde sia una strategia per continuare a produrre profitti e tentare di rilanciare l’accumulazione capitalistica, dopo un periodo di forte crisi economica dovuta alla pandemia. Con l’apertura al nucleare cade la maschera green con cui il capitale europeo cerca di ridipingersi. In un contesto generale di crisi energetica, accelerata dalla crisi pandemica ancora in corso, le scelte sul nucleare non sono meramente decisioni tecniche e di bilancio sui costi, ma riguardano il ruolo strategico di competizione del polo europeo, in cui sono in gioco la sua indipendenza e resilienza energetica e gli equilibri che l’UE deve mantenere al suo interno e verso l’esterno. Un’eventuale conferma e affermazione del nucleare sarebbe, dunque, una scelta strategica dell’UE per non rimanere indietro nella competizione multipolare. La chiusura da parte del governo tedesco di tre delle ultime sei centrali nucleari attive in Germania non è un dato che deve farci pensare che il nucleare non sia strategico per tutta l’UE, oppure che si tratti di un banale scontro tra partiti e fazioni. La tendenza all’implementazione dell’energia nucleare va vista in modo generale e non soltanto particolare, va analizzata dal punto di vista strategico e non soltanto a breve termine. Senza contare che se la Germania dismette le centrali, la Francia le implementa; ed inoltre, se davvero il nucleare verrà inserito nella tassonomia green verranno elargiti finanziamenti ed è probabile che anche altri paesi membri ci punteranno.

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro paese, aprendo a questa tecnologia, cerca di rendersi autonomo dal punto di vista energetico, tentando, così, di assicurarsi un posto tra i paesi a capitalismo forte dell’Unione Europea. Nonostante i rumors degli ultimi giorni sulle possibili dimissioni del ministro Cingolani, ciò che conta è la tendenza a cui il governo Draghi punta, non il singolo esecutore. A conferma di ciò, è di pochi giorni fa l’ok di Confindustria attraverso le parole di Bonomi alla possibile costruzione di centrali nucleare in Italia.

È stata dimostrata più volte (in primis nei due referendum contro il nucleare avvenuti in Italia nel 1987 e nel 2011) la concreta insostenibilità del nucleare per l’impatto che ha sull’ambiente a monte e a valle della produzione energetica – in termini di ricadute sulla salute al momento dell’estrazione, consumo di suolo per la costruzione delle centrali, consumo di acqua per gli ingenti impianti di raffreddamento, di produzione di scorie nucleari impossibili da smaltire – e sulla collettività, in termini di costi. Il nucleare di quarta generazione che propongono Cingolani e l’apparato della grande industria e dell’energia non ha fornito finora risultati sperimentali incoraggianti, e non potrà raggiungere un livello di sviluppo tale da essere applicabile su larga scala prima di venti anni.

A partire da questa riflessione vogliamo promuovere un momento di confronto con tutti quegli intellettuali, quelle organizzazioni sociali, politiche e civili che si contrappongono alla deriva ecocida che il capitalismo sta producendo. La realtà ci impone una sfida: quella di costruire un’opposizione capace di cambiare radicalmente questo modello produttivo perché è questo l’unico modo per salvare il pianeta e, quindi, il futuro di noi giovani generazioni e di quelle future. La narrazione con la quale siamo cresciuti ha dipinto questa società come il migliore dei mondi possibili, al quale non poteva esistere alternativa e che sarebbe riuscito a risollevarsi difronte ad ogni crisi. Siamo cresciuti con una forma mentis improntata sull’individualismo sfrenato, la competizione e lo sfruttamento. La realtà, però, è ben diversa: difronte all’infarto ecologico al quale stiamo andando incontro non esiste ritorno, il velo green si squarcia ogni giorno di più mostrando il peggiore dei mondi possibili nel quale non c’è spazio per le meravigliose sorti progressive della nostra generazione, contro il quale l’ambientalismo riformista ed individualista non ha alcuna efficacia.

Quest’ultima decisione a favore della fissione nucleare ci riporta con i piedi per terra: gli interessi della nostra generazione sono diametralmente contrapposti a quelli di chi ci governa. Non ci resta che prepararci con analisi scientifiche solide e scevre da ideologie “green” mistificatrici e costruire campagne di lotta concrete.